Meno male che Renzi c’è

Ha occupato la scena per tre giorni, ha fatto parlare di sé, ha parlato al Paese, si è fatto inseguire dai leader nazionali, ha conquistato le prime pagine, si è inventato un paio di marchi forti e ha smosso le acque più di ormai rituali manifestazioni di piazza, come quelle sindacali o quella di Vendola, ad ottobre, passata sotto silenzio.
Comunque la si pensi, Matteo Renzi mostra di saper fare la politica 2.0: sa muovere le note dei nuovi linguaggi, sa uscire dall’ombra, sa conquistare la scena. Penso sia un bene per il centrosinistra, a volte così lento nei suoi riti, con le sue bandiere al vento, i podietti, i tavoli della presidenza, da sembrare un vecchio nonno, simpatico e malato.
Renzi mescola location, social media, parole ad effetto; mette assieme Baricco e Chiamparino, fa un bel sito web, manda tutto in streaming, intreccia twitter e facebook e occupa uno spazio.
Per contenuti è, nel centrosinistra, all’opposto di Vendola, che però arranca. Renzi ha una proposta che si legge: sì tav, sì Marchionne, sì tagli alle pensioni, liberalizzazioni, svecchiamento. È un programma da new labour, alla Blair. Superato dalla storia, gli hanno detto. Di destra, ha detto Vendola. Peró ha un’identità, c’è, si vede, guadagna la scena. Gli altri dove sono?
Bersani, che considero una persona seria e di valore, forse il miglior premier oggi per questa Italia, annaspa nei mille vortici di un partito vecchio, sclerotizzato, incapace di parlare al Paese anche quando potrebbe farlo. Ci vorrebbe più coraggio, ma questa è una parola che non appartiene ai partiti tradizionali, dove si temporeggia e si media a norma di statuto.
Vendola, che pure potrebbe essere una novità, si barcamena poeticamente nell’assenza di una proposta politica. Mentre il mondo globalizzato impone la linea ai governi tu, Vendola, se fossi presidente del Consiglio, cosa faresti? E non rispondere con una poesia, ti ho chiesto un programma. Non rispondere con l’analisi del dolore del precario, ti ho chiesto un’idea. Di Di Pietro, non dico niente perché niente dice lui.
In un centrosinistra così, arriva Renzi, che dalla periferia di un Consiglio comunale, guadagna la ribalta nazionale proponendo una precisa idea di sé. Piaccia o no, oggi è l’unica novità. E meno male che c’é, a dare la sveglia. Magari qualcuno capisce come si fa.
A Renzi, però, vorrei fare una domanda: chi te li dà i soldi? La manifestazione della Leopolda è stata bella, anche scenograficamente. Il circuito dei new media è stato attivato e gestito mirabilmente. Ma tutto questo costa, e tu sei solo un sindaco. Chi ti finanzia? Sul sito c’è l’Iban di un’associazione, Link, che raccoglie fondi. Ma quanto hai speso e dove li hai presi? Come Renzi sa, il finanziamento della politica è un tema spinoso e il rinnovamento si fa nei comportamenti non negli slogan. Se pubblica i bilanci (veri) e ci dice tutto, dà un altro buon segnale perché il sindaco di Firenze non diventerà premier, e lo sa, ma può aiutare a bonificare questa palude e non è poco.