Un mosaico di letture


Sono oltre due mesi che l’Orso marsicano si aggira nelle librerie. Ha varcato il confine. Cammina anche in Francia. Ha macinato sguardi. E qualche silenzio. Ne abbiamo parlato in giro. Tante presentazioni. Altre ancora in programma. Più di tutto, è stato bello leggere le letture. Cioè la capacità del lettore di darmi chiavi di comprensione, o di sottolineare aspetti che credevo marginali, o di far brillare luci improvvise, nelle zone più d’ombra.
Tutto questo mi ha fatto ricco, di una ricchezza utile, con cui spero di riuscire a fare l’investimento giusto per nuove parole, nuove visioni.
Intanto voglio raccogliere qui, come su un mosaico, alcune delle opinioni che mi hanno colpito, gratificato, fatto sentire importante. Ce ne sono state anche altre. Se qui non ci sono è solo per la mia inguaribile distrazione.
Leggerle tutte insieme fa uno strano effetto.
Un curioso senso di riconoscimento, di cui sono grato.

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Una storia visionaria e allo stesso tempo realistica, quella scritta da Antonio Menna. Che ricorda ai lettori quanto assurda possa essere talvolta la realtà nei vicoli dei Quartieri Spagnoli.

(Luca Crovi, Il Giornale)

Un bel noir molto local ma attraversato da un filo di tensione surreale.

(Monica Ceci, Gioia)

Menna porta alla ribalta un protagonista irresistibile: Tony Perduto, giornalista per vocazione e detective per caso, innamorato di Napoli, della quotidianità paesana dei suoi Quartieri Spagnoli, persino dei misteri del suo sottosuolo. Lo scenario perfetto per una storia che diverte e commuove.

(9colonne)

Indagini, paradossi, dialoghi che sanno di napoletano e – lo ripeto – di napoletanità: sono questi i punti forti del romanzo.

(Gianmaria Tammaro, Linkiesta.it)

Libro che si legge con grandissima scioltezza, sorridendo, crucciandosi, intenerendosi. Sfrecciando per Napoli sul sellino posteriore dello scooter di Tony. O passeggiando con lui, all’alba, nei Quartieri Spagnoli. Alla scoperta di angoli insoliti e storie misteriose, incomprensibili ed inaspettate.

(Barbara Olivieri)

Un’avventura spassosa ma a tinte gialle. Un libro che scorre come acqua. Le espressioni napoletane rendono questa storia misteriosa e divertente. La suspense c’è e si avverte, ma il tutto suscita un sorriso che non si stacca mai dal volto del lettore.

(Salvatore Castano, Wuz.it)

Un delitto fuori dal comune in una Napoli a tinte gialle.

(Marina Indulgenza, ècampania.it)

Un giallo accattivante, romantico, teatrale.

(Elisa Zini, dietrolanotizia.eu)

La narrazione è sciolta e perfettamente cronometrata, ricca di dialoghi, specie nella prima parte, dove prevale la vivacità del carosello popolare che fa da contorno alla vicenda.

(Anna Petrazzuolo, la Repubblica)

Un inizio folgorante, con una situazione surreale che accade in un luogo che fa del surreale la propria quotidianità. Un vicolo dove la vita ha un ritmo, un colore e un suono e soprattutto un silenzio particolare, diverso da ogni altro.

(Cristina Aicardi, Milano nera)

L’amara e involontaria ironia di Tony Perduto, giornalista e investigatore, che si fa sintesi di una moderna napoletanità nella scrittura serrata di Antonio Menna.

(Geppina Landolfo, Roma)

Spira, nel Mistero dell’orso marsicano, la lezione americana che Calvino non ha elaborato. Si avvicina alla leggerezza? O alla molteplicità? Come definirla? La leggera molteplicità? E’ una squisitezza napoletana…una vocazione talmente nitida, talmente irrefrenabile, all’intreccio, alla concatenazione.

(Bruno Quaranta, La Stampa)

Il romanzo è di piacevolissima lettura, specie nella prima parte, che è anche la più solare e non di rado comica. Più avanti vira sul noir.

(Francesco Durante, Corriere del Mezzogiorno)

Tra suspence e complice ironia, con una scrittura leggera che mima il napoletano parlato…ha ritmo serrato e cadenze noir.

(Santa Di Salvo, Il Mattino)

Il titolo extralarge dà subito il tono surreale, leggero, divertito del romanzo.

(Severino Colombo, Corriere della Sera)

Menna ha tratteggiato personaggi strutturati, che vediamo balzare dalle pagine perchè ciascuno di loro ci ricorda qualcuno.

(Daniela Spadaro, Il mediterraneo news)

È un libro di assoluto valore, di alto livello, scritto benissimo e che dice di napoli e dei napoletani in una ironia a volte nostalgica a volte anche snob ma che è l’unico modo per salvarsi da questa città, molto più di tanti convegni e di tanti professorini un tanto al chilo che firmano sgonfi editoriali.

(Giampaolo Longo)

O’ meglio romanzo che ho letto (divorato in realtà) negli ultimi mesi.

(Pino Bruno)

In un modo completamente diverso ma allo stesso tempo simile, Menna porta avanti con Il mistero dell’orso lo stesso discorso dell’articolo su Jobs che lo ha reso famoso. Perché dietro all’ironia costante c’è una riflessione amara su vari strati della realtà di oggi, sia napoletana – in quello che riguarda la connivenza e la convivenza con la camorra – sia più in generale italiana nelle difficoltà quotidiane del lavoro che manca, della perenne necessità di inventarsi e arrangiarsi.

(Francesco Vannutelli, flaneri.com)

Letto tutto d’un fiato perché intriga e diverte mantenendo sempre alta l’attenzione, in una Napoli ricca di fascino, piena di contraddizioni ma unica!

(Roberta Penta)

Ecco il modo ideale per parlare del contemporaneo e delle rogne che affliggono i giovani a caccia ma che dico di un lavoro, di uno straccio di futuro (pure sentimentale) condendo il tutto con una buona dose di suspense e tante tante risate.

(Chiara Beretta Mazzotta, Radio 105)

Era da un po’ che una lettura non mi prendeva così, che non provavo la piacevole ansia di scoprire “come va a finire”, che sopraggiungeva quel misto di piacere e malinconia nel leggere l’ultima pagina, l’ultima parola, nel chiudere un libro.

(Rosario Spanò)

Un romanzo avvincente, intrigante e ricco di dettagli che realmente hanno acceso in me il desiderio di passeggiare liberamente ai quartieri.

(Carlo Albanese)

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