L’agnello

Avevo scritto che se la sarebbero cavata entrambi. Ho sbagliato. Sono molto più furbi di quanto pensassi: ne hanno sacrificato uno per proteggersi meglio. La Lega, soprattutto, abituata a questo curioso doppio gioco: legalitaria sui territori e con i deboli, spregiudicata e ammiccante a Roma con i potenti.

La Lega ha salvato dall’arresto Cosentino, accusato di collusione con i casalesi; ha respinto le autorizzazioni in mille altri casi, molti dei quali gravi. Ma poi ha dato il via libera per l’arresto di Papa, come per salvarsi un’anima che ha già perduto, e per tentare, con un veloce gioco di prestigio, di proteggersi dal ciclone dell’antipolitica.

La stessa preoccupazione leggo nel resto dei partiti politici. Sentono l’insofferenza della gente e provano a correre ai ripari. Fini e Schifani annunciano tagli. I partiti preparano proposte per automutilarsi. Rincorrono con le brache in mano il primo anonimo che su Facebook soffia sul fuoco.

Trovo tutto questo piuttosto privo di dignità. Come i tiranni che alla fine dei loro giorni trattano la resa per non perdere tutto.

Penso che si parli troppo, e a sproposito della fantomatica casta dei politici. Penso che si dovrebbe parlare di tutte le caste, di tutti i privilegi, di tutti i demeriti del sistema Italia. Penso che sarebbe giusto alzare il tiro e non accontentarsi. Penso che l’arresto di Papa sia, appunto, un contentino. Un piccolo osso per placare la fame mentre, invece, vorrei che suonasse l’ora di un cambiamento vero, profondo, in tutti, senza spedizioni punitive, senza verità rivelata, ma con determinazione.

Ciascuno per sé, ognuno nel suo campo. Senza innocenti e senza colpevoli.

Un cambiamento culturale, di mentalità, di modo di stare al mondo. Riscoprire la coscienza, il principio, l’etica, la responsabilità. Nella vita pubblica e, direi, anche in quella privata.

Ma il vento va in un’altra direzione. Il popolo italiano sembra disabituato a guardare lontano. Anche con tangentopoli fu così: un minuto prima leccavano i piedi a Craxi, e il minuto dopo tutti a lanciargli monetine.

Un minuto prima a chiedere raccomandazioni, e quello dopo a urlare contro i politici corrotti.

Il sistema, dal canto suo, concede, ogni tanto, al gregge un momento catartico. Un prato più verde. Due giorni di libertà per dargli l’illusione di una conquista. E’ necessario a perpetuare la speranza.

Diciotto anni dopo Tangentopoli siamo punto e a capo. Perchè? Non era un vero cambiamento. Sarà così anche adesso? Penso di sì.

La mia mente, ora, è al destino di quel deputato in una cella di Poggioreale. I quindicimila atti della sua ordinanza sono noti a tutti. Ma si tratta di un voluminoso atto di accusa, senza una parola della difesa. Ma non bisognerebbe ascoltare sempre le due campane? No, questo per i giornali non è un problema. Loro sbranano le ordinanze, e le persone, chiamandola cronaca giudiziaria mentre con la giudiziaria vera (i processi) non ha nulla a che fare.

Non c’è bisogno di un processo per dire che Papa è colpevole; del resto dorme in una cella. Ha subito un processo? No. E’ stato interrogato? No. Ha potuto difendersi? No. E allora come si può mettere in cella, e sui giornali, come fosse un malfattore, un uomo su cui ci sono accuse ma non c’è processo e non c’è difesa? E se fosse tutto un equivoco? E se Papa avesse agito per altri? E non fosse questo delinquente che tutti dicono? E se fosse innocente? E se un giorno fosse assolto?

In Italia non c’è dubbio. Quando l’agnello del sacrificio viene indicato, va sbranato. A Papa è toccato questo destino. Non me ne compiaccio e, anzi, gli sono solidale.

Spero che non soffra troppo di questa Italia patetica.

 

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