Qui nessuno è innocente

Ieri mattina, a Caserta, è stato arrestato un consigliere regionale del Pd. Si chiama Enrico Fabozzi, è stato sindaco di Villa Literno, una triste striscia di terra una volta coltivata a frutti, oggi seminata a rifiuti tossici.

E’ accusato di aver preso voti dalla camorra. Per la precisione, dal clan dei casalesi, col tramite di alcune imprese che, a loro volta, hanno appalti ovunque nell’area metropolitana di Napoli.

Siamo di fronte al solito intreccio. I guappi non esistono più. Esiste una piccola e feroce rete di trafficanti di droga, di capizona e killer. Poi esiste una rete diffusissima, ampia, di riciclatori e fiancheggiatori. Colletti bianchi che prendono le camionate di banconote che i clan racimolano con gli illeciti e ripuliscono nel sistema delle imprese. Appalti, mercato: molti soldi, molte connessioni. Nella rete ci sono i politici, ovviamente, ma anche i professionisti (commercialisti, architetti, ingegneri, consulenti, bancari) e il popolo.

Un bel magma dove è sempre più difficile mettere le mani.

L’ex sindaco di Villa Literno, arrestato ieri, è stato sospeso dal Pd un anno e mezzo fa, quando si sono sapute le prime notizie sulle inchieste in corso. Ma qualche mese prima era stato candidato, nonostante fosse ben chiaro a tutti quali leve si muovessero, su quel territorio, intorno al suo enorme consenso. Nei piccoli centri le cose si sanno. Magari non sono sufficienti a istruire processi, dove, giustamente, ci vogliono prove inoppugnabili e tempi lunghi. Ma sono sufficienti a selezionare la classe politica.

Perchè un partito decide di candidare una persona chiacchieratissima, sicuramente non al di sopra di ogni sospetto, per poi sospenderlo quando si apre una inchiesta giudiziaria?

Perchè ha rinunciato al suo ruolo.

E’ inerme, indifferente, spento, e un po’ furbo. Delega l’azione di controllo alla magistratura. Se c’è una indagine, ti sospendo. Se c’è una condanna, ti caccio (questo nel Pd, perchè nel Pdl non succede nemmeno ciò). Se non ci sono né l’una e né l’altra, ti prendo.

Ma un partito, quando sceglie i candidati, su quali basi opera la sua selezione? Non fa una indagine interna? Non sente i territori? Non cammina per le strade, e chiede, e vede, e si informa?

Certo che lo fa.

Il Partito sapeva che Fabozzi aveva i “voti”. E nei paesi, nei nostri paesi, quando hai molti voti, vai poco per il sottile. Questo lo sanno anche le pietre. Solo i dirigenti dei partiti (toh!) non lo sanno, e cadono dalle nuvole quando arrivano i provvedimenti giudiziari.

La verità è che la politica vuole quei voti, anche quelli della zona grigia. E infatti li cerca e li prende. La politica preferisce non farsi troppe domande, perchè qui, se ne te fai troppe, perdi le elezioni e la politica vuole vincere, costi quel che costi.

La politica aspetta che la magistratura si muova. La politica spera che non lo faccia. La politica si nasconde dietro il garantismo. La politica fa la furba. Come tutti.

Prende i voti, chiude gli occhi, e se la magistratura si muove, scarica il soggetto e si presenta immacolata.

Ma la politica non è innocente.

Come non lo sono i commercialisti, che fanno finta di non sapere di chi sono i soldi delle imprese che aiutano a nascere; non lo sono gli ingegneri che fingono di non sapere di chi sono le aziende edili per cui progettano; non lo sono i consulenti fiscali, finanziari, economici e del lavoro che fingono di non sapere chi sono gli imprenditori a cui danno consigli; non lo sono i contadini che fingono di non sapere cosa seppelliscono quelli a cui fittano la terra; non lo sono i camionisti che fingono di non sapere cosa c’è nei cassoni che trasportano.

Qui nessuno è innocente.

E quando nessuno è innocente, tutti sono innocenti perchè ognuno aspetta che sia l’altro a fare qualcosa.

Il Pd candida Fabozzi (arrestato per camorra) per contrastare il Pdl che candida Cosentino (sotto processo per camorra). Qui la larghe intese sono nei fatti, nei comportamenti, nelle dinamiche, nella cultura.

Sono larghissime. Sono intese di popolo.

Mi colpisce che, mentre in Campania succede questo, a Roma, il nuovo governo Monti, non dica una parola sulla criminalità organizzata e sulla corruzione. Due questioni che, invece, sono centrali. Non solo dal punto di vista morale, ma anche economico.

Quando si parla di rilancio dello sviluppo al Sud, a che cosa si pensa? Ad una economia legale oppure alla tolleranza, ormai storica, verso l’economia delle mille illegalità?

Mi fa paura un governo che nasce per rilanciare l’Italia e che non dice nulla, nemmeno una frase, sulle mafie e sulla corruzione che, a mio parere, rappresentano la vera zavorra dell’economia meridionale: frenano le iniziative, alterano il mercato, compromettono lo sviluppo.

Perchè questo silenzio?

 

 

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