La grande permalosa

Se fossimo così solerti nel prenderci cura di Napoli come lo siamo nell’offenderci su Napoli, vivremmo sì nella città più bella del mondo. Invece balliamo i nostri giorni sulla ferita aperta, e lo sfregio siamo noi, i parassiti della bellezza, i deturpatori.
I grandi permalosi.

Tempo fa il ballerino Roberto Bolle, passando accanto al teatro San Carlo, vedendo una sequenza di senzatetto accamparsi sotto le volte di quei cento metri meravigliosi che corrono tra piazza del Plebiscito e il Maschio Angioino, lungo la camminatura della Galleria Umberto da un lato, e dei giardini di Palazzo reale dall’altro, cinquettò su twitter, tra lo sconfortato e l’istintivo, una cosa tipo “che schifo”.

Fu preso d’assalto.

Dovette precisare che non gli facevano schifo i barboni ma il degrado nel quale erano ridotti; che il suo disappunto non era quella povertà in cerca di riparo ma che la città non trovasse altro rimedio che lasciarli selvaggi alla ricerca di un angolo improvvisato nel suo cuore antico e stanco.

Apriti cielo.

La pezza peggiore del buco. Allora ce l’hai con Napoli? Allora ti fa schifo Napoli? Perchè a Milano i barboni non ci stanno? Stanno ovunque, i barboni. Non ti presentare più a Napoli, fai così. Vattene nel mondo, va’. Il povero Bolle dovette precisare la precisazione e dire che no, Napoli, non gli faceva schifo. Affatto, è la città più bella del mondo. Ce l’aveva coi politici. Ahhhhhh, adesso sì. Coi politici sì, te la puoi pigliare. Tutto sistemato. Pace fatta. Bolle vuole bene a Napoli. E Napoli vuole bene a chi vuole bene a Napoli.
Tu vuoi bene a Napoli?

Allo stadio San Paolo, qualche giorno fa, un telecronista vedendo che, con il temporale, i locali si allagavano disse “adesso arrivano pure i topi”. Dio mio! I topi a Napoli? Ma tu ci vuoi offendere? Tu stai dicendo che Napoli è una città di topi? Guarda che i topi ci stanno pure a Milano, pure a Torino. Per non parlare delle zoccole. Il povero telecronista dovette precisare che si riferiva al livello dell’acqua, al fatto che potevano uscire pantegane dalle fogne. Ma non voleva offendere Napoli.

Troppo tardi, Napoli si è già offesa.

L’altro giorno un esperto triestino (dottorato di ricerca in Scienza, tecnologia ed economia nell’industria del caffè presso l’Università di Trieste) anticipando il contenuto di una puntata di Report, ha reso noto una sua indagine sul caffè a Napoli. Della serie, andiamo a vedere se è proprio vero quello che si dice. Si è fatto servire il caffè nella città della tazzulella e gli ha dato i voti. Quello del Gambrinus ha preso tre e mezzo: “E’ molto amaro, poco dolce. Non è acido, è astringente. Sento noce, paglia, sentori leggeri di terra.” Questa la valutazione. Poi è andato in un altro posto. “Caffè rancido, legnoso e terroso”. Voto, due.

Santo cielo.

Ma come si permette questo triestino di venirci a dire che ‘o cafè ‘e Napule non è buono? Tu che sei abituato a bere acquette calde, vieni nella città del sole a dire che il caffè è una ciofeca? Ci volessi dare lezioni pure sulla pizza, che dici? Sto mezzo italiano. E’ pure biondo.

“Io degusto tecnicamente e valuto quello che sento in bocca”, ha provato a difendersi l’esperto. Macchè. Non ti devi permettere, hai capito? Eduardo, il cuppetiello, la macchinetta napoletana, il bar mexico, il caffè sospeso, la magia dell’acqua, la miscela Passalacqua, ah che bello cafè, e adesso vieni tu da Trieste e ci vuoi dare lezioni? La Confcommercio di Napoli annuncia che si costituirà parte civile se qualche bar dovesse fare causa, i bar a loro volta annunciano che “non si servono caffè ai triestini”; sollevazione popolare, aria da crociata. Il solito nord contro la povera Napoli. E se qualche napoletano cerca di stemperare i toni, magari dicendo che il caffè del Gambrinus effettivamente sa di bruciato, è la fine del mondo.

Traditore! Vattene da Napoli!

Intanto, il povero esperto triestino ci riprova: “è la mia opinione, nessun attacco alla città”. Sul suo blog dice pure che andando via da Napoli ha mangiato la sfogliatella più buona mai assaggiata in vita sua e che la vista del Vesuvio col mare è magnifica. Uomo ingenuo. Napoli si è già offesa. E’ inutile che corri ai ripari.
Tu non vuoi bene a Napoli, triestino. Vattene, va’. E non tornare più.

Ora, io non ho elementi per dire se l’esperto di caffè abbia ragione o no, e in ogni caso non mi sembra una questione epocale. Chi se ne frega, direi. E direbbero in qualunque città del mondo. Oltretutto, bevo poco caffè e – orrore – mi piace quello americano. Lunghissimo e fumante, la ciofeca, perchè mi fa compagnia. Adoro starbucks, figuriamoci. Quel silenzio, quella comodità, quello stile. Quella maniera di stare in pace a leggere un libro in un salotto silenzioso senza nessuno che ti dica “desidera altro?”, o qualcuno che ti porti il conto senza che glielo abbia chiesto. Non capisco niente, insomma, di bar all’italiana, di espressi al banco, eccetera.

Quello che invece ho capito da tempo, e che si manifesta in tutta la sua ottusità anche con la disfida del caffè, è che a Napoli viviamo in uno stato di profonda e radicata immaturità, che si coniuga sempre nelle persone con la suprema suscettibilità.

Gridare al tradimento, o al complotto, ogni volta che si fa una critica, o si solleva un problema, o si indica una questione, o si emette un lamento, sia esso aspro o ironico, diretto o indiretto, minimo o massimo, che riguardi il degrado delle strade o la qualità di un alimento, il traffico o la spazzatura, la delinquenza o le truffe, l’acqua o il caffè, è il segno che siamo una città bambina, con la faccia, però, di una vecchia permalosa.

Una città che fugge dallo specchio perchè non vuole sapere la verità. E guai a dirgliela. Se lo fai, tradisci. Perchè non vuoi bene a Napoli.

Vattene, va’.

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22 thoughts on “La grande permalosa

  1. il caffè del gambrinus sarà anche una schifezza, non so. personalmente mi irrita il compiacimento del titolone: a napoli il caffè è pessimo. è l’accoppiata napoli /pessimo a prescindere che non si tollera più.

  2. Barboni al S.Carlo. Guarda caso, pochi mesi dopo, un incendio di una baracca di una barbona, sotto al colonnato della Galleria Umberto. I napoletani permalosi avranno pure esagerato ma i napoletani che “sono saliti” [al governo della citta’], la classe dirigente in genere, cosa hanno fatto? Si sono indignati anche loro o, piu’ semplicemente, hanno atteso nell’indifferenza che si sfiorasse la tragedia?

  3. Post grandioso! Mi fa sempre piacere scoprire che esistono altri napoletani che la pensano come me…peccato che siamo in pochi. Peraltro vorrei aggiungere due cose:
    1) al Gambrinus, come nella maggior parte dei caffè storici d’Italia, fa quasi tutto schifo…anche se il gelato lo fanno proprio buono;
    2) A Trieste hanno un caffè buonissimo, nello specifico mi riferisco al caffè Hausbrandt (in realtà viene prodotto a Treviso, ma la torrefazione fu fondata a Trieste nel lontano 1892).

  4. Solitamente, disapprovo profondamente quello che scrivi, per un semplice motivo: poco documentato, o comunque fortemente orientato a guardare solo un lato della facciata, dimostrando poca dimestichezza con i paragoni interculturali. Ne è un esempio palese la questione del caffè: dimenticare di citare che il triestino ha citato come miglior miscela di caffè italiana l’Illy, che oltre ad essere non certo un caffè eccellente (per quanto molto più bevibile di altri), è guarda caso prodotto da marchio triestino, getta un’ombra molto più che velata sulla sua opinione (mi si puo’ dire che era solo un esempio citato, ma citarlo parziale diventa fuorviante).

    TUTTAVIA, non posso non concordare sullo spirito finale di quanto scritto: la retorica di Napoli come città più bella del mondo è (quantomeno nel suo genere di città) a mio parere fondata, ma comunque prescindendo dal gusto personale è una città sicuramente meravigliosa. Troppo spesso, tuttavia, questo viene usato come alibi per non affrontare apertamente la realtà, nascondendosi dietro questa fama per ignorare i problemi; e questo è ciò che farà affondare definitivamente la città, se non viene risolto.

      • Mi chiedo come ci si possa fare opinioni sensate sulla base di fatti incompleti (che in questo caso ne cambiano completamente la natura). Riesce a essere poco cordialmente antipatico anche quando si concorda con lei.

      • Infatti non era neanche il tema del mio reply, incentrato sul mio essere concorde con l’argomento in questione. Era però una nota procedurale: il fatto che lei sottovaluti l’importanza di certe grossolanità purtroppo non significa che questa sia minore. A mio parere sarebbe più elegante ammettere l’errore e concentrarsi sul messaggio di fondo.

      • Ma che dice? Quale errore? Lei è fuori fuoco. Le ripeto: capisco i suoi problemi, che sono evidentemente di natura più generale, ma non pretenda di risolverli qui. E’ solo un blog.

      • Io non capisco di quali problemi parli, mi perdoni il limite. L’errore, se è necessario lo ripeta, lo ha già commesso più volte: in nome di un “messaggio” che vuole far passare (spesso sacrosanto) tralascia o ignora elementi che alterano sensibilmente il valore dei fatti che espone nei suoi scritti. E’ solo un blog non significa che sia esente da critiche di questo tipo: ha usato un’argomento strumentalmente, riportando i fatti in maniera incompleta. E questo, ribadisco, pur concordando con il senso di quanto scritto, e ritenendolo non poco importante.
        Se poi per lei il suo blog è territorio sacro dove i commenti possono solamente incensarla o corroborare quanto afferma, perché quanto scrive è immune da critiche, magari me lo precisi che risparmio il logorio della tastiera.

      • Si può dire tutto. Ma deve avere un senso. Lei insiste con le sciocchezze, e io non so che fare. Pubblico i suoi commenti senza problemi. Le rispondo per cortesia ma mi sembra di parlare a vuoto, quindi poi mi fermerò. Ho tralasciato di dire cosa? Che l’esperto di caffè è di Trieste e considera il caffè Illy, che si produce nella sua città, il migliore d’Italia? E chi se ne frega! Il tema del post è un altro, e anche se fosse il caffè nessuno toglie il diritto a un triestino di dire che il caffè della sua città è il migliore. Che c’entra con la permalosità di Napoli? Io penso che lei abbia un problema, mi scusi la franchezza. Non so di che natura. Ma è talmente sfuocato e astioso nei suoi ingressi (lunghe premesse mediamente insultanti, sminuenti, attacchi alla persona, e nessuna conclusione degna di nota) su questo blog che mi sembra animato da qualche questione sua, che ignoro ma che esula dalle poche righe di opinioni personali che si scambiano qua sopra. Un blog personale, luogo marginale, che se non vuole frequentare è liberissimo. Venirci solo per dire puntualmente cose che non ci azzeccano non è proprio sano. Ma se le serve, va bene.

      • L’unico commento personale è “poco cordialmente antipatico”, e comunque deriva dal tono delle sue risposte (rilegga per credere); sui miei presunti problemi, poi, mi pare che cerchi di mantenere un equilibrio tra il fare quanto di cui mi accusa a vuoto (attacchi personali) senza avere però la volontà di farlo apertamente. Insomma, lo trovo un atteggiamento un po’ pietoso (ma sicuramente è frutto dei miei problemi personali; peraltro non la conosco, ma vista la boria di cui si ammanta presumendosi immune da critiche devo dire che non me ne cruccio). Sul frequentare puntualmente questo blog, credo mi confonda qualcun altro, è il secondo stralcio che ne commento.

        Ad ogni modo, provo a spiegarglielo in un italiano più basilare: premesse errate rendono traballanti anche le conclusioni più ineccepibili.
        La questione dell’Illy ovviamente non è vitale per il post (l’ho scritto, rilegga ancora per rendersene conto), ma indica un brutto modo di procedere: sparare a zero sull’indignazione della questione del caffè napoletano e sulle reazioni ad esso, perché funzionale al suo discorso. Che ripeto, era valido, ma se viene usato un esempio che, nella realtà, ha dei retroscena neanche tanto occulti (basta una quinta elementare e voglia di leggere qualcosa più dei titoli degli articoli per conoscerli) che ne cambiano completamente il valore, non è certo immune a critiche.

        Vuole la faccia ancora più semplice? Se tralascia questioni importanti negli esempi, anche se poi le conclusioni sono esatte, il suo discorso è fallato.
        Ironia vuole che era giusto una precisazione che avvalorasse il suo discorso, puntualizzandone un punto debole per esposizione.

  5. Quoto Buonocore (ma sicuramente è il frutto dei miei problemi personali).
    Opinioni che galleggiano volutamente sull’incompletezza dei fatti, bollano la sua prospettiva ancor prima di poter essere redatta.
    La facilità che i napoletani, lei afferma, hanno usato nel catalogare affermazioni altrui, e’ la stessa che lei ha usato nel dar voce ai suoi problemi, pardon, opinioni personali

  6. Scusate, ma io sono di tutt’altra parte d’Italia, quindi non capisco…
    Quali sono questi “fatti tralasciati o ignorati”???? nessuno lo dice…

  7. Pingback: Lo spazio bianco » Jules

  8. Ciao Antonio.
    Seguo il tuo blog, anche se non commento molto…leggendo questo articolo ogni tanto andavo a vedere se avevi scritto effettivamente “Napoli”, perché ti posso assicurare che anche a Roma la situazione è la stessa…se qualcuno critica qualcosa inerente alla città, si alzano polveroni….guerre da social network, scomuniche….poi però nessuno riflette sul contenuto della critica.
    È questo campanilismo che sta rovinando le nostre bellissime città (oltre ai politici e alla loro malagestione, e all’inciviltà di alcuni “super cittadini” che poi girano l’angolo e buttano le lattine per terra).

  9. Ah ma non era il caffé il tema principale di questo post?? 😛
    O forse era la danza?

    Certo che devi avere proprio una gran pazienza, caro Antonio.
    Concordo con la tua riflessione, e la estendo un po’ a tutti i paesi della nostra cara penisola.
    Viviamo, a volte, in condizioni pessime; con piscine di fango che chiamiamo buche per strada, e servizi inesistenti, lo sappiamo, ce ne lamentiamo ma non facciamo nulla (o quasi) per migliorare la situazione.

    Noi possiamo criticare la nostra città, solo noi! Non sia mai arrivi una critica dall’esterno, eh no!
    A quel punto le buche spariscono, gli sportelli al comune si riempiono di personale e le macchine in tripla fila evaporano…. e la città diventa la migliore del mondo, e noi le persone più stronze della terra, contro colui che ci aveva mostrato ciò per il quale fino a pochi secondi fa, sputavamo veleno.

    Ma credo sia la dannazione del nostro paese, avere la cecità per convenienza e a giorni alterni.
    Un saluto caro 😉

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