E dopo?

La Merkel e Sarkozy, in conferenza stampa, che, a una domanda su Berlusconi, se la ridono.

E’ il video del giorno. Gira molto, lo trovate qui.

Tutti ne hanno dato la seguente lettura: il nostro premier ha perso qualunque credibilità e la fa perdere al Paese.

C’è del vero.

E’ chiaro che avere un governo bloccato, con un premier imputato in alcuni processi e indagato per prostituzione minorile non giova alla nostra immagine internazionale. Come non ci aiuta avere un ministro come Bossi, che fa due pernacchie ogni volta che lo intervistano. Non ci giovano l’inglese di La Russa e il sorriso bamboccione di Frattini mentre nega l’evidenza su Lavitola. Non ci giovano il bunga bunga e tre manovre finanziarie che non hanno deciso nulla, se non qualche tassa in più sui soliti lavoratori dipendenti e pensionati.

Ma la mia domanda è: sciolto questo circo che, credo, stia stretto allo stesso Berlusconi, abbiamo risolto i problemi dell’Italia?

Se pensiamo questo, siamo fuori strada.

Sostituiamo Berlusconi-Tremonti-Bossi con Bersani-Di Pietro- Vendola e tutto cambia?

Ho i miei dubbi.

Certo, è difficile che facciano peggio. Ma il problema, oggi, è tirare fuori l’Italia dal pozzo. E per farlo ci vogliono coesione, coraggio e idee chiare.

Un governo di centrosinistra sarà in grado di dire, finalmente, che non si può mandare la gente in pensione quando è ancora giovane e in grado di lavorare, anche se ha versato decenni di contributi?

Sarà in grado di dire che in un Paese moderno non si va in pensione quando hai versato tot contributi ma quando l’età non ti consente più di lavorare in maniera efficiente. Quindi, se l’età media si è alzata, se la qualità della vita è cresciuta, non ha senso mandare la gente in pensione a 57 o 58 o 60 anni, quando può ancora lavorare e produrre. Si va in pensione, tutti, a 65 o a 67, e se hai versato molti contributi prendi di più.

Un  governo di centosinistra sarà in grado di dire che con i risparmi della riforma delle pensioni si fa un grande progetto di redistribuzione sulle giovani generazioni, in termini di previdenza speciale e tutele in caso di disoccupazione?

Un governo di centrosinistra sarà in grado di dire alle imprese che la flessibilità serve per aiutare l’ingresso nel mondo del lavoro, e che va pagata di più rispetto al tempo indeterminato, e che non può sostituire il contratto fisso perchè solo questo dà stabilità ai consumi e al progetto di vita?

Un governo di centrosinistra sarà in grado di cancellare gli ordini professionali, queste mafiette che, con la scusa di disciplinare l’accesso alle professioni, in realtà gestiscono gli ingressi sulla base delle appartenze familiari, amicali, clientelari, dei loro mille circoletti affaristici?

Un governo di centrosinistra sarà in grado di tassare patrimoni, rendite, speculazioni e succhiasangue, e di detassare, in proporzione, chi i soldi li investe nella produzione e nel lavoro, assumendo rischi e persone?

Un governo di centrosinistra sarà in grado di combattere la corruzione, che altera il mercato e dissangua le aziende? Sarà in grado di combattere le mafie, sul versante economico e criminale, che compromettono lo sviluppo di intere zone del Paese? Sarà in grado di combattere l’evasione fiscale, che semina ingiustizia e sottrae risorse? Sarà in grado di semplificare la burocrazia, non cancellando le regole ma facendone poche e chiare? Sarà in grado di aprire i gruppi dirigenti al merito e spezzare il circuito clientelare e associativo e familistico e amicale su cui si basa, in Italia, l’accesso a tutto?

Io temo di no, ed è una paura insidiosa perchè mi consuma la speranza in un cambiamento necessario.

Oggi, di fronte a un governo chiaramente paralizzato, stiamo aspettando la sua caduta e l’apertura di una fase nuova. E, come il sabato del villaggio, ci nutriamo gioiosi dell’ attesa.

Ma dopo?

La bassa credibilità dell’Italia non è solo il frutto degli ultimi tre anni di Berlusconi, e della sua presenza politica dal ’94 ad oggi, o imprenditoriale dagli anni Settanta ad oggi.

E’ il risultato, invece, della lunga storia di un Paese bloccato, dove, negli ultimi diciotto anni, il centrosinistra ha vinto le elezioni due volte, garantendo, in entrambe le occasioni, un governo più dignitoso di quello attuale, ma non riuscendo comunque a cambiarlo, questo Paese.

Ci riuscirà alla prossima tornata con Bersani-Vendola-Di Pietro, magari con Casini-Fini-Rutelli in panchina?

Io me lo auguro, ma ho grossi dubbi, e mi dispiace.

Vedo lo stesso personale politico degli ultimi venti anni, gli stessi slogan, le stesse titubanze, gli stessi conflitti interni, gli stessi riti, le stesse, stanchissime, dichiarazioni, le consumatissime tattiche.

Spero di sbagliarmi. Spero che qualcosa si illumini sulla scena e che si veda una novità che al momento manca.

Intanto, mi consolo così. Perchè prima di ridere degli altri sarebbe il caso di ridere di sé

 

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