In ginocchio da te

Una mia cronaca del miracolo di San Gennaro, pubblicata dal sito www.mediterraneonews.it

San Gennaro (anzi Gennarì, per noi che siamo in confidenza) non tradisce mai. Fa sempre notizia. Se il sangue non si scioglie, va decifrato il rebus dell’ira funesta. E sono prime pagine. Se si scioglie, va interpretato il buon augurio. E sono prime pagine. Se tarda, si interpreta il segno, e sono prime pagine. Se si affretta, si gonfia il cuore di speranza, e sono campane a festa.
C’è solo un’altra cosa, in città, che ha lo stesso effetto di “faccia gialla”: il pallone. Basta una semifinale di Coppa Italia per iniettare nelle vene di Napoli la droga euforica della speranza. Perché in questa città, dove un piatto a tavola si mette, la fame è sempre di speranza. Vulesse Dio. Foss’o cielo. A Maronna t’accumpagna. Faccia gialla, fallo ‘sto miracolo. Il sacro è meglio del prozac.
Una città in ginocchio di suo, deve dare un senso alla sua postura. E la chiama fede. San Gennaro e San Cavani. In ginocchio da te. Se sciogli il sangue, se la butti dentro. L’aveva capito pure l’indimenticato poeta del Mistero di Bellavista: “San Gennaro, non ti crucciare. Io ti voglio bene, tu lo sai. Ma ‘na finta di Maradona squaglia il sangue nelle vene”.
Santi del cielo e santi della terra. E più terreno di Gennaro, non ce n’è. Lo invocano nobili e miserabili. Tutta la città se lo chiede dal mattino. Chi può, scende di casa, e “va al miracolo”, come fosse una partita di pallone. In realtà, si chiama prodigio della liquefazione. Miracolo è una parola impegnativa. La Chiesa si tiene cauta. Ma si veste a festa. Oggi, alle nove e dodici, la teca con le due ampolle, tra le mani del cardinale Sepe, nel Duomo di Napoli, aveva fretta. E’ un autunno ansioso, questo qui. Il sangue si è sciolto subito. I dodici detenuti di Secondigliano e Poggioreale, presenti in cattedrale grazie ad un permesso concesso dal tribunale di sorveglianza, si sono commossi. Magari esce un nuovo indulto. Ognuno, come con le stelle cadenti, o a capodanno, o come quando spegni le candeline del compleanno, ha chiuso gli occhi e ha espresso un desiderio. Non si realizzerà. Ma che ci perdiamo? “Se non giochi non vinci”.
Il sindaco de Magistris si è fiondato a baciare la teca, dalle mani dello stesso cardinale a cui aveva detto “che pena”, due settimane prima, quando lo aveva criticato sui quartieri a luci rosse. Lo stesso Sepe non ha perso tempo. La politica bacia la mano. E la mano sacra si alza sulla politica. Più o meno come quando, un anno fa, al centro dello stadio San Paolo (un altro santo), lo stesso Sepe e lo stesso De Magistris, con 30mila tifosi sugli spalti, benedirono la squadra di calcio, che poi avrebbe vinto la Coppa Italia. Sacro, profano, politica e pallone. E’ il nostro impasto. La colla che ci tiene uniti. Non c’è da scandalizzarsi, e nemmeno tanto da sfottere. Nessuna ironia su San Gennaro, non ce la possiamo permettere. Di questi tempi, meglio averlo amico che nemico. “San Gennà facci la grazia!”. La supplica l’hanno fatta anche gli attivisti dell’associazione di cultura omosessuale i-Ken. Hanno distribuito una preghiera sul sagrato del duomo: “…passa ‘na mano ‘ncoppa a tutta sta ignoranza, ‘ncoppa a tutta sta viulenza, si fermi l’omofobia!”.
Stavolta, però, forse, hanno chiesto un po’ troppo.
Provate con Santa Patrizia, che scioglie il sangue pure lei, il 25 agosto, a San Gregorio Armeno. Ma nessuno lo sa. E’ un sangue minore. Sangue di minoranza. Un prodigio di serie B. Mio Dio, speriamo di non tornarci più.

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