La mattina si indignano e la sera si accomodano

Da queste parti, e intendo Napoli, Caserta, Casal di Principe, Marano, Villa Literno, Qualiano, insomma ci siamo capiti; da queste parti, due sono le cose: o sei contro le mafie o non lo sei.

Se sei contro le mafie, si vede. Perchè paghi un prezzo. Un prezzo alto. Molto alto. Vai in guerra, perchè le mafie non giocano. Sanno come trattare chi le contrasta. Hanno armi e metodi spicci.

Quanti politici, quanti giornalisti, quanti uomini e donne, da queste parti, quelle dette sopra, e anche altre parti, insomma ci siamo capiti; quanti hanno problemi con le mafie? Quanti sono stati minacciati? Pochissimi. Qualche magistrato, qualche giornalista, qualcuno delle forze dell’ordine, qualche imprenditore coraggioso, qualche commerciante esasperato.

Politici? Pochi. Quasi nessuno.

Resta la memoria di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica. Mi ricordo, qualche anno fa, di qualche sindaco sotto scorta per minacce.

Per il resto, tutto tace.

Cosa significa? Significa che da queste parti (e intendo Napoli, Caserta, Casal di Principe, eccetera) c’è un complessivo accomodamento. Le mafie agiscono per lo più indisturbate. Ci si convive.

Un Ministro della Repubblica, tempo fa, disse proprio questo: con la criminalità organizzata bisogna imparare a convivere. Un sindaco di questi territori sosteneva più o meno lo stesso quando teorizzava che bisognava amministrare “nonostante la camorra”. Significa non dare fastidio, così non ne hai. Fai finta di non vedere. Vai per la tua strada. Trova un accomodamento, sennò ti fanno saltare.

Così siamo diventati tutti complici. Non collusi. La collusione è un’altra cosa. E’ un patto, un accordo. Ma complici. Per mancanza di coraggio. O per opportunismo.

Faccio questa riflessione all’indomani del voto della Camera dei deputati sulla mancata carcerazione di Nicola Cosentino. Ho sentito un’ondata di indignazione popolare. Lo volevano tutti in galera. Eppure, su questi territori, Cosentino, e quelli come lui, quelli vicino a lui, prendono decine e decine di migliaia di voti. E hanno tante aree di contiguità politica. Tessono alleanze trasversali, fanno affari. E possono contare sul silenzio omertoso di tutti, sull’opportunismo di altri, sulla sottile strategia del nonostante, che poi è quella che più aiuta le mafie.

Mi chiedo spesso se il Paese reale sia migliore della classe politica che produce. E mi rispondo, da tempo, di no.

Anche a me ha dato fastidio il voto di ieri della Camera. Mi ha dato fastidio quel senso di impunità, così arrogante, così esibito. Mi hanno dato fastidio i festeggiamenti di chi abbracciava e baciava uno che, comunque, resta imputato in un processo per camorra, e indagato in un altro processo per reati affini.

Un Parlamento che festeggia il mancato arresto di un deputato. Cose che nemmeno nei film.

Ma penso che il problema non sia lì. Il vero problema è un popolo indifferente, furbo, che urla una cosa, e ne fa un’altra.

Un popolo che fa sempre la morale al vicino ma assolve se stesso.

Non so se Cosentino sia colpevole. Lo deciderà la magistratura, che dovrà cercare prove inoppugnabili, com’è giusto che sia in uno Stato di diritto. Non mi dispiace che possa farlo da uomo libero, anche se vorrei che questa possibilità venisse data più spesso anche ai cittadini comuni, che invece fanno mesi e mesi di carcere preventivo, e poi magari vengono assolti.

So, però, che il tema che mi sta a cuore non è la colpevolezza o meno di Cosentino. Ma la sua responsabilità politica.

La sua e quella di tutti noi. Di questo popolo che tace.

La politica non ha bisogno di prove, né di sentenze. La politica si fonda su liberi convincimenti.

Il mio convincimento è che le mafie, qui, non le combatte quasi nessuno.

A cominciare da quelli – e sono davvero tanti – che la mattina si indignano e la sera si accomodano.

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9 thoughts on “La mattina si indignano e la sera si accomodano

  1. A napoli ero candidato con una lista per De Magistris alle precedenti amministrative: 35 euro e nei “quartieri” compri un voto!
    350 euro – 10 voti
    3.500 euro – 100 voti
    35.000 euro – 1000 voti
    350.000 euro vinci le elezioni!

  2. I voti si comprano anche qui al nord, in Brianza, anche qui ci si gira dall’altra parte quando c’è qualcuno che usa metodi spicci e violenti. Un paio d’anni fa, a Monza, hanno sciolto una donna nell’acido. La lega chiude un occhio e fa affari, prende i soldi dal Merda per proteggere il camorrista, poi va nelle valli a sbraitare contro Monti. L’Italia è davvero unita.

  3. “… Ma qui non si può fare più niente senza andare da qualcuno a nome di un altro che ti ci manda. I camorristi sono delinquenti, ma non sono fessi. Quando hanno capito che la politica si era fatta i loro feudi nei loro palazzi, allora si sono fatti i propri nei propri quartieri. La politica ha iniziato a dialogare con loro: gli ha chiesto voti, gli ha offerto appalti, si sono capiti. D’altra parte, spesso lo Stato affida alla delinquenza i compiti sporchi che lo Stato non può svolgere.”

    “I criminali sono un prodotto. I politici fanno raccomandazioni. I criminali chiedono tangenti. I politici impongono la legge del loro clan. I clan impongono la legge della loro politica personale. Gli uni e gli altri pensano ai fatti propri. E spesso collaborano.”

    Da Fuoco su Napoli, un libro di Ruggero Cappuccio

  4. Ciao Antonio, come sempre gran bel post.
    Un mio amico ha scritto una cosa nel suo blog che sarebbe davvero un esperimento da fare
    “Volete fare una versa inchiesta? Perchè non provate ad aprire un’attività per un mese filmando tutto ciò che succede? Perchè, semplicemente, non riprendete la quotidianità di questi posti, limitandovi a raccontare ciò che vedete?”

    Questo il link http://www.olympuslabs.org/2012/01/14/omerta/

    Sarebbe un esperimento interessante da fare… ma mi sa che nessuno ci proverà mai
    See you

  5. ciao antonio,
    ho scritto il post che ti ha segnalato guinea … sono calabrese, per cui [purtroppo] conosco molto bene lo stato delle cose.

    Parliamo di un marciume generalizzato, dove spesso si scende a compromessi anche semplicemente poter sopravvivere. Da qui, la mia proposta: sono stufo di vedere pseudo-giornalisti che si recano in vari paesi a “rischio” e fanno domande del tipo “c’è la camorra qui?”

    Ma che domanda è? Che ti aspetti che rispondano le persone? Cosa si aspetta il giornalista, di trovare un pentito per strada? E’ anche questo il segno del non voler cambiare lo stato delle cose. Non sono queste le “inchieste” che servono ai nostri territori .. [ e di storie, ahimè, ce ne sarebbero ad iosa da raccontare]

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