Il corpo stesso

Il capo della squadra mobile, il calciatore napoletano più famoso, commercialisti di grido, e locali alla moda. Oggi sono finiti tutti in cronaca per una inchiesta della Procura di Napoli su riciclaggio di denaro della camorra e favoreggiamento. Il clan è quello di Salvatore Lo Russo, ieri potentissimo capo, oggi collaboratore di giustizia.

L’inchiesta ha portato al sequestro di famosissime pizzerie del lungomare di Napoli. Tre commercialisti sono stati arrestati, altri imprenditori denunciati. Il capo della squadra mobile, il superpoliziotto Pisani, noto per aver arrestato latitanti e camorristi, è stato colpito da divieto di dimora ed è stato subito trasferito a Roma.

L’inchiesta, com’è ovvio, non condanna ancora nessuno. La verità è tutta da accertare.

Lo scenario che emerge però merita qualche riflessione.

E’ ormai chiaro che la camorra ha due sezioni: quella fetente e quella finanziaria.

Quella fetente uccide, minaccia, spara, traffica in droga,  fa estorsioni, organizza paranze di killer e guardiaspalle armati. Lavora abbastanza indisturbata. Ogni tanto qualcuno viene arrestato: in genere sono pesci piccoli beccati con le mani nel sacco. I capi finiscono in manette dopo latitanze lunghissime e quando sono stati già sostituiti sul campo.

La camorra fetente fa un sacco di soldi. Li fa in contanti. Tutte le sere. Soldi dalla droga e soldi dalle estorsioni. Un sacco significa tante, tantissime banconote. Si racconta che un camorrista di Marano, vicino Napoli, la sera radunava donne e bambini della famiglia, li metteva in salotto, apparecchiava un tavolo lungo di legno, come per una tombolata natalizia, e poi faceva scaricare decine di buste di plastica piene di banconote. Bisognava contarle e farne mazzette. Soldi contanti, a fiumi. Ogni sera incassi anche di 200mila euro. Tutti in banconote. Che farne? I soldi in contanti sono un problema. Se arriva una perquisizione bisogna giustificarli. In ogni caso li sequestrano, si perdono. Poi perdono valore. Bisogna usarli.

I boss spendono molto, anche per questo. Macchine, ville, vestiti. Distribuiscono denaro contante alle famiglie dei detenuti, pagano lo stipendio a spacciatori e capirione.

Ma i soldi contanti restano ancora tanti.

Qui entra in scena la seconda sezione della camorra, quella finanziaria. Qui non ci sono guappi, non ci sono pregiudicati, non ci sono “fetienti”. Ci sono rispettabilissimi signori in giacca e cravatta. Laureati, seri. Manager, commercialisti, imprenditori, commercianti, direttori di banca, consulenti finanziari. Prendono i soldi contanti della camorra e devono investirli. Non è semplice riciclaggio. E’ di più.

Una volta, la camorra si limitava a riciclare.

Creava aziende fasulle, negozi senza clienti: li intestava al prestanome, questo apriva un conto corrente, faceva cento scontrini al giorno anche se non entrava nessuno, fingeva di fare incassi, e la sera portava in banca i soldi del clan. Eccoli ripuliti. Da quel momento i soldi stavano su un conto corrente, fruttavano interessi, riposavano lontano dai sequestri. Qualcosa si perdeva, ovviamente, per le spese di tenere un negozio inutile, per le tasse, per lo scomodo del prestanome. Ma per ripulirne cento, ne perdevi quaranta. Intanto, però, sessanta li mettevi al sicuro. Il giro era ristretto, il prestanome era un ragazzo, o una donna, una persona di fiducia, incensurata. Nessuna grande mente finanziaria, poca roba.

Poi la camorra ha fatto un salto di qualità, ha aperto la sezione finanziaria.

La camorra finanziaria investe per davvero. Crea attività che funzionano, che sono competitive sul mercato. Per fare un esempio, sempre a Marano. Una volta il clan, per riciclare, creava ditte di forniture edili e obbligava tutti i cantieri a prendere il calcestruzzo da loro. Materiale di scarsa qualità venduto a peso d’oro.

Nessuno poteva dire di no. Era una estorsione e si ripulivano soldi.

Quando la camorra ha deciso di fare il salto di qualità, ha lasciato la vendita del calcestruzzo ed è passata a costruire direttamente. Ma cose di lusso, di valore. Perchè i clienti che comprano casa non li puoi minacciare. La comprano se è bella, se funziona. Così la camorra è entrata nell’edilizia. Ha creato imprese di costruzioni e immobiliari e si è affermata sul mercato. Libera impresa, libero mercato. Sempre a Marano, il clan Polverino, lo ha fatto nel commercio delle carni e del pane. Ha creato un’azienda florida, ha creato lavoro, ha fatto fruttare gli investimenti. Ha portato il pane napoletano a Londra, e nelle grandi catene di centri commerciali. Le minacce? Sì, solo al territorio prossimo, però, o a possibili concorrenti. Poi sul mercato conta la capacità aziendale.

Questo cambiamento ha mescolato completamente le cose. I buoni e i cattivi si sono mischiati e non è stato più possibile separarli, nemmeno visivamente.

Ho mangiato spesso la pizza da Regina Margherita, una delle pizzerie sequestrate oggi. Buona, davvero. Bel locale. Chi direbbe, entrando, che c’entra la camorra? E il brillante proprietario, quel Marco Iorio, che in società con Fabio Cannavaro, la gestiva? Un delinquente? A prima vista, niente affatto. Di lui era amico Vittorio Pisani, capo della squadra mobile di Napoli, che avrebbe avvisato Iorio delle indagini a suo carico e ne avrebbe favorito le mosse.

Incredibile?

No, a Napoli no. Perchè ormai la camorra ha rotto gli argini, ha allungato la sua macchia d’olio sporco su tutta la città. Se dici, i fetienti: quelli si sa dove stanno, sono riconoscibili, ce l’hanno scritto in faccia.

Ma se dici, camorra finanziaria, allora le differenze non si vedono più. Ti sono accanto, sono i tuoi vicini di casa, sono i tuoi ex compagni di studi, è il tuo commercialista, è il tuo direttore di banca. Professionisti che si sentono anche a posto con la coscienza. Il commercialista che ricicla soldi del clan consigliando società, mosse, investimenti, dice: ma che ho fatto di male? Ho fatto solo il mio mestiere. E’ davvero convinto che per essere un camorrista deve sparare, spacciare e farsi tatuare la Madonna di Pompei sul braccio? No, finge. Finge di non sapere da dove vengono i soldi che fa fruttare. Se la racconta. Gli conviene.

L’economia gira così, chi ha i soldi conta, chi non ce li ha non vale un cazzo. Loro lavorano con i soldi e non guardano in faccia a niente.

Intanto, saltando dalla sua quarantena, entrando nel salotto della finanza imprenditoriale, la camorra si è sdoganata da sola. Ha conquistato pezzi di territorio, classi sociali, quartieri. Ha allargato il suo dominio, crea posti di lavoro, fa aumentare il suo consenso sociale, lo orienta sulla politica ma solo per sfizio perchè ormai è la politica che chiede favori alla camorra. Questa controlla le vere leve perchè ha capito che con quei soldi, se esce dal ghetto, diventa società, diventa il sistema nel sistema.

La camorra è arrivata così, a Napoli, ad inquinare le falde acquifere della coscienza pubblica. Ad esercitare forse il pezzo finale del suo dominio. Ha fatto il salto di specie. Non è più il cancro nel corpo sano della città.

E’ il corpo stesso.

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