Con la testa nel cassonetto

C’è stato un momento in cui ho pensato di fotografarli e pubblicarli in sequenza, giorno per giorno, in una cartella unica sul web, in modo da costruire un numeratore, tipo quelli del telethon o del debito pubblico. Una carrellata di corpi mozzi. Poi mi sono detto no. Un pensiero laterale mi ha bloccato. Forse è mala coscienza perchè io, per loro, non ho mai fatto niente.

Parlo della gente che ogni giorno vedo con la testa nel cassonetto della monnezza. Ne conto quattro o cinque ogni mattina, perchè lo fanno di giorno, quando i bidoni non sono stracolmi e cercare dentro è più semplice. E poi perchè lì non vogliono maglie usate, pezzi di ferro, radio dismesse da cui ricavare un circuito da vendere, rame, oggetti da rigattiere. Cercano cibo.

Ho visto ieri a Roma una signora anziana recuperare quattro mele e mettersele in un carrellino, come quelli della spesa. Cercano gli avanzi, soprattutto dei negozi. Le pasticcerie, le salumerie, le rosticcerie, i fruttivendoli buttano le cose irrecuperabili spesso la mattina, quando aprono, e devono fare spazio alla nuova merce. Ripuliscono frigoriferi e scaffali, a volte senza cura per l’obbligo di buttare la monnezza la sera. Se la possono mai tenere tutto il giorno nel locale? Non hanno spazio. Così la vanno a chiudere abusivamente nei cassonetti. Ortaggi, pane, polli arrosto, teglie di pasta e di pizza. Immancabile, arriva qualcuno che lo sa e  si cala.

Io, in genere, li vedo chini dal bacino alle gambe, me ne accorgo tardi e ho sempre paura che ci finiscano dentro.

Quanti anziani, e vedo mia nonna, mio nonno, vedo me stesso. Gli vorrei dire attento al femore, cazzo. Alla tua età è fragile, si spezza come niente. Fai attenzione, vorrei urlargli. Ma sarebbe ridicolo.

Le statistiche dicono che la povertà è in crescita. Circa cinque milioni di persone, pare. Non lo so, ogni giorno un numero diverso, forse sono di più, o di meno. Ma sono tanti. Io li vedo, e c’è stato un momento in cui volevo costruirci una galleria fotografica.

Vedo il vecchio nel cassonetto, vedo il vecchio che chiede l’elemosina con eleganza e buona educazione, vedo il vecchio che infila il dito nella fessura dei soldi spicci delle macchinette automatiche, o che raccoglie cicche. Li guardo e penso che potremmo finirci tutti.

Questa – diciamoci la verità – è la vera angoscia. Non la sua condizione ma la nostra.

La povertà è sempre esistita. Chi chiedeva la carità, chi mangiava alle mense, chi non aveva da vivere. C’è sempre stato anche chi provava ad aiutarli e chi tirava dritto. Cos’è cambiato, allora? Il numero. Ma non solo. La tipologia, soprattutto. Sono morte un paio di idee che ci davano sicurezza: hai un lavoro, te la cavi; hai voglia di lavorare, te la caverai sempre.

Questa certezza non c’è più. Non è la povertà che stringe lo stomaco; è il respiro mozzo sul futuro di ciascuno di noi. Non riusciamo più a tirare nei polmoni tutta l’aria che c’è nella vita.

Quando quei corpi si issano, come cani randagi, con una mela, un pezzo di pane raffermo, un cavolfiore moscio, e ti mostrano il volto, non ci leggi i segni del vagabondaggio. Hanno la faccia sbarbata, la maglia pulita, le unghie curate. Hanno volti lavati col sapone, e hanno dormito nel loro letto.

Sono fuori dalle categorie classiche della povertà, che in fondo ci rassicurano. E’ un tossico, è un alcolista, è un malato mentale. Che belle e utili definizioni. Ci sono servite per contenere la paura, per dirci che ognuno della propria vita fa quello che vuole, e se sei ridotto a scavare nella monnezza è un po’ anche colpa tua.

Ora non è più così.

Il volto lavato di sapone della vecchia che si tira su dal cassonetto ti dice che oggi tocca a lei, e domani potrebbe toccare a tua mamma. Questa cosa è insopportabile.

Ogni mattina, quando vedo queste persone, rimango a fissarle attonito e angosciato. Non so cosa fare. Potrei aiutarle. Ma non faccio niente. Mi sembra che niente io possa fare. Le guardo.

L’ultima volta che ne ho visto uno ho stretto in tasca sei euro in monete. Li ho contati con le dita, toccandole, senza vederle. Ma non per darglieli. Per sentire se ce li avevo ancora, e poi dirmi cazzo, meno male.

Perchè sotto tutto il buonismo, come la crosta, c’è l’egoismo. Non tocca ancora a me, meno male. Poi ho chiamato mia mamma. Tutto a posto? Tutto a posto. Anche papà sta bene. Ma fino a quando?

E io, fino a quando?

Spero solo che se dovessi finire, un giorno, a corpo mozzo in un cassonetto per cercare cibo, a nessuno salti in mente di fotografarmi.

E’ questo il mio pensiero laterale, la mia vergogna.

E che, magari, invece di restare lì immobile come un coglione a guardarmi, o a pensare meno male che non tocca a me, mi venga a dare una mano, che piegarsi in un cassonetto è dura davvero, soprattutto ad una certa età, quando hai le mani pulite, e il cuore senza rezza.

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5 thoughts on “Con la testa nel cassonetto

  1. caro Antonio,in parte sono cose che ho pensato anche io,ma non sono catastrofista,non penso di finire così,ma nei limiti delle mie possibilità,aiuto quella gente nei loro paesi..Da quando iniziai a mandare conticorrenti,la mia buca delle lettere è piena di richieste onlus.Si passano la voce..Il mkio dolore e scegliere a chi inviarli.:ho selezionato quelli più in pericolo di vita(bambini generalmente con diarree coleriche).,bambini che se no gli si dà qualche goccia di collirio con vit.A rimangono per sempre nel buio.Poi ci sono i bambini con la cataratta che si devono operare e le loro madri con la stessa malattia che vorrebbero poter vedere ,i loro figli,da operare anche loro,Poi ci sono bambini di una regione araba con schisi del palato e cel labbro superiore da operarsi per renderli accettabili e funzionali.Poi ci sono quelli attaccati dalle anofele,da proteggersi con le zanzariere e con il DDTsimile,…Ogni intervento ha il suo costo.
    ed io faccio quello che posso.Ci sono richieste che mi dicono quanti bambini muoiono all’ora, al minuto.e foto strazianti.,Alla fine dell’anno mi mandano attestati ,ringraziamenti e mi scrivono i bambini in persona .Quelle di Teresa di Calcutta mi mandavano collanine ed altre cosette fatte da loro.Ho scritto loro incazzato che i 10 0 20 euro che mondo loro devono andare tutti in aiuto reale e non in cartacce di ringraziamento o gadget…:Una organizzazione di nchiesa mi scrive che la notte dii Natale saranno fatti preti una cinquantina di ragazzi.Io ho scritto loro che di queste baggianate il Signore non se ne fotte ,ma che si deve salvare prima i corpi in prericolo.Mi telefonano alcuni addetti a onlus.Io chiuedo loro se hanno un presidente e un segretario che prestano gratis la loro opera,quando mi rispondono che sono pagati,dico loro che non do loro niente perché non ne beneficierebbe chi di dovere,i poveri bambini….Poi c’è il patema di essere gabbati da qualche organizzazione delinquenziale,ed allora devo scegliere le puiù sicure:Ma queste ultime data l’enorme struttura ha molti dipendenti CHE CONSUMANO FINO AL 78 % DEL DONAto.Bassta sto facendo troppi errori di scrittura .Perdonameli.Grazie.Stammi bene. Eutuchìa,buona fortuna

  2. Caro Antonio, la capacità innata che hai di portare alla riflessione le persone come me, il tuo modo semplice e chiaro di scrivere, ti rendono uno degli scrittori più grandi che io abbia mai letto. Grazie ancora per avermi fatto vedere queste persone, che fino ad oggi rischiavo di vedere con gli occhi della “macchina fotografica”, e con gli occhi dell’indifferenza.
    E’ vero. La povertà ci circonda. Dobbiamo cercare un colpevole? Forse siamo governati, o forse siamo stati governati da gente disonesta e ladra? O forse è realmente colpa nostra se viviamo questa nuova condizione sociale?

  3. No. Non è essere fotografati la vergogna. La vergogna Loro non la possono conoscere. La vergona è un’emozione e molti di Loro , hai noi, non se la possono permettere. Loro avrebbero bisogno di altre emozioni , quelle che noi, il mondo intero, a parte delle eccezioni, non sappiamo regalare. Ci stiamo auto-distruggendo. Noi stringiamo i nostri spiccioli e chi ha i miliardi di euro, i petrol-dollari o ancora i gas-rublo ne accumula ogni giorno di più. Loro, Loro …e noi, non siamo Loro noi? Quando leggo di truffe, falsi in bilancio, evasione fiscale, ruberie commesse da ricconi, mi viene la nausea. Ma il Signore, il Signore di ogni religione, metterà tutto al giusto posto? Almeno in un’altra vita se ci sarà , a meno che non la costruiamo noi, quel mondo intero che un giorno si sveglierà e smetterà di avere incubi ma di sognare cose belle da realizzare insieme Loro e Noi in modo da divenire Tutti.

  4. Pingback: I giorni e le notti » La “normale” povertà

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