Se Steve fosse nato in provincia di Napoli

Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui,  con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

1.058 risposte a “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli”

    1. IO CREDO SIA COSI’ IN TUTTA ITALIA PIU’ O MENO, NON SOLO A NAPOLI…

      1. a pescara no…..

      2. Avatar Giacomo Borsatti
        Giacomo Borsatti

        Non è vero, a milano nel mio garage posso fare quello che voglio..e poi i compratori li si porta in casa, uno a uno, e lì si vende..non mi sembra poi così difficile..a milano, senonaltro

      3. ESATTO: L’ITALIA E’ TUTTA UGUALE. DAL BRENNERO a LAMPEDUSA! TRISTE STORIA PURTROPPO PIU’ VERA CHE SIMPATICA!

      4. E’ così in tutta Italia, se vuoi fare qualcosa in regola la tortura è assicurata, le leggi e i regolamenti permettono a chi li attua di essere vessatori e usare la legge per loro tornaconto, quando, e se, e con chi, vogliono. Al sud la situazione è sicuramente più difficile, ma gli stessi loro problemi si stanno diffondendo in tutta Italia che tutta intera sta diventando il Mezzogiorno d’Europa.

        Riguardo i sogni americani, ci andrei con i piedi di piombo, bisognerebbe parlare con qualche americano nullatenente, l’eventuale eccezione di un nullatenente-genio non conferma la regola e molti americano sono accampati in strada… quindi…(?)

      5. s sono d’accordo, credo che sia l’intera Italia a marcire nello stessa sistema !!

      6. Avatar Vincenzo Menale
        Vincenzo Menale

        giacomo,non è che a milano lo puoi fare,semplicemente non ti hanno beccato,e se ti beccano sono dolori.
        quello che è raccontato in questa trasposizione è tutto vero sul territorio italiano.
        esistono delle leggi,leggi che prevedono che il locale in cui lavori sia accatastato con la giusta indicazione d’uso,con le norme di sicurezza e igieniche in regola,che tu abbia partita iva e contributi pagati.
        se non hai tutto questo sei semplicemente abusivo ed evasore,almeno secondo la legge.
        fine dei giochi.

    2. Ma succede così pure a Roma,Venezia,Torino,Milano……..
      beppegrillo.it

      1. La storia stride….Steve Jobs non ha intrapreso la sua carriera in questi anni….sicuramente sarebbe andata diversamente anche a Stefano Lavori se fosse cresciuto negli anni 60….

      2. Però “Siate Affamati, Siate folli” non lo disse negli anni 60 70 o 80 ma 5-6 anni fa quando già dire impossibile era un eufemismo

    3. … pienamente d’accordo. In tutta Italia. In tutti i settori…

    4. C’è molto di vero in quanto scritto, ma anche in Italia abbiamo una storia imprenditoriale importante che comprende storie di sognatori più o meno affamati e più o meno folli come gli Enzo Ferrari, i Pirelli, i Ducati, gli Olivetti, i Barilla, gli Illy i Ferrero ed in tempi più recenti storie come quelle dei Castiglioni (Cagiva), dei Benetton e dei Versace, di Giorgio Armani e Emilio Bombassei (freni Brembo), di Renato Soru con Tiscali, Renzo Rosso con la Diesel, Mario Moretti Polegato con Geox, Nerio Alessandri con Technogym, Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Dalla Campania nascono le storie di imprenditori attuali come Gianluigi Aponte (MSC) e Ciro Paone (Kiton).

      E se fosse che gli affamati ed i folli sono di più solo che qualcuno pensa che si fa più audience e si vendono più copie solo se si racconta di calciatori e veline?

      1. Bravo Stefano è la verità…chi vede solo il marcio in questo paese deve solo andarsene… Gli americani senza di noi neanche esisterebbero e ci dedicano una festa nazionale ogni anno per dimostrare la loro gratitudine ( sarebbe oggi..).
        Se non fosse esistita l’america nemmeno steve jobs lo sarebbe quindi…il merito ritorna sempre a noi.
        W l’Italia e a chi non sta bene o faccia qualcosa per “migliorarla” o arrivederci e grazie..
        p.s. se Steve fosse venuto in Italia a curarsi l’avrebbero salvato…è stato dimostrato dal nostro più grande medico del settore andate a scoprirlo se vi interessa.

        Un abbraccio e tutti e grande Ste 😉

      2. Ps nessuno di loro era nullatenente 😉 Sveglia !

      3. Infatti sono tutte storie antiche… inoltre sai… bisognerebbe sempre approfondire i retroscena dei vari successi

      4. Notiamo anche che il 70% delle aziende menzionate non son più italiane 🙂 .
        Come molti han fatto sottolineato storia vecchia per la maggior parte neanche esisteva l’Euro, un tempo in cui era facile inventarsi in Italia, oggi anche loro difficilmente sarebbero emersi.

        La storia non è vera solo a Napoli , ma un pò in tutta Italia certo al sud c’è l’aggravante mafia/camorra ecc…

      5. hai dimenticato berlusconi:)

      6. Avatar Alberto Giannullo
        Alberto Giannullo

        tutti i nomi fatti sopra sono reali e i fatti realmente accaduti. Solo che, quando loro hanno iniziato, vedi un po’, erano altri anni!!

    5. A Napoli , perche’ se fosse stato uno di Torino , Milano , Firenze o Roma gli avrebbero dato il prestito o l’avrebbero agevolato ?
      Basti pensare che i geni Italiani per affermarsi devono andare all’estero vedete un po’ voi come siamo messi !

    6. purtroppo e’ vero, in Italia e’ cosi’,
      forse un po’ “pompato” ma mica tanto.
      Ecco perche’ tante aziende vanno all’estero o chiudono.

    7. Bel pezzo, complimenti. Rispecchia la nostra burocrazia e frena chiunque abbia idee innovative senza capitali. E’ questo l’aspetto squallido e triste di tutta la vicenda.

    8. …….

    9. Non è profondamente vero, in ogni uomo c’è uno “STEVE”, basta usare il cervello e non portarlo a spasso, questo darebbe le capacità per un progetto realizzabile anche dove crediamo non possa essere.

  1. Antonio, la disgrazia più grande è che pure se hai il ‘coraggio’ di andartene, perchè il cassetto non lo vuoi chiudere e il sogno lo vuoi realizzare, poi passi i tuoi giorni a roderti il fegato a pensare cos’hai fatto di male per essere costretto all’autoespulsione. Perchè in fondo scopri che il cassetto con il sogno sta dentro a un altro cassetto che contiente il sogno di poter realizzare il sogno a casa tua.

    1. straordinario, hai detto delle cose giustissime.

    2. amedeopugliese ti straquoto. Il tuo è anche il mio pensiero, ma sai cosa penso che ce be dobbiamo fottere. Dobbiamo prendere armi e bagagli e lasciare questo paese di merda.
      Chi ti ama non ti merita. L’italia non ci merita, che continui ad andare dove sta andando… a puttane o per dirla alla monicelli in malora.

      1. ma se tutti gli italiani che hanno voglia di cambiamento in questo paese andrà sempre peggio; forse ognuno di noi dovrebbe solo tirare fuori le palle e darsi da fare a casa sua.

    3. Antonio, perche’ “roderti il fegato”? Io nella Silicon di Steve ci sto da Dio!
      Democrazia, meritocrazia, opportunita’, stipendi ricchi.
      L’Italia la ho lasciata per il livello di frustrazione che serpeggiava, e onestamente non me ne pento minimamente.
      Il concetto di Stato e’ sempre piu’ ampio, e non c’e’ vera ragione che richieda lo spreco della tua carriera per investirla nello sbando Italico.

      1. Bravissimo Nicola. Basta piangersi addosso..”e in Italia non si può far nulla”…”e qui non c’è meritocrazia”…”e i cervelli fuggono”…”e io non voglio abbandonare la mia terra”….sono solo scuse di chi non ha il coraggio di mollare tutto e sottolineo TUTTO per vivere la propria esperienza staccandosi dal capezzale di Mamma Italia. Siamo nel 2011, era della mobilità e di un Europa senza frontiere che ormai stafinendo di abbattere le frontiere economico/lavorative anche verso USA e medio oriente/ sud est asiatico…e francamente i falliti che pretendono il posto di lavoro qui quando ad appena 2-3 ore di volo da qui ci sono mille occasioni in più da cogliere, mi fanno ridere…

        Ps: se Steve & Steve fossero nati qui, probabilmente avrebbero abbandonato l’Italia, punto e basta.

      2. Fatto…Sydney..stiamo facendo sacrifici perche la mia ragazza non e’ ancora qua…ma a gennaio quando arriveranno morosa cane e gatto… alzero il mio dito medio verso quella penisola piena di raccomandati e puttane…ragazzi andate via…io ho 34 anni e quindi niente scuse del sono “vecchio”

      3. Idem.
        Lasciata l’itaGLIa e trasferito in Slovenia, la prima Europa a 3 chilometri dal confine italiano, “puccio” il biscottino in Italia e me ne sto comodo sul mio divano Sloveno. Alla faccia della classe politica ladrona che c’è in Italia.
        Credetemi, fatelo per voi e per cambiare le cose, i ladroni che stanno al governo l’unica forma di protesta che sentono sono i soldi che mancano, , NON PAGARE LE TASSE, una persona che non sta più in Italia non paga tasse all’Italia.

      4. idem,
        Italia lasciata e felice all’estero! grazie governo maledetto… ma c’é ancora chi ci crede??

      5. Idem..34 anni…da 2 mesi sono in Peru…
        Burocrazia ridotta ai minimi termini ed economia in crescita…ma la cosa piu’ importante e’ che si respira aria di ottimismo…In Italia non ti e’ neanche permesso di solo pensare di avviare un’attivita…
        e le tasse…?
        Ci vuole coraggio a lasciare tutto,famiglia,amici il posto dove sei cresciuto..ma ci vuole ancora piu’ coraggio a rimanere.

    4. chi ha detto.. che4 l’autoespulsione sia una cosa negativa? , chi dice che stare a casa sia una cosa buona? io sono emigrato anni fa, non per neciessita’ ma per scelta, perche’ stare a “casa” mi sembrava un limite… e’ la cosa piu’ giusta che abbia potuto fare.

  2. Non c’è niente di più vero!

  3. Simpatica trasposizione di una storia più che visionaria.C.V.D.”Napul’è nata cosa”

  4. Ottimo articolo, riproduce perfettamente la cronistoria che avrebbe avuto “MELA” nel nostro sud, i miei complimenti.

    BlogMaister
    http://economyblogger.wordpress.com/

    1. …non che nel nostro nord sarebbe poi stato molto differente…

      1. Olivetti (da cui Jobs & C. hanno tratto l’importanza del design e di avere degli store a unico marchio) al sud avete avuto di meglio?

      2. Esattamente, La stessa cosa sarebe successa in qualunque altra città d’italia

  5. tra queste righe leggo un po’ la mia storia…

    bella analisi non potevi fare di meglio.

    1. Modesto…ti sei paragonato a Stefano Lavori…ah però!!!

      Cmq se vali non c’è burocrazia che tenga!!!

  6. Grandioso! Nella sua tristezza.

    1. Quoto. Scritto molto bene, ma immensamente triste nella sua verità.

  7. Ti faccio i complimenti per l’idea geniale …. La soluzione? Che stefano lavori se fosse stato davvero un genio avrebbe capito che la Apple a napoli non si può nemmeno pensare di creare, quindi siccome era furbo e affamato… Faceva la valigia e andava VIA! Come tutti quelli con un pó di testa !

    1. il coraggio è restare non scappare via!!!!

      1. Non basta solo il coraggio per campare

      2. E con quali prospettive restare? O con quale lavoro? Quei pochi che conosco che non sono ammanigliati sono costretti a subire, se lavorano, stipendi da terzo mondo… Restare è comodo.. è più facile lamentarsi e dare la colpa alla città della propria condizione sociale, che mettersi in gioco e ricominciare da zero altrove.

      3. Il coraggio e’ andare via…lasciare i propri cari, i propri amici, e iniziare dal nulla, in un posto lontano, qualcosa di grande.

        Queste storie sul coraggio di restare sono assurde.
        Il pesce puzza dalla testa: chi vota sta gentaglia, chi favorisce la mafia, la camorra?

        Un emigrato Palermitano.

      4. non è coraggio è masochismo… è incoscienza.

      5. restare non risolve niente….io vorrei tornare ma non ho il coraggio di farlo perchè so che le cose non sono cambiate e non cambieranno per un bel po’!!!

      6. Il coraggio e’ fare la cosa giusta, non “Restare”. Vuoi forse dirmi che “restare” e vegetare come tutti gli Italiani fanno, senza muovere un muscolo e cantando la canzone della vittima martirizzata tutti i santi giorni e’ secondo te piu’ coraggioso di partire e costruirti tutta una vita altrove ? Direi che e’ una bella scusante, troppo spesso utilizzata da chi non ha il fegato di prender la propria vita tra le mani e ricostruirsela altrove. Io la chiamo paura fottuta, altro che coraggio 😉

      7. E come pretendete che le cose cambino se tutti quelli che hanno la testa per cambiare le cose se ne vanno? Voi chiamate coraggio il vostro egoismo. Voi dite di amare questo paese voltandogli le spalle e sputandogli addosso. Voi dite questo posto fa schifo, ma non fate nulla per cambiarlo andandovene. Voi dite che chi resta vota la camorra e la mafia, ma senza il vostro voto, i pochi che restano che speranze hanno? Voi dite che c’è una sola vita da vivere e non è qui. Io dico che c’è una sola vita da vivere, ma è qui e se anche farà schifo non m’importa finché spero di poter lasciare a mio figlio un posto migliore in cui vivere. Finché spero che se io resto mio figlio non dovrà andarsene e forse lui potrà fondare una nuova Apple nel garage di casa anche se io avrò fatto il parcheggiatore per una vita. Ve lo dice uno che non ha timore di emigrare, ma sta facendo di tutto per restare. Caro Aldo, io sono con lei, la risposta è per coloro che hanno le hanno risposto prima di me.

      8. non centra niente scappare, e’ solo scegliere i posti giusti per fare le cose giuste… a Napoli ci torno a mangiare una buona pizza

      9. col coraggio in questo paese nn c fai un cazzo, e nemmeno con l’istruzione e la bravuta… l’unica soluzione è un bel biglietto aereo

      10. qual e il tuo coraggio Aldo?? forse noi non stiamo scappando ma abbiamo scelto consapevolmente la strada migliore per il nostro futuro. C’ e’ una bella differenza tra fuggire e scegliere. Ma è troppo difficile scegliere per la maggior parte delle persone e non prendersi la responsabilità delle proprie azioni. E ‘ piu faile stare li e piangersi addosso. Prova solo a pensare di fare la valigia e partire da solo semplicemente per andare in vacanza e stare con te stesso 24 ore su 24. ne avresti il coraggio? Facile rimanere e non prendersi le responsabilita dei propri fallimenti, dare l colpa allo stato alle tasse l capo ai colleghi….
        Elisabetta

      11. A. C. :
        E come pretendete che le cose cambino se tutti quelli che hanno la testa per cambiare le cose se ne vanno? Voi chiamate coraggio il vostro egoismo. Voi dite di amare questo paese voltandogli le spalle e sputandogli addosso. Voi dite questo posto fa schifo, ma non fate nulla per cambiarlo andandovene. Voi dite che chi resta vota la camorra e la mafia, ma senza il vostro voto, i pochi che restano che speranze hanno? Voi dite che c’è una sola vita da vivere e non è qui. Io dico che c’è una sola vita da vivere, ma è qui e se anche farà schifo non m’importa finché spero di poter lasciare a mio figlio un posto migliore in cui vivere. Finché spero che se io resto mio figlio non dovrà andarsene e forse lui potrà fondare una nuova Apple nel garage di casa anche se io avrò fatto il parcheggiatore per una vita. Ve lo dice uno che non ha timore di emigrare, ma sta facendo di tutto per restare. Caro Aldo, io sono con lei, la risposta è per coloro che hanno le hanno risposto prima di me.

        Sono il primo che lotterebe fino alla morte per qualcosa a cui tiene. ma qui non c’è nente che valga la pena di salvare.
        Amo l’italia, ma se lei si comporta da sgualdrina allora la abbandono senza pensarci due volte.
        Se voglio garantire a mio figlio la possibilità di fare ciò che desidera, non rimango a lottare per un “forse”.Un giorno gli dirò che l’ho salvato. Se questo “paese” non ha mai fatto altro che intralciarmi e rendermi la vita sempre piu difficile, perche dovrei fare qualcosa per salvarlo? Ammiro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e ciò che hanno fatto, ma i risultati tardano ad arrivare ed il conto diventa sempre piu salato: è ora di cambiare strategia, di abbandonare il letamaio e lasciare che i porci si scannino tra loro.un giorno ci sarà di nuovo spazio per gente onesta. E’ questo che faccio PER l’italia, me ne vado per non permettere allo schifo di nascondersi dietro alle poche cose sane che sono rimaste. Diventate pezzi grossi fuori da qua e poi, se vorrete, tornate a riconquistarvi la vostra casa.

      12. scusa alberto, la domanda è la stessa: cosa stai facendo di cosi coraggioso per cambiare le sorti dell Italia??? nessuno di noi ha detto che l italia e un posto schifoso, se fosse cosi non sarebbe difficile prendere bagagli e burattini ed andarsene. forse se tutti aveste il coraggio di vedere cosa c e fuori dall italia, forse avreste tante idee migliori da portare a casa e sviluppare in italia. nel mondo le persone non sono abituae a piangersi addosso e a vivere con mamma e papa!!!

      13. Elisabetta non dico che l’italia in sè sia un posto schifoso,tutt’altro; ma solo che la maggioranza della gente che ci vive e specialmente lo governa (niente discorsi destra sinistra su e e giu) sia fatta in quel modo.come hai detto tu dovremmo andare tutti fuori ad imparare per poi sviluppare le nostre conoscenze nel Bel Paese.
        Peccato solo che l’italia non lo permetta, quindi se non mi trovo bene in un posto semplicemente mi sposto da un altra parte.

        E lasciamo stare tutti i discorsi coraggio-codardia. Ognuno fa la scelte che si sente di fare, basta che poi ne accetti le conseguenze.
        Non faccio niente di “coraggioso per cambiare le sorti dell’italia” perche non lo voglio fare, non ho la minima intenzione di sprecare energie per qualcosa che sembra ai miei occhi irrecuperabile (almeno per ora). Non riesco davvero ad avere un minimo di spirito patriottico per questo paese, mi dispiace.

      14. L’avrebbero smantellata e portata al nord

      15. Strapienamente d’accordo con chi dice che restare non serve a NIENTE! Restare per salvare cosa?!? Un paese che per VENT’ANNI vota berlusconi?!?!

        Io sto per avviare un’attività mia, una piccola azienda proprio nel settore di Stefano Lavoro, e mi sto sposando. Ho le antenne molto lunghe e attente: se becco il minimo intoppo dovuto alla burocrazia tracotante, all’ignoranza e miopia delle pubbliche amministrazioni, alle leggi e leggiucole medievali e anacronistiche, ME NE VADO! In silicon valley. Ma perchè devo regalare il mio talento (poco o tanto che sia), le mie capacità e le mie idee ad una classe politica puttaniera e al POPOLO CHE LI HA VOTATI?!?

      16. SCEGLIERE DI ANDARE dove si hanno le migliori proposte / condizioni lavorative (siamo cittadini del Mondo, o no?) e’ un po’ diverso da SCAPPARE, secondo me… non dico che sia il tuo caso, ma temo che alcuni di quelli che SCELGONO DI RESTARE, lo facciano per paura diaffrontare qualcosa di nuovo…
        Quando vai all’estero ti devi aspettare la solita frase: “Ma dove vuoi andare?!?! Cosa credi che in quel posto le cose siano diverse da qui?!?!” – non ascoltateli (in meglio o in peggio) le cose sono diverse, in altri paesi.

      17. e nel frattempo cosa ci do’ da mangiare alla mia famiglia? …..a proposito io me ne sono andato dall’iTAGLIA!! in cique anni mi sono fatto un appartamento in pieno centro, una casa in campagna con piscina e un piccolo veliero posteggiato nel rio piu bello del mondo (rio Parana’)…….mio fratello da semplice impiegato e emigrato a bruxelles e in 10 anni si e comprato tre appartementi in pieno centro di bruxelles, mio fratello per seguire la tradizione di mio padre, di un lavoro ormai morto, si e dovuto vendere la casa per pagare i debiti…….meditate gente, meditate…..

      18. giusto il coraggio è restare ..ma se combatti x cambiare le cose …ma se resti per vivere o meglio sopravvivere nel girone degli ignavi …meglio scappare !!!!

  8. […] “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli“ […]

  9. se mi posso permettere…..scappare non è la soluzione. se uno tiene a cuore le sorti della propria terra,non scappa,ma resta e fa qualcosa per cambiare e migliorare le cose. capisco tutte le difficoltà,capisco che non c’è lavoro e spesso siamo costretti ad andarcene (per alcuni anni l’ho fatto anche io) ma se tutti scappiamo,soprattutto i migliori,che speranze potrà mai avere la nostra terra?
    è soprattutto questo che la rovina ,tutti dicono che non c’è speranza,fuitivenne,ecc. la speranza c’è sempre,siamo noi

    1. Sono d’accordo con te, Marco. Il fatto è che qui ci sono almeno tre fattori irrisolti che frenano tutto: la corruzione, la camorra, l’accesso al credito. Poi ce ne sono altri. Ma bastano questi per tenerti a terra.

    2. Sono pienamente d’accordo con te, Marco. Pur apprezzando molto l’articolo di Antonio e, più che altro, riconoscendone la triste aderenza con la realtà dei fatti.
      Io sono un Avvocato: la professione qui a Napoli, come tante altre cose, presenta delle difficoltà anche solo logistiche, che i colleghi delle altre regioni si sognano.
      Me ne andrei da Napoli? No.
      Proprio perché penso di avere quasi una sorta di dovere nei suoi confronti.
      La città dove nasci è una tua famiglia più grande. Se i tuoi genitori stanno male o, peggio ancora stanno quasi morendo, che fai? Te ne vai via e non te ne curi?
      E, poi, la verità è che io questa città la amo troppo, che c’aggia fà?
      Complimenti al nostro ospite, comunque, per l’analisi precisa anche se amara, amarissima.

      1. Deve ammettere però che il suo lavoro è poco esportabile all’estero. E lavorare al nord italia di questi tempi non conviene più. O sbaglio?

    3. Non sono d’accordo: si va fuori per diventare forti e poi, se si ha ancora intenzione di cambiare il proprio paese, si ritorna avendo contatti e leve da muovere.
      Altrimenti, per quanto determinata, una formica non cambierà mai nulla. Resterà sempre e solo una formica

      1. Alberto Massidda :
        Non sono d’accordo: si va fuori per diventare forti e poi, se si ha ancora intenzione di cambiare il proprio paese, si ritorna avendo contatti e leve da muovere.
        Altrimenti, per quanto determinata, una formica non cambierà mai nulla. Resterà sempre e solo una formica

        Ecco, Alberto, hai detto tutto.
        Il resto è o egoismo (scappo e penso a me) o pigrizia (sto qui e mi adatto al sistema, lo sfrutto).
        Complimenti.

    4. io non parlerei di “scappare”, semplicemente, se uno ha un po’ di idee e un po’ di capacità va a realizzarle dove è possibile realizzarle.
      Non si tratta né di “coraggio”, né di “fuga”. Semplicemente di buon senso.

    5. E’ facile fare filosofia, se si hanno le spalle coperte. Ma se cominci a perdere tutto, e non hai nessuna prospettiva se non una vita di stenti e di mortificazioni, se questa città non ti vuole più, se sei di troppo, perché insistere?

    6. daccordissimo… il problema e che se era nata in italia l apple era gia fradicia…nn slo xke anapoli….. E L ITALIA MALATA..IL SUO POTERE TRATTENUTO al nord…. chi rimane e x giustizia,x cercared liberarsi daloro,x riprendersi la propria DIGNITA…. xke il sud com era un tempo….. puo permettersi di andare avanti e costruire…ma se nn si danno possibilita e lo si sfrutte behh….. allora siamo noi ke rimanendo c e lo difendiamo!

      1. Risparmiati questo genere di commenti, se l’Italia è malata, è malata dal nord al sud, solo gli idioti penserebbero il contrario, che è esattamente ciò che vuole la parte malata.

    7. Avatar Cloe Gervaso Catiullo Prisco detto il Barbuto di Ischia e d'intorni
      Cloe Gervaso Catiullo Prisco detto il Barbuto di Ischia e d’intorni

      “se uno tiene a cuore le sorti della propria terra,non scappa,ma resta e fa qualcosa per cambiare e migliorare le cose”

      E se uno invece tiene a cuore le sue sorti?

    8. Mi piacerebbe fare qualcosa per migliorare lo stato penoso in cui sta affogando l’Italia. Allora, mi sapresti dire cosa potrei fare nel ruolo di disoccupata – perché non ho trovato lavoro in 8 anni di ricerca folle – e ritorno anche domani! Ho una laurea in filosofia, conosco cinque lingue e ho ottime conoscenze informatiche.
      Ognuno ha la sua storia alle spalle, perciò non giudico mai chi resta. Ogni scelta è personale, non egoistica. Il sacrificio che si fa partendo non è solo per se stessi ma anche per le persone che si amano.

    9. scusa alberto volevo parlare ad aldo. anche io sono andata via dall italia, per diventare piu forte e poi tornare per provare a cambiare qualcosa. e so bene quello che tu dici.

    10. Siamo cittadini del Mondo, non funghi piantati per terra!
      “La propria terra” e’ il PIANETA Terra! (e presto andremo anche su altri pianeti…;-)
      Se non abbiamo voglia di muoverci per metterci nelle condizioni di rendere al meglio, come possiamo chiedere che invece tutto il resto del mondo si muova attorno a noi per metterci nelle condizioni di rendere al meglio?

  10. posso usare quest’articolo per il mio blog, http://www.gunpania.it ho scritto alcune cose su jobs, ovviamente scrivo che che è di tua proprietà, ok?

    1. Certo, grazie.

  11. In realtá questa sarebbe la storia della Apple in tutta Italia. Leggendo il bellissimo articolo, l’unico inconveniente made in sud è la camorra che bussa alle porte…Ma se mettete sulla bilancia le problematiche “universali” e quelle “locali” vi renderete conto che lo stato è la più grande mafia che non ci permette di crescere…Bell’articolo, non c’è che dire…ma avrebbe avuto lo stesso effetto con il titolo “Se Steve fosse nato in Italia” e magari mettere un accento sulle problematiche ancor più sofisticate che esistono da Roma in giù. Da Napoletano…sono un po’ stanco dell’autoironia che da sempre ci caratterizza (premetto che ci rido su come tutti voi!)…sembra che l’unico problema del bel paese siamo noi! Scusate lo sfogo personale…ma Steve, come tanti altri predecessori, non sarebbe andato via da Napoli in quelle condizioni, ma dall’Italia…forse la nostra è l’unica città dove chi non tiene un euro…”sap comm adda fa’p campà (e non necessariamente illegalmente)”.

    1. Hai perfettamente ragione.

    2. Parlo da Lecchese.. e quindi abitante della pianuta Padana e ti posso dire che hai una ragione tremenda..

  12. Scusate ma se non era stato ancora inventato il computer, allora il negozio di fronte come faceva ad essere di INFORMATICA? o_O xD

    1. Hai ragione! 🙂
      Ho corretto.

      1. all’epoca c’erano gli ibm 😉

      2. vipe :
        all’epoca c’erano gli ibm

        i computer erano già stati inventati nel 1945, così come già esistevano i pc come l’Altair

      3. Altair erano PC con schede perforate, infatti Bill Gaet provava a programmarli con valigie piena di schede perforate. i PC IBM sono nati dopo Apple.

  13. Complimenti veramente un grande pezzo, se mi dai l’ok lo vorrei pubblicare sul sito napolinews24.net

    Sono pienamente d’accordo con te anche se non mettevi la camorra era lo stesso la burocrazie, le tasse, le lungaggini sono incredibili nel nostro Paese. Aspetto il tuo ok francescomolaro@gmail.com

  14. OK, Francesco. Grazie.

  15. Grande articolo rispecchia in pieno i veri motivi di un arretratezza economica del nostro paese…

  16. Sei un genio mi sto sbellicando anche se e tragicamente comico

  17. ironia..e tanta amarezza!questo storia riguarda tutti noi Italiani…oltre a noi partenopei.Le stupide lungaggini burocratiche, i regolamenti e le leggi che cambiano da un momento all’altro…e fanno sì che in alcuni casi, dopo aver investito un capitale nell’apertura, per fare un esempio, di un solarium, ti cambiano la legge 3 volte da Marzo 2010…e tu, sempre lì, ad aggiungere altro capitale che non hai!!!
    potresti chiedere il prestito allo stato,ma se a te, progetto in mano, servono 25 mila €, serranda aperta…ti rispondono sono troppi, te ne diamo 15…e gli altri 10?
    IL PROBLEMA,QUINDI, E’ CHE LA APPLE IN ITALIA NON SAREBBE MAI NATA.Dopo tutto sto tempo sarebbe nata la “PEACH” fondata da altre persone che sono arrivate alla tua stessa idea dopo di te, ma avendo contante disponibile, t’hanno FREGATO sul Tempo.
    Fiducia ai giovani, questo dovrebbero dare le banche e le istituzioni…investendo in loro.
    Ma noi, purtroppo, siamo un popolo di conseratori, e come tali, le novità ci spaventano…o meglio, non riusciamo a guardare oltre la punta del nostro naso.
    questo è il pensiero di un Napoletano che per sua fortuna fa il poliziotto, anche se lontano da casa (Milano) e che di gente ne ha conosciuta…

  18. terribilmente vero,… per poter riuscire devi solo andare via lo sto vedendo sulla pelle dei miei amici e presto anke sulla mia… ke rabbia!

  19. mi ha toccato dal profondo questa storia, spero non sia vera, se no mi metto a piangere, anche io studio informatica e posso immaginare cosa significhi avere una passione… e non poterla sfruttare…

  20. …il tuo ragionamento è corretto, più che corretto ma…hai comparato 2 periodi storici diversi…1976 e 2011…ci sono 35 anni di differenza e non mi sembrano pochi…e quindi ti giro 2 domande:
    – oggi, nel 2011, la cosa sarebbe ancora così facile negli Stati Uniti?
    – a Napoli,nel 1976, la cosa sarebbe stata così difficile come l’hai ipotizzata?

    1. Ciao. La prima forse no. La seconda sicuramente sì.

      1. Anche la seconda non sarebbe stata vera. All’epoca i fondi europei non esistevano, quindi….te ne andavi prima di fare tutto quel casino!

      2. Si tratta di un gioco paradossale per dire dell’Italia di oggi, non di ieri.

      3. scusate, vi aggiorno poichè ho vissuto una storia simile recentemente ( e conosco tante persone che l’hanno vissuta a New York e Silicon Valley ) rispondo anche io :

        – sarebbe ancora più facile, perchè i finanziatori cercano te e non più tu loro
        – a Napoli oggi è ancora difficile esattamente come descritto 😉

        ciao
        dman

    2. Della Napoli del ’76 io non so rispondere. Alla prima domanda ti rispondo così:
      Conosci Facebook? Conosci Google? Conosci Youtube?
      Certo non sono nati in un Garage, ma presumo che faccia lo stesso se si considera un alloggio universitario o la propria camera il “ground zero”. 😉

  21. Avatar Maria Rosa Nuvoletta
    Maria Rosa Nuvoletta

    Caro Antonio…mi ricorda tanto un discorso che facemmo su un divano a proposito di risorse sprecate. Ogni giorno guardo i miei studenti…so cosa potrebbero essere e non saranno, so cosa finiranno per essere e non voglio che saranno. Caro poliziotto, non ci spaventano le novità, ci spaventano le cose vecchie,ci fa paura questa nostra città così ferma e così immobile che nè ieri,nè oggi,nè domani potrà vantare nella sua terra una storia come quella di Steve Jobs. E non c’è manco bisogno di aver conosciuto tanta gente per saperlo…

  22. Io penso che un’idea come quella di Jobs 40 anni fa avrebbe avuto successo anche in Birmania. Con la sua tenacia e caparbietà però, non è facile restare tanti anni chiusi in un garage, al verde inseguendo un sogno. In pochi ci riuscirebbero dovunque. Periodi diversi, menti diverse, ambienti diversi paragone difficilmente effettuabile, non banaliziamo

  23. Della serie: il presepe è meraviglioso, sono i pastori che vanno cambiati! 😦

  24. Da ricordare: il Microprocessore l’ha inventato un Italiano: Adriano Olivetti potenzialmente poteva fare molto di più!

    1. il microprocessore è stato inventato da Federico Faggin per la Intel, ma perchè non usate wikipedia?

      1. Esatto.
        E anche se ha lavorato alla Olivetti, il microprocessore l’ha inventato alla Intel…

      2. beh … su Wikipedia sta scritto:
        “…. Venne quindi assunto, nel 1967, dalla SGS-Fairchild (oggi STMicroelectronics) ad Agrate Brianza …”
        Ha iniziato in Italia, poi è andato negli States; un genio italiano altro che S.Jobs.
        insomma andate a ‘sto link: http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Faggin

        Saluti
        Alf

      3. Sì questa è la cosa davvero più paradossale: l’Italia produce geni e talenti come pochi paesi al mondo. Ma il nostro tessuto sociale è tale che non riescono a realizzarsi, qui. E’ un dato di fatto, gli esempi sono innumerevoli.
        Federico Faggin è uno di questi esempi. E la Olivetti un altro, diametralmente opposto. Guardate il racconto in questa pagina (se avete voglia di piangere): http://www.linkiesta.it/olivetti-steve-jobs

        In poche parole, il primo “computer da tavolo” l’abbiamo inventato noi! E c’è stato un periodo storico in cui la Olivetti rivaleggiava sul mercato (con lo storico Olivetti M24) con la stessa IBM!!! (apoteosi del ridicolo: progettavamo le macchine a Ivrea ma dicevamo che erano progettate alla filiale di Cupertino perchè aumentava le vendite)

        Poi, cos’è successo? La Olivetti cercava finanziamenti, appoggi, consensi, a livello nazionale per espandersi ulteriormente, creare nuove fabbriche, competere testa a testa con i big del mercato… e la politica italiana rispondeva che “l’informatica richiede investimenti troppo grossi, non possiamo sostenerli nel nostro paese”.

        (mi spiace non ritrovo il link alla pagina in cui ho letto queste informazioni)

  25. L’intero discorso si applica a tutta l’Italia, per quanto mi riguarda. E il tocco della camorra è assolutamente fuori contesto. Da noi è impossibile pure arrivarla ad avviare un’azienda come Apple. Inoltre, eventuali iniziative di grande imprenditoria di successo nel sud dell’Italia non vengono bloccate con metodi da pizzo del negozio fuori la strada, ma viene usata la mafia in doppio petto (nelle sue varie forme da istituzione dello stato), come ad esempio – caso storico – venne fatto con le OMC di Vincenzo Bruzzese.

    A tal proposito manca un motivo assolutamente chiave del perché a Napoli sarebbe stato 100 volte più difficile del già milione di volte più difficile dell’Italia rispetto agli USA, ovvero che lo sviluppo economico e sociale è bloccato alla radice dallo stato italiano grazie all’amministrazione neocoloniale applicata a Napoli e tutte le provincie storicamente ad essa legate, regime d’amministrazione dove la camorra non è altro che il rimpiazzo della mano militare nello schema coloniale classico.

  26. Nel 1976 forse a Napoli oltre alla Camorra (e la Prima repubblica) c’era ancora il COLLERA e l’ immondizia da combattere…quindi non so se Steve sarebbe sopravissuto…altro che paese del Darfù la napoli degli anni 70′!!!

  27. Aggiungo un pezzetto (ipotetico) a quello che hai scritto tu (che mi piace moltissimo):
    “Stefano Lavori si stufa di fare il garagista, e decide che può puntare più in alto. Decide di tornare all’ Università. Lì si laurea con un voto medio-alto, diciamo 105, perché a qualche esame non ha ricordato la nota in fondo a pagina 49 e non è andato a ricevimento da un altro professore. Nel frattempo continua a lavorare e a costruire le sue idee quando può. Si presenta finalmente l’occasione di un posto di lavoro, fa il colloquio, ma non viene assunto perché gli dicono che una psicologa ha detto che non sa lavorare in squadra. Ne fa un altro, ma non viene assunto perché uno psicologo dice che è prepotente e pretende di avere sempre ragione lui. Ne fa un altro ancora, e gli dicono che mica può pensare che appena entra uno si mette subito e progetta e inventa. Accetta le condizioni, e passa i successivi otto mesi alla scrivania a fare lavori di routine. Nel frattempo l’azienda va in crisi perché non sa stare al passo col mercato, e non gli rinnovano il contratto. A quel punto dice “ma vaffanculo” e torna dai suoi a fare il garagista”.

    1. beh almeno qui facciamola finire bene…..
      Stefano Lavori, dopo aver accettato le condizioni proposte dall azienda fà il suo lavoro di routine, nel frattempo continua a mitigare sul suo sogno. L azienda và in crisi,si riunisce il consiglio di amministrazione che decide di convocare tutto il personale per comunicare da li a poco la chiusura dell azienda. Stefano chiese come mai si era arrivati a questa decisione e il presidente rispose che purtroppo fino a quel momento aveva avuto dipendenti che si erano adagiati alla struttura e che non avevano apportato nessun valore aggiunto, nessun idea, nessun progetto interessante, visto che stava diventando vecchio voleva salvaguardare i suoi guadagni e prima che il lavoro di anni andasse in fumo aveva deciso di chiudere, Soltanto un progetto ambizioso lo avrebbe smosso dalla sua decisione. Stefano a quel punto illustrò il progetto che aveva sempre sognato se un giorno avrebbe avuto una sua azienda.Il presidente dopo aver storto un pò il naso decise di dargli un opportunità, ad una condizione, che il suo progetto sarebbe durato 24 mesi non uno in più.
      A tutt oggi l’azienda ha circa 2000 dipendenti in sede e altri 1500 come indotti. Stefano è il vice presidente del consiglio di amministrazione 🙂

  28. Bell’articolo, bravo tragicominco in pieno. Io mi ritengo l’esempio di questa crisi mondiale. Mi sono laureato a napoli nel 2004, master in italia, internship in cina, subito dopo trovato lavoro a dubai, trasferito a NY e rimastoci finche non ci crollasse il mondo (delle banche) addosso e la mia azienda chiudesse i battenti, e me ne sono dovuto ritornare nella mia vecchia napoli dopo anni di permanenza fuori, ma qui ho trovato un buon lavoro. Purtroppo e’ il momento economico che ci blocca tutti, anche volendo e potendo la situazione e’ vermanete nera, non solo qui ma un po da x tutto. Io ora apprezzo molto la mia citta e la mia gente…finche la crisi dura sto qui…ma appena le acque si calmeranno forse me ne riandro’. Non ci demoralizziamo l’america di oggi non e’ piu l’american dream anzi… They call it The American Dream because you have to be asleep to believe it..seriously.

  29. Non ci crederete, ma una volta Napoli era la California d’Europa.

    Il Petrarca diceva: “Fortunata e invidiabile Napoli, augusta reggia della cultura”.
    Napoli, nella seconda metà del ‘700, era la più popolosa, importante ed economicamente attiva città d’Italia, grande 4 volte Roma e 2 volte Milano.
    Era la seconda città d’Europa (dopo Parigi) e la quinta nel modo, più grande di New York e di Tokio. Era soprattutto la splendida capitale barocca, amica delle arti, dei commerci, delle scienze, straripante di turisti e viaggiatori ed immigrati. Aveva il sistema fognario, ed è stata la prima città al mondo ad avere l’acqua corrente nelle case. L’economia era basata sull’intensa attività portuale. L’Arsenale per la costruzione di navi, e relativo indotto, meccanica, setifici, cotonifici, imprese tessili e pastifici davano lavoro a diecine di migliaia di persone.
    La tanto vituperata dinastia borbonica era all’avanguardia nel mondo nel promuovere laboratori culturali, sperimentali e sociali, (vedi, ad esempio, lo Statuto di San Leucio).
    Nella prima metà dell’800 la città ed il suo hinterland era il più industrializzata d’Italia.
    Tutto accadeva a Napoli.
    Mozart a Napoli viene ad imparare, e forte fu il suo rammarico di non essere riuscito a restarci (data la giovane età) e in una lettera al padre ebbe a scrivere: ““con un’ opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania.”.
    Poi arrivò Garibaldi e con lui i piemontesi e da allora Napoli è quella che oggi conosciamo.

    1. raffucc, i meridionali dotati di memoria storica sono rari. abbiamo la pessima abitudine di guardare soltanto al presente e dimenticarci come ci siamo arrivati, a questo presente. conosco napoletani e calabresi talmente imbevuti di indottrinamento dello ‘Stato italiano’ da non rendersi conto che quello Stato al Sud nessuno l’ha mai voluto.

    2. ‘azz, e tu a me vieni a dire “non ci crederete…”: ma se sono 40 anni e passa che quando lo vado raccontando in giro mi guardano come fossi fuori di testa! Fai notare che la vera storia di Napoli e del suo regno sta iniziando a venir fuori solo 150 anni dopo che l’hanno distrutta. Diciamolo in giro che se oggi la camorra (e la mafia in genere) è quella che è lo è perchè ai guappi furono date funzioni di polizia da quella gentaglia che ci ha invaso e derubato. E gli sta pure bene che da parecchio le mafie stiano sottomettendo anche le loro economie: sono stati loro che per sostituire una classe dirigente colta, preparata, capace ed efficiente hanno “elevato socialmente” i più buzzurri ed incivili che – privi del senso di patria – subito hanno intravisto solo i propri personali guadagni.

      1. “Non ci crederete…” mi rivolgevo ai più, poichè siamo ancora In pochi a sapere che ci è stata raccontata tutta un’altra storia.

    3. Ma dai che sotto i borboni, nelle campagne si moriva di fame (come sempre, del resto, avviene per la povera gente).
      Almento Garibaldi ha realizzato unidea che era nei sogni di poeti e patrioti da sempre.

      Un calabrese (senza pezze sugli occhi)

    4. sono pienamente d’accordo purtroppo siamo facili a dimenticare!!!!!

    5. Invece di dare notizie approssimative leggiti “Autoritratto dell’immondizia” e scoprirai come fu la vera storia del sistema fognario di napoli che tu riassumi troppo sbrigativamente. Non facciamo dei Borboni un ritratto troppo oleografico. Per ritornare comunque all’era moderna se i napoletani si ribellassero allo stato delle cose dovrebbero davvero fare una rivolta civile come fu quella dei neri nel sud degli Stati Uniti. ..ma troppi preferscono bearsi di un presunto passato glorioso e accontentarsi dell’essere antileghisti. Troppi ignavi e lamentosi per riuscire davvero a fare la rivoluzione contro la camorra. Alla fine questo sistema forse se lo meritano e gli piace pure. Imparate da Saviano.

  30. ogni mondo è paese…mio padre mi diceva sempre di pensare ad un’idea innovativa e di svoltare nella vita..lui ce l’avuta poi ci vuole coraggio e tanta determinazione per portare avanti le proprie idee..mi sembra un pò sempliciotto il tuo come resoconto…ed anche abbastanza banale..ogni attività economica deve avere alle sue origini un’analisi accurata del territorio dove si vuole avviare l’impresa..ci sono tante persone che hanno fatto tanti soldi con attività anche molto più comuni…

  31. Antonio questo posto è tristemente vero, perchè da anni siamo vittima della camorra ? perchè lo stato, le forze dell’ordine non fanno niente ? ne arrestano uno e ne spuntano dieci….cosa cazzo possiamo fare ??

    1. Paolo purtroppo il problema principale qui da noi e’ lo stato, i politici, la burocrazia, le forze dell’ordine in primis…sono loro i primi camorristi…poi come ciliegina sulla torta ci ritroviamo i boss di quartiere e via dicendo…ma in alto alla piramide c’e’ sempre il governo corrotto e assetato di sangue…il nostro.

    2. perché lo stato è il nord. e il nord non ha mai avuto né ha né mai avrà interesse a usare il sud in qualunque modo che non sia coloniale.

      1. Generalizzare così equivale a pensare come un bambino.
        Il nord sembra diventato il territorio dei cattivi, me le vedo già le mamme a dire : “se non fai il bravo chiamo uno del nord”.
        Ma per favore, pensateci prima di dire cavolate del genere.

  32. Divertente, ma forzato e un po’ qualunquista. Il problema non sono i vigili, la finanza, l’ufficio igiene e l’ispettorato del lavoro: sarebbe il colmo in un paese dove di lavoro nero si muore, vedi Barletta, checché ne dica il sindaco di ‘centrosinistra’. Senza vigili e finanza Stefano Lavori avrebbe fondato la Mela e fatto qualche soldo, ma invece che a 56 anni di tumore, sarebbe morto a 20 nel crollo di un solaio abusivo. Tasse e legalità sono quindi sacrosante, e non soffocano le idee innovative, e te lo dice uno che da giovane, 10 anni fa, sviluppava software in un garage del vesuviano con un socio/amico, ma pagando IVA, IRPEF, INPS, INAIL, notaio, commercialista e guadagnandoci pure. Ok, mi si dirà, produrre software non costa nulla, ma come la mettiamo con l’hardware se papà non ti anticipa qualcosa? È un’obiezione un po’ semplicistica, ma ci sta, l’accesso al credito può essere un aspetto da considerare. Il fatto, però, è che quando diciamo credito, noi napoletani pensiamo alle banche, anzi prima di tutto pensiamo al finanziamento pubblico, con l’ovvio corredo di intrallazzi e bustarelle. Jobs e Wozniak, invece, all’inizio sono stati finanziati essenzialmente da privati, per lo più ingegneri e tecnici con qualche soldo da parte, che hanno prestato loro ascolto, fiducia e quindi soldi. Ma in Campania? quelli che hanno i soldi sono abbastanza intelligenti e istruiti da riconoscere una buona idea e investirci? Il vero problema, dunque, è la completa mancanza di cultura dell’innovazione (e spesso di cultura tuot court) della nostra classe imprenditoriale, ammesso che ne esista una, a parte i prestanome e i lavandai della camorra. Quindi ben vengano vigili e finanza, per contrastare l’illegalità, e ben venga anche la leva fiscale, per dirottare i soldi dalle rendite di posizione alla ricerca e all’istruzione. Anche perché va bene andarsi a fumare gli spinelli in India affamati e folli, ma se dietro non tieni gli ingegneri con gli attributi l’iphone non lo inventi. E a chi obiettasse che la teoria è ok, ma in pratica i soldi delle tasse non vanno all’innovazione e vengono fagocitati dai politici, non potrei rispondere altro che: è la democrazia, bellezza, quei politici ce li siamo scelti noi!

    1. Il problema non sono le regole ma la corruzione. Sul resto, concordo.

    2. Il problema non sono le regole ma la corruzione. Sul resto, concordo. Ma non è così facile come dici.

      1. E chi ha detto che è facile? Del resto di John von Neumann o Alan Turing non ne nascono tutti i giorni.

    3. Avatar anonimo sconfortato
      anonimo sconfortato

      Beh, oddio, scelti noi… con la legge porcellum sono stati tutti scelti dal partito (te lo dice uno che doveva esser candidato alle comunali… Ma quando mi è stato detto “per i voti non ti preoccupare, tu fanne 100, gli altri li mettiamo noi” mi sono subito tirato indietro!)

  33. Complimenti x come sei riuscito a rappresentare una realà che non è solo Napoli, ma rispecchia ttt lo stivale!!!

  34. e pensare che le banche non credevano al fatto che un giorno tutti avrebbero avuto un computer a casa….e chissa’ che Jobs non pagava anche la camorra.

  35. Ciao ti ho citato sul nostro blog.
    Complimenti!

  36. Avatar ingegnereinformatico
    ingegnereinformatico

    le migliori premesse qui se ne vanno a puttane!!

  37. polytropos :
    …Il vero problema, dunque, è la completa mancanza di cultura dell’innovazione (e spesso di cultura tuot court) della nostra classe imprenditoriale, ammesso che ne esista una…

    Sono d’accordo, anch’io sono un programmatore di Napoli, ormai mi sono scocciato di proporre soluzioni alle aziende della zona, anche chi nonostante tutto può permettersi due Ferrari, non gli interessa spendere cifre davvero minime per informatizzarsi.

    Non esiste una cultura tout court, generale.

  38. A ROSARIO, La Napoli degli anni 70 sicuramente aveva problemi ma come tutte le grandi metropoli ma la monnezza problema che è scoppiato oggi per gli accordi tra stato- camorra e il colera è stato superato a Napoli in 2 mesi, a causa di cozze importate dalla Tunisia, nel 1973 Napoli vive un’epidemia di colera che colpisce anche Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona. Ma le responsabilità vengono addossate ai Napoletani e alle condizioni igieniche della città e del suo mare.
    Ne segue un feroce accanimento mediatico che non tiene conto invece delle positività espresse in un momento critico dalla città che consentono di superare la crisi velocemente mentre altrove perdura per anni. L’immagine di Napoli ne esce ancora una volta con le ossa rotte, con conseguente crisi del turismo…..Barcellona ha impeigato 2 anni x superare la crisi!!!

    Scusate l’ot ma quando ci sono capre che offendono la mia gloriosa città vado in bestia!!!!
    P.s.; Quello che ha fatto Jobs negli usa non era possibile in Italia e a Napoli ma se c’erano i Borbone e i piementosi non ci invadevano e colonizzavano, Stefano ci riusciva sicuramente con la grande dinastia avanzata che erano i Grandissimi Borbone di Napoli!!!!

  39. Non è che in un’altra provincia italiana sarebbe stato poi così diverso…

  40. sono andato via da Napoli da anni, e ogni giorno stramaledico lo Stato nordista per averci ridotto in questo stato pietoso rubandoci tutto. Le banche, le industrie, la dignità. finché colonizzati e colonizzatori vivranno in una stesso Stato, il Sud continuerà a essere soltanto il serbatoio di manodopera del nord. una volta erano bracciati, ora sono avvocati ad andare via, ma la cosa è la stessa. bisognerebbe separarci come hanno fatto repubblica ceca e slovacchia, ma prima il nord ci deve pagare gli interessi di 150 anni di sfruttamento.

    1. Brava, non dare la colpa allo stato, ma dalla al nord.
      Non dare la colpa ai corrotti che non permettono uno sviluppo economico per farsi gli affari propri, la colpa dalla ad un territorio di famiglie messe più o meno come al sud. Così si che ha senso

  41. Neanche a Milano avrebbe fatto quello che e’ riuscito a fare in California. Ma non parliamo di Steve Jobs, come lui tanti altri! Se hai un cervello, piccolo medio o grande, e per sbaglio sei nato in Italia te ne devi andare! Te ne devi andare! Lascialo agli anziani e ai deficienti, lascialo crollare, a questo punto si costruisce meglio dalle ceneri. L’unica soluzione e’ la distruzione. Guarda cosa e’ successo alla Olivetti tra intrighi politici e incapacita’ di guardare al futuro… classico atteggiamento di quegli idioti dei dirigenti italiani (classe dirigente politica poi merita un capitolo a parte ovviamente).

    1. Federico Faggin è nato a Vicenza, si è laureato a Padova e formato professionalmente a Milano… tutte città del nord. Ma senza Fairchild e Intel, in Italia, non sarebbe mai riuscito a fondare la Zilog…. non avrebbe mai prodotto i primi procesori a 8 bit, incluso il 6502 che equipaggiava i primi Apple….e la storia di Steve Jobs probabilmente sarebbe stata diversa.

  42. Infatti se uno è davvero affamato e folle, capisce anche l’ambiente che lo circonda e se è vantaggioso. Se non lo è, alza i tacchi, molto semplice…sad but true.

  43. Si potrebbe fare come a Barletta dove a quano pare i Vigili Urbani, l’Ispettorato del lavoro, la Guardia di finanza eccetera lascino tutti in pace, poi però crollano le palazzine sopra chi lavora in nero.

    Un po’ meno retorica e vittimismo, per favore. Stefano Lavori avrebbe dovuto spendere i primi soldi per scappare via dai suoi conterranei che da sempre accettano supinamente tutto quello che descrivi in cambio di qualche favore quotidiano.

  44. piü che il blog posto io concordo con polytropos

  45. piü che il blog post, io concordo con polytropos

  46. ma che puttanata di storia ….ho letto tutto!! posso farvi un elenco infinito di aziende che primeggiano nel mondo…nate in quel di Napoli o provincia…ne volete sentire una ???
    MSC Crociere…la numero 1 al mondo!!!
    ne volete sentire un’altra ? Parlato pelletteria!!!!
    un’altra?? Yamamay…Intimissimi!!!
    Ancora ??? potrei non smettere….

    ridicolo colui che ha scritto questa cosa!!!

    1. Parlato, Yamamay e Intimissimi sono CAMORRISTI!!! Ma che dici???

    2. Il problema degli italiani è la loro totale ignoranza nel presente.

      MSC è svizzera (così come costa crociere è americana).
      Smettetela di credere di vivere nell’eldorado di berlusconi.
      Per le altre due ha risposto l’utente prima di me. Prima di continuare coi multisala di provincia ti consiglio di pensare prima di parlare.

  47. è una cosa piuttosto irrilevante..l’america è stata scoperta e colonizzata da europei…l’Italia ha dato alla luce i piu grandi geni dell’umanità,Leonardo da vinci,Enrico fermi,alessandro volta,Olivetti.la differenza la fanno le persone,non il loro luogo di nascita,la loro cultura o religione.Tutti i piu grandi geni dell’umanità sono stati sempre incompresi e bersagliati.Sai cosa è sbagliato e cosa fa morire questo posto??arrendersi e credere di nn poter far nulla,come scrivi in questo pezzo..

    1. Credo che se l’Italia è ferma è colpa di commenti come questo.

      Commenti che per dimostrare una cosa devono risalire al 1492.
      Ti immagini parlare in un forum sull’imprenditoria giovanile in USA, e qualcuno che per spiegare l’eccellenza, chessò dei californiani torna a parlare della guerra tra nord e sud giubbe grigie e giubbe blu?

      Il nostro problema è tutto qui… credere di essere qualcuno perchè 500 anni fa si facevano grandi cose. Nel 20esimo secolo 500 anni pesano come 5000 anni.
      Dal tuo punto di vista il popolo che ha più storia e quindi potenziale economico è l’egitto, dall’alto delle sue invenzioni…
      Purtroppo nella globalizzazione, la storia non serve a un cazzo.
      Ah si, serve al turismo…

  48. …e se fosse napoli a bombey
    …o se fosse nato nel mezzo dell’africa
    …o se fosse nato semplicemente in albania
    …peccato che non fosse stato napoletano…anche se un po di napoletano io lo vedo!

  49. Credo che “la tristezza più tristezza”, me l’abbiano messa i commenti di napoletani che affermano “la camorra potevi omettarla”.. oppure.. “la camorra è l’ultimo dei problemi.. il vero problema è il governo..” ecc ecc ecc… e tristemente credo che finchè il nostro sud non partorirà centinaia di Falcone&Borsellino e perchè no, di Saviano, tutti quei problemi vi rimarranno.

    1. Straquoto, sentire definire la camorra come “l’ultimo dei problemi” sinceramente fa “paura”- dove siamo arrivati…

  50. Non entrando nel merito delle difficoltà imprenditoriali in sè, credo ci sia un errore di fondo nel fare il paragone con l’hinterland di Napoli, già ricoperto spesso gratuitamente di …. retorica; perchè poi a parte chi fa l’università e arriva magari a alti livelli, tutto questo essere affamati e folli di tecnica e innovazione a livello di base non se ne vede proprio, quindi il problema non si pone nemmeno, ovviamente c’è chi si mobilita ma è chiaro che rappresenta l’eccezione. Poi oggi che cosa assembleresti in un garage, con un mercato dominato dai grandi marchi e la concorrenza cinese con i tablet da 70 euro? Puoi ragionare a livello software, e se il programma lo devi vendere allora lo vendi, a prescindere da dove stai di casa.

  51. Come si può pensare di risolvere problemi come il credito alle giovani imprese, la lentezza della burocrazia, la corruzione, le mafie, gli interessi privati in atti d’ufficio, il marcio della classe politica , se questa nazione non riesce manco a risolvere il problema dell’immondizia !
    I nostri migliori “Cervelli” fuggono all’estero dove hanno molte più possibiltà di sviluppo e di ricerca ; non è possibile stipendiare un ricercatore universitario a 800 euro al mese !
    Le magagne di questa nostra terra sono tante …..ma in fondo ce le meritiamo tutte !!!
    Meno male che Steve non è nato quà !

    Bravo Antò , i miei complimenti bella analisi !

  52. ma tanto Napoli e’ la citta# piu’ bella del mondo, poi il Napoli calcio sta andando alla grande, tutto il resto non conta. Le nostre Apple sono avvelenate dallo schifo che buttano nella nostra terra.

  53. E’ vero la Apple qui da noi non sarebbe mai nata,io da piccolo imprenditore solo con le mie idee e pochi soldi ho vissuto e vivo una situazione simile ed ogni giorno penso che il gioco non valga la candela,piu’ ti dai da fare e piu’ arrivano “carocchie” e la cosa dei vigili e della finanza è verissima sono peggio dei camorristi almeno con loro un’accordo si trova la legge no non vuole sapere niente….cmq 30/40 anni fa quando è nata la Apple forse anche a Napoli poteva nascere allora le cose erano piu’ semplici almeno dal punto di vista legale e i governi di allora collaboravano o quantomeno non rompevano infatti all’epoca anche a Napoli nascevano diverse attività e si investiva di piu’…il problema è oggi con il governo attuale che se ne sbatte e va alle feste di compleanno in Russia a fare le marchette.

  54. antoniomenna :
    Hai ragione!
    Ho corretto.

    se proprio dobbiamo essere precisi, manco l’euro c’era 🙂 diciamo che è una trasposizione della storia di Jobs ai tempi nostri, magari coi tempi di allora qualcosina si riusciva anche a fare con le proprie gambe, ora ci hanno solo troncato le gambe. Che schifo di Stato.

  55. Verissimo. Sta succedendo la stessa cosa a me non a Napoli ma a Roma. Se nasci in Italia sei fregato rimani uno con un sogno nel cassetto. L’unico posto al mondo dove le tassi le paghi prima di guadagnare! Che Schifo! Questo paese è da vomito! Certo, se sei un extracomuntario, allra è tutto più facile

  56. ……pofondanda analisi della realtà imprenditoriale a Napoli….Complimenti per l’articolo

  57. errata corrige volevo scrivere profonda…credo s’intenda

  58. è semplicemente bellissimo….leggero’ qualche cosa di tuo e spero di trovarci la stessa intelligenza e eleganza con cui hai trattato questo pezzo di satira nostrana…

  59. Il post definitivo sullo slogan di Jobs.

  60. Tutto possible certo, è un’amara e anche un po ironica possibilità.
    Ma quello che dice SJ nel suo discorso a Stanford e soprattutto con l’esempio della sua vita è proprio l’opposto. Cosa ha fatto quando si è trovato senza soldi senza cibo e senza supporto dei genitori? Si è messo a scrivere un blog sui problemi della california o è rimasto focalizzato e determinato sul suo obiettivo? se ci credi davvero fino in fondo non devi mollare e soprattutto non devi ascoltare i qualunquisti che ti ripetono che non è possibile farcela in Italia, al sud, in provincia, se sei giovane ecc… Basta con le scuse, la situazione è questa, la conosciamo bene ormai, anzi passiamo il tempo a parlare dei soliti problemi, ma se vogliamo farcela con i nostri sogni qui in Italia, tiriamo fuori il coraggio, supportiamoci a vicenda e prendiamoci il nostro spazio! A qualunque costo.

  61. Incoraggio tutti quelli che pensano che siamo un paese ” di merda” compreso l’aspirante fondatore delpartito della gnocca a prendere il primo one way lowcost per gli stati uniti ed a fondare nuove promettenti imprese (nel 2011, non nel 1976!). Rimarremo in pochi ITALIANI e probabilmente risolveremo qualcuno dei problemi elencati. UN conto è la critica costruttiva altro è il dileggio inutile.

  62. mi dispiace ma non è vera la storia, non farmi il paragone ai giorni di oggi ma nel lontano 1976 che in italia si poteva di più

  63. ….è la dura verità di chi nasce e vive al Sud, nonostante io ami follemente la mia bellissima Napoli, non posso non dire che le cose stanno così, andare al Nord si può, ma ci vuole disponibilità economica ed i giovani d’ oggi sono costretti a fare “i garagisti”, un futuro al Sud è una utopia, e, attenzione, che il cancro della mafia, sta toccando anche il Nord Italia, perciò, in questo senso, sono pessimista.
    In Italia ci sono i “Steve Jobs”, ma, se vogliono raggiungere un successo importante, devono scappare via dall’ Italia, perchè quì, non si investe, ma si viene legalmente derubati economicamente e derubati, principalmente, dalle IDEE.
    Diceva E. De Filippo: “simme carn’ é maciello” (siamo carne da macellare).

  64. È tutto vero quello che hai scritto. Complimenti per il post 😀

  65. ma perchè, pensate che in una qualsiasi altra città italiana le cose sarebbero state differenti? l’unica cosa a cambiare sarebbe stato il dialetto del padre nel parlare al figlio! Sempre a puntare il dito su Napoli,,, sono il primo a voler andare via, ma dall’Italia! Mi irrita che Napoli venga descritta come città per antonomasia per ogni cosa negativa possa esserci.. Per chiunque preferisca limitarsi a denigrarla senza aprire gli occhi ed estendere il proprio disdegno all’italia tutta: Ipocriti!

  66. Bravo! Questa è un bella idea per un soggetto cimematografico magari sottointitolato : “Cronaca di una Mela da mangiare ma anche di una Torta da spartire.”

    Te la rubo un pochetto!
    Bravo davvero.

  67. Marco :
    se mi posso permettere…..scappare non è la soluzione. se uno tiene a cuore le sorti della propria terra,non scappa,ma resta e fa qualcosa per cambiare e migliorare le cose. capisco tutte le difficoltà,capisco che non c’è lavoro e spesso siamo costretti ad andarcene (per alcuni anni l’ho fatto anche io) ma se tutti scappiamo,soprattutto i migliori,che speranze potrà mai avere la nostra terra?
    è soprattutto questo che la rovina ,tutti dicono che non c’è speranza,fuitivenne,ecc. la speranza c’è sempre,siamo noi

  68. Semplicemente, stupendo ! .
    Sono dieci anni che io penso la stessa cosa e ci provo nello stesso modo ! e’ ora di andare via, e’ ora di lasciare cenere alle ceneri e cominciare a coltivare il proprio “orto” fuori da questa realta’ che “campa” solo di “pizza e mandolino” .
    Questa terra assorbe le energie e le idee dei “folli” senza produrre “ne’ fiori, ne’ frutti” .

  69. un post così reale… io ci sono passato con la mia azienda (ad arezzo.. non a Napoli, ma fa lo stesso)… credo che sia veramente un quadro completo di quello che succede in italia con l’imprenditoria “nuova”… se hai i soldi puoi avere i soldi.. se hai le idee… ti ci pulisci il c..o!

  70. Tristemente vero.Ma contestualizzarla a Napoli o in qualche altra città è la stessa cosa.E’ il sistema, la burocrazia che ti ammazza .E quella non è made in Naples bensì un cancro tutto italiota che spezza le gambe ai sogni e invita a fuggire.Non a caso tantissimi conoscenti con voglia di lavorare e idee vincenti sono sbarcati in USA e hanno fatto fortuna,chi a las vegas, chi a new York.Qui siamo “morti che camminano”cit . .

  71. Ricordiamo a coloro che parlano di Camorra mafia e facone e borsellino……questi due grandi li ha uccisi lo stato, mica la mafia….

  72. […] perchè merita! Articolo: Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli Posted in Dal Web Tagged Italia, Napoli, Steve Jobs | […]

  73. Essendo napoletano (emigrato volontariamente a Milano perché a Napoli non c’è più l’ecosistema che può reggere lo sviluppo) potrei darti ragione su molte cose, ma devo puntualizzare su alcuni deficit importanti segnalati nel tuo post che non sono solo campani, napoletani o meridionali, sono italici, e non possono essere cambiati se non con una profonda rivoluzione culturale che aiuterebbe gli innovatori ma avrebbe un impatto terribile sulla maggioranza della popolazione italica che in questo sistema si trova bene e anche benissimo.
    Prima di tutto Mike Markkula, colui che credette nel progetto di Steve&Steve, non era uno qualsiasi, ma il capo del marketing di due colossi dei semiconduttori quali la Fairchild e la Intel, uno così bravo che si era potuto ritirare dal lavoro grazie a stock option che lo avevano reso miliardario.
    Per cui, quando avuta la notizia da un certo Terrel – che già comprava i pc da Jobs e Woz – di quello che facevano, andò nel loro garage e aggiunse 91.000 dollari al capitale dei due, che era di soli 5.000, ottenendo 1/3 della proprietà della Apple.
    Inoltre, siccome lui era Mike Markkula cioè un miliardario, ottenne una linea di credito dalla Bank of America e, cosa importantissima, ritenendo che Steve &Steve fossero incapaci di condurre un’azienda (dove ci aveva messo i suoi denari), assunse Mike Scott – ex dirigente anziano di Fairchild – a dirigerla.
    Questa è la storia precisa (cfr. “Fire on the valley” di Freiberger e Swine) e questi sono gli elementi salienti: un’azienda nasce se ha un’idea e un capitale di rischio, cioè denaro che si può perdere, e perdere denaro non è un’attività bancaria, o almeno non lo è di una banca ordinaria. Il capitale di rischio è quello che mettono all’inizio i Venture Capitalist che da noi in pratica non esistono, e quelli che dicono di esserlo entrano solo quando l’azienda è avviata, inoltre hanno pochi soldi, solo 500 milioni per tutte le iniziative italiche, cioè miserie.
    Altro elemento importante è che chi vuole essere finanziato deve cedere parte della proprietà e accettare che qualcuno la diriga se lui non lo sa fare, e questo in Italia è una cosa che non accetta nessuno, e i pochi VC spessissimo non finanziano perché pretendono che chi ha l’idea abbia pure capacità manageriali (e magari pure di marketing e comunicazione) mentre il management dovrebbero metterlo loro.
    Altro elemento (che in Campania è diffusissimo anche a livello di aziende avviate) è l’idea che uno solo perché abbia un buon prodotto questo si debba vendere da solo, senza comunicazione, e quindi nei business plan non si mettono mai i soldi per PR, comunicazione e marketing, oltre a pensare ad assumere le persone che se ne occupino.
    Tanto per dare un’idea, all’inizio la forza di Apple è stata la comunicazione gestita da Regis MCKenna che fu l’unico – fra tutti quelli che producevano pc – a fare pagine pubblicitarie su Playboy il che provocò articoli su tutte le riviste nazionali.

    1. quoto e sottoscrivo.

    2. Quanto riportato da Roberto Marsicano in particolare “Altro elemento importante è che chi vuole essere finanziato deve cedere parte della proprietà e accettare che qualcuno la diriga se lui non lo sa fare, e questo in Italia è una cosa che non accetta nessuno, e i pochi VC spessissimo non finanziano perché pretendono che chi ha l’idea abbia pure capacità manageriali (e magari pure di marketing e comunicazione) mentre il management dovrebbero metterlo loro.” è assolutamente vero.Sono andato via da Napoli nel 1983 subito dopo il diploma e dopo 24 anni a Roma mi sono rimesso in gioco a 48 anni trasferendomi a Milano per espandere “un sogno nel cassetto”. Rimarra sempre il rammarico di aver lasciato la città della mia infanzia!

    3. come saggio di italiano o articolo di critica all’attuale sistema può anche passare… ma il commento del Sig. Marsicano è degno di essere la risposta più quotata per mettere le cose sul piano pratico. Con un buon investitore e la giusta campagna marketing le cose si fanno lo stesso … oggi come allora!

  74. L’ America è sempre stata la terra delle grandi opportunità, una diversa e lungimirante concezione delle possibilità e delle potenzialità, una fiducia maggiore nei giovani e un sistema burocratico probabilmente meno assillante per non dire meno “vampirizzante” ha dato la possibilità ai geni di emergere, di diventare qualcuno e soprattutto di creare cose, tecnologie che hanno cambiato il mondo. Nei garage americani sono nati i più grandi geni di vari campi, da Walt Disney a Steve Jobs…nei garage napoletani al massimo si tagliano le dosi di droga o si stipano le auto rubate, ma la colpa non è solo dei napoletani, fra i quali magari tanti Disney o Jobs ci saranno pure,la colpa maggiore è del “sistema Italia”che anzichè incoraggiare, motivare, aiutare e indirizzare i nuovi talenti, con la sua tremenda e illeggittima oppressione, li spinge a cercare “nuovi mondi”.

  75. Che tristezza….

  76. io ho visto 20 anni fa, a Pozzuoli, dei prototipi di mac mini e Imac realizzati dal centro ricerche della Olivetti. Ho in soffitta un mediacenter Olivetti mai entrato in produzione, risalente al 1990. Altro che Steve Jobs! Ovviamente é stato fatto di tutto perché fallisse…

  77. Purtroppo tutto questo è tristemente vero, io vivo alcune di queste cose sulla mia pelle e tocca solo andare via, ma non da Napoli, dall’Italia. Il sistema qui è tutto marcio e non si possono cambiare gli italiani(mi riferisco alla parte corrotta) non basta una sola vita. Quindi se avete un sogno il primo passo e andare via da questa terra… Io dico sempre che sono nato nella terra sbagliata… Comunque articolo stupendo fa molto riflettere

  78. Avatar maurizio de angelis
    maurizio de angelis

    Tutto tremendamente vero !!

  79. vipe :
    all’epoca c’erano gli ibm

    i pc IBM sono del 1981

  80. Avatar maurizio de angelis
    maurizio de angelis

    Bill Gates, ad una conferenza a Milano, raccontò: “Iniziai ad assemblare computer nel garage di mio zio. Fossi stato in Italia, mi avrebbero chiuso dopo tre giorni”.

  81. Dei tanti articoli che parlano di come sia difficile fare una startup in Italia questo è il più vero e deprimente.

    Ogni giorno vado a sbattere in nuovi motivi per espatriare, ma ancora non mi sono convinto a farlo, e probabilmente resterò qui a fare la scimmia da codice sottopagata

  82. vipe :
    Anche la seconda non sarebbe stata vera. All’epoca i fondi europei non esistevano, quindi….te ne andavi prima di fare tutto quel casino!

    i fondi per il sud esistono dalla fondazione della Casmez nel 1950 e con questi sono state finanziate tutte le aziende intorno a Pomezia, l’Alenia, la Fiat, l’Italsider e decine di migliaia di aziende da Ascoli Piceno fino a Reggio Calabria. Se non ci fossero stati i fondi nazionali e comunitari (di cui parte a fondo perduto) da Ascoli a Lecce non ci sarebbe nemmeno un capannone. wikipedia funziona.

  83. Il dramma è che si debba andare via dalla propria terra per fare qualcosa di serio, dramma nostro E di quelli che che vengono da noi per il loro fare. Non dimentichiamocene mai.
    Quella camorra che pure ti trova lavoro e la senti quindi non ostile, la politica di qua e di là che ci prende i voti e quindi per forza media con essa lo status quo, la Chiesa che benedice il tutto perchè i poteri forti sono e saranno sempre le restanti due gambe dell’associazione.. Andare via è un atto di coraggio, l’apice dei sentimenti di chi lo fa è e sarà sempre la propria terra. Responsabili sono i “signori” di cui sopra, colpevoli noi se non li conclamiamo tali a noi stessi e a tutte le persone della nostra vita.

  84. Quindi? Facciamo i bagagli e ce ne andiamo?

  85. antoniomenna :
    Sono d’accordo con te, Marco. Il fatto è che qui ci sono almeno tre fattori irrisolti che frenano tutto: la corruzione, la camorra, l’accesso al credito. Poi ce ne sono altri. Ma bastano questi per tenerti a terra.

    l’omertà della gente

  86. A meno che con i soldi del primo motorino non si fosse imbarcato su una nave cargo e se ne fosse andato a Mountan View…..
    Se nasci nel posto sbagliato E CI RESTI rimani con la fame e la pazzia… e niente più.

  87. Avatar Pasquale di Bari
    Pasquale di Bari

    Steve Jobs, credo di conoscerlo quanto basta, pur di continuare il suo sogno, avrebbe semplicemente cambiato posto e, credo, sarebbe tornato, forte di 350 miliardi di dollari di capitalizzazione, a dettare la sua legge. Non quella del più forte.
    Sono nato in meridione, vivo in meridione, lotto per il meridione ed ho capito una cosa banale: lamentarsi non serve a nessuno, neppure a se stessi.
    Pasquale di Bari (ex informatico)

  88. Che tristezza!!!! Comunque, fosse nato in provincia di Genova, Roma, Pescara, Torino, Milano, Firenze, Palermo….in ITALIA isomma. Sarebbe andata nello stesso modo. Forse avrebbe potuto solo salvarsi dal passaggio della camorra, ma non ne sono nemmeno tanto certo, perchè ormai è radicata in tutta ITALIA, in modi e forme differenti, ma c’è….esite. Invece per quanto rigurda le istituzioni “di merda” non cambia nulla….
    L’ITALIA è un sistema vecchio, malato, ferrugginoso, che ha maledettamente bisogno di essere oleato in ogni meccanismo. e la cosa che fà più male è che si debba pagare anche per ricevere servizi che, normalmente, sono dovuti…..chissà quando ci sveglieremo??!!

  89. ..è drammaticamente vero. di contro, penso che nemmeno la fininvest sarebbe mai nata se er berlusca fosse nato in somalia…. sono anomalie tutte italiane..

  90. Verissima….puoi sostituire il nome di Napoli con quello di qualsiasi città del centro-sud…anzi con quello di una qualsiasi città italiana!

  91. Condiviso su facebook. I tempi in cui “uno” poteva cambiare il mondo sono passati. Adesso per cambiare il mondo bisogna essere in “tanti”. Il problema italiano è proprio questo: la mentalità della gente non ti da sempre la possibilità di essere in tanti, specialmente al sud.

  92. Sempre vittime…. Facile fare le vittime per scusarsi di quello che non si è in grado di compiere.

  93. ciao Antonio, mi daresti il permesso di tradurre il tuo articolo in Inglese e pubblicarlo su Facebook? Ovviamente metterei il link al tuo blog. Vivo a Londra e mi farebbe piacere divulgarlo. Grazie. Federica.

    1. Certamente, grazie!

  94. Avatar 0cchidaorientale
    0cchidaorientale

    Ciao Antonio.
    Mi chiamo Giada e con tre amici curo Extravesuviana: un blog collettivo che raccoglie pensieri e racconti sulla provincia vesuviana http://extravesuviana.wordpress.com/
    Non sono qui per spammare ma per dirti che ci piacerebbe molto riportare il tuo post sul nostro blog. Speriamo che la cosa non ti disturbi.
    Saluti,
    Giada

    1. È un piacere, grazie!

      1. Avatar collettivoextravesuviana
        collettivoextravesuviana

        Eccolo qui, grazie mille 🙂

        Se Steve fosse nato in provincia di Napoli

        Qualora in futuro volessi inviarci qualcosa, ne saremmo felicissimi.
        A presto
        Giada

      2. Avatar collettivoextravesuviana
        collettivoextravesuviana

        Caro Antonio, il tuo racconto ci è piaciuto tanto ma abbiamo voluto immaginare per Stefano Lavori un altro futuro possibile.
        Eccolo: http://extravesuviana.wordpress.com/2011/10/13/laltra-storia-di-stefano-lavori/

        Attendiamo un tuo commento 🙂

  95. Mi chiamo Augusto Coppola. Sono il presidente di InnovAction Lab. Ho il mandato di un fondo di investimento di trovare idee nel sud Italia nel quale investire. Cerchiamo persone con un sogno e la capacità di realizzarlo. Niente burocrazia, nessuna consulenza di nessun tipo, nessuna garanzia bancaria. Sto cercando di mettere su un incontro a Napoli. Non è per nulla facile. Qualcuno una volta ha detto che nel sud Italia le persone non riconoscono un’opportunità neanche se questa si alza e gli molla un ceffone in pieno viso. Questa è un’opportunità. Vera. Se volete, maggior info su http://www.facebook.com/innovactionlab.

  96. Tutto vero. E queste difficoltà non riguardano ormai solo Napoli e il sud Italia, ma tutta Italia!

  97. Sarà pure vero, ma io voglio credere in me… sono della provincia di Napoli anche se sono nato a Torino. Chissà, magari davvero riuscirò a fare qualcosa in Italia, perchè non è la provincia che conta, è la situazione nazionale.

  98. Il mio cognome testimonia la mia provenienza ma sono 10 anni che vivo a Roma e non ho trovato tante differenze (qualcuno sarà sicuramente andato al BIC Lazio).
    Ovviamente Napoli è una parte per il tutto, questo post è tristemente vero.
    Se è vero che non serve lamentarsi è anche vero che nascere in certe condizioni è una bastonata psicologica non indifferente, quindi già la nascita di un’idea geniale potrebbe essere uno sforzo non indifferente. Metterci poi a corredo la ricerca dei finanziatori, nonostante la caparbietà, potrebbe uccidere chiunque secondo me.

  99. Un post talmente interessante che al Fatto Quotidiano hanno deciso di copiarlo.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/09/e-se-cupertino-fosse-stata-in-italia/

    1. per Antonio Menna:
      Ma hanno chiesto la tua autorizzazione? Non hanno neppure citato la fonte, nè l’autore!!!
      Mi sembra molto scorretto!

  100. triste realtà…ma verissimo!!! 😥

  101. Il racconto è totalmente fuori dalla realtà. La camorra sarebbe arrivata molto prima.

  102. Articolo geniale!! Però credo sia valido per tutta l’Italia purtroppo!!

    Pasquale di Bari :
    lamentarsi non serve a nessuno, neppure a se stessi.

    Non è che ci si lamenta, si guarda la realtà dei fatti…siamo tutti innamorati del nostro Paese, il problema secondo me è la mafia che sta alla base di tutti i meccanismi sociali, politici e della nostra burocrazia e che ci frena nelle nostre azioni!

  103. Questo articolo mi rende realmente triste e impotente, faccio parte del settore IT da ormai da più di 10 anni e leggendo queste righe mi sono rivisto in ogni momento e situazione. Tra mille peripezie sono riuscito a tirare fuori tanto ma con le lacrime agli occhi. Oggi bussano alla porta del mio ufficio ingegneri laureati che mi chiedono di lavorare anche gratis…. questo non è giusto… il nostro sistema reprime qualsiasi mente.. qualsiasi progetto. Penso che finirò per odiare questo paese.

  104. Ho conosciuto un sacco di ragazzi, a Napoli e provincia (sarà stato così in tutta Italia), che assemblavano pc nei loro garage senza che la finanza, la camorra o altri andassero a disturbarli. Con i soldi guadagnati compravano moto e vestiti. Nessuno di loro ha inventato nulla…ma senz’altro sarà colpa di Napoli…

  105. Avatar Daniele Ottaviano Quintavalle
    Daniele Ottaviano Quintavalle

    polytropos :
    l’accesso al credito può essere un aspetto da considerare. Il fatto, però, è che quando diciamo credito, noi napoletani pensiamo alle banche, anzi prima di tutto pensiamo al finanziamento pubblico, con l’ovvio corredo di intrallazzi e bustarelle. Jobs e Wozniak, invece, all’inizio sono stati finanziati essenzialmente da privati, per lo più ingegneri e tecnici con qualche soldo da parte, che hanno prestato loro ascolto, fiducia e quindi soldi. Ma in Campania? quelli che hanno i soldi sono abbastanza intelligenti e istruiti da riconoscere una buona idea e investirci? Il vero problema, dunque, è la completa mancanza di cultura dell’innovazione (e spesso di cultura tuot court) della nostra classe imprenditoriale, ammesso che ne esista una […] ma in pratica i soldi delle tasse non vanno all’innovazione e vengono fagocitati dai politici, non potrei rispondere altro che: è la democrazia, bellezza, quei politici ce li siamo scelti noi! […]

    Premettendo che non sono nè un professionista nè un imprenditore, ma solo uno studente della facoltà di economia con tanti progetti e sogni, credo che considerando le anticipazioni precedenti,Il problema principale è fornire una buona base di investimento privato e sopratutto di cultura a quanto pare. Le banche oramai sono finite, da questo punto di vista, il loro unico interesse è affacciarsi solo su finestre dei mercati dove speculare. Le iniziative del privato devono essere la soluzione, la creazione di un apparato imprenditoriale (anche piccolo all’inizio) credibile e che abbia forza sociale oltre che economica.
    Ad esempio il piccolo “softwerista” da garage potrebbe consorziarsi con altre persone e iniziare ad aprire finestre “pubblicitarie” d’innovazione insieme magari all’economista “da garage” che con prospetti e ipotesi d’investimento mostra il miglioramento competitivo dell’azienda, anche in pubblica piazza.
    Un esempio tipico: Resina, in provincia di napoli, se ogni domenica invece di vendere ferri vecchi si vendessero idee ci sarebbe molta più gente a finanziare questi progetti. Una sorta di esposizione autonoma con costi ridotti neanche eccessivamente pubblicizzato ma in zona strategica per la visione pubblica. Una cosa del genere suscita attenzione oltre a forza sociale e quindi successivamente economica.

  106. tutto vero…ma se al posto di lamentarci, facessimo qualcosa per dare un segno di cambiamento, le cose potrebbero andare nel verso giusto..vivo all’estero da 12 anni, la vera vita si trova fuori dall’italia..ci danno per falliti, e non hanno torto!

  107. Io sono d’accordo su tutto questo ed aggiungerei che in Italia la Apple non sarebbe mai nata, perche tutta l’italia è cosi….

  108. BISOGNA CAMBIARE MENTALITA’,PER POTER CAMBIARE LE COSE,OGNUNO DEVE CAMBIARE SE STESSO PER POTER CAMBIARE LE CIRCOSTANZE …L’AMBIENTE SOCIALE IN CUI VIVIAMO NAPOLI CAMBIA SOLO ATTRAVERSO I NAPOLETANI<3

  109. assolutamente e realisticamente vero…qua (ma direi nella maggior parte d’italia) se, Stay hungry, stay foolish…stay accis!…con tutto il rispetto per il grandissimo steve jobs.

  110. Ti sei dimenticato una parte:

    * Prendono un biglietto del treno Napoli – Milano. Costo: 60 euro.

    Fine dei problemi

  111. ANTIMO :
    BISOGNA CAMBIARE MENTALITA’,PER POTER CAMBIARE LE COSE,OGNUNO DEVE CAMBIARE SE STESSO PER POTER CAMBIARE LE CIRCOSTANZE …L’AMBIENTE SOCIALE IN CUI VIVIAMO ,NAPOLI CAMBIA SOLO ATTRAVERSO I NAPOLETANI<3

    1. questo è parlare…e te lo dice un siciliano

  112. Salve,

    mi chiamo Bruno Quartarano, ho 23 anni e vivo a Napoli.

    È proprio in questa città che ho avviato la mia attività libero professionale nel mese di Aprile 2010, attività che è cresciuta per poi diventare una società fondata a Gennaio 2011.

    Non sono laureato, mio padre è artigiano e mia madre casalinga.
    Mio padre non ci ha mai fatto mancare nulla ma il tutto sempre e solo con sacrifici di tutta la famiglia.

    Mi sono prima presentato per poi commentare e far comprendere il mio commento.

    Molti commenti sono a dir poco banali, altri completamente assurdi e alcuni da suicidio.
    Molti hanno parlato di difficoltà che nemmeno hanno mai affrontato, altri di camorra e altri ancora hanno definito questo post saggio.

    Nulla di tutto ciò è reale ed io ve lo dico per esperienza personale.
    Vorrei tanto capire cosa nella vita hanno fatto questi giovani che hanno commentato e quante cose realmente hanno provato.

    Io ci ho provato e per ora ci sto riuscendo.
    Lo scrittore di questo post ha scritto una “cosuccia” simpatica, fa molto sorridere però non deve essere assolutamente preso in considerazione dai giovani che voglio davvero provarci.

    Non vi dovete fermare mai, soprattutto se non ci avete nemmeno provato a causa della lettura di post simili.

    Invito chiunque a considerare bene ciò che intende scrivere, per ogni commento o post ci sono centinaia di giovani che non fanno altro che scoraggiarsi.

    Se volete realmente qualcosa dovete per lo meno provarci.

    1. Hai ragione, Bisogna provarci per poi fare commenti. Sei una persona coraggiosa e questo sicuramente ti aiuterá a continuare con il tuo sogno. Enrico

  113. che tristezza infinita…

  114. Bella analisi e aggiungerei che questi scenari possono essere estesi a tutta l’Italia non solo alla provincia di Napoli!

  115. Avatar Franco Camodeca
    Franco Camodeca

    Analisi spietata e drammaticamente realistica. Nulla da eccepire se non condividere parola per parola e virgola per virgola.

  116. Fra chi santifica Steve Jobs e chi lo sta pure maledicendo (sono molti di meno, ma ci sono), servivano parole e ragionamenti per mettere in pratica anche i consigli di SJ, vale a dire almeno quello di osservare con attenzione la realtà in cui ci si muove.
    Ottima analisi, Antonio: l’uso più bello dei sogni è di renderli concreti—e questo di certo sarebbe piaciuto a SJ…

  117. Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli, se ne sarebbe andato a cercare un garage in America.. questa storia è l’ennesima scusa per poter dire “non possiamo farci niente..” quando proprio ai napoletani stessi gli fa comodo avere li i delinquenti che fanno i loro comodi (e questo è ciò che mi ha detto un napoletano amico mio!) ..Jobs non sarebbe rimasto un minuto li 🙂

  118. tristemente vero… qui in sardegna sarebbe stata la stessa cosa, togliendo il pizzo e simili; forse anche al tanto “famoso” nord non sarebbe cambiato molto.

  119. Francesco :
    Ti faccio i complimenti per l’idea geniale …. La soluzione? Che stefano lavori se fosse stato davvero un genio avrebbe capito che la Apple a napoli non si può nemmeno pensare di creare, quindi siccome era furbo e affamato… Faceva la valigia e andava VIA! Come tutti quelli con un pó di testa !

    Assolutamente vero!

  120. hai ragione, e Roma è la stessa cosa…

  121. Io sono della provincia di salerno e ora vivo e lavoro a roma e ho una scuola privata, attività che in campania non mi avrebbero fatto svolgere, beh l’idea c’era, il coraggio di mandare a cagare tutte queste difficoltà di cui hai parlato e di andare via di casa c’era ed ecco qui che svolgo la mia attività.
    Se nasci a napoli e hai un’idea vai lontano da napoli, sicuro la realizzerai

  122. Bel pezzo.

    Anche se ora sto pensando a come sarebbe avere un iPhone made in Napoli. Ficata.

  123. Avatar angelolanfranco@yahoo.it
    angelolanfranco@yahoo.it

    avevo gia programmato un cambio nel lavoro, pensavo di salire gradualmente la china, da una piccola agenzia ad una media agenzia per poi fare il salto di qualità tra due o tre anni. Questa proposta è arrivata in modo inaspettato, è un salto increidbile, e me la vivrò fino in fondo, dando il massimo. Andando via da Napoli ho scoperto la meritocrazia e se mi hanno scelto e puntano su di me come key account italia, vuol dire che ho le palle giuste per svolgere questa mansione, io la palla la stoppo di petto e la metto nel sette. Il fatto che non ho moglie ne figli, mi agevola anche nelle scelte piu estreme. Sono innamorato ed appassionato del mio lavoro, sono ambizioso e affamato di successo e abbastanza folle da raccogliere questa nuova sfida. Chi mi conosce punta su di me, cavallo di razza vincente!

  124. Sinceramente questo articolo e’ pieno di luoghi comuni, non capisco perchè tirare in ballo Napoli e la camorra per raccontare un sistema che e’ italiano e non solo napoletano….ma si sa, Napoli fa folklore e fa più effetto, se lo ambienti a Roma o Milano non hai lo stesso risultato.

  125. siccome a Napoli nessuno paga le tasse e la finanza è mafia avresti dovuto scrivere che passavano a chiedere il pizzo!

  126. Bruno….sei una mosca BIANCAAAAAA!!!!

    1. finalmente qualcuno che ragiona dalla radice.

  127. I miei complimenti per l’articolo.
    Racconta quasi alla perfezione una storia tutta italiana, una realtà che nel nostro paese va delineandosi sempre più in ogni regione.
    Tristemente vero.

  128. Francesco: a parte il fatto che jobs non ha creato nessun componente per il p.c., quindi l’articolo è tutto sbagliato dal punto di vista tecnologico, ma jobs è grande perchè ha inventato un software con cui ha personalizzato il suo hardware. innovativo si ma con tanta buona cazzimma come tutti gli imprenditori visionari. cmq se stava nella provincia di napoli avrebbe fatto una mega fabbrica di camicie apple che avrebbe venduto a tutto il mondo.

  129. Quest’articolo non ha senso. Se vuoi mettere in rilievo quello che succede a Napoli, fallo a prescindere da Steve Jobs. La Silicon Valley è stata l’inizio di tutto perchè c’erano gli informatici. A Napoli no.

  130. sottoscrivo in pieno.
    in Italia è il sistema che è “fool” e non gli imprenditori che non sono abbastanza foolish.

    Non ho il minimo dubbio che il primo gesto di Stefano Lavori sarebbe stato andarsene in California, here we come!

  131. Un giorno spero di tornare a napoli

  132. mi piace perchè all’inizio temevo fose una lagna, ma leggendo vedi che è tutto ben circostanziato..ed è ben vero che perfino il passaggio più pulito e moderno, e lineare, della faccenda – l’accesso ai finanziamenti comunitari – è in realtà bacato da una non-logica che non aiuta affatto l’impresa, lo sviluppo industriale e commerciale di idee innovative da parte di chi non dispone di capitali di famiglia. figurarsi tutta la sequela di “apparamenti” e magari “i ragazzi in galera” da foraggiare. Desolante, ma molto vero.

  133. Qualunquismo spicciolo.

  134. Semplicemente geniale.

  135. Ci manca il pezzo che loro vanno a chiedere i soldi a qualche industriale, che in realtà poi è un usuraio, che prima gli fa fare la cosa, poi gli si mangia i primi gudagni, poi però i soldi prestati hanno un interesse superiore ai guadagni. Loro non possono pagare e lui gli fa mandare un messaggio: al suo amico Vozzini gli spezzano le gambe. Il messaggio è stato mandato. I due per rimediare i soldi sono costretti ad inventarsi qualcosa. I soldi da restituire sono tanti e il tempo è poco. Chiedendo un po’ in giro, capiscono che l’unica soluzione è fare una rapina. I due si devono appoggiare a qualcuno, perchè criminali non sono e, questi, gli propone di andare con loro a rapinare un magazzino di elettrodomestici. I tre partono e compiono l’impresa però, durante il furto, vengono scoperti da una guardia giurata, che fa la ronda notturna per alzare qualche soldo in più con gli straordinari e far sbarcare il lunario alla sua famiglia numerosa. Egli intima loro di fermarsi, ma il criminale inizia una sparatoria. La guardia, in pieda adrenalina, risponde al fuoco e colpisce a morte Vozzini, che si accascia a terra. Questa volta però è il turno di del criminale che lo fredda con un paio di colpi al petto. Stefano Lavori e la sua malaugurata compagnia fuggono. Stefano è irrimediabilmente fregato. E’ un criminale adesso, complice di un omicidio, con un amico morto sulla coscienza e legato per sempre ad un mondo che gli chiederà sempre di più, per ripagare il debito della sua genialità. Finirà un giorno, o in galera, o morto ammazzato.

  136. CERTAMENTE è MOLTO PIù DIFFICILE APRIRE UN’ATTIVITà DI QUESTO TIPO A nAPOLI E IN ITALIA … MA NON CADIAMO NEL VITTIMISMO, GIOVANI NAPOLETANI DI SUCCESSO CE NE SONO, SE NON RIESCONO NELLA PROPRIA CITTà, SI SPOSTANO ALTROVE… TENETE PRESENTE CHE DI GENI COME JOBS NON CE NE SONO MOLTI, UN IDEA COME LA LORO AVREBBE FATTO SUCCESSO ANCHE NEL NOSTRO PAESE PERCHè UNICA…

  137. Io e dei miei colleghi universitari nel lontano 2005 avevamo in mente di metterci in società, sempre nel settore IT. Per un po’ di mesi abbiamo in un laboratorio della nostra università, Io con borsa di studio di dottorato, loro come collaboratori. Abbiamo presentato il nostro lavoro non solo in ambienti accademici ma abbiamo avuto la possibilità di mostrare il nostro operato anche ad altre aziende e al pubblico avendo a disposizione uno stand gratuito allo smau. Molte persone rimasero soprese dalla nostro lavoro, era molto innovativo… ricevemmo persiono i complimenti da dirigenti della ibm e una proposta di partnership con Intel!. Decidemmo quindi di metterci in società. Parlando con un commercialista salto’ fuori che anche la piu’ semplice delle societa’ aveva costi proibitivi per noi (si parlava di un esborso di 3000 euro a testa solo per avviare una posizione inps, per non parlare del resto). C’era all’epoca la possibilita’ di aprire una impresa startup usando attrezzature e locali dell’universita’ per i primi 2 anni ma ben presto ci fecero capire che ottenere questa agevolazione avrebbe richiesto diversi anni e diverse “conoscenze”. Magari avremmo potuto tenere duro e andare avanti, ma decidemmo di chiudere lì la faccenda… e qualcosa mi fa pensare che fu la giusta decisione. Ora lavoro in uk presso una societa’ it ed ho uno stipendio che in italia sarebbe considerato da sogno ma che qui e’ piuttosto normale… e semmai un giorno volessi provare ad avviare una mia attivita’, lo farei certamente qui.

    1. Storia tristemente vera e da manuale; della serie c.v.d. (come volevasi dimostrare)
      Ma almeno, a differenza di quanto accaduto al povero Stefano Lavori, nel tuo racconto c’è il lieto fine 😀
      Auguri!

  138. […] può fare un innovatore in Italia, precisamente e Napoli? Ben poco, come ha spiegato Antonio Menna, che ha riscritto la storia di Steve Jobs e della Apple cambiando una semplice variabile: la […]

  139. complimenti per il racconto…

  140. Invece che Napoli fareste meglio a scrivere ITALIA, questo tentativo di circoscrivere il marcio solo a Napoli è da ingenui con scarso senso della realtà che ragiona per stereotipi di comodo senza rendersi conto che il resto del paese fa altrettanto schifo se non peggio. A volte pare che lo fate apposta a scordarvi che Napoli è (purtroppo) Italia e che ve ne ricordate solo quando c’è da fare esempi negativi come se fosse lo specchio del malessere italiano oppure quando c’è da mandare giù la monnezza delle industrie del nord avvelenando i cittadini napoletani e disprezzarli poi perchè hanno il problema della monnezza. Poi però non ne parla nessuno dei gruppi di cittadini napoletani giovani e anziani, come ad esempio Friarielli Ribelli o CleaNap, che si puliscono la città DA SOLI senza chiedere una lira allo Stato Italiano. Quindi, da quanto c’è scritto nell’articoletto, è lo STATO Italiano a impedire a “Stefano Lavori” di sviluppare la sua impresa, non Napoli, non mi piace affatto che l’esempio venga fatto sulla mia città. E’ lo stato italiano il titolare di carabinieri, finanza, vigili urbani, regione, notai ecc ecc ecc presenti nella storiella ed è titolare anche della CAMORRA: credete davvero che la camorra e le altre mafie possano esistere senza il benestare dello STATO? questo paese l’hanno fatto con le mafie e continuano a farlo con le mafie, basta dare un’occhiata a chi è il nostro premier: un milanese mafioso con decine di processi a carico e amici già condannati per mafia, corruzione e altri reati assurdi per delle cariche istituzionali. E poi mi parlate di Napoli come fosse l’unico far west del paese… Ma fatelo su Milano 2 il raccontino di “Stefano Lavori”, non lo fate a Napoli, magari riuscite anche a essere originali una volta tanto. Infine è anche abbastanza squallido cavalcare l’onda di attrazione mediatica della morte di Steve Jobs e servirsene solo per mettere in cattiva luce Napoli per l’ennesima mortificazione. A me, personalmente, non me ne frega niente che il povero Steve Jobs se fosse nato a Napoli non ce l’avrebbe fatta a fare la Apple, non bisogna essere Steve Jobs per fare di questo fatto una cosa eclatante, basta essere un laureato come tanti che in ITALIA e non solo a Napoli non troverà mai un lavoro decente per colpa della politica mafiosa e nordista (un esempio: la Lega, uno dei maggiori partiti italioti, è separatista, razzista, nordista, ignorante e anticostituzionale) e che ben presto raggiungerà gli altri suoi 70000 colleghi che ogni anno vanno a cercare fortuna e lavoro all’estero. Fatelo su questo l’articolo e vedete che ne esce fuori, non sulle solite comode illazioni sulla corruzione di Napoli che ormai avete fatto diventare proverbiale. Scusate, ma ne ho le palle piene.

    1. Non mi sembra che l’articolo parli di Napoli in modo da darle una connotazione negativa, anzi da molti commenti si può leggere che al posto di Napoli ci potrebbe essere stata qualsiasi altra città italiana e non sarebbe cambiato granchè. Ma dare la colpa alla lega mi sembra una cavolata enorme, come se la lega e politiche simili comandassero l’Italia.

  141. ed occorre aggiungere che a Napoli , avrebbero svaligiato il deposito almeno 2 o 3 volte l’anno…….comunque complimenti per l’articolo……

  142. preferisco crepare piuttosto che dare i soldi alla mafia o per gonfiare la corruzione, dovete capire che questo sistema l’abbiamo permesso noi cittadini! svegliamoci cazzo!

  143. Avatar Giurista prossimamente disoccupata
    Giurista prossimamente disoccupata

    Sono rimasta assolutamente indignata nel leggere tra i commenti “il vero coraggio è di chi resta”.
    Forse si, in effetti ci vuole coraggio per restare a Napoli: non appena si scende a Garibaldi ti ritrovi davanti il biglietto da visita di una città che è stata ritenuta una delle più belle al mondo, le cui stradine del centro storico sono patrimonio dell’UNESCO, ma lo spettacolo a cui siamo costretti ad assistere è inimmaginabile e indescrivibile. Ma non sono qui per descrivervi le recenti evoluzioni della mia città, credo siano più che note.

    Nella mia vita ho sempre avuto le idee chiare, soprattutto quando cinque anni fa mi sono iscritta alla facoltà di giurisprudenza della Federico II. Ma all’epoca ancora non mi ero resa conto del panorama che mi si prospettava; ne sto prendendo atto da poco, mancano tre esami alla laurea e tutti i miei sogni, tutti i miei entusiasmi si sono a poco a poco affievoliti. Adesso sono prossimi allo zero.
    Sono fidanzata felicemente da qualche anno con un ragazzo diplomato, lavoratore e volenteroso, che tuttavia stenta a trovare un lavoro decente, nonostante sia molto attivo nell’inviare telematicamente e portare personalmente curriculum presso aziende d’ogni sorta. Allo stato attuale fa il cameriere presso un bar e guadagna 35€/giorno, gli orari sono dalle 16 fino alla chiusura (che nel week end è all’incirca verso le 3, le 4 di notte).
    Ora, dato che io con questa persona ho deciso di costruire un futuro e una famiglia, mi dite voi come possiamo pensare, restando qui, anche solo di sposarci, fare dei figli, avere una casa, una certezza economica?!?!?!? Inoltre, sono la classica figlia di “nessuno” (così come i “figli di…” normalmente chiamano quelli come me) e senza fare demagogia, siamo chiari e sinceri: la corruzione è ovunque, all’università come nel mondo del lavoro e più che mai nella politica.
    E allora vi domando: una cittadina onesta, insoddisfatta delle prospettive che si apriranno una volta conseguita la laurea (ma anche un diploma) cosa resta a fare qui al sud, o meglio in Italia? Dove la nostra classe politica è ormai ridotta ad essere lo specchio di quello che siamo diventati noi tutti: viviamo e siamo un sistema basato sulle bustarelle, sulle conoscenze, burocrazia infinita e tassazione alle imprese che è qualcosa di allucinante (rispetto alla media europea il dato è del 50% in più di oneri fiscali e burocratici per aprire un’attività). Niente incentivi, niente sicurezza economica, famiglie che non arrivano a fine mese.
    Quel che è certo è che la colpa è in primis nostra, dopotutto persino per una multa per divieto di sosta sfogliamo la rubrica.
    La mia valigia è già pronta. Niente più mi lega in questo posto e se i miei genitori hanno fatto il sacrificio di farmi studiare e mantenermi fino a 23 anni è semplicemente perchè si augurano che io possa fare e riuscire meglio di loro (che non hanno avuto i mezzi e le opportunità), anche se questo comporta andare via dal contesto familiare e dal mio paese.
    Sarebbe uno schiaffo ai loro sacrifici rimanere qui e (tanto per dirne una) essere una delle tante precarie disoccupate che (magari pure laureate) sono costrette a lavorare per 3,50€/h (quando va bene) in uno dei tanti call center.
    Svegliatevi! Stanno calpestando, riducendo all’osso (se non annullando completamente) i nostri sacrosanti diritti!
    Restare? E a pro di che? Lottare?? E appoggiati da chi? Soli… siamo abbandonati ognuno a se stesso… E la storia lo dimostra: siamo l’unico popolo che non ha conosciuto rivoluzioni… E meno che mai le avremo adesso, che sono tutti occupati a stare stravaccati sul divano di Poltrone&sofà davanti a uno schermo ultrapiatto di ultima generazione sintonizzato sul telegiornale ad assorbire false informazioni e farsi convincere che va tutto bene.

    …forse è vero che bisognerebbe radere al suolo il nostro paese per far ricominciare tutto e tutti col piede e la mentalità giusta!

    1. Cara giurista, è triste che una ragazza di 23 anni sia cosi pessimista,ma è anche vero che quello che dici rispecchia la realtà di Napoli e dell’Italia in senso lato.Ho qualche anno più di te e sono un professionista in quello che faccio, ma trovo molto difficile, se non impossibile realizzarmi qui (Napoli), dove gli ostacoli per i figli di ‘nessuno’ sono giganteschi. Ti auguro tanta fortuna, come la auguro a me e a tutti quelli che ci stanno provando…

  144. é sicuramente vero tutto cio…
    Ma io credo che steve jobs nn sarebbe potuto nascere nemmeno a milano

  145. hai dimenticato un fattore.. se stefano fosse riuscito nell’impresa, il logo non sarebbe stata una mela, ma una pummarola..

  146. tutto vero ma…..se Steve fosse nato in provincia di Napoli, sarebbe stato ancora + geniale,avrebbe l’ energia che solo il sole di Napoli ti da, e gli anticorpi per difendersi da tt quello che hai raccontato!!!! oppure sarebbe stato un delinquente…. delle 2 l’ una …. ma la seconda …numericamente è infinitamente meno probabile!!!!!

  147. my best compliments , dear Antonio ! some people aren’t used to an environment where excellence is expected ; goodbye !

    ciro iuorno , m.d.

  148. Oppure tenere gli occhi aperti e piantare i pomodori dove crescono bene i pomodori e le aziende hi-tech dove crescono bene le aziende hi-tech, mettendo da parte Napoli, Roma, Milan e Juve per un po’, staccandoci dalla gonna di mammà o dai pantaloni di babbo, viaggiando per imparare e provare a colmare le differenze.
    Ah, un’altra cosa che noi italiani facciamo bene è parlare, parlare, parlare: siamo i maggiori esperti di praticamente tutto lo scibile…

  149. Avatar Maria Rosaria Marchetti
    Maria Rosaria Marchetti

    BRAVI RAGAZZI, DENUNCIATE, e dite basta a questi bastardi! I talenti siete voi e dicono che se ne vanno i cervelli! Ma che faccia di c….certo che se ne vanno se non li aiutano! Costringono la gente a chiedere l’elemosina per tenerli sottomessi pezzi di m… vigliacchi, ladri. Leggete quello che diciamo e andatevene al diavolo voi vi fa paura o pensate che la fate franca anche con questa?

  150. verissimo, ma camorra a parte, succederebbe la stessa cosa in tutte le zone di d’italia, non solo a napoli

  151. ahahahahahahah non riesco a non ridere ma sono abbastanza d’accordo. Credo comunque che l’approccio mentale sia fondamentale, almeno per chi vuole rimanere dalle nostre parti. Sono sicuro che la Apple non sarebbe potuta mai nascere nel “napoletano” ma forse con un entusiasmo differente si potrebbe realizzare comunque qualcosa invece di fare sempre gli impiegati, magari comunali così stai sicuro. Non ci si richiede di metter su un impero di miliardi di dollari più potente dell’Eni, ma solo di metter su un po’ di attività economiche innovative quanto basta. Siamo troppo indietro per pensare alla Apple ed in realtà è difficile trovare in giro dei geni come Jobs. Da noi l’innovazione sta nella testa oltre che nella tecnica e fare innovazione a volte può essere una necessità proprio in contesti sottosviluppati come quelli della cosiddetta “zona convergenza” europea. E’ la forza della disperazione, l’ambizione, la voglia di rivalsa, la sfida. Chi vuole può anche morire per la propria causa senza volere necessariamente che il suo genio sia riconosciuto da rai1 e canale5. Quelli che vogliono i riconoscimenti ,si, forse devono proprio andar via.

  152. … bel racconto, TRISTEMENTE VERO nella nostra realtà, ma se un giorno dovessi scoprire di essere nata madre di uno “STEVE JOBS”, farò di tutto per fare in modo che nessuno gli tappi le ali…

    1. clapt clapt calpt chapeaux! 😀

  153. Che amara verità… Io sono nata a Napoli… forse meglio dire in Italia.. perché purtroppo -camorra a parte- (che poi è intrecciata comunque con tutta la penisola) credo che questa realtà sia comune per tutti i giovani italiani… Come ha suggerito qualcuno Stefano Lavori avrebbe fatto meglio ad andar via… però ci vuol coraggio anche a restare…

  154. Avatar Valentina Chisari
    Valentina Chisari

    In Italia della mela sarebbe rimasta solo il torsolo se con tutto il magna magna non si mangiavano pure quello

  155. […] Se Steve fosse nato a Napoli nel blog si fa riferimento a Napoli ma il discorso vale per tutta l' Italia […]

  156. hai pienamente ragione , ma non capisco dove vuoi arrivare …si sa che a napoli come nel resto di italia la apple non sarebbe mai nata cosi come la microsoft ecc ecc ….ma questo non toglie che steve jobs è un genio , e buon per lui e per noi che è nato in california , altrimenti oggi stavamo ancora con le macchine da scrivere ….

    1. esagerato! se non c’era lui c’era un altro… anche se ti consiglierei di leggere questo http://www.kataweb.it/tvzap/2011/06/23/quando-olivetti-invento-il-pc-storia-di-unoccasione-mancata-226563/

  157. Vorrei che ti sbagliassi, ma come darti torto?

  158. E sarebbero finiti a produrre schede pirata per vedere Sky…

  159. mah, devo dire che questa volta non sono d’accordo. non che non sia un’analisi giusta, però la genialità di jobs credo che in altri contesti -certo- abbia dovuto scalzarsi da situazioni ingartbugliate anche più di queste, penso a quando è uscito e rientrto nella sua società, alla gente che licenziava via sms, insomma non credo che sia solo stato un genio creativo, ma anche un uomo dotato di straordinaria tenacia. perciò mi piace pensare che se fosse nato a napoli avrebbe trovato un modo inusuale di non mollare e riuscire dove tutti hanno fallito.

  160. Giurista prossimamente disoccupata :
    Sono rimasta assolutamente indignata nel leggere tra i commenti “il vero coraggio è di chi resta”.
    Forse si, in effetti ci vuole coraggio per restare a Napoli: non appena si scende a Garibaldi ti ritrovi davanti il biglietto da visita di una città che è stata ritenuta una delle più belle al mondo, le cui stradine del centro storico sono patrimonio dell’UNESCO, ma lo spettacolo a cui siamo costretti ad assistere è inimmaginabile e indescrivibile. Ma non sono qui per descrivervi le recenti evoluzioni della mia città, credo siano più che note.
    Nella mia vita ho sempre avuto le idee chiare, soprattutto quando cinque anni fa mi sono iscritta alla facoltà di giurisprudenza della Federico II. Ma all’epoca ancora non mi ero resa conto del panorama che mi si prospettava; ne sto prendendo atto da poco, mancano tre esami alla laurea e tutti i miei sogni, tutti i miei entusiasmi si sono a poco a poco affievoliti. Adesso sono prossimi allo zero.
    Sono fidanzata felicemente da qualche anno con un ragazzo diplomato, lavoratore e volenteroso, che tuttavia stenta a trovare un lavoro decente, nonostante sia molto attivo nell’inviare telematicamente e portare personalmente curriculum presso aziende d’ogni sorta. Allo stato attuale fa il cameriere presso un bar e guadagna 35€/giorno, gli orari sono dalle 16 fino alla chiusura (che nel week end è all’incirca verso le 3, le 4 di notte).
    Ora, dato che io con questa persona ho deciso di costruire un futuro e una famiglia, mi dite voi come possiamo pensare, restando qui, anche solo di sposarci, fare dei figli, avere una casa, una certezza economica?!?!?!? Inoltre, sono la classica figlia di “nessuno” (così come i “figli di…” normalmente chiamano quelli come me) e senza fare demagogia, siamo chiari e sinceri: la corruzione è ovunque, all’università come nel mondo del lavoro e più che mai nella politica.
    E allora vi domando: una cittadina onesta, insoddisfatta delle prospettive che si apriranno una volta conseguita la laurea (ma anche un diploma) cosa resta a fare qui al sud, o meglio in Italia? Dove la nostra classe politica è ormai ridotta ad essere lo specchio di quello che siamo diventati noi tutti: viviamo e siamo un sistema basato sulle bustarelle, sulle conoscenze, burocrazia infinita e tassazione alle imprese che è qualcosa di allucinante (rispetto alla media europea il dato è del 50% in più di oneri fiscali e burocratici per aprire un’attività). Niente incentivi, niente sicurezza economica, famiglie che non arrivano a fine mese.
    Quel che è certo è che la colpa è in primis nostra, dopotutto persino per una multa per divieto di sosta sfogliamo la rubrica.
    La mia valigia è già pronta. Niente più mi lega in questo posto e se i miei genitori hanno fatto il sacrificio di farmi studiare e mantenermi fino a 23 anni è semplicemente perchè si augurano che io possa fare e riuscire meglio di loro (che non hanno avuto i mezzi e le opportunità), anche se questo comporta andare via dal contesto familiare e dal mio paese.
    Sarebbe uno schiaffo ai loro sacrifici rimanere qui e (tanto per dirne una) essere una delle tante precarie disoccupate che (magari pure laureate) sono costrette a lavorare per 3,50€/h (quando va bene) in uno dei tanti call center.
    Svegliatevi! Stanno calpestando, riducendo all’osso (se non annullando completamente) i nostri sacrosanti diritti!
    Restare? E a pro di che? Lottare?? E appoggiati da chi? Soli… siamo abbandonati ognuno a se stesso… E la storia lo dimostra: siamo l’unico popolo che non ha conosciuto rivoluzioni… E meno che mai le avremo adesso, che sono tutti occupati a stare stravaccati sul divano di Poltrone&sofà davanti a uno schermo ultrapiatto di ultima generazione sintonizzato sul telegiornale ad assorbire false informazioni e farsi convincere che va tutto bene.
    …forse è vero che bisognerebbe radere al suolo il nostro paese per far ricominciare tutto e tutti col piede e la mentalità giusta!

    Tutto vero, ma non solo a Napoli. Ormai tutta l’Italia è così.
    Vai, vai ovunque tu possa vivere con dignità. Io a suo tempo, pur avendone l’occasione non l’ho fatto e ora vivo bene (finchè dura). Capisco quindi chi parte e anche chi resta.
    Buona fortuna

  161. […] dicevo in un altro topic, ho appena letto questo blog e mi sono depresso: https://antoniomenna.wordpress.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-provincia-di-napoli/ Parole sante, che […]

  162. amarissimo ma impossibile da contraddire, complimenti per il post!

  163. Stefano Lavori, se fosse stato il vero Steve Jobs. Ci sarebbe riuscito uguale. Perché con quello che hai scritto qui, hai fatto capire che non ci credevi davvero. Non pensare che Steve Jobs non abbia trovato nessuna difficoltà.. Perché sono sicuro che non è così.. Per ogni cosa c’è un momento nel quale pensi di non poter più andare avanti.. Ma la vera genialità che distingue noi, persone semplici e normali, da persone come Steve Jobs è il riuscire a superare quei momenti e andare avanti.. “Solo coloro che sono talmente folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero.” http://bit.ly/rr2w2Y

  164. E, ultima cosa, chi pensa di non poter riuscire in un impresa come quella di Steve Jobs. Non ci riuscirà mai, ma solo per colpa sua. Ha già perso in partenza.. Non so se mi spiego..

  165. Sarà vero, ma neanche negli USA di oggi ci sarebbero riusciti…

  166. Ho appena letto questa storia alla mia ragazza (lei ha un progetto importante e geniale che vorrebbe realizzare); appena finita la guardo, è commossa, non sono riuscito a dirle una parola….che tristezza…..

  167. Atrocemente vero.

  168. Nascerai pure nel posto sbagliato, ma credo che se uno ha abbastanza forza e pazzia riesce a fare qualcosa. Andare via, per esempio? Tirare un po’ come garagisti e ricominciare?
    Non mi sembrano troppo folli, ‘sti due. Altrimenti non si sarebbero arresi.

    Chiamami illusa, se vuoi.

  169. 1) PARLIAMO DI 30/40 ANNI Fà, DOVE TUTTO IL MONDO CRESCEVA.
    2) OGGI GLI U.S.A. STANNO PEGGIO DI NOI CON I CARICHI FISCALI.
    3) SICCOME POTEVA ACCADERE A NAPOLI, L’UNICA COSA CHE CAMBIAVA ERA CHE LA MELA ERA “ANNURCA” QUINDI PURE PIù BUONA!!

  170. Bravo hai descritto perfettamente una verità amara; purtroppo non solo a Napoli i sogni rimangono nel cassetto ma in tutto il meridione e forse, ai nostri giorni in tutto il Paese.Solo la riscossa di chi, proprio malgrado, si sente espulso potrà dare speranza al futuro.

  171. verissimo … ma molte pratiche sono dure proprio in italia … si a napoli c’è un problema economico da risolvere con la camorra … ma dall’altra parte c’è la possibilità di scendere a patti con i vigili, la finanza, l’Inps, l’ispettorato del lavoro, l’ufficio tecnico del Comune, i vigili sanitari che essendo umani anche loro e ti appoggerebbero nei limiti delle loro possibilità, cosa che credo nel resto dell’italia … nn succede perchè nessuno vuole aiutare dei ragazzi che cercano di fare fortuna … questa è l’italia che ci stanno lasciando

  172. Avete dimenticato la parte dove date tutta la colpa ai Savoia.

  173. Concordo con quanto enunciato nel post, e comunque non se ne può più di questo fare santi tutti quelli coi milioni e l’esposizione mediatica che passano a miglior vita. Io ho scritto questo post http://www.brillantelaureatooffresi.com/2011/10/isad-pensiero-su-jobs-e-i-guru-20.html date un occhio se vi va.

    Mattia
    Brillante laureato offresi

  174. Triste, ma vero….povera Napoli mia……..

  175. Ciao,
    ho letto un pò questo che hai scritto… sembra (con le dovute proporzioni, ovviamente, non sono nemmeno l’unghia di Steve Jobs) la mia storia finora, con la differenza che non ho nemmeno il garage quindi devo pagare anche l’affitto!

  176. Complimenti!!
    Fa rabbia riconoscere che è tutto vero!!

  177. se fosse successo oggi… ma se fosse successo 40 anni fa nn sono del tutto sicura che sarebbe andata così… dai su!!

  178. dai su… adesso nn esageriamo… fosse successo oggi forse sarebbe anche andata così, ma 40 anni fa le cose non erano proprio così incasinate dai!! non siamo sempre disfattiste!!

  179. Bello, divertente e amaro al contempo. Complimentissimi.

  180. Caro Antonio, magari c’hai azzeccato, il suo vero nome era Stefano Lavori, ed e’ dovuto scappare da Napolòi prprio per le ragioni che hai menzionato, ha dovuto cambiare nome perche’ ricercato dalla camorra….e finisce che tutte le cose buone ed i cervelli buoni si trasferiscono in america. Ma sai che c’e’ una storia quasi verosimile?…non so se ricordi il LEMON, un computer inventato da 2 italiani, identico all’ APPLE?….poi finito nel dimenticatoio…..

  181. Avatar Napoletana Senza Speranza
    Napoletana Senza Speranza

    Marco :
    se mi posso permettere…..scappare non è la soluzione. se uno tiene a cuore le sorti della propria terra,non scappa,ma resta e fa qualcosa per cambiare e migliorare le cose. capisco tutte le difficoltà,capisco che non c’è lavoro e spesso siamo costretti ad andarcene (per alcuni anni l’ho fatto anche io) ma se tutti scappiamo,soprattutto i migliori,che speranze potrà mai avere la nostra terra?
    è soprattutto questo che la rovina ,tutti dicono che non c’è speranza,fuitivenne,ecc. la speranza c’è sempre,siamo noi

    certo marco. risolvi prima il problema camorra, evasione fiscale e corruzione e poi ne riparliamo! nel frattempo io me ne vado altrove a sentirmi realizzata veramente!

  182. l’unica cosa vera e dannosa è la comorra,tutto il resto che hai scritto non ha senso;per te le banche ti dovrebbero regalare i soldi,non dovresti pagare le tasse e neanche il commercialista,che lavori in un posto non a norma è colpa di chi controlla e non tuo….bah

  183. Sacrosanta verità, ma nn solo nel napoletano, cosí anche a foggia… Posto giusto é la cosa principale.

  184. amedeopugliese :
    Antonio, la disgrazia più grande è che pure se hai il ‘coraggio’ di andartene, perchè il cassetto non lo vuoi chiudere e il sogno lo vuoi realizzare, poi passi i tuoi giorni a roderti il fegato a pensare cos’hai fatto di male per essere costretto all’autoespulsione. Perchè in fondo scopri che il cassetto con il sogno sta dentro a un altro cassetto che contiente il sogno di poter realizzare il sogno a casa tua.

    Questo concetto è da manuale della tristezza Italiana. Riassume tutto quello che la nostra generazione sta perdendo, L’Italia non è più nostra, noi non siamo più l’Italia.

    1. Alfonso, l’Italia e’ solo una zona di 300 mila km quadri, in cui la gente parla la tua lingua, in cui si trovano citta’ di cui senti spesso parlare. L’Italia non e’ degli italiani, ne lo deve essere. E’ una superficie territoriale che offre opportunita’, e dal momento che ti riesci ad immaginarti realta’ differenti, vuol dire che queste realta’ ESISTONO! Il paese dei balocchi di ognuno e’ dfferente e bene o male, c’e’ un modo per arrivarci. Per chi e’ legato alla mafia, l’Italia e’ perfetta. Anche per il cibo, per la salute, per chi ama i paesaggi mediterranei. E non trovo nulla di male nell’autoespulsione, perche’ di nuovo, e’ solo una questione dei confini che sono piu’ mentali e burocratici che fisici!

      1. Si, come darti torto.
        Analiticamente è come dici… ma resta il fatto che in termini emotivi il costo da pagare c’è… oltre alle città, alla lingua e alle altre cose di cui hai parlato, c’è la cultura Italiana, “quella buona”.
        Senza contare che purtroppo, troppe volte, l’autoespulsione nasce come una necessità e non come la volontà naturale di reinterpretare il concetto di confine rendendosi conto che è una costruzione sociale.
        Dunque, forse, la riflessione è: se a me piace il mio orticello, se a me piacciono i frutti che potenzialmente posso cogliere perchè devo essere costretto ad apprezzare l’orticello più lontano con i frutti diversi dai miei?

  185. Mi raccomando, che si continui a dare la colpa agli altri e a piangersi addosso. Ma come fate a pensare che sia sempre e solo colpa degli altri ?
    Avete finito di compatirvi? Bah…

  186. Avatar ninetta bellantoni
    ninetta bellantoni

    non so se ridere o piangere, comunque è tragicamente comico.

  187. Avatar Napoletana Senza Speranza
    Napoletana Senza Speranza

    Giurista prossimamente disoccupata :
    Sono rimasta assolutamente indignata nel leggere tra i commenti “il vero coraggio è di chi resta”.
    Forse si, in effetti ci vuole coraggio per restare a Napoli: non appena si scende a Garibaldi ti ritrovi davanti il biglietto da visita di una città che è stata ritenuta una delle più belle al mondo, le cui stradine del centro storico sono patrimonio dell’UNESCO, ma lo spettacolo a cui siamo costretti ad assistere è inimmaginabile e indescrivibile. Ma non sono qui per descrivervi le recenti evoluzioni della mia città, credo siano più che note.
    Nella mia vita ho sempre avuto le idee chiare, soprattutto quando cinque anni fa mi sono iscritta alla facoltà di giurisprudenza della Federico II. Ma all’epoca ancora non mi ero resa conto del panorama che mi si prospettava; ne sto prendendo atto da poco, mancano tre esami alla laurea e tutti i miei sogni, tutti i miei entusiasmi si sono a poco a poco affievoliti. Adesso sono prossimi allo zero.
    Sono fidanzata felicemente da qualche anno con un ragazzo diplomato, lavoratore e volenteroso, che tuttavia stenta a trovare un lavoro decente, nonostante sia molto attivo nell’inviare telematicamente e portare personalmente curriculum presso aziende d’ogni sorta. Allo stato attuale fa il cameriere presso un bar e guadagna 35€/giorno, gli orari sono dalle 16 fino alla chiusura (che nel week end è all’incirca verso le 3, le 4 di notte).
    Ora, dato che io con questa persona ho deciso di costruire un futuro e una famiglia, mi dite voi come possiamo pensare, restando qui, anche solo di sposarci, fare dei figli, avere una casa, una certezza economica?!?!?!? Inoltre, sono la classica figlia di “nessuno” (così come i “figli di…” normalmente chiamano quelli come me) e senza fare demagogia, siamo chiari e sinceri: la corruzione è ovunque, all’università come nel mondo del lavoro e più che mai nella politica.
    E allora vi domando: una cittadina onesta, insoddisfatta delle prospettive che si apriranno una volta conseguita la laurea (ma anche un diploma) cosa resta a fare qui al sud, o meglio in Italia? Dove la nostra classe politica è ormai ridotta ad essere lo specchio di quello che siamo diventati noi tutti: viviamo e siamo un sistema basato sulle bustarelle, sulle conoscenze, burocrazia infinita e tassazione alle imprese che è qualcosa di allucinante (rispetto alla media europea il dato è del 50% in più di oneri fiscali e burocratici per aprire un’attività). Niente incentivi, niente sicurezza economica, famiglie che non arrivano a fine mese.
    Quel che è certo è che la colpa è in primis nostra, dopotutto persino per una multa per divieto di sosta sfogliamo la rubrica.
    La mia valigia è già pronta. Niente più mi lega in questo posto e se i miei genitori hanno fatto il sacrificio di farmi studiare e mantenermi fino a 23 anni è semplicemente perchè si augurano che io possa fare e riuscire meglio di loro (che non hanno avuto i mezzi e le opportunità), anche se questo comporta andare via dal contesto familiare e dal mio paese.
    Sarebbe uno schiaffo ai loro sacrifici rimanere qui e (tanto per dirne una) essere una delle tante precarie disoccupate che (magari pure laureate) sono costrette a lavorare per 3,50€/h (quando va bene) in uno dei tanti call center.
    Svegliatevi! Stanno calpestando, riducendo all’osso (se non annullando completamente) i nostri sacrosanti diritti!
    Restare? E a pro di che? Lottare?? E appoggiati da chi? Soli… siamo abbandonati ognuno a se stesso… E la storia lo dimostra: siamo l’unico popolo che non ha conosciuto rivoluzioni… E meno che mai le avremo adesso, che sono tutti occupati a stare stravaccati sul divano di Poltrone&sofà davanti a uno schermo ultrapiatto di ultima generazione sintonizzato sul telegiornale ad assorbire false informazioni e farsi convincere che va tutto bene.
    …forse è vero che bisognerebbe radere al suolo il nostro paese per far ricominciare tutto e tutti col piede e la mentalità giusta!

    Hai ragionissima! Anch’io sono laureata e ora frequento la specialistica. Non appena avrò finito la prima cosa che farò è andare via da questo paese. Anche a me è capitato di sentire persone che affermano che la vera sconfitta è scappare, ma alla fine sai che c’è? Si tratta di persone che più in là del proprio naso non sono andate nè sanno/vogliono vedere, persone che, un po’ per comodità un po’ per paura, non vogliono abbandonare il tetto sicuro e confortevole di mammà che gli fa trovare il piatto pronto a mezzogiorno e i vestiti puliti! per non parlare di quelle ragazze incatenate ai propri fidanzati che non hanno nemmeno il “permesso” di uscire una sera con le amiche e che sono costrette ad adattare il loro futuro in base alla loro mentalità arretrata e da mammoni. quindi per “appararsi” dicono che fuggire è da cordardi! quante ne ho sentite di ragazze così e non sai quanta pena mi fanno! non sanno che i veri vigliacchi sono loro che non si smuovono manco morti da dove sono e non vogliono mettersi in gioco. Forse non capiscono che finché ci sarà la camorra, l’evasione fiscale, la corruzione e le cosiddette “conoscenze” non c’è speranza per nessuno qui! non ascoltate i tg? non avete sentito che in italia non c’è futuro per i giovani? e non c’è niente di meravigliarsi perché il problema è a monte. come possiamo sperare di andare avanti se abbiamo un criminale a capo del governo?? e qui mi fermo per non divagare, ma penso che le schifezze che fa e dice le conoscete tutti! state a sentire a me, levatevi le fette di prosciutto davanti agli occhi e puntate più in alto ché qua stiamo ancora “inguaiati”!

  188. Bellino, ma io parto sempre dal presupposto che quando la storia si fa bella chi ne e’ artefice o protagonista la racconta sempre un po’ romanzata. Mi spiego: io non credo alla storia del garage e a questi due nerds che lavorano da soli come due topini in un garage, credo che siano stati aiutati finanziariamente dai genitori e coperti abbondantemente…da qui il seguto. Se poi vogliamo credere alla favoletta del garage, crediamoci.
    Saluti
    ps con questo non ci sono dubbi che in Italia sia tutto piu’ difficile e non comparabile alle opportunita’ che vengono date ai giovani all’estero.

  189. Io sono sempre dell’idea che c’e’ un posto per tutto, e spesso, una maniera per arrivarci. Volete possibilita’ imprenditoriali? USA e’ una buona meta. Arte? Berlino. Moda? Milano. E’ brutto da dire ma lasciare il luogo dove si e’ nati e’ difficile, ma sia chiaro, e’ imporbabilissimo che la citta’ in cui nasci debba anche essere quella in cui muori. Se non avessi avuto quei pochi soldi guadagnati lavorando, e risparmiati rimanendo senza cibo per piu’ di una settimana, sarei andato via dall’Italia a piedi. Seriamente. Scappare ha un prezzo, ma poi ripaga. E vi ripeto, a meno che non abbiate problemi deambulatori, a meno che non riusciate ad avere un visto per certi paesi, se avete le gambe avviatevi a piedi che ne vale la pena! In bocca al lupo a tutti quelli hanno palle, e gambe.

  190. Leggendo sto link capisco che, come stanno le cose in italia adesso, non usciremo mai dalla nostra situazione di: niente sviluppo, niente crescita e conseguente povertà. Il problema è che noi siamo poveri anche dentro e se facciamo un pò di conti vediamo che:
    1) burocrazia italiana + delinquenze verie (Camorra, mafia etc..)=fallimento del sud Italia;
    2) Burocrazia italiana + niente incentivi al…le aziende italiane (anzi…meglio che le chiudete le aziende visto che non sono competitive rispetto a concorrenza sleale dei paesi orientali con costo del lavoro=0,01%)= fallimento delle aziende italiane, quindi anche fallimento dell’ex ricco nord Italia e quindi pure centro e isole. Io che lavoro in africa mi rendo conto che fra poco chiederemo noi la carità agli africani, è solo questione di tempo……..in effetti per come Berlusconi l’estate del 2010 leccava il culo a Gheddafi per un pò di petrolio ci fa capire che già stiamo comin…

  191. È talmente verosimile come storia, che mi viene un’immensa tristezza! così non c’è speranza…

  192. Troppo vero per non condividerlo su fcb, Grazie Antonio

  193. Avatar maurizio de angelis
    maurizio de angelis

    Qualcuno dice “Potevi titolare Italia, al posto di Napoli”. Ma ricordo che in questa città sono ancora in corso, per dirne una, i lavori di “Italia ’90”, e le difficoltà, per chi vuol fare impresa, sono gigantesche. Come i costi.

  194. Avatar maurizio de angelis
    maurizio de angelis

    Voleva fare impresa a Napoli? Steve… frisco!

  195. amedeopugliese :
    Antonio, la disgrazia più grande è che pure se hai il ‘coraggio’ di andartene, perchè il cassetto non lo vuoi chiudere e il sogno lo vuoi realizzare, poi passi i tuoi giorni a roderti il fegato a pensare cos’hai fatto di male per essere costretto all’autoespulsione. Perchè in fondo scopri che il cassetto con il sogno sta dentro a un altro cassetto che contiente il sogno di poter realizzare il sogno a casa tua.

    nient’altro da aggiungere complimenti

  196. l’articolo è chiaramente di genere satirico. Ovviamente non è la verità, dunque non è da approcciare secondo le categorie del “vero o falso”. Mette comunque in luce delle evidenti contraddizioni nel nostro sistema sociale ed economico, particolarmente degradato nel Sud oltre che in tutta Italia (a Napoli credo si sia toccato l’apice) e lo fa in modo irriverente ed amaro. Complimenti all’autore.

  197. Azz, ma allora è vero che i partenopei hanno imparato a criticare la propria città, a vederne anche i difetti, premessa necessaria per il suo miglioramento; invece di dire sempre Napule è a città chiu bell d’o munn!

  198. Quest’ “articolo”, “storiella”, non so esattamente come chiamarla, è PIENA zeppa di stereotipi, e fa sembrare l’America, al contrario di Napoli, come il posto dove realizzare i propri sogni…
    APRITE GLI OCCHI, il mondo è la stessa “chiavica” OVUNQUE, la mafia c’è dappertutto, dagli Stati Uniti al Giappone, Le istituzioni politiche sono compromesse OVUNQUE, a cominciare proprio dagli Stati Uniti, dove il presidente non è che un fantoccio nelle mani delle famiglie ricche che gestiscono le banche.

    E poi parliamone: Quanta gente avrà mandato in bancarotta Steve Jobs per arrivare dov’è arrivato? Indubbiamente è stato un genio e una mente brillante, ma quando si parla di imprese che valgono milioni o addirittura miliardi di dollari, le menti brillanti contano relativamente, entrano in gioco meccanismi che noi manco immaginiamo. Non possiamo immaginare questi meccanismi, ma non possiamo ignorare l’idea che esistano solo perché non li capiamo, e abbandonarci alle favolette in stile “Napoli = pizza e Mandolino”, perché è questo che mi sembra quest’articolo. Se in Italia stessimo così “inguaiati” rispetto alle altre parti del mondo, sentiremmo parlare di “CRISI ITALIANA” e non di crisi DELL’ECONOMIA MONDIALE.

    1. Avatar Dario German Buscaglia
      Dario German Buscaglia

      Sarà pur vero quello che dici tu,
      ma partire da zero con un progetto del genere a Napoli
      non è come provarci in un posto come, per citarne giusto un paio,
      Vancouver o, Copenaghen.. “Napoli”, non so se rende l’idea..
      Poi l’autore vive a Napoli, e con il suo articolo gli andava
      in maniera molto realistica, descrivere una realtà,
      anche come forma nobile di protesta..

      E poi, Steve Jobs ha saputo inquadrare il suo progetto in una realtà
      ben diversa da quella di adesso..
      Il mercato si è poi trasformato in quello che è non per colpa sua..

      Il concetto non è “produrre pc” in questa Napoli 2011,
      ma è quello di “realizzare un sogno qualsiasi, metterlo in pratica,
      inquadrarlo nel giusto mercato e partire”..

    2. Francesco, scommetto che non sei mai uscito dall’Italia, mossa utilissima per incrementare le capacita’ di visione a lungo termine, e “sguardo globale”. Nel caso tu sia veramente uscito dall’Italia, penso sia il commento peggiore letto sul blog. Principalmente, perche’ hai usato dei concetti veri, in maniera totalmente immatura. Il mondo non e’ tutto uguale dal punto di vista di questa conversazione. Le citta’ hanno cose in comune ma qui Francesco si parla di ben altro, l’errore che fai e’ interpretare malissimo le informazioni che hai, e tagliarti le gambe da solo! Senza rabbia, ma opinioni del genere le ho sentite da persone che parlano con parole di altri, e nel caso tu sappia di cosa tu stia parlando, evitando esempi del tipo “totalitarismi” contro “democrazie” (e ti prego di non paragonare il “regime” del nostro pessimo premier ai totalitarismi asiatici) e molti altri che farebbero crollare la tua tesi, ti consiglio di abbandonare questo punto di vista, ben lontano dalla realta’, e tipico della persona che sa di perdere in partenza.

    3. Non e’ questione di Pizza e Mandolino, ma di burocrazia, di un Paese (nonostante tutto voglio ancora scriverlo con la maiuscola) che non riesce a fare sistema, che non crede nei giovani, nell’iniziativa privata, che non incentiva, che non promuove, che non premia.
      Un Paese che schiaccia qualunque cosa sotto il peso delle sue necessita’ immediate, senza un piano a lungo termine.
      Ti spiego la storiella, visto che forse ce n’e’ bisogno: se Steve Jobs e Steve Wozniak avessero dovuto aprire qui, la Apple non sarebbe mai esistita e lo Stato italiano non avrebbe mai incassato le tasse miliardarie che avrebbe prodotto, troppo preso a prendere i quattro euro che avrebbe potuto pagare agli esordi e a partecipare al banchetto insieme a banche, strozzini e malavitosi.

  199. purtroppo è verissimo, e lo dico da napoletana fiera di esserlo..
    è un discorso applicabile a tutta l’Italia però

  200. Avatar Dario German Buscaglia
    Dario German Buscaglia

    Vero.
    Com’è vero che la vita vola via..
    Se il sogno di Stefano Lavori era di realizzare e vendere i Pc,
    non vedo perchè per una questione di “coraggio” e “orgoglio”
    sarebbe dovuto rimanere in un posto dove il suo sogno non
    si sarebbe mai realizzato, solo perchè il posto si chiama “casa”..

    Il suo sogno era di produrre Pc, non di cambiare il mondo urlando..
    Casomai solo dopo aver realizzato il suo sogno, ALTROVE,
    magari sarebbe potuto ritornare a casa, essendo diventato qualcuno,
    e per quella sorta di legame affettivo provare a cambiare il mondo..

    E’ facile dire “avere il coraggio di rimanere a casa”,
    poi quando meno te lo aspetti sei pieno di rughe,
    non c’hai una lira, pardòn, un euro (forse),
    sei pieno di acciacchi e di debiti e pensi,
    “ma chi diavolo me lo ha fatto fare di rimanere
    in questo posto di…”

  201. Avatar raffaele todisco
    raffaele todisco

    chiedo scusa ma io credo che il tuo racconto sia accettabile se inserito in un contesto tipo Zelig.
    La verità, lo dice la storia e non io, è che le capacità, il genio, la volontà riescono quasi sempre ad avere la meglio.
    La verità dei nostri tempi è che abbiamo contribuito a creare il vuoto, che puntualmente viene occupato da uomini con mire egoistiche.
    La verità è che poi siamo tutti bravi a puntare il dito verso questi uomini ed a imputare loro i mali che affliggono la nostra società.
    Siamo un gregge e nei greggi non nascono i campioni … in questa Napoli e in questo Sud Steve Jobs non sarebbe mai nato !

  202. Bellissima e vera storia anche se Stefano Lavoro fosse stato a Milano! Ma c’è una cosa che voi giovani di tutta Italia dovreste fare, ovvero alzarvi in piedi e dire “BASTA” non con la violenza ma con le vostre capacità, la vostra intelligenza e la vostra preparazione. A voi il potere di cambiare e permettere che un Stefano Lavoro possa portare avanti il suo sogno nel cassetto a Napoli piuttosto che a Bari o Milano!
    Buon lavoro ragazzi.
    Ombretta

  203. “Amico mio” che quadro triste che hai dipinto … ma come darti torto!!!

  204. Bravo Antonio! Applausi!

    Vedi? Ti scopiazzano e si camuffano anche sul ‘fattoquotidiano” ormai testata cult

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/09/e-se-cupertino-fosse-stata-in-italia/163066/

    Fagli causa per i copyright, ”monetizza, cazzo, monetizza !”

    Preciserei che il lettore non napoletano crede che ci sia del sarcasmo e del surrealismo nel tuo racconto, solo un’ amara coscienza delle cose, che il tuo racconto sia solo una fattispecie astratta di una possibile realtà napulegna. Perchè non vivono qui e non sanno davvero di che pasta è fatta la gente qui. Tu hai spiegato invece la pura, semplice realtà quotidiana. Anche io ho pensato esattamente le stesse cose che hai benissimo trasmesse tu con quest’apologo, mentre si cunsumava la beatificazione di Steve Jobs sul web;
    trovavo gaglioffe tutte quelle sentenze, idee, certezze riportate dai suoi discorsi pubblici sul coraggio di esser pionieri nelle propria vita, anticonformisti, credere in qualcosa e bla bla. Senza il contesto socioculturale giusto ti devi limitare a vivere. Quelle di Jobs sono le certezze, esperienza ed l’etica di un americano, che è nato e vissuto in una società post industriale e post portestantesimo e sono inapplicabili qui come in gran parte del globo, noi non possiamo trarre ispirazione dalle sue parole nè credervi nella realizzabilità perchè siamo dei mer(i)dionali -con l’aggravante di esser napoletani- nati vissuti e fottuti in una tribù premoderna criminocratica. Leggevo del successo mondiale di Jobs venuto dal nulla ma pensavo anche all’eroismo di una Rosa Parks e ciò che da lei è scaturito, cose qui impensabili. Mi si spremeva il fegato di bile a pensar di esser nato qui, in mezzo alla..
    sf.. imma della gente

    1. Signori, non è solo una questione “napoletana”! E’ ITALIANA!!!! E’ stupido fare finta che non sia così! A Napoli e nel Mezzogiorno questo modo di fare perdente risalta di più perché questi luoghi (soprattutto Napoli) fanno audience sul pianeta.

  205. Bravo Antonio. Un pezzo vero e molto molto triste.

    Alternativamente, se Steve fosse nato a Napoli o altrove in Italia e fosse stato cazzuto com’era, non si sarebbe arreso e sarebbe partito da questo paese – come fanno tanti altri italiani in gamba, in tutti i campi – e sarebbe emigrato in un altro paese europeo o negli States, dove avrebbe fatto la fortuna sua e di tanti altri che, grazie a lui avrebbero avuto un lavoro.

  206. Purtroppo, dolorosamente devo ammettere che con molte probabilità a Napoli o anche giù di qui sarebbe andata così, ma vorrei sperare che si possa cambiare … non so se è solo utopia ma io vorrei poprio.. in bocca al lupo e forza e coraggio rimbocchiamoci le maniche!!!

  207. I commenti sono davvero troppi, ho fatto solo una panoramica, ma mi sembra che sia qui, che nel post, non viene considerato un altro fattore determinante: il mercato di sbocco.

    Una cosa è offrire un prodotto innovativo nel campo della tecnologia in America, nella silicon Valley, un altro è farlo a Napoli, o anche in Italia.

    Purtroppo è il nostro Paese ad aver segnato il passo e ci sono sogni che qui non possono essere realizzati, nonostante le proprie capacità, la fantasia e la tenacia.

    Un’idea innovativa, soprattutto nell’high tech, ha sì delle barriere all’entrata enormi in Italia (ma anche in altri Paesi europei, tanto per non sentirci soli), correttamente elencate nel post, ma anche e soprattutto, un mercato servibile iniziale e una capacità di penetrazione del mercato globale veramente esigua, confrontata con gli Stati Uniti.

    Sono lontani i tempi di Olivetti…
    😦

  208. Valerio Poetafreddo Manzo :
    Restare è comodo.. è più facile lamentarsi e dare la colpa alla città della propria condizione sociale, che mettersi in gioco e ricominciare da zero altrove.

    questione di punti di vista, secondo me è più facile fuggire dal problema anziché affrontarlo; e non si creda che chi resta non si metta in gioco, anzi, lo fa cento volte di più

  209. tristemente reale

  210. purtroppo è verosimile…

  211. A malincuore quoto! E’ proprio vero. Napoli e’ stata capitale secoli fa, ma adesso e’ ridotta ad un cumulo di macerie e munnezza. E’ molto triste e viene da chiedersi se e quando riuscira’ mai a cambiare. Io sono un’altro che se n’e’ andato… In bocca al lupo a chi resta. Spero possiate essere felici lo stesso. In fondo, dove c’e’ gusto non c’e’ perdenza. 😉

  212. E comunque, siamo un Paese morto già da quando si pensava fossimo all’epoca del boom economico:

    La improvvisa morte di Adriano Olivetti nel 1960 (seguita dopo un anno appena da quella dello stesso Tchou) coincidenze? (ndr) interrompe il cammino informatico dell’Olivetti. Negli anni successivi l’azienda entra in una profonda crisi finanziaria, causata dalle divisioni interne alla famiglia e dall’impossibilità di sottoscrivere aumenti di capitale. La Olivetti deve ricorrere a finanziatori esterni. Nel 1964 il controllo viene assunto dal cosiddetto Gruppo di intervento, costituito da Fiat, Pirelli, Centrale e da due banche pubbliche, Mediobanca e Imi. Riguardo al loro atteggiamento risulta emblematica la dichiarazione di Vittorio Valletta, allora Presidente della Fiat: “La società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”.
    Il Gruppo di intervento decide dunque di cedere la Divisione Elettronica alla General Electric, nell’apparente disinteresse del governo e dei media. (La Olivetti mantiene il diritto di proseguire l’attività solo nel campo della piccola elettronica; ciò consentirà a Pier Giorgio Perotto di realizzare nel 1965 la calcolatrice Programma 101, considerato il primo personal computer della storia mondiale.)

    Il dibattito sulle responsabilità del fallimento che tali scelte generarono chiama in causa la miopia della classe imprenditoriale che prese tale decisione, l’indifferenza della classe politica di fronte ad un settore che aveva un’importanza strategica per l’intero paese e l’inerzia di un sistema bancario poco coraggioso; quel che è certo è che quella data segna la fine del sogno informatico Olivetti e fa perdere all’Italia un primato d’eccellenza che non recupererà mai più.

    Per chi volesse approfondire:
    http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=312

  213. Mi unisco anche io al coro dei complimenti. Ci sono arrivato tramite Facebook, ma il link mi ha portato sul sito del giornale Leggo: http://www.leggo.it/articolo.php?id=142452 Ma li hai autorizzate te a pubblicarlo oppure se ne sono appropriati indebitamente?

  214. Cr :
    io non parlerei di “scappare”, semplicemente, se uno ha un po’ di idee e un po’ di capacità va a realizzarle dove è possibile realizzarle.
    Non si tratta né di “coraggio”, né di “fuga”. Semplicemente di buon senso.

  215. Ho letto con grande piacere la feconda discussione che ha creato questo interessantissi
    mo articolo, che con i suoi pro e contro ha evidenziato alcune problematiche strutturali che riguardano l’Italia in particolar modo, ma anche il resto del mondo.
    Nel caso evidenziato sarebbe stato il caso di chiarire l’orizzonte temporale; di per sè va detto che attualmente non esistono solo i canali europei e bancari per ottenere un finanziamento alla propria idea. Ho una esperienza diretta in questo senso:
    A) per i fondi europei le regioni del Sud sono nel caos più totale, per ovvi motivi che si possono facilmente intuire. In Italia spendiamo poco e male, e tranne qualche regione del centro-nord virtuosa, il Sud rischia di essere sbattuto fuori dai fondi europei a partire dal 2014 per manifesta incapacità.
    B) Il mondo bancario è alle prese con un problema di profitti, pertanto aldilà del credit crunch e sapendo che sono di importanza vitale per il sistema economico globalizzato, troverà molto conveniente investire in trading e derivati; il resto non ha senso, l’unica teoria applicabile è che il capitalismo come conosciamo è fallito e andrebbe applicata la teoria del capitalismo distruttivo di Schumpeter!
    C) Il mondo dei privati è ben disposto a finanziare progetti innovativi, l’ho toccato con mano, dalle angels alle venture capital, una buona idea può essere finanziata, valorizzata e portata a compimento.
    E’ vero, burocrazia e sistema Italia da paura, ma in realtà il problema non è dire se Napoli va male, l’Italia va male o il mondo va male. Ognuno può scegliere la strada che vuole ed essere affamato e folle, a mio giudizio, andrebbe rivisto come una sorta di incintamento a migliorare e migliorarsi, aldilà del problema geografico.
    Perchè in un mondo globalizzato come il nostro dovremmo imparare ad essere cittadini del mondo, ovunque noi vorremo vivere o muoverci

  216. Completamente d’accordo… il sistema locale è fondamentale per sviluppare una qualsiasi attività innovativa… il problema è modificare proprio il sistema locale… tutte le mappe cognitive, le “tradizioni”, preconcetti, burocrazia e soprattutto la criminalità…

  217. Queste cose non sarebbero successe solo a Napoli. Ma ovunque in Italia.
    Eppure se c’è una cosa che Steve Jobs ha insegnato che non vale mai la pena arrendersi,
    tanto siamo già “nudi “.
    Leggo in quest’ articolo molto pessimismo e rassegnazione , e non è quello che ci serve.
    Piangersi addosso e dire che qui non funziona nulla non serve.
    Serve invece combattere strenuamente per le proprie idee, denunciare, impegnarsi per il cambiamento. Credere che possiamo farcela. Scrivi storie vincenti che ce ne sono anche qui a Napoli, invece di scrivere storie perdenti.
    Non fanno bene queste cose, questi articoli, se c’è solo questo. Dovete fsre lo sforzo di cercare il barlume di lucenel buio se volete che le tenebre siano a poco a poco sconfitte.
    Parlare solo de buio è troppo fscile

  218. che aspettate a trasformare Napoli …… non dipende anche da voi? …… che fate voi pr prendervi la responsabilità di quello che succede attorno a voi ….. è sempre colpa di qualcun altro, sempre responsabilità degli altri …… un uomo armato davanti a uno disarmato puo’ avere la meglio …… un uomo armato davanti a due uomini disarmati se questi decidono di agire insieme non se la cava più tanto bene …… davanti a tre uomini disarmati che si uniscono perde di certo ……. buona fortuna …….

  219. Articolo godibilissimo, per parte mia, con una provocazione di fondo che – a giudicare dal numero e dalla qualità dei commenti – ha fatto centro.
    Forse stereotipato, come ha evidenziato qualcuno, ma utile.
    Il dibattito che ne segue comporta però due forti rischi di generalizzazione: uno di contesto, l’altro di significato.
    Come altri hanno già sottolineato, Napoli (o l’Italia se vogliamo accettare l’estensione) non è certamente un ambiente facile e le sue regole, codificate o meno, sono spesso effettivamente ostili.
    Ma questo non significa necessariamente che in altri Paesi le cose siano più facili.
    Contesti diversi, difficoltà diverse; ma grossomodo le condizioni al contorno per “riuscire” sono piuttosto dure per tutti.

    “Stay hungry, stay foolish” non è una formula segreta.
    Se fosse così, nascerebbe un’Apple ogni sei secondi nel mondo.
    È un modo di affrontare le cose, un approccio mentale, un’intenzione.
    Lasciamo perdere per un momento che Steve Jobs fosse anche uno spietato manager e che la storia del garage possa anche essere stata romanzata, la sua grandezza (e non a caso il mondo intero ne ha dato risalto: non sono in tanti…) è che ha portato avanti un’idea nella quale ha creduto fino in fondo.

    Continuiamo nel paradosso della storiella: Stefano Lavori alla fine – nonostante tutto – ce la fa e fonda la Pummarola, una catena di computer con il simbolo di un pomodoro (morsicato).
    Arriva a 30 anni ed è milionario.
    Ma viene estromesso dall’azienda.

    Quanti di noi (napoletani, milanesi, italiani, polacchi, bretoni, peruviani) si fermano e si godono il meritato ozio?
    Quanti ripartono, fondano altre due società, rientrano in quella originaria – ridotta al fallimento – e la fanno diventare un simbolo oltreché la prima società di hardware in un periodo di crisi mondiale?

    Ecco, il significato del messaggio sta proprio qui.
    Quello che ci serve nela vita è fortuna, metodo e talento.
    Quando capitano tutti e tre – e capitano poche volte – arrivano gli Steve Jobs.
    Con due si riesce a farcela, pur senza troppi proclami.
    Uno solo è un bel problema.
    Ai napoletani – e agli italiani – in genere il talento non manca.
    In assenza di fortuna, non ci resta che perseverare e applicarci al metodo.
    O piangerci addosso.

    1. interessante conclusione 😉

  220. Anto’, mi hai battuto sul tempo!, stavo scrivendo un raccontino-breve di due ragazzi un po’ frikkettoni che nella campagna toscana “inventavano” la Apple!, (con molte cose simili a quelle che hai scritto tu)…, ma vedi un po’ le cose divertenti che accadono attraverso la Rete! Diciamo che condivido quasi tutto il tuo “articolo” e ringrazio la Rete che me lo ha fatto incontrare (e tu che lo hai scritto, ovviamente)… E se passi in lucchesia fammi sapere che al tuo prossimo libro ti regalo la grafica di copertina! ;-)) Buona vita a te!

  221. Avatar Filottete Manfredi
    Filottete Manfredi

    Il discorso si potrebbe espandere a tutta l’italia, per come e’ impostata la mancanza di fiducia nelle persone. E di conseguenza l’assenza di meritocrazia.

  222. Non solo a Napoli… In ogni angolo del paese.. dalle alpi alla sicilia, dal piemonte al friuli… ho esaurito gli argomenti!!!

  223. Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio…

  224. Sei un grande come solo a Napoli sapete 🙂

  225. Avatar Luigi Colantonio
    Luigi Colantonio

    Sono capitato qui per caso e ho letto il blog e tutti i commenti. Io sono andato in pensione ora e ho un figlio (l’unico) a Londra e vedo in quello che scrivete la stessa sua situazione.
    Laureato con 110 e lode in ingegneria tlc (laurea vecchio ordinamento) a 23 anni, in Italia nessuno ha risposto alle sue richieste di lavoro. Solo agenzie interinali con contratti “body rent”. Ha lavorato qualche mese a Milano in questa situazione e poi ha partecipato ad una selezione a Londra e lo hanno preso dopo un colloquio telefonico ed uno di persona a Londra. Questo a giugno del 2007. Dopo un anno ha cambiato lavoro con un grosso aumento di stipendio e con un lavoro di maggiore responsabilità e di maggior interesse. Lo vedo e lo sento contento, bene inserito in questo ambiente internazionale ma irrimediabilmente lontano da una Italia che si avvita sempre più su se stessa.. L’aeroporto è sempre pieno di giovani italiani che partono, “la meglio gioventù” e qui restano solo gli intrallazzati con il potere regionale/provinciale/comunale/sindacale e mafioso. Sono stato fino a giugno un insegnante ed ho sempre creduto che la scuola fatta seriamente assicurasse la strada per emergere e per inserirsi nella società. Per me è stato così, per voi, per lui e per tanti giovani che dovrebbero essere l’orgoglio del nostro paese c’è solo l’emigrazione.
    Luigi Colantonio

    1. perdonami, ho scelto di restare e realizzare il mio sogno nella mia città e non sono minimamente intrallazzato con il potere di alcun tipo…scusami ma mi dissocio.
      saluti
      gianluca

      1. Avatar Luigi Colantonio
        Luigi Colantonio

        Ciao Gianluca,
        io scrivo da Palermo ed il mio è un discorso che può valere per la mia esperienza ed è altrettanto vero che esistono sia qui che a Napoli e in generale in tutto il sud esempi di persone che per capacità, impegno e fortuna ce l’hanno fatta da soli. Ma mi sembra che in generale la situazione sia quella che io ho vissuto tramite l’esperienza di mio figlio. I compagni di università di mio figlio, laureati tutti giovanissimi, sono tutti al nord o all’estero, tranne uno (un ragazzo brillante come gli altri del gruppo) assunto con un concorso “su misura” in un ente di ricerca (il padre insegna all’università).
        Io sono ben contento che tu abbia potuto realizzare con le tue capacità e il tuo impegno il tuo progetto di vita a Napoli.

  226. il tuo articolo è geniale, profondamente realistico e al tempo stesso ironico… complimenti antonio

  227. che dire!…avete detto tutto e il contrario di tutto…Io il mio sogno l’ho realizzato nella mia città: Palermo…beh non credo sia molto distante dalla realtà napoletana….non aggiungo altro se non il fatto che bisogno almeno provare a realizzare il sogno e non solo dire: è tutto complicato e difficile, vado via!!..i paradisi non esistono se non in cielo e l’america degli anni ’80 non è quella di adesso così come l’italia di quel periodo non è la stessa di ora.

    saluti,
    gianluca..

  228. Segnalato su http://www.iPodMania.it complimenti per l’ironia, io toglierei “in provincia di Napoli” e mettterei in Italia… tanto sarebbe stata la stessa cosa 🙂

  229. Davvero, complimenti.

  230. Molto divertente il tuo post, complimenti! Fa riflettere!

    Un saluto dai Pirati di Vongole & Merluzzi!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/

  231. Il vero coraggio è restare e cambiare le cose. Volere è potere. L’Italia non è un ferro vecchio che si avvia inesorabilmente verso il declino e il fallimento. L’Italia è un paese di eccellenze, di creatività e di straordinarietà. L’Italia è un paese che vale, e valgono anche gli italiani. Fuggire all’estero è un luogo comune che funziona (non sempre, ma spesso), ma che non risolve nulla. Se ci si tenesse veramente non si fuggirebbe, nè lo si farebbe dicendo che era la cosa migliore da fare (o addirittura l’unica alternativa; non è mai l’unica alternativa; nella vita si può sempre scegliere!). Badate bene, non sto esortando la gente a rimanere in Italia cercando di tirare a campare; facendo il meno possibile, ma sempre nel tentativo di ottenere il massimo rendimento, o di guadagnare di più. Quel che cerco di dire è che chi ha i numeri per cambiare le cose, se lo vorrà, potrà farlo in qualunque parte del mondo sia nato. E mi pare sia evidente, tornando di nuovo a Jobs, come egli si riferisse proprio a questo in quel suo famoso discorso di Stanford. Non ci si sta esortando a far quel che ha fatto lui, ad imitarlo o tanto meno a seguire le sue orme. Anzi, tutt’altro. Ci si esorta a trovare la nostra di strada, ovunque essa sia, al di là di chiunque altro ci stia attorno. E allora è ovvio che un ragazzo del centro-Africa, seppur possa essere il più talentuoso genio della storia, non inventerà mai una nuova Apple, ma se avrà le forze e le capacità di emergere, magari troverà il modo di cambiare le cose nel villaggio in cui è nato, e poi magari nella regione e poi chissà nello Stato intero. Ciò che ci si esorta a fare è “NON” restare fossilizzati in quel che siamo, o crediamo di essere. Cerchiamo davvero di capire chi siamo, e cosa vogliamo e ci piace fare. E allora sì che potremo cambiare le cose, cambiare le carte in tavola, cambiare la nostra vita, e magari anche quella degli altri. Ovunque saremo. Che sia Napoli o la Silicon Valley, il Congo o Manhattan.

    P.S.: L’articolo di partenza è comunque veramente ben fatto. In effetti si tratta di un ottimo affresco di quella che potrebbe tranquillamente essere la situazione di due ragazzi nella provincia campana. Ciò nonostante, tornando al mio discorso precedente, forse il vero coraggio di seguire le proprie idee e i propri sogni sarebbe venuto fuori proprio alla fine della tua storia, quando apparentemente i due sono pronti a mollare tutto e “accontentarsi” della vita in cui vivono, quasi fosse una gabbia impossibile da fuggire. Le vere capacità umane si esaltano proprio in quei momenti, non quando tutto è facile e la fortuna ti arride.

  232. La faccio ancora più triste. Al di là se di partita iva, commercialista, finanziamenti vari, chi ce lo assicura che se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli avrebbe quell’idea? 😉
    La prima cosa che succede in Italia a chi ha le idee è dire che non sono valide. Succede in tutta Italia.

  233. La scrivo meglio, che a quest’ora m’è uscita proprio male.
    La faccio ancora più triste. Al di là di partita iva, commercialista, finanziamenti vari, chi ce lo assicura che se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli avrebbe avuto quell’idea?
    La prima cosa che succede in Italia a chi ha le idee è che trova qualcuno che commenta che le sue idee non sono valide. Succede in tutta Italia.

  234. Avatar Vincenzo Di Paolo
    Vincenzo Di Paolo

    Caro Antonio, quanta verita` nel tuo post che spiega la fuga dall’Italia di tante menti fertili. Per realizzarmi, sono andato via anche io, scegliendo come meta questo paese meraviglioso che sono gli USA. Qui` c’e` ”Spazio” per mettere in pratica le proprie idee. Qui` ti lasciano realizzare,senza burocrazia e mazzette varie, qualsiasi ragionevole sogno. Qui`, il motto ”aiutati che ti aiuto”, e` una realta`!! Lo dico con modestia: Anni fa, ho avuto un’idea e l’ho brevettata. Ora produco e vendo l’articolo brevettato. Quanta soddisfazione! Quanta gratitudine verso questo paese.Ti faccio tanti auguri per il tuo futuro. Ciao. Vincenzo Di Paolo

  235. Profondamente vero……purtroppo:-(

  236. Avatar PiuCalci MenoCalcio
    PiuCalci MenoCalcio

    La chiave di tutto sapete dove sta? nel fatto che se il PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA, l’uomo piu’ potente del mondo, fa un giochino erotico con la segretaria lo mandano a casa a calci in culo e non può far vedere piu’ la sua faccia per almeno 2 legislature, pena altri calci in culo. QUESTA è la chiave di tutto. I CALCI IN CULO. + calci – calcio.

  237. […] Steve Jobs e la Apple fossero stati napoletani. (link) Like this:LikeBe the first to like this post. This entry was posted in Apple, Bellimbusti, Cose […]

  238. Vero!!! ma le cause elencate sono sbagliate:
    1. le regole di impresa vanno rispettate.
    2. la corruzione esiste va denunciata.
    3. la camorra va combattuta. Soprattutto con l’impegno civile.

    Ci sono poi ostacoli dovuti all’eccessiva burocrazia e alla difficoltà di accesso al credito.( Su questo ti do ragione) .

  239. Conosco bene questa realtà.
    Io ne ho vissuta una anche peggio, perchè il mio business era già in decollo, quindi non da testare.
    Nel 2003 Banca di Roma mi ha rifiutato l’estensione del fido perchè il resoconto degli utili mostrati dalle vendite della mia invenzione non erano credibili perchè troppo alti e pertanto sono stati ritenuti “gonfiati”.
    I napoletani non possono guadagnare bene da un lavoro onesto.

  240. Ci sono imprenditori anche a Napoli e in Italia!

  241. Lavorando con le start up di storie come queste ne ho sentite e vissute moltissime, ma non occorre andare a Napoli… SUCCEDE ANCHE NEL NORD-EST ITALIA!!

    1. si dice ricconordest… tutto attaccato 😉

  242. Bravi ragazzi, un pezzo stratosferico che ho ripreso nel mio blog. Anche al Nord non sono rose e fiori.

  243. Che poi, Antonio, il destino è nel nome. Terence Hill sarebbe diventato Don Matteo se si fosse chiamato Terenzio Collina e avesse seminato botte e cazzotti nei film con un tale Amico Giacca, al secolo Carlo Pedersoli? Bah 🙂

  244. Avatar gustavo anselmius
    gustavo anselmius

    sarebbe coraggioso restare se ci fossero concrete possibilita’ di cambiare le cose. ma al sud non ci sono, per un motivo molto semplice: le persone che hanno voglia di fare, che non hanno una mentalita’ criminale, che non sono ammanigliate, sono aime’ una minoranza. esigua. restere in circostanze simili e’ mera stupidita’, si resta ammazzati. oppure e’ comodita’ come per molti miei conoscenti che pur avendo la possibilita’ di esplorare strade alternative, sono troppo legati ai lussi offerti da mamma e papa’. anche questa strada e’ un tantino rischiosa, ci si sveglia a 40 anni e ci si rende conto di essere dei falliti!

    andarsene non e’ facile. io lo ho fatto molto tempo fa e ho realizzato qualcosa che in italia ( e al sud soprattutto) non avrei mai potuto fare. il problema e’ che quando hai vissuto per 27 anni in un posto dove hai famiglia e amici, quel posto e’ casa. nel momento in cui si lascia, si diventa apolidi.

    la fuga di “cervelli” e’ il destino comune a molti paesi del terzo mondo, affetti non solo da poverta’, ma da una intricata corruzione che permea diversi tessuti sociali. chi fugge lo fa perche’ non ha altra scelta, se non quella di marcire o di farsi ammazzare.

  245. restare / andare questo è il dilemma,
    ma analizziamo la cosa: se tutti, diciamo tutti quelli che proprio non ce la fanno a fottersene del merito e leccano a destra a manca e prima poi …. attorno ai 35-40 …arrivano con le papille gustative esauste, e tutti questi fessacchiotti diciamo lavorano sudano e provano a FARE se ne andassero ….
    cosa ne sarebbe di questa nazione disgraziata ?? non sarebbe condannata al berlusconismo eterno ?? allo scivolamento degli indicatori di democrazia al di sotto di quelli kazaky (posto che già non ci sia)??
    giuseppe

  246. […] Link al post originale. Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like this post. […]

  247. Scusami ma non condivido il tuo pensiero perchè si fonda su un pregiudizio e toglie le speranze.In questo momento momento sociale non abbiamo bisogno di piangercia addosso ma piuttosto di rimboccarci le maniche.

  248. Gentilissimo Antonio,
    posso dare linkare il tuo articolo in altri posti del web?
    Devi avere ben più dei 100.000 contatti. Devi arrivare a 60.000.000. Posso aiutarti?

    Andy

    1. secondo me deve toglier …La città di Napoli …e mettere in una città d’Italia.

  249. Io ero uno di quei due ragazzi nati non a Napoli, ma in un altra parte d’Italia, e ho dovuto chiudere e lasciare il mio paese per non diventare ciò che non volevo…

    Grazie per quello che hai scritto

  250. Non sono d’accordo, le eccellenze ci sono pure a Napoli più che in ogni altra città italiana: Troisi, Totò, Eduardo e Peppino, oserei dire Maradona…!
    Steve Jobs era un genio: poteva nascere dovunque, il lavoro è un’altra cosa… e su questo c’hai ragione tu!

  251. Personamente, tolta la parentesi di Napoli, direi che una città qualsiasi italiana calzerebbe a pennello.

  252. “In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare”
    (Henry Laborit)

    d.

  253. Forse non ve ne potrà fregare di meno… ma io pensavo allo smartphone dal 1996 durante il mio Erasmus in Inghilterra quando andavo ancora alle cabine a telefonare perchè i cellulari a quel tempo non erano per tutti. Avrei potuto dare la tesi su un progetto del genere nel 1998, ma mi avrebbero preso per pazzo e non mi sarei laureato a pieni voti.
    Ed è andata molto peggio al nostro Antonio Meucci oltre un secolo fa, che pur vivendo a New York, morì in povertà defraudato dei suoi progetti sul primo telefono della storia che fruttarono miliardi di dollari alla Bell Company.

  254. fotografia vera della realtà, ne sono diretto testimone, in 4 anni avevo tirao su un’azienda di design innovativo, primo anno 45mila euro di fatturato, al 4 anno ero già quasi alla soglia dei 5oomila, al quinto ho dovuto chiudere, tra truffe e camorra , nn si riesce proprio a crescere

  255. jackopo :
    straordinario, hai detto delle cose giustissime.

    Non avrei saputo dirlo con parole migliori! condivido in pieno!

  256. Per assemblare pc non serve per forza un garage.
    I soldi guadagnati facendo i garaggisti poteva essere un piccolo inizio per realizzare il loro sogno.

  257. […] fosse nato a Napoli, per Antonio Menna, forse sarebbe andata […]

  258. Per esempio… tu hai scritto un bell articolo qui e adesso lo troviamo incollato in almeno 3 blog diversi xD ah, l’italia

  259. Bisogna anche evidenziare il fatto che Steve Jobs e socio sono partiti con un bel gruzzolo già in tasca. Non erano certo dei poveracci quando hanno fondato la Apple. La verità è che soldo fa soldo, se non hai nulla di base, devi solo metterti a leccare dei gran culi!

  260. io ci vedo solo autocommiserazione per un sud che è IL PESO dell’italia!!!

  261. non è solo a napoli…….è in tutta l italia e ne ho le prove!!!!!mi spiace parlare cosi del mio paese……ma italia fai schifo !!!!!!!finchè ci saranno tutti quei magna magna…..nessun giovane potrà far avverare i propri sogni se non andando all estero…….che schifo……p.s……x quei due ragazzi……non arrendetevi,,,,,,non nattaccate il vostro sogno al chiodo!!!!!!!!!!!!!!

  262. retorica allo stato puro,
    se jobs fosse nato dove è nato ma nero non sarebbe diventato quello che è diventato,
    basta con queste stronzate sull’america che da a chiunque l’opportunità e all’Italia che uccide, io sono figlia di un jobs in altro settore non sono diventata miliardaria e neanche mi interessa visto che i miliardi non hanno tenuto in vita jobs, ma con l’azzardo di mio padre adesso abbiamo una piccolissima attività che mantiene 3 famiglie e guarda un pò l’aiuto iniziale senza una lira lo abbiamo ricevuto da un napoletano.

  263. mi dispiace ma questo è un quadro valido per tutta italia.
    passi la parte della camorra (per carità, sono fatti, lo so) ma tutta la trafila costosissima e complicata che prevede l’inizio dell’attività, è legge. e c’è a sud e a nord.
    in america il primo anno sei escluso dalla tassazione. in italia al massimo dagli studi di settore.
    lo schifo è generico.

  264. Napoli o Milano… cambierebbe poco… il problema è l’Italia intera che non crede nè investe in ricerca… tagli alla scuola, tagli all’università, tagli alla ricerca e c’è qualcuno che si stupisce del perchè l’Italia è un paese in crisi….

  265. Che tristezza! Ognuno pensa a se stesso e al proprio tornaconto personale! Non si crede più nei propri sogni e si deride chi ne ha o peggio chiudiamo le loro strade perchè distruggere ci fa sentire potenti molto più che creare qualcosa per qualcun’altro!

  266. Complimenti per l’idea che hai avuto in questo post.
    Devo però essere sincero, sono in completo disaccordo con il suo contenuto.
    Il motivo per cui Stefano Lavori non sarà mai nessuno è dovuto al fatto che “non è affamato” e “non è folle”.
    Tutti le difficoltà (vere) che i giovani riscontrano nell’emergere sono sicuramente un ostacolo ma noto sempre più spesso che c’è un piangersi addosso piuttosto che una reazione carismatica come quella che ebbe Jobs.
    Jobs a Napoli, se ne sarebbe fregato della corruzione, della brocrazia, delle liti tra PDL e PD. Era un innamorato, e un innamorato va dritto per la sua strada.
    In questo paese ci si laura, si prendono master e specializzazioni e poi si fanno i cortei perchè la società non ha abbastanza spazio per tutti questi profili. Arriviamo “vecchi” all’ingresso del mondo del lavoro, Jobs era ventenne quando penso di creare la Apple. I nostri ventenni a cosa pensano? a creare impresa? al limite ad essere assunti da qualche grande impresa.
    Leggo sul corriere che lo stesso bloger si definisce “precario della comunicazione”. Jobs non si sarebbe mai definito “precario”, è una questione di mentalità e determinazione.
    Certo… non tutti possiamo essere come Steve Jobs, ma non diciamo nemmeno che non lo siamo per colpa (solo) della società in cui viviamo.

  267. Si, la verità è questa. Ma continuerà ad essere così perché ognuno di voi parla e non fa niente. Nessuno di voi prova a fare qualcosa per il nostro sud. Io la mattina vado all’università e il resto del giorno provo a cambiare la mentalità della gente. Sembra una frase fatta ma NOI ce la possiamo fare. Ne sono sicuro, possiamo abbattere le due più grandi disgrazie che abbiamo: La camorra e lo stato che vuole far campare solo il nord. Apriamo gli occhi, creiamo un movimento, incontriamoci tutti insieme, mettiamo le idee e la faccia e vi faccio vedere che le cose cambieranno! Se continuiamo a stare fermi non è la Campania che collassa, non è il sud, ma è tutta l’Italia.

    1. Se pensi che lo Stato voglia “far campare solo il nord”, che da vent’anni sta andando sempre peggio (non per niente è nata la Lega Nord, è nata dalla frustrazione non certo dalla felicità degli abitanti, e lavoratori del Nord Italia), allora è il caso che il primo ad aprire gli occhi sia proprio tu.
      In Italia, c’è troppa gente che studia e va in piazza a protestare, ma protesta contro il bersaglio sbagliato perchè non conosce la vita com’è “fuori”, la vita delle imprese dico.
      Gli studenti non sanno nulla di fisco, di diritto tributario, di oneri contributivi, oneri di sicurezza, oneri ambientali, oneri di certificazione, di diritto civile, di diritto pubblico, del sistema bancario, di mercato, di recupero crediti, di passività, di esposizione finanziaria, di rischio di impresa…
      pensano che tutti i problemi e la loro soluzione stia dentro la scuola, nella ricerca, e nei contratti di lavoro.
      Pensano che basta urlare e protestare affichè magicamente tutto torni apposto, senza che si sia prima individuata la vera causa dei problemi e su di essa si sia agito.
      Nel medioevo, quando c’era una epidemia si andava a cercare gli untori, ovvero le minoranze qualunque essere fossero, solitamente gli ebrei, e le si sterminava…
      ovviamente l’epidemia continuava a mietere vittime come prima.
      Qui è la stessa cosa.
      Ce se la prende con la Gelmini, con Berlusconi, con i Leghisti, con i politici, li si vorrebbe eliminare tutti e sostituire con (con chi?) nessuno…
      ma il problema rimarrebbe lì, perchè il problema sono innanzitutto le leggi Italiane, la loro iniquità, la loro insostenibilità economica.
      I diritti costano… e prima di rivendicarli e pretenderli, bisogna vedere se ce li si può permettere…
      cosa che in Italia, la culla del “diritto ai diritti”, non è mai stato fatto

  268. quindi?
    quel che scrivi è vero. ma che ne dobbiamo dedurre? perché qualcuno potrebbe addirittura dedurne che gli usa sono un paradiso. e allora napoli l’inferno? (vade retro satana, quel qualcuno non sono certo io che sia chiaro).
    vero, verissimo (come quel brano di virginia woolf, lo conosci?, sulla sorella di shakespeare), ma non basta. a mio umile avviso, evidentemente.

  269. Avatar Marco Toccafondi
    Marco Toccafondi

    Ma in Italia è successo, non a Napoli bensì in provincia di Torino, con il “Programma 101” di Olivetti, difatti è questo è il 1° modello di personal computer del mondo e non certo l’Apple di Jobs e Wozniak.

  270. Io dico basta con queste stupide accuse e facili commiserazioni sulla città di Napoli e la cultura.
    Da Napoletano in giro per l’ Italia dico:
    Che non solo a Napoli succede questo, in tutta la Nazione esistono difficoltà del genere e noi napoletani auto-critichiamo continuamente e ci piangiamo addosso nascondendoci dietro questi ridicoli e assurdi teatrini.
    Continuamente leggo stupide pubblicazioni che dicono…succede solo a Napoli…non è vero.
    Se vogliano crescere e far crescere la mentalità del nostro popolo, dobbiamo prima imparare a valorizzare la nostra cultura e non solo dicendo che noi siamo furbi, simpatici e artisticamente validi.

    Noi siamo persone serie, affidabili e corrette.

    BASTA ALIMENTARE LE CATTIVE CONDIZIONI CHE PERVADONO IL NOSTRO TERRITORIO

  271. Ora però posteggiano le macchine che steve Jobs se lo sogna

  272. Gianluca :
    Grande articolo rispecchia in pieno i veri motivi di un arretratezza economica del nostro paese…

  273. […] su Facebook avrà visto postare e ripostare, nelle ultime 36 ore, queste (amare) righe di un blogger napoletano: Antonio Menna, 42 anni, giornalista e, come si definisce lui stesso «precario della […]

  274. amaramente vero!

  275. antoniomenna :
    Si tratta di un gioco paradossale per dire dell’Italia di oggi, non di ieri.

    Per me ha ragione Anotnio: Steve ha avuto un finanziamento da un imprenditore non dallo stato… com’è avvenuto per tutte le maggiori invenzioni….. Non mi risulta che lo stato abbia mai contribuito ad aiutare un luminare…..

    Quando inizio la moda dei finanziamenti a fondo perduto….Un mio amico, senza soldi, voleva aprire una gelateria….così chiese i soldi allo stato….lui fece i progetti, gli indico’ il locale, insomma tutti i buoni propositi per aprire….lo stato ovviamente gli rispose che per ottenere soldi c’era bisogno soprattutto di fatture già evase….Il mio amico è ancora oggi con una personale ambizione di sviluppare la sua idea ma…ancora, senza soldi…

    La ridicola vicenda mi tocco’ talmente tanto, che quel giorno decisi di scapapre dall’Italia…. Il 1 Ottobre mi trasferisco a Parigi in una grossa azienda….che mi ha notato lavorare!

  276. la verità è che in italia affamati lo siamo già, e siamo pure folli a voler restare!!!

  277. Ma succede così pure a Roma,Venezia,Torino,Milano……..
    beppegrillo.it

  278. in parte vero in parte no… dada è nata così…. Paolo Barberis, Angelo Falchetti, Alessandro Sordi e Jacopo Marello sono partiti da un piccolo scantinato… erano a Firenze in 4 e sono diventati quasi 800 in tutto il mondo…. ora sono ancora a Firenze! Dada, nella sua interezza o nella sua “spaccatura” a seguito di decisioni di un socio di maggironaza della vecchia editoria, resta e rimarrà sempre un’azienda che ha creato qualocsa di nuovo… non in Silicon valley ma in Italia

    1. Dada è un impresa di servizi telematici. Le difficoltà nel realizzare una impresa manifatturiera sono assia maggiori, soprattutto a causa degli investimenti necessari per l’acquisto dei beni strumentali.

  279. Riccardo Giraldi (@giraz) :
    straquoto

    Straiperquoto….
    Io purtroppo sono nato nel b..o del c..o del mondo Reggio Calabria…

  280. […] Si Steve Jobs hubiera nacido en Nápoles [IT] antoniomenna.wordpress.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-p…  por tenaciousdee hace nada […]

  281. Geniale e amarissimo articolo sullo stato dell’impresa, soprattutto piccola e giovanile, in Italia. Perché, ragazzi miei, detto da un piccolo imprenditore informatico nella grassa Milano, giù al nord non si sta meglio, e senza santi in Paradiso manco in Lombardia sarebbe mai nata una Apple.

  282. il pressappochismo e l’autocommiserazione di questo post è ciò di cui l’italia non ha bisogno. ci prendiamo in giro e ci raccontiamo come ci prendano in giro gli altri: meno blog lagnoni e più gnegnero, ragazzi.

    1. caro mr o dott. pressappochismo, vedo dalla sua fotografia che lei appartiene ad una generazione che ha goduto dei vantaggi dello sviluppo economico e della limitatezza di lacci o lacciuoli presenti nella vita economica della sua generazione.
      Adesso non si possono più chiamare lacci e lacciuloli, ma vere e proprie catene che come un batterio stanno lentamente, ma in modo costante indebolendo sempre di più il paese.
      Ci troviamo in un “paese” che controlla ogni aspetto della vita economica e nello stesso tempo non controlla niente.
      Un fiume di normative strozza qualsiasi iniziativa economica ingigantendo i passaggi burocratici, ma allo stesso tempo non riesce a controllare niente o quasi niente, cosi creando deliberatemente un contesto economico, culturale e sociale in cui i furbetti del paese vincono. Troppe regole uguale niente regole. Non si tratta di autocommiserazione ma di rabbia nel vedere quello che questo paese potrebbe diventare. I suoi commenti hanno il sapore di qualunquismo e lasciano troppo l’amaro in bocca, obbligandomi a replicare.

  283. Un’analisi piena di ironia, ma reale. Da Italiano e Napoletano condivido tutto. Bravo Antonio, l’ho condiviso si FB perchè lo leggano anche i miei amici.

  284. Amaramente e profondamente vero.
    Anche in provincia di Varese.
    Grazie per aver postato questo articolo.
    In ogni caso invito tutti a non arrendersi e soprattutto provare a stabilire ponti con l’estero, prima ancora di scapparci.

  285. Ecco…questo simpatico articolo è la prova di come bisogna farla finita (in Italia) di pensare che avere ottime idee è sufficiente. E’ una cazz….
    Avere un’ottima idea è il 50% dell’opera.
    Il restante 50% è saperla mettere in pratica.
    Per questo Steve Jobs è Steve Jobs
    e Stefano Lavori è un cazzone.

    Bisognerebbe smetterla un po di piangere sempre.

  286. Tragica semplificazione del sistema delle startup. Hai preso Steve Jobs come esempio che, anche in Mountain View, e’ un caso unico. Il 90% delle startup fallisce in tutto il mondo. Non e’ vero che in america ti danno soldi senza garanzie, sono certamente investimenti ad alto rischio, ma nessuno ti da capitale cosi’ per cosi’, giusto perche’ vivi a Mountain View. Devi essere un abile venditore, convincere l’investitore che quello che fai gli fara’ fare soldi. Non e’ facile, non e’ facile in nessuna parte del mondo.

    Da due anni lavoro in una startup in Scozia, sono sempre senza un soldo. Con la mia esperienza lavorativa potrei avere uno stipendio superiore alla media perfino in Italia. Ma quello che voglio fare e’ quello che imprenditori come Steve Jobs hanno fatto, creare qualcosa di nuovo e cambiare il mondo! Non c’e’ stipendio che possa avere lo stesso valore.

    Ovviamente in Italia e’ molto piu’ difficile ricevere fondi, c’e’ un grande problema strutturale/culturale. Ma questo blog post non fa altro che ridicolizzare e semplificare il problema. Prendendo da una parte la persona forse che ha avuto piu’ di successo degli ultimi 30 anni e dall’altra due poveri ragazzi napoletani che chiedono soldi alla banca o cercano elemosina dalle imprese.

    Non esiste paese dove imprenditori ricevono prestiti dalle banche per imprese ad alto rischio.

    Bisogna avere le palle e lavorare sodo per convincere imprese a investire.

    Non e’ solo un problema di cultura da parte di chi ha i soldi, ma anche da parte di chi li chiede.

    Cercate “startup italia” su google e cominciate a capire come funziona, al posto di lamentarvi ciecamente.

    1. Sei tu che semplifichi il post in questo blog !
      Nel post viene preso in esempio l’avventura di Jobs iniziata con pochi dollari e non si parla di convincere gli investitori ad offrire prestiti per milioni di euro su progetti ignoti. Si parla invece di qualche migliaio di euro, fossero anche quattro o cinquemila solo per realizzare il prototipo del prodotto o del servizio che vuoi realizzare. Piccoli finanziamenti dovrebbero essere all’ordine del giorno.

  287. Veramente spazio per l’innovazione in Italia c’era almeno fino a 10 anni fa. Basta leggere la classifica dei 10 maggiori innovatori del decennio del sole24ore (http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-12-16/ecco-dieci-innovatori-decennio-174343_PRN.shtml ) per trovare Max Banzi da Monza e il suo Arduino (http://www.arduino.cc/ http://en.wikipedia.org/wiki/Arduino) che stanno rivoluzionando la robotica e l’elettronica grazie al concetto di open hardware. Ma adesso l’Italia e’ veramente un paese morto e senza speranza, e anche Max Banzi e’ emigrato e vive e insegna in Canton Ticino. (Io sono emigrato da 15 anni e mi trovo benissimo dove sono ,,,)

  288. Le tue considerazioni mi sembrano delle scuse. Certo che il posto è importante ma nulla ti vieta di lasciare un luogo che non é adatto a sviluppare il tuo sogno. Dal canto mio ringrazio mio nonno materno che ha lasciato il sud Italia per l’America a 26 anni e mio padre che l’ha fatto a 30 anni e mi hanno consentito di poter rincorre il mio di sogno.

  289. Non credo sia giusto pensare in termini dicotomici se sia giusto o sbagliato andarsene dall’Italia, se chi va via sia coraggioso e chi resta codardo o viceversa. Credo che la realtà sia molto più sfumata e relativa. Personalmente a 19 anni sono andata via dalla mia regione e dopo la laurea ho passato un semestre all’estero per fare anche questo tipo di esperienza. Non credo dunque che mi sia mancato il “coraggio” di staccarmi da affetti e sicurezze.. Tuttavia credo che poi una persona faccia delle scelte in base ad una grande quantità di fattori e alle priorità che ha nella vita.

  290. Si vive una sola volta e dopo questa vita non ci sarà un’altra Italia (per fortuna) ad accoglierci. Quindi inseguiamo i nostri sogni dove ci pare e come ci pare.

  291. Tutto straordinariamente vero. La “nave” Italia non sta affondando, si trova già adagiata sul fondo del mediterraneo e noi poveri “giovani topi” non siamo scappati per primi, ma solo affogati per ultimi.

  292. Gianka :
    Olivetti (da cui Jobs & C. hanno tratto l’importanza del design e di avere degli store a unico marchio) al sud avete avuto di meglio?

    Mi ricordi per cortesia che fine ha fatto l’Olivetti?

  293. Bellissimo post,

    non fare mai come Stefano Lavori, non smettere di scrivere perché a mio parere hai del talento.

    Complimenti

  294. Per questo motivo siamo spacciati… un popolo di morti viventi senza futuro altro che marinai, navigatori e santi!

  295. Bellissimo! E’ un riso amaro quello che ti ispira la lettura di questo brano, soprattutto per chi vorrebbe che anche nella nostra terra nascessero tante persone come Steve Jobbs… Complimenti all’autore, le cui potenzialità non sono inferiori a quelle di Steve… Se solo fosse nato altrove!

  296. Sergio Longhi :
    Idem.
    , NON PAGARE LE TASSE, una persona che non sta più in Italia non paga tasse all’Italia.

    Vero! Li dobbiamo affamare finche schiattano e falliscono, io in italia non ho lasciato una lira!!!….smettetela di comprare cazzate! Basta sky e merdaset, basta campionato, comprate al super sotto casa e mandate a fare in culo gli iper. I miei comprano 2kg di insalata a settimana dal contadino a 2lire. Tirate via i soldi dalla banca e tenetevi un gruzzoletto a casa

  297. Gianluca :
    Tragica semplificazione del sistema delle startup. Hai preso Steve Jobs come esempio che, anche in Mountain View, e’ un caso unico. Il 90% delle startup fallisce in tutto il mondo. Non e’ vero che in america ti danno soldi senza garanzie, sono certamente investimenti ad alto rischio, ma nessuno ti da capitale cosi’ per cosi’, giusto perche’ vivi a Mountain View. Devi essere un abile venditore, convincere l’investitore che quello che fai gli fara’ fare soldi. Non e’ facile, non e’ facile in nessuna parte del mondo.
    Da due anni lavoro in una startup in Scozia, sono sempre senza un soldo. Con la mia esperienza lavorativa potrei avere uno stipendio superiore alla media perfino in Italia. Ma quello che voglio fare e’ quello che imprenditori come Steve Jobs hanno fatto, creare qualcosa di nuovo e cambiare il mondo! Non c’e’ stipendio che possa avere lo stesso valore.
    Ovviamente in Italia e’ molto piu’ difficile ricevere fondi, c’e’ un grande problema strutturale/culturale. Ma questo blog post non fa altro che ridicolizzare e semplificare il problema. Prendendo da una parte la persona forse che ha avuto piu’ di successo degli ultimi 30 anni e dall’altra due poveri ragazzi napoletani che chiedono soldi alla banca o cercano elemosina dalle imprese.
    Non esiste paese dove imprenditori ricevono prestiti dalle banche per imprese ad alto rischio.
    Bisogna avere le palle e lavorare sodo per convincere imprese a investire.
    Non e’ solo un problema di cultura da parte di chi ha i soldi, ma anche da parte di chi li chiede.
    Cercate “startup italia” su google e cominciate a capire come funziona, al posto di lamentarvi ciecamente.

    Sono d’accordo, conosco gente che lavora in startup estere, anche con ottime idee, e si fa il mazzo ogni giorno per cercare finanziamenti, e molto spesso si prosegue con il progetto proprio perché ci si investe tanta passione più che per i guadagni che purtroppo restano bassi. Ormai però sembra diffusa l’opinione che un genio in Italia non possa far nulla mentre anche una qualsiasi persona all’estero possa cambiare il mondo, ma non è esattamente così, anche questa è una semplificazione della realtà.
    Tuttavia mi trovo d’accordo con Antonio sul fatto che ci siano contesti più o meno favorevoli, e che l’Italia sicuramente non ci sostiene.

  298. Sono capitata qui per caso e sono rimasta colpita dai tanti commenti negativi seppur comprensibili. A.C. Mi interessa il tuo punto di vista. Se credi puoi contattare la mia attività
    info@studiocoach.it

    1. Il mio commento era per A.C. # 30

  299. Solita solfa..
    Sempre e solo lamenti..
    Andatelo a dire a tutte quelle eccellenze italiane che primeggiano nel mondo,
    Dalle piu’ note..Ferrari, Ducati, Technogym, a quelle meno note ma leader mondiali nel settore.

    Il problema di questo paese e che gli italiani non lavorano..
    Impressionanti, per esempio, le statistiche di accesso a facebook durante le ore lavorative..scioperi ogni venerdi, e lamentele lamentele.
    Vi piace tanto l’estero?? Quanti di voi son disposti a lasciare la casa di mamma e papa’ e passare anni a condividere appartamenti con estranei per mettere da parte i soldi?? (A Londra tantissime persone anche oltre la quarantina lo fanno e senza lamentarsi).. Quanti son disposti a viaggiare anche per piu’ di tre ore al giorno per trovare lavoro?
    Quanti son disposti a non usare internet per farsi i fatti propri..
    Solo lamentele… e poi ovviamente dando la colpa ad una persona perche’ un paese di 60 milioni va’ a rotoli…

    1. è vero…infatti tu che ce l’hai con chi si “lamenta” hai scritto questo commento sicuramente per lavoro, rinunciando ad internet per lavorare.
      Se il paese va a rotoli sarà sì anche per colpa di noi che ci lamentiamo (anche se, trai tanti, c’è chi si lamenta ma non avendo basi economiche nemmeno per fuggire, sta ignorando pure la sua salute per metter soldi da parte e andarsene a cercar fortuna altrove, a costo di dormire sotto i ponti e prostituirsi se non troverà niente all’inizio), ma anche di chi, invece di essere solidale, dall’alto del podio, della sua sicurezza economica mensile partita magari dai soldini di mamma e papà per mantenerlo fuori paese, ci sputa in faccia e spara sentenze.
      A questa gente auguro il meglio dalla vita, sempre.
      Perché se un giorno vi doveste ritrovare in certe condizioni, se un giorno fossero i vostri figli ad essere ragazzi che hanno preso il massimo nel minor tempo possibile anche all’università, sono stati sempre i primi della classe, sono svegli ma non hanno né conoscenze né basi economiche da “anticipare” in attesa di finanziamenti o per comprarsi un semplice biglietto del treno per “Il nord” e rinuncerebbero pure alle mutande pur di avere una vita PROPRIA ma non ce la fanno comunque e ne soffrono all’infinito, lì capirete.
      Forse, e sottolineo il forse.

      Ad maiora.

  300. […] Nel seguente link potete trovare l’articolo originale che ha spopolato in questi giorni sul Web e su Facebook : “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli“ […]

  301. Sono anch’io dell’avviso di Gianluca. Questo articolo avrà pure dei punti validi, ma già dal titolo mi è chiaro il fine: il lamento e la scusa, vero sport nazionale.

    Certo ci saranno dei grossi svantaggi – ma focalizzarci su questi non ci aiuterà a tirarci su le braghe.

  302. Credo che sia tutto vero, succede dalla Campania in giù purtroppo, al nord un po’ meno…

  303. Scusate la brutalità, ma che ve ne frega di rimanere a Napoli e in Italia? Negli anni ’70 era un problema, ma oggi con un low-cost sei a Londra con meno di 100 euro. Avete tutta la comodità di tornare a trovare gli amici tutti i weekend che volete.
    Boh? Non capisco….

  304. […] Steve Jobs fosse nato a Napoli. 10 ottobre 2011Segnaliamo un arguto articolo di Antonio Menna, che scrive sul suo blog una iteressante e divertente analisi sulle opportunità che hanno gli […]

  305. Stay hungry. Stay foolish… Leave Italy!

  306. Complimenti,
    Hai fatto centro, non solo per quello che scrivi, ma anche per come lo scrivi.
    Goditi le 90mila visite!
    In bocca al lupo per tutto (per la monetizzazione, per i battiscopa e per il tuo lavoro…)
    A rileggerti
    Ciao

  307. Qui no si tratta, caro Gianluca, di avviare una start up. Parliamo del fatto che qualsiasi start up non riesce neanche ad arrivare allo start. Tutto viene stroncato prima, ma non sempre, però. In alcuni casi l’azienda si avvia ed allora tutti: politici, mafiosi, imprenditori disonesti, banche, amministratori pubblici, etc. ti scagliano contro il mostro della burocrazia, la cecità della legge e le mille ritorsioni possibili al fine di rubarti l’idea o di farti chiudere l’azienda. Non se ne può più di questo stato di cose.

  308. Gianluca sono d’accordo con te sul discorso finanziamenti, ma gli adempimenti che abbiamo qui in Italia, la cosiddetta burocrazia, sono qualcosa che ti stronca sul nascere. Per qualunque cosa devi essere iscritto ad un albo, registro o che altro caspita (cosa che comunque e sempre comporta un esborso di denaro). Anche se non guadagni nulla le tasse le paghi comunque…e che tasse, con che aliquote! E i mille altri adempimenti da fare, per esempio, qui a Bologna ad un certo punto si erano inventati una tassa per chi esponeva fuori dal locale il menu del giorno…non sono del settore e non so di quanto ammontava, ma per dire…
    E non è un problema solo di Napoli, ma di tutta Italia direi. Non è un luogo comune e un modo di dire, per diversi anni ho lavorato in proprio collaborando con un collega inglese. Lui con la sua impresa lì, io con la mia qui…insomma…per lui sembrava tutto più semplice, ho toccato con mano, so cosa vuol dire e non si tratta solo di luoghi comuni. Lui faceva da solo i suoi “tax returns”, io dovevo usare i servizi di una commercialista…e così tante altre cose…

    1. straquoto
      ecco un esempio, tra i mille, di fisco che uccide (le imprese).
      Anche le cose più banali della vita di molti, come vendere un’auto, in Italia è molto più costoso e complicato che all’estero.
      In Olanda il passaggio di proprietà si fa all’ufficio postale al costo di 5 Euro.
      In Inghilterra si paga il francobollo per l’invio della dichiarazione.
      In Italia?
      Non si sà, dipende; dipende dalla provincia, dalla capacità individuale o meno di svolgere tutte le pratiche senza doversi rivolgere ad un’agenzia…
      comunque sono sempre centinaia di euro

  309. Se Totò fosse nato a Mountain View non avrebbe fatto ridere tutto il mondo con i suoi film…

    1. la prima cosa sensata che leggo…concordo! l’opportunità uno se la crea se ci crede!

  310. Complimenti per l’articolo, bellissimo. Noi abbiamo vissuto all’estero per molti anni, come lavoratori dipendenti e il nostro lavoro era apprezzato e riconosciuto.
    Nella sede centrale italiana, nel frattempo, i raccomandati scalavano le posizioni, sorpassandoci in stipendio e carriera.
    Ora siamo in pensione, fortunatamente,e ci associamo al coro…andate all’estero, per il bene del paese: ricordate che il muro di berlino non è crollato fino al giorno in cui i tedeschi non sono riusciti ad andare all’ovest con le loro trabant.
    Lasciate che a pulire i cessi restino i miliardari, i raccomandati,i politici.

  311. Quadro amaro ma è così, e anche se fosse stata ambientata al centro nord la cosa, forse non sarebbe arrivata la camorra ma le cose non sarebbero andate molto meglio…suggerirei ironicamente che lo stev jobs napoletano oggi si chiama lavitola…rispetto al primo gode di ottima salute è spigliato con le donne e si veste bene…poco importa poi se non è conosciuto all’estero, è ricercato dalla giustizia e sia latitante…
    a ciascun paese i suoi eroi…

  312. Bell’articolo, e rappresenta in pieno il problema italiano, applicabile non solo a Napoli ma anche al nord Italia, con l’eccezione della camorra che ti viene a chiedere il pizzo.
    Ho letto alcuni commenti e mi pare ci sia una forte discussione che divide chi dice di restare e chi dice di andare, o una lunga disquisizione tra le varie forme di coraggio. Questo da la dimensione di un altro grande problema italiano, ossia che gli italiani ancora non si sono resi conto di quanto il mondo sia diventato piccolo. Onestamente trovo assurdo che ancora nel 2011 si stia a discutere se sia lecito o meno sfruttare proposte di lavoro all’estero, una proposta di lavoro è una proposta di lavoro, punto. Così come ci sono stranieri che vengono a lavorare in Italia (e ne conosco alcuni) ci sono italiani che vanno a lavorare all’estero. Il mondo del lavoro è ormai globalizzato, e mi stupisce che ancora si ragioni con logiche così nazionaliste.
    Saluti a tutti.

    1. scusa ma sei mal informato…la camorra ora chiede il pizzo soprattutto al nord…non è più localizzata, ma globale, in armonia con i tempi in cui viviamo!

  313. […] Fonte:  https://antoniomenna.wordpress.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-provincia-di-napoli/ […]

  314. La stessa cosa se fosse nato in provincia di Catanzaro.
    Hai assolutamente ragione!

  315. Alberto :

    A. C. :
    E come pretendete che le cose cambino se tutti quelli che hanno la testa per cambiare le cose se ne vanno? Voi chiamate coraggio il vostro egoismo. Voi dite di amare questo paese voltandogli le spalle e sputandogli addosso. Voi dite questo posto fa schifo, ma non fate nulla per cambiarlo andandovene. Voi dite che chi resta vota la camorra e la mafia, ma senza il vostro voto, i pochi che restano che speranze hanno? Voi dite che c’è una sola vita da vivere e non è qui. Io dico che c’è una sola vita da vivere, ma è qui e se anche farà schifo non m’importa finché spero di poter lasciare a mio figlio un posto migliore in cui vivere. Finché spero che se io resto mio figlio non dovrà andarsene e forse lui potrà fondare una nuova Apple nel garage di casa anche se io avrò fatto il parcheggiatore per una vita. Ve lo dice uno che non ha timore di emigrare, ma sta facendo di tutto per restare. Caro Aldo, io sono con lei, la risposta è per coloro che hanno le hanno risposto prima di me.

    Sono il primo che lotterebe fino alla morte per qualcosa a cui tiene. ma qui non c’è nente che valga la pena di salvare.
    Amo l’italia, ma se lei si comporta da sgualdrina allora la abbandono senza pensarci due volte[…]

    Non è l’Italia che si comporta da sgualdrina… L’italia è il nostro paese geografico rappresentato dal paesaggio, dalla nostra cultura, dal popolo quindi da noi. E’ la classe politica (formata sempre da Italiani) che si comporta così noi dobbiamo essere uniti qui ed ora per contrastare quegli Italiani che stanno affogando il nostro paese… troppo comodo andarsene via… scappare dai problemi… E se in Italia le cose cambiassero in meglio? Se ritornassero le opportunità? Sarebbe solo per merito di chi è rimasto e ha agito per far cambiare le cose.. non certo di chi è volato via…

  316. Complimenti, tutti vero ahimè; unica domanda che rimane è: devo ridere o piangere?!

  317. Senti, io vivo in Emilia e non in California.
    Nel 1998 aprii un piccolo ISP/Hoster con altri due ragazzi.
    Non avevamo una lira in tasca (del tipo: Ci siamo presentati dal Notaio senza soldi che non avevamo, ovviamente dicendoglielo solo all’ultimo secondo e contando sul fatto che una volta fatta tutta la fatica non ci avrebbe cacciati in malo modo ma avrebbe accettato un pagamento dilazionato) ma in qualche modo l’azienda l’abbiamo messa in piedi.
    In banca mi sono presentato con tutta la mia faccia di bronzo ed alla risposta “che ero senza garanzie” ho risposto che nell’arco di 100 metri c’erano una decina di banche. Mi hanno dato un prestito di 30 milioni (di lire) sulla fiducia che ho ripagato nei termini.
    Ho lasciato l’azienda dopo due anni per una serie di dissapori con gli altri due soci, ma l’ho lasciata in attivo e con una liquidazione.
    Qualcun altro ha già scritto che per fare le cose ci vogliono le palle: Quoto e concordo in pieno.

  318. idem,
    Italia lasciata e felice all’estero! grazie governo maledetto… ma c’é ancora chi ci crede??

  319. la fortuna è un fatto di geografia canta la bandabardò

  320. […] su Facebook avrà visto postare e ripostare, nelle ultime 36 ore, queste (amare) righe di un blogger napoletano:Antonio Menna, 42 anni, giornalista e, come si definisce lui stesso «precario della […]

  321. Credo veramente che le cose sarebbero andate come descritto nell’articolo, ma una cosa che non condivido è la sistematica propria deresponsabilizzazione che l’individuo attua (riscontrato nell’articolo e nei commenti): se le cose non funzione è sempre colpa dello Stato, dei politici, dei napoletani, degli impiegati dell’ufficio pubblico, della finanza, della polizia, dei tecnici del comune che non controllano la stabilità degli edifici ecc ecc, insomma, sempre gli altri! Ma io mi chiedo, e forse mi faccio una domanda stupida, ma se in un sistema aperto in cui tutti influenzano tutto non è che qualche responsabilità è anche mia se le cose non funzionano? Non è che le mie azioni, apparentemente irrilevanti nello specifico, vengono emulate da altri e messe insieme hanno un effetto valanga? Allora si scopre che alcuni votano il cugino alle elezioni comunali perché gli ha promesso il posto di lavoro, però poi si lamentano se gli amministratori non amministrano bene; chi vuole piazzare il figlio nella società partecipata del comune, e poi si lamentano se i servizi sono scadenti; chi non vuole pagare il ticket perché conosce il dottore X, e poi si lamentano che ci sono liste da attesa lunghe e la sanità non funziona; chi butta le carte per terra e si lamenta che le strade sembrano discariche; chi fa vincere gli appalti agli amici e poi si lamenta che lo stato aumenta le tasse per colmare il debito pubblico ecc. : qui ci vuole un bel cambiamento culturale e un’esame di coscienza dovremmo farcelo tutti!

  322. ti pregherei di togliere Napoli…e scrivere Italia…..anche a Milano c’è la Finanza….i vigili urbani e le stesse leggi che abbiamo noi!!!

  323. Fantastico !!! Un pezzo di vera satira ma che come ogni satira che si rispetti prende spunto dalla realtà … Viva l’Italia !!!!

  324. I problemi del nostro Paese, non solo di Napoli, sono tutti scritti in questo post. I miei più sinceri complimenti.

  325. he, facile a raccontare una storia del genere. e ambientarla ai giorni d’oggi. perchè non fare un paragone con un’azienda italiana nata in quegli anni? in un garage magari. io penso ce ne siano diverse… ora leader nel mondo!
    ah, se volete emigrare, fatelo. nessuno vi tiene

  326. Marco :
    Solita solfa..
    Sempre e solo lamenti..
    Andatelo a dire a tutte quelle eccellenze italiane che primeggiano nel mondo,
    Dalle piu’ note..Ferrari, Ducati, Technogym, a quelle meno note ma leader mondiali nel settore.
    Il problema di questo paese e che gli italiani non lavorano..
    Impressionanti, per esempio, le statistiche di accesso a facebook durante le ore lavorative..scioperi ogni venerdi, e lamentele lamentele.
    Vi piace tanto l’estero?? Quanti di voi son disposti a lasciare la casa di mamma e papa’ e passare anni a condividere appartamenti con estranei per mettere da parte i soldi?? (A Londra tantissime persone anche oltre la quarantina lo fanno e senza lamentarsi).. Quanti son disposti a viaggiare anche per piu’ di tre ore al giorno per trovare lavoro?
    Quanti son disposti a non usare internet per farsi i fatti propri..
    Solo lamentele… e poi ovviamente dando la colpa ad una persona perche’ un paese di 60 milioni va’ a rotoli…

    giusto. pienamente d’accordo!!!!

  327. Geniale! Però alla fine il sorriso lascia il posto all’amarezza… specialmente per chi, come me (e come l’autore, mi pare di capire), ha conosciuto le traversie tragicomiche per avviare un’impresa di giovani con l’ausilio di fondi europei… Viva l’Italia (mai come in questo momento dobbiamo augurarcelo)

  328. Da rifletterci su..sono convintissimo che con i giusti mezzi più di qualche italiano arriverebbe molto, ma molto lontano in più di un campo. Per come la penso io nasciamo tutti più o meno uguali in tutto il mondo, la sola vera differenza è quello che ci circonda: la cultura, i mezzi a disposizione, le regole da rispettare. Sarebbe bello un giorno poter dire: “Ho un sogno, voglio provarci” ed avere qualcuno a cui sottoporlo, qualcuno che sai prenderà sul serio la tua idea a prescindere che tu sia amico/fratello di chissà chi e che se lo valuterà opportuno ti appoggerà. Non servirebbero neanche fondi pubblici per fare ciò, i fondi europei se li possono anche tenere in tasca per fare il pareggio di bilancio, l’unica cosa che dovrebbe fare lo Stato è fare incontrare l’imprenditore con l’ideatore e fornire magari i mezzi (regolamenti, leggi, agevolazioni fiscali) per favorire questo matrimonio. Mi pare ovvio che la politica abbia ampiamente fallito in questo(se mai ci avesse provato seriamente), è andata sempre a chiudersi in piccole lobby per cui se tu conosci è bene, sennò resta pure dove sei. L’unica speranza che mi rimane è che siano gli imprenditori a finirla di sottomettersi, a smetterla di assumere raccomandati, a smetterla di mettere i soldi solo dove gli viene detto. Un giovane che ha un’idea la può gridare ai 4 venti, ma se il capitalista ha l’attenzione puntata su altro non la sentirà mai. Da quello che leggo anche gli imprenditori si stanno lamentando della situazione attuale, bene, spero siano loro i primi a fare un passo avanti.

  329. Andarsene, restare, ma cosa c’entrano queste cose?
    Io ho un’invenzione, ad es., innovativa. Mi servono capitali e competenze.
    I potenziali investitori mi chiedono “quanto è tuo questo progetto?” prima ancora di discutere di investimenti. Ho brevetti? Esistono barriere d’ingresso alla concorrenza, concorrenza che altrimenti vanificherebbe gli investimenti trovati?
    E le competenze le trovo intorno a me? Sono queste competenze ben collegate con il resto del settore nel mondo (l’inglese conosciuto quanto l’italiano è il minimo) per tenersi sempre aggiornate, individuare possibili minacce e cogliere possibili opportunità esterne? Mica il vantaggio competitivo per la mia nuova azienda lo costruisco leggendo Repubblica o il Sole24Ore (che leggono altre milioni di persone)?
    Nel caso di prodotti innovativi, se in un posto non esistono inventori che conoscano tutti gli altri inventori al mondo del loro settore ed i relativi brevetti (prima di andare dal consulente dei brevetti), o che non ne conoscono la lingua, ma che si innamorano solo della propria idea come bambini, allora quel posto non va bene per mettere su l’azienda e quell’invenzione probabilmente tanto nuova non è.
    Esistono poi persone competenti di livello internazionale in quel posto? Se no, esiste un contesto che possa attrarre quelle persone a trasferirsi a vivere lì per qualche anno, provenienti anche da lontano? Se le persone competenti (di livello internazionale) non esistono lì e quelle competenti si tengono ben lontane da quel posto o non vengono attratte con contratti e offerte allettanti, allora quel posto non va bene per mettere su l’azienda.
    E poi il capitale. L’investitore mi chiede: perché vuoi fare l’azienda proprio lì? Che vantaggio c’è (per l’azienda)? Si trovano più facilmente gli sviluppatori bravi lì? Si trovano più facilmente le tecnologie e i servizi a basso costo lì? C’è una qualità della vita migliore lì, che magari ci permetta di risparmiare sugli stipendi?
    Ecco, io credo che si possano riassumere qui alcuni dei motivi per non fare un’azienda a Napoli: ci vengono poche persone attratte dall’idea che si sta bene a Napoli, specialmente tra i giovani, e quindi il tessuto delle competenze è un po’ stantio, senza ricambio. In più c’è uno scadentissimo livello di conoscenza della lingua inglese, che moltiplica il difetto precedente, aumentando l’odore di muffa intorno ai giovani. I giovani cominciano a prendere in considerazione l’equilibrio economico per una loro indipendenza dalle famiglie in tarda età, quindi sono meno competenti nel valutare il rapporto giusto tra scelte rischiose e scelte prudenti nel fare un mix che funzioni per una nuova impresa. Fanno o solo scelte rischiose o solo scelte prudenti, tipici atteggiamenti di chi vive con mammà, ma raramente pensano a un mix di scelte che dia indipendenza economica anche attraverso sacrifici.
    E allora viaggiare, viaggiare, viaggiare.
    Dimenticarsi del Napoli e delle ore intere trascorse a parlare di calcio, dimenticarsi delle prostitute minorenni del premier, dimenticarsi dell’amico dell’amico del politico che trova i soldi gratis.
    E misurarsi con il mercato, con il fare un prodotto così valido e gestito con tale competenza che avrà sicuramente successo. Farsi suggerire dal mercato “dove conviene produrre quel prodotto”. Certamente non sulla spiaggia, se sono pomodori 🙂

  330. Io sono pronto a partire, con moglie (1) e figli (4) per gli Usa. Qui non se ne può più…

  331. Complimenti. Posto molto carino e divertente. In effetti in Italia tutto è burocraticamente impossibile, mentre negli Usa hanno un sistema molto più flessibile. Posso comunque dire che moltissimi Bill Gates e Steve Jobs “italiani” sono in giro per il mondo. Se pensi che Massimo Marchiori (del ’70) è stato l’inventore dell’algoritmo che ha permesso di sviluppare Google!!!! In Italia non s’investe sulla ricerca, sulla scienza e sui giovani, ci sono tanti Steve Jobs nel Bel Paese, ma purtroppo emigrano all’estero.

  332. Complimenti per la storia! Rende come non mai.

  333. ho scritto un libro sulle mie esperienze lavorative nel belpaese

    http://lavororubato.altervista.org/

    niente di nuovo ;-(

  334. Ti capisco, purtroppo viviamo in uno stato che non ci ascolta e a volte vorresti scappare ed andare il più lontano possibile, magari troveresti più fortuna. Ma poi ti svegli e ti accorgi che è solo un sogno, e mentre loro arraffano tutto quello che possono noi ce ne stiamo ai margini aspettando che facciano qualcosa per i giovani che hanno idee. Invece no fanno in modo che noi e le nostre idee siano bloccate dalla burocrazia perchè noi, giovani bamboccioni, diamo fastidio non apparteniamo alla casta e quando hai una buona o magari ottima idea ti dicono “chi sei, sei amico di tizio di caio. No? Mi dispiace ma non abbiamo bisogno di te”. In quel momento ti viene voglia di sfasciare tutto, hai studiato una vita per poi sentirti dire ci sono altre persone che hanno preso quel posto, non hai qualche raccomandazione. No. Allora è inutile che vieni, tanto non ti prendono. Questa è l’Italia, fino a quando non ci saremo scocciati e cercheremo di fare qualcosa per cambiare questo schifo.

  335. Ho letto abbastanza velocemente diversi commenti. Chi è favorevole all’emigrazione, chi lo è a restare. C’è chi dice che scappare è un atto di egoismo. Chi invece che restare è mancanza di coraggio. Io ho 41 anni. Sono un ingegnere libero professionista che lavora nel campo impiantistico. Ho una moglie ingegnere (che lavora come segretaria in una ditta di asini) e due bimbe piccole. Per le mie figlie, per mia moglie e per me stesso vorrei restare. A combattere, a scendere in prima linea per dare il mio contributo alla terza rivoluzione industriale che è alle porte. Perché è di questo che si tratta. La crisi economica è semplicemente il crepuscolo di un sistema economico morente. Prima si volta pagina, meglio sarà per le generazioni attuali e immediatamente future. Poi mi guardo attorno. E trovo il nulla. O meglio, trovo persone che accettano la vita senza farsi troppi problemi, oppure se ne fanno ma incolpano altri. E mi accorgo che la classe politica che ci governa è lo specchio di questa nostra società. E’ brutto da dirsi, ma non ci meritiamo altro.
    E allora sto pensando ad andare altrove. Certo, ricominciare, anche a 41 anni, portando in dote il mio bagaglio di esperienza. Dove magari è necessaria e dove la mia vita e il mio lavoro possono essere giustamente prese in considerazione e magari premiate. Dove il futuro non è una chimera, ma è una realtà che si costruisce con le proprie braccia ogni giorno. Per se e per i propri figli. Non è un atto di egoismo, e neppure una fuga. E voglia di vivere.

  336. la “follia” è avere il coraggio di esprimere le proprie idee. sei eccezionale.

    1. io mi sono permeso di inviare il tuo testo, come messaggio, a tutti quelli di fb con cui chatto, spero lo leggano tutti.

  337. Bel post, divertente e senz’altro veritiero. Ma due cose.
    La prima: se Steve Jobs fosse nato dov’è nato, ma nel 1986, e dunque si trovasse ad aver bisogno di denaro e quant’altro nell’attuale situazione economica americana?
    La seconda: signori emigranti o cervelli in fuga o come preferite definirvi, non siete certo eroi. Siete andati via inseguendo sogni di gloria personali, ed è perfettamente giusto che sia così. Non vi siete fatti carico di chissà quali altri scopi nobilitanti. Non sapete e non potete sapere cosa vincola una persona al posto in cui è nata. Il vostro parlare a vanvera conferma che “partire, partire, partire” è il mantra di questi tempi. Volete farci credere che per potersi mettere in gioco all’estero bastino – ancora – la valigia di cartone e tanta voglia di fare?
    Diteci un po’ che competenze avete, quali titoli di studio, se sono spendibili indifferentemente all’estero o in Italia. Oppure siate soltanto un po’ più onesti e suggerite a chi può di prendere in considerazione la possibilità di cercare successo professionale, o più semplicemente soddisfazione, altrove. Come avete fatto appunto voi.
    Il coraggio di restare e provare a sfangarla qui non è inferiore a quello vostro, che avete provato a farlo ad altre latitudini.

  338. […] Jobs, cofondatore della Apple. Antonio Menna, giornalista e blogger di Napoli, è tra questi. Ma il suo post (dal titolo eloquente: Se Steve fosse nato in provincia di Napoli) è stato notato per motivi che […]

  339. Fantastico.. Ridicolo, ma assolutamente vero, ed anche se non a Napoli, mi trovo nella stessa triste situazione, dove pur lavorando giorno e notte, alla fine gli unici che guadagnano sono stato e banche, e tu fai la spesa al discount..

  340. ma no……uno con il cervello di Steve Jobs avrebbe capito che non ne valeva nemmeno la pena di provare a fare una cosa simile in Italia e se ne sarebbe andato.
    Un altro garage l’avrebbe trovato un po’ ovunque..

  341. credo che se jobs fosse nato a napoli, sarebbe diventato jobs e avrebbe fondato “a mela”
    ritornando alle prime fasi della rivoluzione industriale napoli aveva le locomotive che solo
    l’inghilterra possedeva come noi vedi pietrarsa, per cui la rivoluzione digitale si può fare anche a napoli.

  342. Il marchio della Apple Napoletana se Steve Jobs fosse nato nella provincia di Napoli

    Marchio della Apple Napoletana

  343. nel 1979 io abitavo a reggio emilia, ebi un’idea per fare un markingegno per estintori, mia madre venne in banca e per avere 5 milioni delle vecchie lire impegno’ la casa di famiglia, ci provai ma il sistema e i costi descritti nell’articolo mi impedironodi decollare, ne parlai a un concorrente, realizzo’ la mia idea e l’anno dopoguadagno’ un miliardo e mezzo di lire, pensai gia’ allora di lasciare l’italia xche’ sapevo dellamerchant bank che sono all’estero, poi la famiglia, gli amici, la paura, restai (mannaggia a me) sono emigrato ora a 56 anni in polonia, non sara’ l’america ma mille volte meglio dell’italia si’. DATEMI RETTA..”FUITAVENNE” CHE E’ GIA’ TARDI!

    1. mamma mia che fregatura ti ha dato l’Italia… terribile.
      Auguri per un sereno futuro in Polonia 🙂

  344. Non è questione di città, non è questione di di età. In Italia non succede perchè ci sono le raccomandazioni. Vanno avanti solo e sempre le stesse persone, perchè hanno gli agganci.
    Anzi, in Italia sei hai talento ti affossano, perchè ai mediocri fai paura!

  345. E’sorprendente notare come siate tutti d’accordo!!!
    Solo pianto, lamento e stridor di denti!!!
    Siamo condannati a questo? Trovo l’articolo assolutamente disfattista e parziale. Come sempre si pone l’accento su quello che non va, su come dovrebbe essere, sullo Stato che non aiuta, sui finanziamenti che non ci sono, su su su…E non si guarda a quello che c’è!!! Trovo l’articolo un’offesa alle milioni di imprese dal Sud al Nord che ci sono e che solo con il fatto di esserci testimoniano l’esatto contrario di quanto esprime l’articolo. Se Jobs fosse nato in Italia avrebbe fatto sicuramente la Apple molto più bella, interessante e innovativa di quel che è! Forse non si sarebbe chimata così, forse anzichè con un morso il logo sarebbe stato un torsolo di mela, un grande cocomero o una buccia di banana ma di certo il made in Italy esiste anche a Napoli! “SIATE AFFAMATI”, non aspettatevi che lo Stato, i politici o chi per loro si sotituiscano a noi, a te. Perchè il morso di una mela ti può bastare???

  346. uccidiamoci allora
    se siamo rassegnati non ci resta che morire…

  347. simpatica storia di chi sa solo piangere e non ha le palle per lottare, ma la lingua per giustificare i propri fallimenti. se si parte così, vittime del pregiudizio, non si vincerà mai, ne nella silicon valley, ne nell’aspromonte!

  348. questo è il vero motivo per cui l’italia va a puttane…ci rassegniamo ancora prima di cominciare…sembriamo nati stanchi…incapaci di reagire e credere…solo cazzate! anche nella terra apparentemente più ostica, se opportumente dissodata si può coltivare e avere raccolti abbondanti.

  349. vi racconto una storia che mi raccontava mio nonno. c’era un povero contadino che aveva 7 figli maschi e un solo terreno, e giunto al punto di morire non aveva che il piccolo terreno da lasciare in eredità. allora pensò di dire loro che in un angolo del terreno lui aveva nascosto tutti i risparmi della vita. una volta morto tutti e 7 i fratelli, armati di zappe e picconi cominciarono a scavare il terreno dissodandolo ma senza trovare il tesoro…alla fine tutti abbandonarono il terreno delusi e desolati tranne uno, che non si rassegnò e decise di seminare…ebbe un raccolto strepitoso che gli fruttò tanti soldini…la morale? la lascio a voi

  350. […] s.parentNode.insertBefore(po, s); })();E’ bella la storia dell’articolo Se Steve fosse nato in provincia di Napoli scritto da Antonio Menna ed è ancor più bella la sua emozione quando ci racconta che […]

  351. Caro Antonio, hai colto nel segno. magari una sola precisazione: tutta l’Italia è così, non solo Napoli. “se Steve Jobs fosse nato in Italia” avrei scritto io…

    1. Il tuo successo di pubblico – secondo me- è perchè hai detto quello che molti pensavano, e da troppo tempo. Gli USA sono il paese che sono perchè sanno valorizzare i loro geni. Noi siamo quello che siamo per il motivo opposto…

  352. Midian :
    Generalizzare così equivale a pensare come un bambino.
    Il nord sembra diventato il territorio dei cattivi, me le vedo già le mamme a dire : “se non fai il bravo chiamo uno del nord”.
    Ma per favore, pensateci prima di dire cavolate del genere.

    Midian, sei grande! …

  353. Chi se ne va all’estero non è coraggioso, è un CODARDO ed un EGOISTA. E come tutti i codardi e gli egoisti, avrà più successo di noi.

    I veri coraggiosi sono quelli che se vedono qualcosa che non va cercano di aggiustarla, non coloro che scappano a gambe levate

    1. Vorrei correggerti, 1) non tutti quelli che lasciano l’Italia e “vanno all’estero” lo fanno per scappare da una realta’, molti vanno per crescere, aggiungere qualcosa di piu al proprio patrimonio di conoscenze, esperienze ecc., 2) indipendentemente dalle ragioni che spingono ad un trasferimento fuori dall’Italia, e’ profondamente scorretto definire i milioni di Italiani all’estero codardi ed egoisti.

      In Italia molti hanno l’abitudine di pensare che chi va all’estero avra’ vita facile, soldi e successo, semplicemente perche’ pensano sia piu’ facile, ci siano piu’ opportunita’ e altri luogi comuni. Niente di piu sbagliato, chiacchiere da bar sport.

      Conosco dozzine di Italiani che vivono all’estero, e nessuno ha avuto o ha una vita semplice, tutti hanno lavorato duro, spesso molto di piu’ che quelli che come dici tu con coraggio restano in Italia. E” un sacrificio enorme stare lontano da casa, famiglia, lavorare in un’altra lingua, guadagnarsi la fiducia di persone che sempre di piu’ quando gli dici che sei Italiano, la prima cosa che dicono e’ Bunga Bunga. No comment sull’origine del termine.

      Altro punto, l’estero come lo definisci tu, e’ spesso composto da paesi dell’Unione Europea, in teoria siamo tutti Europei, andare in Inghilterra o in Germania non dovrebbe cambiare nulla perche’ in teoria Inglesi e Tedeschi dovrebbero venire in massa da noi attratti dalle possibilita’ che il nostro Bel Paese offre. Ma il problema e’ che l’Italia non attira emigrati di alto profilo, non attira studenti con PHD or Masters, anche i poveracci che arrivano dalla Tunisia e dalla Libia, se potessero se ne adrebbero in Francia o in Germania ecc. Domandati il perche’ .

      Mi fermo qua. Vorrei solo ricordarti che la prossima volta che parli delle persone che stanno all’estero pensa a come ti ha fatto comodo avere la tua famiglia e i tuoi cari vicini.

      Chi ti scrive ha 27 anni, lasciata l’Italia a 21anni dopo l’universita’ in cerca di sfide. Dopo un anno in Svezia sono approdato a Londra dove sono da 5 anni e da 3 lavoro come giornalista (niente ordine dei giornalisti qua). Al momento ti scrivo da New York dove sono per lavoro per alcuni mesi.

      PS. Sono cresciuto nella provincia di Caserta, i miei soon della provincia di Napoli, l’articolo e’ assolutamente e tristemente veritiero. Complimenti allo scrittore.

    2. Questa è una idiozia bella e buona.

      Innanzitutto in un mondo che ci chiede di creare prodotti globali e competere con le nazioni di tutto il mondo (comprese le cineserie che ci arrivano che ti piaccia o no), è ridicolo affermare una cosa del genere.

      Detto questo, andare all’estero e trasferirsi è un’esperienza difficile e durissima, qualsiasi sia il paese.
      Ti assicuro che è molto più facile restare tra le coperte di mamma e papà, tra la pizza il mandolino e la brezza del mare piuttosto che farsi un mazzo così per trovare soldi, tenacia, forza di volontà abbandonando letteralmente tutto per andare a cercare fortuna altrove.
      Chi è coraggioso agisce non resta in un paese che affonda.
      E se proprio vuoi definire come coraggioso chi rimane senza aver mai cambiato le cose (le bocce sono ferme dagli anni 50 qui), posso definire tale solo chi è in grado di mettere in atto una vera e propria rivoluzione democratica.

      Strano però che di questi coraggiosi non se ne vedono, perchè le cose rimangono da sempre così, dai un’occhiata ai CORAGGIOSI che bloccano le caste delle liberalizzazioni, e a quanti CORAGGIOSI vi si oppongono.

      Chi rimane e si lamenta più che un coraggioso credo possa essere definito come perdigiorno.

  354. …il problema è che qui, anche solo sognare di vivere la propria vita, mettersi in gioco e scoprire in cosa si è bravi spesso non ti è permesso, perchè si è schiacchiati da un sistema insopprimibile di fattori esterni…
    nemmeno puoi avere la possibilità di capire in cosa sei bravo o no, perchè nel frattempo devi pagarti la benzina, le tasse, rinunciare a qualsiasi tipo di evasione sociale (che al momento ha dei prezzi quasi sempre inaccessibili) e per pagarti le spese di sopravvivenza (non è un affitto, a quello nemmeno oseresti pensarci) ti ritrovi un lavoro provvisorio che magari odi, magari anche lontano da casa (quindi passi le ore su mezzi pubblici al collasso e non funzionanti) col risultato che quando torni non hai nemmeno + tempo per sognare cosa vorresti fare.
    è difficilissimo anche riuscire ad avere la possibilità di essere messi alla prova per capire in cosa si è bravi o no….
    i problemi sono tutti alla base: un costo della vita altissimo, stipendi e salari per lo più da fame, e impossibilità di accedere in molte caste e/o settori lavorativi. la mentalità italiana e spesso della generazione dei nostri genitori, è il vero errore!
    io…spero di crearmi un ponte solido con una città europea (Londra o Berlino) dove potermi rivendere dal punto di vista lavorativo e andarmene al più presto di qui…
    per ricominciare a…sognare….

  355. Bellissimo! lascio un link ad un post che ho letto anni fa, mi sembra sia del 2001.

    http://www.corriere.it/solferino/severgnini/03-03-01/07.spm

    dategli un’occhiata, una decina d’anni separano i due articoli e le cose non sono cambiate molto se non in peggio.

    Saluti, Marco

  356. Ti ringrazio…perche’ mi confermi che in quel Luglio di 3 anni fa, quando ho deciso di andarmene da Napoli, ho fatto la scelta giusta…

  357. nel 2000 avevo immaginato uno Zuckerberg italiano:

    Metti un Zuckerberg italiano

  358. Non hai detto cose sbagliate ma fermati un attimo e togli i paraocchi hai descritto la nostra bella Italia di merda!

  359. […] L’articolo di Menna. ShareTweet(function() { var s = document.createElement('SCRIPT'), s1 = document.getElementsByTagName('SCRIPT')[0]; s.type = 'text/javascript'; s.async = true; s.src = 'http://widgets.digg.com/buttons.js&#039;; s1.parentNode.insertBefore(s, s1); })(); var addthis_config = {"data_track_clickback":true}; ← Stoccolma: una metropolitana di artisti […]

  360. Un grande chi ha scritto!
    Una grande tristezza perchè è tutto vero

  361. Se non si ama la propria terra è ovvio che cada a pezzi, la verità e che non siamo un popolo unito che ama la sua terra, e me ne fatto della globalizzazione che dietro alle 1000 possibilità è solo un modo per agevolare una camorra più grande.

  362. Un resoconto puntuale e veritiero.
    Tutto quanto raccontato dimostra come sia impossibile per questo paese e per il nostro amato Sud fare il cambio di passo, crescere come dicono gli economisti.
    La burocrazia ci strangola e le inefficienze ci demoralizzano, di Steve Jobs in Italia e nel Sud ce ne sono a bizzeffe, pieni di idee e di entusiasmo.

    Negli USA non dimentichiamo che aprire una società costa poco e in pochissimo tempo (giorni), secondo voi per quale ragione si fanno società in Delaware e ci si ritrova in borsa dopo pochi anni? Riguardate il film “The Social Network” la parte in cui i Venture Capitalist entrano in società con il fondatore di facebook.

    Saluti.

    1. Avatar Roberto Marsicano
      Roberto Marsicano

      A proposito di Zuckenberg dimentichi che:

      1) tutto nasce in una università, Harvard, dove di pagano oltre 40.000 dollari l’anno di retta e oltre 20.000 per viverci.
      2) Eduardo Saverin, quello che ci mette i soldi dal suo fondo fiduciario, è ricco già prima di avviare Facebook perché figlio di una facoltosa famiglia brasiliana
      3) ricchi sono anche i gemelli Winklevoss, che poi fanno causa a Zuck

      Voglio dire che tutto nasce in un ambiente dove c’è un sacco di fertilizzante, il denaro, tanto denaro per far nascere aziende, come dice Larry Summers, il preside di Harvard ai gemelli “in questa università non si viene per andare a lavorare in un’azienda ma per farne una propria”

      Quello che manca da noi (in tutto il paese) è che non ci sono soldi per investimenti a rischio, perché non c’è la mentalità (siamo una paese di ex contadini inurbati che mettono i soldi in immobili, BOT e risparmi postali).

      Inoltre il sistema del VC negli Stati Uniti finanzia molte iniziative che interessano il Pentagono e questo produce un sacco di ricerca e di brevetti. D’altra parte la Internet l’ha fatta nascere la DARPA, così come i calcolatori e i mcrocircuiti.

  363. e sei andato pure delicato: la realtà è molto peggio!!!

  364. […] Fonte Rate this: Condividi con il mondo:EmailStampaFacebookTwitterLike this:LikeBe the first to like this post. Comments RSS feed […]

  365. Bel pezzo. Che contiene una verità amara.

    Complimenti.

    PS. Ma qualche banner? Potresti ricavare qualcosa da questo blog 🙂

  366. Il luogo dove nasci, e vivi, ti segna per tutta la vita. Immaginate la gente che vive negli slums, nei paesi del terzo mondo.

  367. sarò una voce fuori dal coro, ma aldilà della simpatica ironia che esprime, secondo me l’articolo di Menna non ha alcun riferimento nella realtà. Abbiamo avuto anche noi i nostri Steve Jobs in Italia quindi non facciamo sempre gli esterofili a vuoto. Volete dei nomi? Antonio D’Amato, Kiton, Isaia, Sartorio, Piero Mastroberardino, Luigi Aceto. se poi vogliamo estendere la cernita a tutta l’Italia i nomi si sprecano. Polegato, Illy, Renzo Rosso, Leonardo Chiariglione, Della Valle, Olivetti…. vabè ma tanto gli italiani si divertono solo a parlar male di sè stessi.

    1. D’accordo con te…sempre con gli occhi oltre i nostri confini…

    2. Polegatto: figlio di imprenditori e i soldi li tira su ereditando l’attività di famiglia, poi apre la Geox e incrementa la propria fortuna.
      Illy: ricca famiglia austroungarica, studia a Vienna e fonda la Illycafé a Trieste.
      Renzo Rosso: ha fondato un’azienda con altri, è solo stato più abile di loro nell’accaparrarsi la proprietà dei marchi.
      Leonardo Chiariglione: phd a Tokyo conosciuto in ambito accademico, ma non mi risulta sia un imprenditore paragonabile ai precedenti.
      Della Valle: famiglia nobile che fonda la Tod’s ad inizio ‘900
      Olivetti: studia a Stamford, figlio di ricca famiglia ebraica, apre una fabbrica verso la fine dell’800 di strumenti di misurazione. Poi ad inizio ‘900 punta sulle macchine da scrivere.

      nessuno di questi mi pare sia partito da zero ed abbia fatto fortuna grazie alla forza di un’idea.

  368. L’ho ripubblicato sul mio blog, lo ritengo un pezzo dalla lucidità fredda e disarmante…

  369. bisogna fare un monumento agli imprenditori………..

  370. c’è un articolo molto simile su La Repubblica di giorno 08 ottobre 11 a cura di Alessandro Penati…

  371. gli imprenditori non hanno vita facile ovunque essi nascano. altra cosa i figli di imprenditori.

  372. io sono un commercialista a Venezia; di Stefano Lavori ne vedo uno al mese. Ottime idee e anche prospettive di successo per questi ragazzi più o meno giovani. Ora dire che il sistema Italia faccia schifo sono completamente d’accordo, ma parliamo dei vari Stefano Lavori?????? Due casi, i più ecclatanti.
    1. 40 anni – ottimo stipendio – viene in studio da me per una nuova attività. Se ne va incazzato con il sistema perchè non gli finanziano 1.500 euro di notaio per costituire la società; erano gli unici che servivano per partire. Cazzo, se a 40 anni e con 10 anni di stipendio a 2.200 euro al mese non hai 1.500 euro da parte, prenditela con te stesso non con il sistema!!!!
    2. 35 anni – una volta spiegato tutto il discorso di come funzionano i finanziamenti per l’imprenditoria giovanile, la domanda è “Ma se compero la macchina nuova per mia moglie me la finanziano?”

    per carità potrei anche raccontarvi di banche strozzine, di direttori di banca che ti prestano i soldi solo se gli firma una polizza vita, però queste le sanno tutti.

    ciao

    1. Bel commento! Vero, simpatico e ironico… fa bene il paio con la storiella scritta da Antonio
      Ciao! 🙂

  373. Post semplice e disarmante, anche se a onor del vero bisogna ammettere che questo è la peggior combinazione possibile. Il problema sta nel fatto che nel nostro Paese la probabilità che eventi del genere accadano è paurosamente alta.

    Hai perfettamente ragione, nelle condizioni in cui è l’Italia oggi, si può restare solo “morti di fame” e “pazzi”.

  374. Non sono d’accordo sull’obbligo di andare via, a me piace stare qui e sono convinto che la situazione possa migliorare. Decidere di restare non significa per forza stare attaccatto “al capezzale di mamma Italia”. Devono esserci sia la libertà di restare che di andare via: mentre sembra che sia rimasto solo “l’obbligo di andare via” la libertà di andare via. Per i soggetti che hanno il desiderio di restare, solo briciole…

  375. Sigh, sigh… sigh! dato che sarebbe verosimile fa arrabbiare perciò non lo legga chi è cardiopatico.

  376. L’autore si lamenta perchè dice che ha scritto cose migliori. Può darsi, questo può essere il manifesto di un partito liberale che vuol togliere vincoli e pesantezze, leggi e leggine (o marònn!)…

  377. SE PENSI CHE L’AMBIENTE CHE TI CIRCONDA NON PUO’ FARTI DIVENTARE QUELLO CHE DESIDERI ESSERE TRASFERISCITI E REALIZZA I TUOI SOGNI…TI AUGURO TANTA FORTUNA 🙂

  378. Complimenti,parole sante…siamo nati nel posto sbagliato per sognare.

  379. Non bisogna nascere in provincia di Napoli e la nostra realtà come la pizza e gli spaghetti fanno parte del nostro patrimonio genetico Italiano, una grande nazione si vede non solo dalle dimensioni ma dal modo di agire ragionare e produrre, siamo lontani anni luce e siamo diventati il fanalino di coda di tutte le nazioni anche quelle meno emergenti.

  380. si, ma se steve jobbs non avesse avuto i soldi per l’assicurazione medica, allora sarebbe stato l’ospedale anche in caso di vita o di morte a sbatterlo fuori come da noi le banche…
    in italia il pronto soccorso c’è sempre, in italia (anche se non è il periodo d’oro questo) c’è una cosa che si chiama pensione e mille altre previdenze che rientrano nel Wellfare State…

  381. SONO UN IMPRENDITORE E VIGARANTISCO CHE è VERAMENTE DURA TIRARE AVANTI

  382. vero il tutto ma pensa a quel genio che a fine ‘800, in onore alla regina, ha inventato, anzi creato, la pizza margherita, esportata in tutto il mondo e che ha fatto e fa la fortuna di migliaia di cuochi, pizzaioli napoletani e non. I prodotti Apple sono il frutto di questa epoca, con i progressi tecnologici e le menti che li applicano; la pizza napoletana (questo è l’esempio di eccellenza nostrana, mi rendo conto, abbastanza datata) è a suo modo il risulato del genio italico, napoletano, frutto della sua epoca ma che esprime intraprendenza e spirito imprenditoriale a livello planetario

  383. Tutto molto vero con poche distinzioni fra Nord e Sud. Il problema dell’Italia è che ogni progetto innovativo viene visto con sospetto…è un problema culturale. Io ho vissuto parecchi anni in Gran Bretagna e ci è vuol poco per accorgersi che all’estero l’atmosfera è diversa.
    Qui, qualunque cosa facciano i giovani finirà sempre nel dimenticatoio…basta vedere la nostra classe dirigente.
    Per realizzare un sogno bisogna andare altrove!

  384. Bellissima storia, molto vera… non è un caso che le grandi aziende nascono negli usa, è un problema di ambiente, da noi produrre ricchezza è una corsa ad ostacoli, eppure dovrebbero essere grati a chi lavora e fa lavorare, ma lo stato crede solo nella corruzione

  385. Sono combattuto.. vorrei scrivere “verissimo” come pure “è la solita balla!”.
    Questo è esattamente quello che all’estero pensano di noi tramite gli stereotipi che tanto ci danno fastidio. Quindi… perchè quando li scriviamo noi vanno bene ma se ce lo fanno notare ci inca§§iamo?
    Io sono uno degli scappati, adesso “tornato” anche se continuo a lavorare per una ditta straniera. E la cosa mi fa incavolare il doppio.
    I mafiosi sono uomini, i politici sono uomini, gli americani sono uomini, noi siamo uomini. Vedete niente in comune in tutto questo?
    Io ALLE VOLTE vedo tante persone a cui fa comodo dire “E’ tutto vero”, “E’ proprio così” e tornare a casa con la propria coscienza “pulita”.
    Vivendo all’estero mi sono chiesto più volte perchè da noi non potrebbe esserci anche questo o quell’altro servizio che funziona… E non sono riuscito a trovare la risposta, a parte trovare qualcosa di sbagliato nelle persone che NON lo fanno funzionare in Italia, per prigrizia, perchè gli fa comodo, perchè è più facile pensare “è sempre stato così” (e ripeto ho scritto è più facile perchè è realmente così).
    Molto probabilmente uno con la testardaggine e la passione di Steve Jobs (una delle cose veramente da ammirare) sarebbe riuscito ad emergere anche a Napoli come in India o in Cina.
    San Francisco è una bella città ma con Napoli non vi è paragone. La Silicon Valley senza le persone non è niente altro che un posto anche abb triste, specialmente se paragonato alle nostre valli e montagne.
    Quindi? Dove sta tutta sta magia? Dobbiamo ancora credere e aspettare la manna dal cielo o forse spegnamo sta maledetta televisione e ci muoviamo?

    PS: piccolo consiglio personale, guardate un film non tanto conosciuto: “Pirates of Silicon Valley” non so se in Italia l’hanno mai trasmesso ma ormai con internet si “dovrebbe” avere accesso a più informazioni e più libere. Magari con quel piccolo film si riesce a vedere come non fosse tutto così facile, così immediato e come quello che hanno adesso lo hanno creato e hanno lottato per ottenerlo.

  386. Molto bello, complimenti.

  387. finalmente qualche parola chiara sulla SORTE.
    Non è cosa di poco la sorte di dove sei nato e delle persone che hai incontrato. Certo ci sono le capacità ma c’è anche la sorte. Tutto sommato, considerata la morte prematura e la malattia anche con Steve la SORTE non è stata in fin dei conti tanto benigna. Rispetto all’avvenire dei giovani una società più attenta e solidale che li aiuta a trovare lavoro è meglio di una società che si limita a spronarli nella competizione.
    saluti

  388. Sempre più orgogliosa di aver lasciato l’Italia per il Regno Unito! Non mi vedranno mai più piegata alle loro schifose e squallide condizioni!

  389. Io sarei anche stufo dei precari frignanti “che in Italia non si può” però non emigrano. E che quando emigrano, stanno benissimo ma non si capisce bene cosa facciano, se non parlare male del governo (Italiano).
    Perché poi alla fine vorrebbero tornare in Italia… e allora non si stava tanto male…
    Questa mania degli Italiani di parlar male di se è veramente pesante, nonostante i numerosi esempi di successo da parte delle nostre menti e dei nostri creativi…
    Nel suo caso, Menna, lei fa comunicazione, una cosa che a Napoli non è impedita e quindi ha ben poco di cui lamentarsi.
    Se a quarantadue anni non ce l’ha fatta ed è ancora precario è solo colpa sua.

  390. Però indica le fonti!

  391. PROPONGO ANTONIO MENNA MINISTRO DELLE POLITICHE GIOVANILI!

  392. Avatar Meridionale 100%
    Meridionale 100%

    Simone :
    a pescara no…..

    hahahahahhahhaha… ultimamente i pescaresi si sentono importanti… la città degli zingari sarebbe senza mafia??? hahahhhahahhahahhhahahhahahhhahahhahahhhaha

  393. Avatar Massimo Burghignoli
    Massimo Burghignoli

    Splendida letteratura: in quanto tale, non ci dice se andarcene o restare, ma spinge di dentro alle reazioni di ciascun lettore: bravo Menna!!!
    Auguro successo sia a chi se ne va, sia a chi resta, l’importante è reagire.

    Massimo Burghignoli

  394. Bel pezzo. Purtroppo, non è solo la realtà napoletana…

  395. In casa mia abbiamo la fissa di italianizzare i nomi e cognomi ed era da un pò che era diventato Stefano Lavori, ma l’idea di farlo addirittura nascere sul suolo italico, quella no non l’avevamo proprio avuta. Complimenti.

  396. e vero purtroppo la capacita se non e unita alla buona sorte e agli aiuti non ti serve!!

  397. L’Italia non è una democrazia, ma una grande camorra che succhia il sangue ai Cittadini che possono solo scegliere se affratellarsi ad una o all’altra. Politicamente qui non cambierà mai nulla ché quelli che dovrebbero fare questo cambiamento sono i membri della cosca “democrazia”. Quando mancheranno i soldi, da qualche parte li faranno saltar fuori, o spremendo allo spasimo i contribuenti o stampandoli e provocando inflazione. I giovani che riescono a mettersi in salvo altrove hanno la mia approvazione e se non li invidio è solo perché questo è l’unico difetto che sono certo di non avere. Qui serve una rivolta, qualcuno che la inneschi e che sappia trascinare la gente e poi condurla senza tentennamenti. In Italia serve una, tante ghigliottine, deve scorrere tanto sangue e questo deve essere ben visibile.
    In Francia c’era la nobiltà ed il clero che vivevano nei privilegi. In Italia ci sono i politici ad ogni livello, i burocrati ed i sindalisti a fare “nobiltà” ed il clero a far comunella nella spartizione dei privilegi. Non ricordo chi dicesse che le rivolte non si fanno con l’acqua di colonia. Io sono vecchio, ma i giovani ai quali hanno rubato il futuro decidano il da farsi, o emigrano o entrano nella consapevolezza del da farsi, tertio non datur.

  398. Ciao Antonio,
    complimenti per il pezzo.

    Anche se non sono totalmente d’accordo.
    Ho scritto due righe sul mio blog…Credo che se Steve fosse nato a Napoli sarebbe diventato cmq un grande…

    http://www.mimidemaio.com/blog/se-steve-fosse-nato-a-napoli-sarebbe-diventato-ancora-piu-grande_80.html

  399. NON dire Napoli. mettici Italia. non dire che al nord le cose vanno meglio. funziona così perchè noi lasciamo che funzioni così.

  400. Sta girando un testo, vagamente sul piagnone, che ipotizza un genio dell’informatica che ripercorre le orme di Steve Jobs ma che viene bloccato da tutte le forze oscure che impediscono agli italiani, e ai napoletani nella fattispecie, di far decollare le proprie idee.
    Giochiamo ancora! Ipotizziamo che la Apple, nel 1975, fosse stata fondata in Italia, paese in cui i controlli, la criminalità e il clientelismo soffocano tutto, e in cui pertanto non vale neanche la pena di tentare.
    E’ il 1975. La Apple (Mela, nel suo nuovo paese) muove i primi passi. Vende computer, l’oggetto di cui tutti parlano. E’ agli inizi: non ha un marchio famoso, non ha capitali, non ha distribuzione, non ha contatti, non ha relazioni, non ha accordi con grandi clienti, non ha un nome.

    Ok, stop. Non capisco il senso del gioco. Perchè bisogna ipotizzare di creare la Mela nel 1975 in Italia? Perchè partire da 0? Vogliamo produrre computer… e allora giochiamo partendo dal livello facile!

    Vogliamo produrre computer in Italia? E allora agganciamoci a chi all’epoca li stava già facendo. Immaginiamo di comandare un’azienda che nello stesso anno, 1975, aveva condizioni migliori. Faceva uscire il suo primo sistema operativo (Cosmos), e annunciava il lancio di due nuovi computer (P6040 e P6060), di cui uno provvisto di lettore per floppy e stampante grafica integrata. Un’azienda che aveva una rete di vendita capillare in molti paesi al mondo, tutti strutturati secondo la geniale intuizione di dare ai negozi un’impronta caratteristica come architettura, colori, arredamento e marchio che li rendesse riconoscibili a tutti. Un’azienda che aveva intuito come il design e l’estetica fossero importanti anche per prodotti meramente di utilità come le macchine da scrivere. Aggiungiamoci personale ben preparato, relazioni con importanti realtà industriali e governative, etc etc.

    Insomma, il problema segnalato nel popolare testo su Steve Jobs napoletano era avviare un’attività in Italia per una serie di difficoltà, come dire “avremmo fior di cervelli qui, ma sono ostacolati e non possono realizzare quello che progettano”, giusto? Ok, qualcuno non si sa come ce l’aveva fatta. Com’è finita poi?

    Cecità manageriale, scarsa lungimiranza, investimenti errati, speculazioni finanziarie. E tutto crolla. Ma non si stava dicendo che qui il problema non è la gente ma il paese? Se la Olivetti in questione si fosse trovata a Cupertino sarebbe stato diverso, magari. Notiziona: la Olivetti ERA a Cupertino. Ed è finita male lo stesso.
    34 minutes ago · Like
    Luca Bisighini Credits: Corrado Bidoia

  401. Grazie per aver scritto, e così bene, una storia che vale più di mille comizi. Andrebbe postata a tutti i nostri politici ma non solo, è evidente che tu parli anche in generale di mentalità italiana e meridionale ( io sono meridionale come te) in particolare, dove, se si può, si cerca di impedire il progredire di qualcuno ( il negoziante che denuncia i ragazzi che stanno lavorando nel garage è un immagine davvero vera ed eloquente).
    Un paese che, in generale, premia l’appiattimento, la medriocrità, la gente che vive di burocrazia. Chiunque ha anche una piccolissima attività sa quanto del suo lavoro deve essere “regalato” alla burocrazia invece che a far bene il proprio mestiere.
    La verità è che in questo paese siamo rimasti “fascisti” ( corporazioni chiuse e privilegi di casta) e cattocomunisti ( i soldi sono lo sterco del demonio,) e questo blocca e blocca sopratutto i giovani e i talentuosi senza santi in paradiso. In un Paese così, si, conviene fare i garagisti, non rompere le palle a nessuno….

    1. Antonio :
      La verità è che in questo paese siamo rimasti “fascisti” ( corporazioni chiuse e privilegi di casta) e cattocomunisti ( i soldi sono lo sterco del demonio,) e questo blocca e blocca sopratutto i giovani e i talentuosi senza santi in paradiso.

  402. L’Italia è l’unico paese al mondo dove se decidi di dare un lavoro a qualcuno ti raddoppiano le tasse perchè pensano che guadagnerai il doppio … e poi parlano di politiche per l’occupazione!

    1. verississssssimo!
      Idiozie fiscali Italiote

  403. Voglio andare controcorrente e dire che in Italia non è vero che uno Steve Jobs non può farcela. Leggetevi questa storia e ditemi se non è la stessa di Jobs, nel suo campo:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Technogym

    e probabilmente non è l’unico caso, lo cito perchè lo conosco di fama,e conosco le sue attrezzature.

    Di Napoli non posso parlare perchè non conosco la situazione da vicino.

  404. Dobbiamo andarcene perchè qui non hai proprio la possibilità di comperarti un oggetto della apple io non sò nemmeno cos è!!!!!!!!????? Però sinceramnte spendere tutti sti soldi è uno schiaffo alla miseria!!!!!! anche se stessi negli USA o dove volete voi io non comprerei mai un I phone di 700 euro scusateeee!!!!!!

  405. Complimenti !

    per curiosità ma sei riuscito a monetizzare con google ? Ti avrà dato una cifra o no?

    Nicola

  406. Non so se ridere o piangere, raccontavo quello che hai scritto ai miei colleghi !!! 😛
    Si potrebbe fare un film su Stefano Lavoro

  407. Se qualcuno di voi non crede a quello che c’è scritto qua e magari pensa siano un mucchio di baggianate, gli do solo un consiglio, guardate questo ottimo video di PIF per ‘il testimone’: http://www.youtube.com/watch?v=RS3K5JEzHd0

  408. tragico, ma delizioso.

    delizioso, ma tragico.

  409. complimenti per questo post!!! hai messo in luce un dei gravi problemi della nostra Italia.. ma possibile che una persona brillante, talentuosa, piena di idee innovative per il futuro non possa realizzare i suoi sogni qui? io non lo concepisco, davvero.

  410. Nonostante i commenti negativi tra i tanti positivi che hai ricevuto penso che tu abbia proprio ragione! Il fatto però è che io sono una napoletana emigrata al nord per lavoro e dal mio punto di vista quello che tu racconti lo capiscono veramente solo i napoletani… il resto d’Italia non ha assolutamente idea di quello che dici… non tutti è chiaro… ci sono i settentrionali che viaggiano e si informano… ed i settentrionali che preferiscono restare nell’”agiata” ignoranza… pazienza… noi ti capiamo e ti apprezziamo… e a quanto pare noi siamo davvero tanti… complimenti!…

  411. perché questa storia mi ricorda tanto gli inizi della mia attività di e-commerce? Capitale sociale praticamente nullo e mangiato quasi interamente dal notaio che ha voluto 1500 euro per uno statuto copia/incolla e per sbagliare la pratica di iscrizione alla camera di commercio !! Però stiamo sopravvivendo e la testardaggine sta dando i suoi frutti. Che scappiate o che restiate , ragazzi non bisogna mollare mai.

  412. Avatar Carmine Garripoli
    Carmine Garripoli

    Bravo Antonio ogni tanto bisogna dire qualcosa ma tu hai centrato in pieno se Steve Jobs di cui io fin agli inizi ero un tifoso non sarebbe nemmeno decollato difatti molti aspettano ancora a decollaro e sono zavorrati dalla moltitudine di giudizi che come tu dici se stanno cosí tanto insieme finiscono per chiamarli ricchioni. Ma non é solo questo, quest´italia che ha compiuto 150 anni soffre ancora di problemi antichi e noi italiani siamo ancora molto divisi tra noi. Ebbene quello che auspicava Cavour non si é ancora avverato ” ora abbiamo fatto l´italia ora facciamo gli italiani”.

    Un caro saluto Carmine Garripoli da Ettlingen in germania

  413. In Africa non hanno nemmeno il garage.

  414. Avatar pepp e' napule
    pepp e’ napule

    Sono un medico specializzatosi in questo schifo di paese in chirurgia (con zero interventi eseguiti) e senza santi in paradiso:nessun ospedale ti fa lavorare ne’ ti fa fare.
    La penso come te :”fai un cazzo se il contesto non ti sostiene. Da soli non si va da nessuna parte. Puoi essere anche un genio, puoi essere folle, e affamato, determinato e coraggioso, ma se quello che si muove intorno a te non t’aiuta, o cambi il contesto o te ne vai.”
    FUITEVENNE come disse il cardinale di Napoli e subito….prima che sia troppo tardi ….

  415. questo si chiama problema LIBERALIZZAZIONI in Italia.

    Per questo l’ Italia non cresce, non c’è liberta’ di mettere in pratica le idee.
    Ci sono mille lacci e lacciuoli e quello che è più tragico, non vedo alcuna possibilità di uscita, ne’ da dx ne’ da sinistra, ne’ da centro.

    una proposta: perchè ai parlamentari tutti, non facciamo fare uno stage a pagamento loro di alcuni mesi negli USA per imparare LA LIBERALIZZAZIONE.

  416. la sofferenza e’ la verita’

  417. I miei complimenti: hai dato una spiegazione semplice ed ironica in poche righe a quello che né il direttore della banca d’Italia, né la presidente della Confindustria né il ministro dell’Economia riescono a dire senza balbettare.

  418. Scusate, alcuni di voi pongono la questione del lasciare l’Italia come se questa fosse una cosa così facile da fare… sinceramente penso che i problemi pratici di qualcuno che cambia paese siano molti, per dirne alcuni: imparare una lingua straniera, adattarsi a vivere in un ambiente con altri valori culturali- il che non è sempre così facile, stare lontano dalla propria famiglia d’origine, accontentarsi quindi di lavori umili perchè le competenze linguistiche che possiedi non ti consentono di fare il lavoro per il quale hai studiato.
    Alla fine uno tira le somme e si rende conto fare la sguattera in Italia o nel Regno Unito non fa molta differenza…
    Se uno ha la fortuna di studiare all’estero allora è tutto un’altro paio di maniche…può solo considerarsi fortunato.ma purtroppo non tutti hanno le risorse economiche per farlo…
    Io penso al mio caso e mi accorgo che il mio futuro sarà molto probabilmente qui, anche se in altri paesi starei molto meglio e mi piange il cuore ogni volta che sento un notiziario o apro un quotidiano. Però non si può dare per scontato che vi sono molti aspetti pratici che talvolta impediscono di prendere una decisione così radicale come il trasferirsi di paese.

    1. Sì, hai ragione, concordo con te.
      Auguri.

      Alessio

  419. Tristemente vero!!!

  420. Il punto non è restare o scappare. Chi Può resti – chi può scappi ( o vada, o viaggi, o provi, o, e/o,etc ).
    l’articolo piace perché…oggi adesso, per la ns storia contingente é UNA QUESTIONE POLITICA.
    Attenzione non partitica: in Italia si fa solo partitica – sono tutti partigiani e partiti, ..si ma per arrivare a dove…Sono al capolinea. Non so dove, non so quando ma un altro articolo, una recensione, un pretesto…o più gravemente: uno si dà fuoco o uccide qualcun altro… la Nitro e la glicerina sul suolo italiano si sono addensata e sono maledettamente vicine; o qualche altra fortuita azione-scintilla BOOHM.
    Se avviene come rivolta ( ha già le scuse della storia) mi dispiace perché ci saranno morti inutili a mio avviso. Se avviene come rivoluzione ( un atto che può anche essere violento ma che innalza il livello democratico mondiale di paragone per la storia umana .. è come si fa a misurarlo? )é meglio.
    Questo significa che dall’estero e dall’interno la gente che ragiona, non importa se maggioritari o minoritari, se giovani o vecchi, donne o bambini, merdosi o facoltosi hanno cambiato una PSEUDO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE GESTITA nel CONTROLLO DI TUTTO e TUTTI.
    Scusatemi ma voi credete che tocca solo a Germania, USA e Cina prendere per i capelli l’Italia perché se no l’effetto domino travolge le economie basate sulla rendita del mercato azionario ( gli Antichi lo dicevano senza anima, c’è oggi qualcuno che da torto a questi Antichi?).
    Altra riflessione politica: siamo pochi, non so come tradurre TINTU e presuntuosi…rispetto ai miliardi che stanno su questa terra. Il favore nel fare il nuovo non è solo per l’italia, ecco perché è un falso problema fuggire all’estero o restare. il FAVORE va reso all’umanità. A tutte le future generazioni. Visto la arretratezza dei governi ( non definiamoli lo farà la storia ) la mancanza di una qualsiasi opposizione organizzata ( non a parole ma che sa cos’è il nuovo da fare) si marci pure divisi ma si colpisca uniti: nel più breve tempo possibile devono capire che tutti hanno il fiato sul collo e devono loro fuggire all’estero ( si porteranno via i loro maledetti soldi, poco importa, ma sappino che il nuovo non farà mai condoni o amministie pena il fallimento sul nascere. Il web sono le nuove piazze, i blog i comizi abbiamo tutto ma… forse voi non volete cambiare? parlare o fare già da oggi? siete sicuri che siete vivi o come vi a chiamato Madre Teresa di Calcutta siete solo cadaveri ambulanti?

    Loro non cambieranno perciò non solo i calci in culo ma meglio ” il pernacchio all’ Eduardo de Filippo”, le nostre risate di scherno li seppelliranno assieme ai loro interessi bancari.
    Prof.ugo

  421. qui da noi manca solo la parte della camorra.. ma tutto il resto è uguale! proprio questo mese abbiamo avuto dentro in negozio INPS, Finanza e ASL.. tutti a farci sborsare soldi.. che schifo..

  422. Cazzo ragazzi, che brutto leggere questi commenti. Tanto di cappello a chi ha voluto tentare la fortuna altrove, ma i problemi in Italia non si risolvono sputando nel piatto dove si è mangiato fino a poco tempo prima. Sono proprio le persone che si permettono di dire “questo paese di merda” che lo rovinano per prime, perchè si lamentano, ma della cosa sbagliata. L’Italia non è un paese di merda. Lo sono i politici che pensano solo ai propri interessi, e alle persone opportuniste, menefreghiste, passive, che parlano e parlano, si lamentano da mattina a sera, ma se gli chiedi di scendere in piazza, ti dicono che non hanno tempo, o ancora peggio, non hanno voglia, perchè tanto l’importante è avere un misero stipendio che ti fa arrivare a fine mese e qualche partita di calcio in tv. Ma insomma, continuo a sentire persone lamentarsi a destra e a manca, però ho visto solo 1 persona, un povero stronzo, che si sta sbattendo veramente, che è Gaetano Ferrieri, che sta facendo lo sciopero della fame dal 4 giugno davanti a Montecitorio. Siete Italiani o puttane? Se ci tenete un attimino a questa nazione, che può essere di merda solo per colpa delle persone che curano i soli propri interessi, invece di scappare, cambiate mentalità cazzo, e magari i 2 Stefano, invece di dover scappare, possono aprirsi la propria società nel garage sotto casa.

  423. ragazzi ….io ormai ho 60 anni… ma voi ANDATE VIA dall’italia…tra poco qui crolla tutto…..
    pensateci
    ste

    1. forse che la vita finisce?

  424. Io invece credo che tutto è possibile, anche a Napoli, e anche nel caso a Napoli non fosse possibile i due geni si possono trasferire a Milano o Torino, per esempio. L’America è grande, e Jobs e compare erano nel posto giusto, altrimenti si sarebbero trasferiti anche loro.
    Tutto il resto sono supposizioni e niente di più.
    Punto primo: bisogna avere l’idea
    Punto secondo: bisogna essere in grado di metterla in pratica
    Punto terzo: bisogna essere furbi
    Quindi smettete di piagnucolare, e utilizzate il tempo in modo più costruttivo se ne siete capaci. Chi ha idee buone è molto probabile che riesca a realizzarle compatibilmente con la realtà di cui fa parte, o per dirla in altri termini: se Jobs fosse nato a Napoli magari avrebbe avuto altre idee vincenti. Il male dell’Italia sono certamente le cose di cui si discute spesso, ma un’altro male altrettanto grande è il piacere di piagnucolare tutti la stessa sinfonia.
    Think different! Pensate con la vostra testa!

  425. Ragazzi io ho vissuto in america e vi posso garantire che la maggior parte la della gente sta con le pezze al culo ma non si lamenta…noi la maggior parte siam ” pieni di soldi” ma si piange sempre…com’è???

    Il fatto che da noi i geni vengono meno riconosciuti rispetto che ad altri paesi è dato dal fatto che l’Italia è un paese di geni quindi quando una cosa è molto diffusa normalmente come tutte le cose perde di valore. Tutto qua.
    Se fai un paragone a livello culturale e di elasticità mentale tra un americano medio e un italiano medio c’è un abisso inimmaginabile, ma non solo con gli americani.
    Non a caso il 90% delle cose che esistono al mondo le abbiamo inventate noi..la storia parla ma non solo quella passata anche recente.
    E guarda a caso tantissimi Italiani che sono emigrati all’estero hanno avuto un grande successo..in tutti i settori…che strano. non sò se si può dire lo stesso per i nostri amici stranieri..

    Cè tanto da fare ancora…ma solo Noi lo possiamo fare…

    Statemi bene fratelli 😉

  426. Io risiedo (fieramente) negli USA da una decina di anni (originaria di Firenze) e da li’ ho iniziato un’attivita’ in proprio, legata comunque al turismo in Italia. Tutto cio’ e’ stato molto facile e mi ha dato l’opportunita’ di verificare le mie capacita’ e creativita’ liberamente.

    Ma scusate, come si fa a farcela in un paese dove per avere la semplicissima licenza di accompagnatore turistico bisogna aspettare il bando di concorso del comune di residenza e senno’ bisogna andare in un’altra provincia?! Ma stiamo scherzando???? Per non parlare delle mille altre licenze di quante altre professioni. E su quelle, o sei raccomandato, o la licenza te la scordi. Ma la liberta’ qui non esiste proprio – siamo in un regime dove e’ lo stato a decidere se tu puoi avviare un’attivita’ oppure no, non la richiesta di mercato. E poi ci lamentiamo che non ci sono gli imprenditori e che i giovani non si rimboccano le maniche e che l’economia va male. MA VIAA!! Negli USA se uno ha un prodotto buono, vende, altrimenti no. E’ il mercato, sono i consumatori a decidere, non lo stato.
    Qui se uno stabilimento balneare vuole tenere aperto a Novembre perche’ fa caldo, deve chiedere permesso al comune. Ma stiamo scherzando????
    E per cambiare tutto cio’ che si fa? Ormai il voto si e’ gia’ capito che non serve a niente… quante volte dobbiamo battere la testa contro il muro per capire che in Italia e’ tutto il sistema che non funziona?

    1. ….sei “là” e dici “qui”…mi ha colpito questo del tuo post!

    2. quoto tutto il tuo commento.
      brava e… in bocca al lupo!

  427. Meridionale 100% :

    Simone :
    a pescara no…..

    hahahahahhahhaha… ultimamente i pescaresi si sentono importanti… la città degli zingari sarebbe senza mafia??? hahahhhahahhahahhhahahhahahhhahahhahahhhaha

    AHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHH

    1. sono pienamente d’accordo con te!

  428. Spero che questo articolo simpatico lo abbai scritto un apoletano perchè i napoletani hanno molta autocritica. ma se non fosse così allora tutto cambia, se non fosse così sarebbe dettato da qualcuno che ci guarda dall’alto verso il basso e ciò non sarebbe corretto perchè tali realtà molto dettagliate in maniera ineccepibile sono quelle di tutto il paese.

  429. Avatar rosalba carbutti
    rosalba carbutti

    Ti ho citato nel mio blog. Il tuo post era troppo bello per passare inosservato. Ora, però, dacci una speranza: cambia finale. Voglio il lieto fine!http://club.quotidiano.net/carbutti/e_se_steve_jobs_fosse_nato_a_napoli

    1. Il lieto fine potrebbe essere questo:
      La persona piena di idee si trasferisce in un centro di eccellenza per la sua materia di studio.
      Anche negli USA esistono realtà molto depresse e con scarsi sbocchi lavorativi. Francamente mi sembra che voi viviate di fantasie, che certo servono, per pensare un futuro migliore, ma bisogna cercare di metterle in pratica, altrimenti rischiano di rimanere sterili giochetti “intellettuali”. ciao ciao! ^^

  430. Grandioso. Semplicemente. Fra tanta seriosa serietà, ci vuole un po’ di serietà fantasiosamente elastica. Speriamo che un domani chi sia “folle ed affamato” non rimanga con la bocca asciutta… Ah, comunque, ad maiora per il blog e per tutto!

  431. E’ comodo pensare che la “colpa” del mancato successo sia da attribuire solo al luogo dove viviamo… Serve un intelligenza ed una sensibilità strordinaria per emergere , di geni come lui nè nasce uno ongni 100 anni da noi forse l ultimo è stato Leonardo. Se pensate di essere così bravi andate all estero a lavorare … E auguri ! Nn sono tutte rose e fiori !!!
    Luigi

  432. Davide :
    Bravo Stefano è la verità…chi vede solo il marcio in questo paese deve solo andarsene… Gli americani senza di noi neanche esisterebbero e ci dedicano una festa nazionale ogni anno per dimostrare la loro gratitudine ( sarebbe oggi..).
    Se non fosse esistita l’america nemmeno steve jobs lo sarebbe quindi…il merito ritorna sempre a noi.
    W l’Italia e a chi non sta bene o faccia qualcosa per “migliorarla” o arrivederci e grazie..
    p.s. se Steve fosse venuto in Italia a curarsi l’avrebbero salvato…è stato dimostrato dal nostro più grande medico del settore andate a scoprirlo se vi interessa.
    Un abbraccio e tutti e grande Ste

    “E’ stato dimostrato che se Jobs fosse venuto in Italia l’avrebbero salvato”? sono piuttosto incredulo, ma tu di certo puoi postare un link a riprova, vero?

  433. Quando Steve Jobs faceva fare i primi passi a Apple, io a Milano con un’azienda che avevo creato producevo programmi che oggi si chiamerebbero apps per PC, non il tipico software gestionale italiano di allora, ma veri e propri pacchetti di utilità – per esempio un innovativo programma di grafica (per i tempi), un’altro per la creazione di interfacce utente – tutti corredati di manuale, cofanetto, ecc. ecc. Ora, mentre all’estero me li compravano senza problemi, in Italia ero costretto a dire che erano fatti negli US, altrimenti i clienti non li compravano. Per venderli in Italia, mi ero fatto fare da un’amico americano un bigliettino da visita, con il quale mostravo che la società madre era californiana che qui in Italia eravamo solo un’agenzia. Conclusione: Steve Jobs in Italia non sarebbe andato molto più avanti di quanto riuscii a fare io.

  434. è anche la storia di mia moglie, che ha un buon algoritmo di gestione del trading di borsa ma ha lo stato delle cose in Italia che rema contro,… …e nn siamo a Napoli, ma nel ricco Nord-Est

  435. Alcune persone non hanno afferrato bene il senso del messaggio, figuratevi che questo link mi è stato postato da un’amica Palermitana che a sua volta gliel’aveva girato un suo amico Milanese ma ea semplicemente per denigrarci e per riderci sopra.
    Premetto, per chi non l’avesse capito io sono napoletano 🙂 e fiero di esserlo.

  436. ….e’ tristemente vero….
    Ma come dice un amico mio: “lamentarsi e non fare niente non serve a niente” se sei sotto la pioggia, non ti metti al coperto e ti lamenti sei un fesso….!!! Fatti un piacere, muoviti!!!!

  437. Apprezzo molto la Giornalista che tende a dire “Se steve Jobs fosse nato in Italia…” invece che a Napoli… perchè la sistuazione non è diversa in tutte la parti del nostro paese.. il tuo è un “preguiudizio” atavico…

  438. Davide :
    Bravo Stefano è la verità…chi vede solo il marcio in questo paese deve solo andarsene… Gli americani senza di noi neanche esisterebbero e ci dedicano una festa nazionale ogni anno per dimostrare la loro gratitudine ( sarebbe oggi..).
    Se non fosse esistita l’america nemmeno steve jobs lo sarebbe quindi…il merito ritorna sempre a noi.
    W l’Italia e a chi non sta bene o faccia qualcosa per “migliorarla” o arrivederci e grazie..
    p.s. se Steve fosse venuto in Italia a curarsi l’avrebbero salvato…è stato dimostrato dal nostro più grande medico del settore andate a scoprirlo se vi interessa.
    Un abbraccio e tutti e grande Ste

    Guarda che che il cancro al pancreas è incurabile…studia…

  439. E chissà se questo sarà uno stimolo affinchè
    appaiano nuovi Steve Jobs italiani, non per
    niente ci sono stati ragazzi che hanno creato
    applicazioni per la Apple.

  440. Secondo me un’attività simile in America, nel 2011 sarebbe molto difficile. Si parla del 1976 (non dimentichiamoci di quello che è riuscito a fare Olivetti), probabilmente anche in Italia in quegli anni ci sarebbero riusciti, magari trasferendosi a Milano dopo i primi computer prodotti, e dopo qualche anno aprendo una succursale proprio nella Silicon Valley e qualche anno dopo dislocando (o facendo produrre) la catena assemblatrice o produttiva in Asia (un pò come fanno ora i big della SiliconValley)

  441. Se le banche e gli imprenditori sono miopi e egoisti e non vedono più in là del loro naso non è certo colpa delle leggi e delle regole:”La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi.” e allora?

    Poi capita questo allora: http://www.corriere.it/italians/11_Ottobre_09/-Barletta-2-Come-Roma-1951_2eaa3e06-f1d7-11e0-8be4-a71b6e0dfe47.shtml che pur di lavorare si sfugge alle regole e chi ci lascia la pelle sono i lavoratori.

    Camorra e miopia imprenditoriale (mista a egoismo ed invidia) sono da denigrare ma le regole se ci sono sono per salvaguardare la vita di tutti.

    E poi basta, basta, basta sparare a zero: come se tutti i gggiovani d’oggi fossero un piccolo Stewe Jobs mancato. Certo lo Stato fa poco per i giovani ma è la politica che guida e traccia la rotta. Non vi piace questa rotta? Cambiate la politica!

  442. consolatevi, avete avuto Antonio Bassolino!

  443. Purtroppo è la dura verità di quest’Italia, quando abbiamo aperto un’attività non abbiamo avuto nessun sostegno nè dalle banche nè da nessun’altro…i macchinari? comprati uno alla volta tramite finaziarie pagandole con interessi.Per 2 sole stanze degli anni 30 la banca ha voluto in garanzia le proprietà dei genitori più la pensione è stata dura adesso si firmano finanziarie per pagare tasse, iva e quant’altro ci chiede il consulente….non se ne può più….

  444. e se fosse nato in Somalia? o in Corea del Nord? be’ forse nn sarebbe neanche nato…

  445. Sono napoletano adoro la mia citta’ ma per svolgere il lavoro che amo mi sono trasferito in Francia e mi fa rabbia non potere utilizzare il mio piccolo ” savoir faire ” per il mio paese .

  446. Oggi come oggi, L’Italia e bella solo per passarci le ferie. Purtroppo e il paese più bello d’Europa guidato da un branco di mangia-mangia che poco a poco l’hanno svuotata dalla sua sostanza. Come succede ovunque in Europa diranno certi. Solo che in Italia lo stato non ti garantisce più il minimo che fa di questo paese un posto dove, scuola, sanitaria, lavoro, cultura, siano gestiti in modo tale da creare benessere per la gente che ci vive.
    Ciao da Bruxelles Salvatore (Tufo, AV, Campania, Italia)

  447. Articolo stupendo! Fotografa in pieno l’esatta realtà italiana.

  448. Marco :
    Voglio andare controcorrente e dire che in Italia non è vero che uno Steve Jobs non può farcela. Leggetevi questa storia e ditemi se non è la stessa di Jobs, nel suo campo:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Technogym
    e probabilmente non è l’unico caso, lo cito perchè lo conosco di fama,e conosco le sue attrezzature.
    Di Napoli non posso parlare perchè non conosco la situazione da vicino.

  449. Leonardo e Steve Jobs? mhmhmhmh mi sa che stiamo esagerando

  450. mannaggia l’unità d’Italia mannaggia…..

  451. … è proprio così: nascere a Napoli significa vivere in un ambiente che soffoca le opportunità.
    Complimenti, veramente un bel pezzo. Sono anni che tratto gli stessi temi sul mio blog, ma tu hai colpito dipingendo i fatti con un tocco d’artista.
    Hai trattato un argomento che di solito è pesante con la ‘Leggerezza’ descritta da Calvino nelle Lezioni Americane.
    Saluti

    http://www.cappellate.com

  452. sono d’accordo con Stefano,ma restando nell’area high-tech dell’epoca dei garages di steve jobs e bill gates:In italia c’era la Olivetti forte e ben strutturata e trovare sul mercato libero processori come lo zilog a 8 bit o Intel (scelto da IBM,papà Faggin) oppure motorola scelto dalla neonata Apple (mc 6502 a 25 dollari) ,era molto difficile e quindi impensabile far nascere una cosa del genere in Italia e anche altrove:Piuttosto perchè non parlare della scomparsa della Olivetti e di tutta l’industria elettronica italiana ?.ma

  453. si… verissimo a napoli non sarebbe mai nata…..quello che l’italia sta conoscendo ora noi … ci siamo cresciuti…………………………………

  454. non è dare la colpa al posto dove siamo cresciuti ma è la verità…di menti grande se siamo pieni ma non diamo mai la possibilità( se non sei un figlio di papa) di attuarli,se vanno all’estero una ragione c’è… pensaci bene( nessuno vuole lasciare la sua patria ma a volte siamo costretti,per realizzare i propri sogni ho semplicemente vivere decorosamente).

  455. Tantissimi complimenti ad Antonio.
    Segnalo soltanto che l’articolo è stato copiato, modificato e portato ad una dimensione nazionale qui:
    http://oronzocardone.blogspot.com/2011/10/se-steve-fosse-nato-in-italia.html

  456. Avatar StefanoNONLavori
    StefanoNONLavori

    Sei un mito

    ma che Napoli …. sarebbe successo ovunque in Italia, ho avuto un’esperienza “simile” (non mi confronterei mai con Jobs ovviamente), ho avuto un’idea, per essere “regolare” ho dovuto aprire una SRL coi casini derivati (e soldi prestati) senno’ non si faceva un cazzo, poi sono andato in banca coi soci per il prestito iniziale, ci hanno chiesto il “BISNESS PLEN”, ci abbiamo lavorato su una settimana, dopodiche’, senza neppure leggerlo, ci hanno chiesto le case come garanzia, e siccome su tutte c’era gia’ il mutuo ci hanno riso in faccia

    ora lavoro in proprio, la societa’ e’ stata chiusa

    non ho creato un posto di lavoro, nemmeno precario

    e la mia idea se l’inculera’ qualcun’altro

    vaffanculo Italy

  457. […] anche una variante Partenopea sul tema: Se Steve fosse nato a Napoli di Antonio Menna. Questo articolo è stato pubblicato in riflessione da David . Aggiungi il […]

  458. Grazie per questo post!
    Ciao

  459. Ma anche no…in quest’articolo ci sono degli ottimi spunti di speranza…

    http://siliconvalley.corriere.it/2011/09/la_nuova_italia_che_avanza_spr.html

  460. Menna sei un grande! hai elencato dettagliatamente tutto alla perfezione…….si rimane con la fame e la pazzia….

  461. Si, il racconto è realistico.

    Chi aveva potere economico nel 1976 avrebbe fatto fallire la apple napoletana, ora probabilmente è morto di vecchiaia o è rincoglionito in un ospizio, ma chi c’è oggi è UGUALE.

    Chi ha il potere economico OGGI, nel 1976 aveva vent’anni, e oggi FAREBBE FARE LA STESSA FINE al genio napoletano del 2011. I pubblici ufficiali si fanno corrompere, creare un impresa è impossibile, i bambini del 1976, sono i camorristi di oggi…

    Se le cose vanno così in Italia, LA COLPA è NOSTRA, tutti abbiamo la possibilità, ma quasi tutti preferiamo fare come i vecchi che abbiamo sempre criticato.

    Non lamentiamoci, funziona così, colpa o non colpa chi ha una buona idea meglio che se ne vada e ci lasci “in questo nostro mondo pieno di responsabilità e di fuochi fatui”.

    Chi si lamenta e non se ne va non merita nessuna compassione

  462. Antonio, però permettimi di dire che non è tutto così.

    Quest’Italia che tutti detestano
    http://woorkup.com/2011/10/10/questa-italia-che-tutti-detestano/

  463. Perdete ogni speranza o voi che restate in Italia… Triste ma vero. Le chiacchiere se le porta il vento. Guardate i fondamentali e le statistiche dell’ ISTAT.
    Io non sono un genio ma uno come tanti altri che pero’ appena laureato ha trovato il coraggio di mettersi in discussione ed andare all’estero.
    La scelta migliore che abbia mai fatto. Punto.
    Adesso ho un lavoro stabile, una carrierea, 2 figli ed una casa! Cose normali in un paese civile ed avanzato, ma pura chimera nella “grande Italia”. Il Rinascimento e’ finito da un pezzo… Sveglia!

  464. […] Antonio Menna https://antoniomenna.wordpress.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-provincia-di-napoli/ AUTORE. Antonio Menna Lascia un Commento Fare clic per cancellare la replica. […]

  465. è scritto bene, l’idea di partenza è buona, in effetti davvero Jobs a Napoli era meglio che non nasceva, forse poteva anche diventare un cantante neapolitan-trash di successo scrivendo la canzone: “mozzeca ‘a mela”

  466. In Campania è nata nel 1989 l’ACCA Software, oggi il primo produttore di software per l’edilizia in Italia

    1. Bene, così ci si fa coraggio e si va avanti, dando risalto al positivo che c’è…..in ogni parte del mondo !!

  467. farti i complimenti mi sembrerebbe solo riduttivo!

    sintetico e chiarificante, è una situazione di m***a che non possiamo più sostenere!

    andiamo via da napoli per cercare un lavoro più o meno dignitoso, svuotiamo i cassetti dai sogni per riempirli con cose inutili e di poco conto, quel poco di denaro che guadagnamo lo spendiamo per le tasse, per le accise sui carburanti, per il caro vita, per rimpinguare le tasche dello stato e dell’anti stato…

  468. Antonio, posso riportare il tuo post nel mio blog? per divulgarlo a tutti?
    Questa è una testimonianza importante!….
    Non preoccuparti metto il link al tuo blog!

    1. Fai pure, nessun problema.

  469. non saro’ un genio come Steve, pero’ nel dubbio me ne sono andato dall’Italia….

  470. […] il Teatrino vi propone un intervento del giornalista Antonio Menna, ripreso dal suo blog (qui). Anche se un po’ in ritardo sulla scomparsa di Steve Jobs, il pezzo comunque merita di […]

  471. […] su Facebook avrà visto postare e ripostare, nelle ultime 36 ore, queste (amare) righe di un blogger napoletano:Antonio Menna, 42 anni, giornalista e, come si definisce lui stesso «precario della […]

  472. un articolo ridicolo.
    non possiamo paragonare l’avventura dui steve jobs avvenuta durante il boom economico degli anni 70 con le limitazioni attuali dovute alla crisi e epr giunta a napoli.
    In quegli anni era davvero possibile fare tutto…ed in tutto il mondo.
    vediamo se oggi in USA sarebbe possibile ripetere un tale miracolo. Le banche lì ti buttano davvero fuori a calci.

  473. Cominciamo a chiedere alla nostra classe dirigente un pò di dignità. Ci hanno insegnato che tapparsi il naso e salvare il proprio orticello è sempre la cosa migliore. Per questo ci ritroviamo con casi che all’estero sono semplicemente incomprensibili. Pensiamo che Bossi e Di Pietro siano i “puliti”, ma hanno delle situazioni famigliari scandalose. “Il più pulito c’ha la rogna”, e tutto questo glielo abbiamo concesso noi.
    Bisogna essere intransigenti e dire “basta”.

  474. Pura verità..nella vita a primma cosa ce vo a ciort a nascer…!!

  475. mi sento molto vicino a te, Antonio, in quanto giornalista precario…… e a Stefano Lavori, in quanto genio incompreso!!!!!

  476. e cmq ..luigi se vai all’estero ti assicuro che la vita non ci vuole molto ad essere meglio di quella di Napoli..non si tratta di essere geni si tratta di ricevere un rispetto che da noi non sanno neanche cosa significa !l’unico rispetto nel quale il popolo Napoletano è ubbidiente (la maggior parte) è il rispetto camorristico!ma solo per paura purtroppo !io vivo all’estero da un pò e ormai non so se riuscirò mai a tornare a Napoli ma il discorso è molto più lungo e complicato .

  477. posso fare un esempio triviale US vs IT proprio su EPPOL e l’attuale AppStore?

    prendiamo un ragazzino intraprendente minorenne nerd e programmatore che decide di fare qualcosa da pubblicare sull’AppStore

    USA) ragazzino americano: pubblica quello che vuole, se minorenne a nome del padre, il padre paghera’ il 30% di tasse sulla somma del suo stipendio e di quello che ha percepito il figlio;

    ITA) ragazzino italiano: fa aprire al padre una P.IVA, lo costringe a pagare un commercialista, poi deve iscriversi alla Camera di Commercio, avere un codice intrastat, e segnalare ogni tot mesi (pagando il commercialista) che sta “commerciando” con un “paradiso fiscale” (dal momento che i pagamenti arrivano da iTunes SARL Lussemburgo), la quale dichiarazione fa’ scattare random dei controlli dalla Agenzia delle Entrate (non me lo invento: e’ scritto nella dichiarazione), l’anno dopo il padre, se il ragazzino ci ha azzeccato, dovra’ pagare una % maggiore di tasse avendo “cumulato” di piu’ ed essendo finito in una fascia superiore, poi sara’ sottoposto ad anticipi IRPEF e IVA che andranno a conguaglio dopo un anno, sempre che il ragazzino abbia voglia di continuare

    risultato

    USA) ragazzino motivato che lavora, padre felice che non sgancia mancette;
    ITA) il padre, sapute tutti sti casini, manda affanculo il figlio, il figlio completamente immotivato decidera’ di passare il tempo in giro in motorino;

    1. analisi reale.
      Concordo.

    2. L’Italia è l’unico paese al mondo dove il sistema fiscale è talmente complicato e assurdo che non si riesce a sapere quando e quanto si deve pagare di tasse se non rivolgendosi ad un professionista privato il cui compenso è quindi l’equivalente di una tassa sul pagamento delle tasse.
      Ma siccome pure il professionista (generalmente il commercialista) ha paura di non capire bene il da farsi di fronte alla giungla normativa, ecco che si tutela sottoscrivendo una polizza assicurativa, il cui costo, poi, inevitabilmente finisce sulla parcella che farà pagare al suo cliente.
      In conclusione, grazie alle assurde leggi fiscali dello Stato, gli Italiani che pagano le tasse (ad eccezione dei pensionati e dei lavoratori dipendenti) hanno il privilegio di dover mantenere uno stuolo di professionisti privati che fungono da burocrati di Stato, e le loro compagnie assicurative.
      E poi ci si stupisce che in Italia c’è tanta evasione fiscale, o che chi vuole iniziare una attività in regola poi, alla fine rinuncia e non fa nulla.
      Invence di fare la lotta all’evasione con mezzi da Stato poliziesco, si pensi piuttosto a fare un fisco semplice, comprensibile anche ad un bambino, e soprattutto un fisco che tassi i guadagni conseguiti, non quelli “presunti” statisticamente (con gli “studi di settore”), o quelli futuri (anticipi IVA etc.) o quelli supposti, o quelli del tutto virtuali come la valorizzazione dei magazzini e le rendite catastali.
      La domanda che sorge spontanea è… come mai l’Italia ha un tale sistema fiscale, chi l’ha pensato così, perchè è diventato così?
      Io credo che la risposta sia purtroppo… perchè siamo Italiani, e chi fa politica non capisce nulla di fisco per cui la formulazione delle norme è tutta demandata a funzionari burocrati che certo non sono al posto in cui sono perchè hanno brillato per genialità…
      In più si aggiunga una buona dose di ideologia comunista tipicamente avversa a imprese, professionisti e lavoratori autonomi (sfruttattrici le prime, ricchi ed evasori gli altri) per cui ogni nuovo balzello, onere, obbligo, vessazione nei confronti di tale categorie è sempre giustificato e benvenuto.
      E siamo arrivati ad oggi… con imprenditori che chiudono e se ne vanno e giovani con buone idee che, se mai apriranno un attività, di certo non sarà in Italia.
      Evviva…

  478. Caro Antonio, sono Matteo, un giornalista di Trento. Ti scrivo (ti ho mandato anche una email) per segnalarti che mi sono permesso di fare una “scopiazzatura” del tuo blog, in chiave trentina: “Se Steve Jobs fosse nato in una valle trentina”. Naturalmente sul mio blog ho citato te e il tuo sito. Grazie mille e ancora complimenti.

    1. E’ possibilie avere il link del tuo blog?
      Grazie

  479. “…se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più…”

    @TUTTI : Se fossimo nati in mezzo al niente e facessimo parte degl’altri 4/5 miliardi di persone meno abbiente, non sapremo neanche chi era Steve Jobs.

    A quest’ora probabilmente cercheremmo semplicemente di sopravvivere. Altro che Geni.

    Lui era un Genio per il nostro mondo. Ma il nostro mondo è molto piccolo ed elitario.

    A dimostrazione che tutto è relativo.

  480. amara verita’…

  481. probabilmente negli anni ’80l’unico problema per loro era la camorra, i viglili e la finanza non avrebbero fatto chiudere niente

  482. Avatar Salvatore Manfellotto
    Salvatore Manfellotto

    A. C. :
    E come pretendete che le cose cambino se tutti quelli che hanno la testa per cambiare le cose se ne vanno? Voi chiamate coraggio il vostro egoismo. Voi dite di amare questo paese voltandogli le spalle e sputandogli addosso. Voi dite questo posto fa schifo, ma non fate nulla per cambiarlo andandovene. Voi dite che chi resta vota la camorra e la mafia, ma senza il vostro voto, i pochi che restano che speranze hanno? Voi dite che c’è una sola vita da vivere e non è qui. Io dico che c’è una sola vita da vivere, ma è qui e se anche farà schifo non m’importa finché spero di poter lasciare a mio figlio un posto migliore in cui vivere. Finché spero che se io resto mio figlio non dovrà andarsene e forse lui potrà fondare una nuova Apple nel garage di casa anche se io avrò fatto il parcheggiatore per una vita. Ve lo dice uno che non ha timore di emigrare, ma sta facendo di tutto per restare. Caro Aldo, io sono con lei, la risposta è per coloro che hanno le hanno risposto prima di me.

    Grandioso, ti quoto in tutto!

  483. le chiacchiere non fanno farina. Di Steve Jobs ne è esistito solo 1.

  484. Emigrare no?
    Avete un sogno? Andate dove potete realizzarlo.
    stay hungry, stay foolish.

  485. questa storia “verosimile” tace una aspetto, comune a Napoli e a Mountain View.
    la relazione tra Stefano Lavori e Stefano Vozzini.

  486. Belissimo racconto.
    Steve Jobs è nato 56 anni fa. Nel 1955 l’Italia e Napoli erano diversi… di sicuro potevi avviare un attività in un garage senza dover “apparare” con Vigili, Finanza, Ispettorato del Lavoro, Ufficio Igiene, etc…
    A quei tempi anche l’Italia ha avuto i suoi sognatori che hanno dato vita a grandi imprese.
    Con gli anni e l’iperproduzione normativa tutta Italiana, all’estorsione camorrista si è aggiunta e potenziata quella di Stato (che vale in tutta Italia).
    Chissà come mai in Italia la crescita economica è così bassa… chissà come mai,eh!?

    1. Jobs è nato negli anni 50, mica ci ha creato la Apple.
      Nel tuo commento c’è un errorino di fondo.
      Jobs va paragonato ad un 56enne di oggi, non ad un neonato di Napoli del 1955.

      1. Sì, hai ragione…
        avrei dovuto mettere 1975 al posto di 1955, me ne sono accorto anch’io.
        Comunque, pur cambiando l’anno, il resto delle parole le avrei mantenute pari pari…
        nel 1975 (io avevo 5 anni) le cose erano profondamente diverse da oggi.
        Molte tutele in meno, ma meno leggi, meno divieti, meno oneri, più libertà (non saprei se più o meno camorra a Napoli… mi verrebbe da dire di più)

  487. Avatar Massimo Franceschet
    Massimo Franceschet

    Bello (il finale è da cinema!). Ma non condivido. Se SJ fosse nato a Napoli sarebbe diventato SJ. Semplicemente se ne sarebbe andato in America. Prendete Paolo Sorrentino, per fare un esempio. Io non critico chi rimane (a Napoli o in Italia) e non si lamenta, non critico chi sceglie di andarsene. Ma chi rimane e si lamenta forse è vittimista e non vittima. Massimo

  488. articolo bellissimo.
    penso esattamente lo stesso ma l’hai espresso molto meglio di quanto avrei fatto io 🙂
    lo stesso vale x facebook, a scuola avevamo esattamente un social network identico ma il fatto di non essere ad harvard non ha portato a un successo minimamente comparabile-
    bravo ciao

  489. Mark Zuckerberg è nato a new York ed ha studiato ad harward nel massachsetts, ma perfar decollare la sua start up si è trasferito a San Francisco a 4500 km circa da casa sua…

  490. depressione…

  491. steve jobs ha fondato la apple è vero ma poi dalla stessa apple è stato cacciato… lui non si è arreso, ha creato la pixar per amore del suo lavoro,e poi la apple chiedendo scusa l’ha ripreso. Non è napoli o londra o new york a fare la differenza è quanto ti piace il tuo lavoro, che ti fa andare avanti senza mai mollare.

    1. Piccola correzione. “non è Londra o New York a fare la differenza…”

  492. A tutti quelli che dicono che la soluzione è l’emigrazione, faccio notare che Steve Jobs non ha dovuto emigrare per fondare la Apple.
    La morale del racconto scritto da Antonio è che l’Italia, così come è diventata, è un paese destinato alla completa depauperazione economica ed imprenditoriale perchè, anche nascessero 1000 Stefano Lavori, i loro sogni imprenditoriali mai riuscirebbero a realizzarli in Italia.
    Poi ci si stupisce che da vent’anni il PIL italiano ha ritmi di crescita asfittici…

  493. “Sono nato sulle ossa rotte dalla parte più forte
    la fortuna è un fatto di geografia
    voglio un 2 cavalli armato di energia”

    Bandabardò, Sempre allegri

  494. LU :
    IO CREDO SIA COSI’ IN TUTTA ITALIA PIU’ O MENO, NON SOLO A NAPOLI…

  495. Grande! Grande! Grandissimo Antonio….Non conoscevo il tuo blog ma d’ora in poi verrò a cliccarti spesso. Davvero geniale. Spero che questo tuo post ti porti fortuna….e magari diventerai il genio da Marano di Napoli! Sono giornalista precaria come te, ho letto il tuo profilo, abbiamo un bel po’ di cose in comune (tra l’altro conosci e citi Vipiteno, dove la mia famiglia ha una casa da diversi anni). Se vuoi fare un giro sul mio blog (tutt’altro genere ma spero utile in caso passassi da Bologna) ormevagabonde.blogspot.com

  496. flapic :
    …non che nel nostro nord sarebbe poi stato molto differente…

  497. Anche troppo ottimista! La storia, nella vita reale, sarebbe finita prima. L’Italia è un paese che odia i geni e i capaci e ama profondamente i lec…lo politici di ogni specie, individui spesso al limite del ritardo mentale. Ottimo lavoro

  498. NoJOB :
    posso fare un esempio triviale US vs IT proprio su EPPOL e l’attuale AppStore?
    prendiamo un ragazzino intraprendente minorenne nerd e programmatore che decide di fare qualcosa da pubblicare sull’AppStore
    USA) ragazzino americano: pubblica quello che vuole, se minorenne a nome del padre, il padre paghera’ il 30% di tasse sulla somma del suo stipendio e di quello che ha percepito il figlio;
    ITA) ragazzino italiano: fa aprire al padre una P.IVA, lo costringe a pagare un commercialista, poi deve iscriversi alla Camera di Commercio, avere un codice intrastat, e segnalare ogni tot mesi (pagando il commercialista) che sta “commerciando” con un “paradiso fiscale” (dal momento che i pagamenti arrivano da iTunes SARL Lussemburgo), la quale dichiarazione fa’ scattare random dei controlli dalla Agenzia delle Entrate (non me lo invento: e’ scritto nella dichiarazione), l’anno dopo il padre, se il ragazzino ci ha azzeccato, dovra’ pagare una % maggiore di tasse avendo “cumulato” di piu’ ed essendo finito in una fascia superiore, poi sara’ sottoposto ad anticipi IRPEF e IVA che andranno a conguaglio dopo un anno, sempre che il ragazzino abbia voglia di continuare
    risultato
    USA) ragazzino motivato che lavora, padre felice che non sgancia mancette;
    ITA) il padre, sapute tutti sti casini, manda affanculo il figlio, il figlio completamente immotivato decidera’ di passare il tempo in giro in motorino;

    StefanoNONLavori :
    Sei un mito
    ma che Napoli …. sarebbe successo ovunque in Italia, ho avuto un’esperienza “simile” (non mi confronterei mai con Jobs ovviamente), ho avuto un’idea, per essere “regolare” ho dovuto aprire una SRL coi casini derivati (e soldi prestati) senno’ non si faceva un cazzo, poi sono andato in banca coi soci per il prestito iniziale, ci hanno chiesto il “BISNESS PLEN”, ci abbiamo lavorato su una settimana, dopodiche’, senza neppure leggerlo, ci hanno chiesto le case come garanzia, e siccome su tutte c’era gia’ il mutuo ci hanno riso in faccia
    ora lavoro in proprio, la societa’ e’ stata chiusa
    non ho creato un posto di lavoro, nemmeno precario
    e la mia idea se l’inculera’ qualcun’altro
    vaffanculo Italy

    Illuminanti…

  499. Meglio morire affamati ed arrabbiati ma averci provato, che morire con il dubbio che avresti potuto farcela. Anzi, che avresti DOVUTO provarci.
    No alla rassegnazione.

  500. E’ purtroppo una storia reale che si ripete, nel ’92 io e amici aprimmo una cooperativa a Napoli, settore arte della stampa, tra le varie attività prevalentemente artistiche di cui ci occupavamo riuscimmo a recuperare e restaurare un vecchissimo torchio litografico e a farlo funzionare, eravamo carichi di fiducia e passione per quello che stavamo realizzando. Poi la puzza degli inchiostri (probabilmente più forte dello smog), i sigilli, le tasse, gli avvocati…..la chiusura. Ci ha guadagnato solo lo stato.

  501. Fantastico Antonio! ; ) Una tragicommedia che fotografa senza distorsioni la realtà dei fatti.

    Fortunatamente per quanto mi riguarda, la soluzione che mi ha definitivamente tolto da simili situazioni l’ho trovata dieci anni fa ed oggi rifarei esattamente la stessa cosa.

    Ancora complimenti e continua a farci divertire e riflettere in questo modo.

  502. pensa che bello un mondo senza computer e telefonini ….. magari fosse nato a Napoli

  503. tristemente vero, ma non solo a napoli

  504. Davide :
    Bravo Stefano è la verità…chi vede solo il marcio in questo paese deve solo andarsene… Gli americani senza di noi neanche esisterebbero e ci dedicano una festa nazionale ogni anno per dimostrare la loro gratitudine ( sarebbe oggi..).
    Se non fosse esistita l’america nemmeno steve jobs lo sarebbe quindi…il merito ritorna sempre a noi.
    W l’Italia e a chi non sta bene o faccia qualcosa per “migliorarla” o arrivederci e grazie..
    p.s. se Steve fosse venuto in Italia a curarsi l’avrebbero salvato…è stato dimostrato dal nostro più grande medico del settore andate a scoprirlo se vi interessa.
    Un abbraccio e tutti e grande Ste

    Ma che cacchio ci vuoi vedere se non il marcio in Italia?? E poi ancora con sta storia risalente al 1492?? Roba vecchia! Il merito ci ritorna? Ma quando, come? Solo perchè un pellegrino ha sbagliato strada e ha “scoperto” le americhe dovrebbero esserci grati dell’esistenza di SJ? Bella consolazione che ti dai per tutto lo schifo che ci sta in Italia. E poi facci sapere come si fa a migliorare la situazione italiana, sentiamo: facciamo fuori tutti i politici corrotti e tutti quelli che la pensano come loro? Democraticamente non è possibile quando se voti un candidato poi ti ritrovi un maniaco sessuale al governo e nemmeno sai chi è! E allora che facciamo? Ci nascondiamo dietro alle vecchie glorie, quello che hai fatto tu.
    Poi sulle possibilità di cure per SJ in Italia lasciamo perdere, un velo pietoso. Un miliardario che ha speso milioni in cure mediche, fottuto perchè non sapeva che in Italia poteva sopravvivere al cancro! Ma perfavore!

  505. L’Italia…..”bel paese”….

  506. Credo anche io che è meglio provare e andare avanti che non provare e vivere di ma e se…io ci sto provando e tutti voi potete darmi una mano se non altro mettendo il link nelle vostre bacheche
    http://www.murodelsuccesso.com

    http://www.facebook.com/murodelsuccesso?ref=ts

  507. […] sarebbe potuta nascere la Apple in Italia, meglio ancora a Napoli. Ecco la storia completa dello Steve Jobs napoletano. #dd_ajax_float{ background:none repeat scroll 0 0 #FFFFFF; border:1px solid #DDDDDD; float:left; […]

  508. Tutto vero, la rappresentazione della realtà italiana è proprio quella. I nostri governanti, per la loro incapacità gestionale, ma soprattutto per i compromessi scellerati reiterati negli ultimi vent’anni (ma anche prima!), ci hanno reso la vita impossibile sotto ogni aspetto, si sono presi tutti i nostri risparmi attraverso un sistema fiscale oppressivo e poco democratico, ci hanno imposto l’euro senza prevedere sanzioni dure e dissuasive verso coloro che avrebbero aumentato i prezzi, ci hanno corroso lo stipendio con le molteplici addizionali regionali e comunali, poi le tasse sull’acqua, sull’enel, sulla boletta telefonica, sui conto corrente bancario, sulla patente, sul bollo, sul passaporto, sul porto d’armi, sulla benzina, sui parcheggi a pagamento, insomma…su tutto. A fine mese, poi, se ti avanzano 50,00€ le devi versare all’Ente di turno che, attraverso i tutor, gli autovelox,i laser e i photored ti tolgono la vita prendendosela loro, per sempre!! Razza di incapaci e vagabondi!!

  509. Ti ho visto a UnoMattina e sono corsa a leggere il tuo post diventato così famoso. Ascolta a me: vai via da sta città, non ne vale la pena. Sono anch’io napoletana, e per quanto ami Napoli e l’Italia, il mio talento vale di più. Tifo per te!

  510. quanta demagogia in queste righe….

  511. Ti ho visto oggi a UnoMattina e sono subito corsa a leggere il tuo post diventato così famoso. Ascolta a me, vai via da qui. Sono anch’io napoletana e per quando mi dispiaccia dirlo è il posto più sbagliato in questo momento per sognare. Tifo per te!

  512. Tutto ciò perché, da che ci sono gli esseri umani, qualcuno ha nel suo DNA il carattere del tipo: “tu lavorerai per me!”.
    E’ sempre questa la storia (per fortuna, non dappertutto) dalla preistoria al Medioevo, che peraltro non è mai terminato.

    Antonio Lofrese

  513. Fortuna che ci si può anche trasferire in una città con maggiori opportunità della nostra, o – perchè no?! – in un Paese diverso dal nostro! Certo la pizza non sarà quella di Napoli, e nemmeno avremo una mammina premurosa sempre alle calcagna, e dovremo vivere in modo più concorrenziale, e stressante…. Ma allora…. siamo sicuri che la colpa sia del “posto in cui si è nati” e non di quel pigro e rassegnato provincialismo autocompiaciuto di chi ha poco e di poco è contento, basta non doversi impegnare davvero in prima persona, e fino in fondo? E non parlo di lavorare per 4 euro l’ora in un maglificio, 15 ore al giorno, perchè quello è sopravvivere! Forse. E forse poteva essere l’unica strada dei nostri nonni, che non avevano nè la cultura nè gli strumenti tecnologici per aprirsi anche solo un piccolo varco nel proprio futuro, e poi – attraverso tanto insistere e lacerare – il varco può diventare un’apertura… e poi una porticina laterale e poi …forse… un portone! Parlo della vita vera! Di inseguire uno scopo! Del rischio e dell’ambizione. Di chi va lontano ed accetta le sfide. E’ questo credo il messaggio vero di Steve Jobs. Ma in Italia, si sa, questi messaggi possono essere troppo forti e toccanti per chi preferisce credere che vivere in un paesotto dove manca tutto, ma ci sono la mamma e la fidanzatina, l’ADSL per le chattatine su msn, sky per le partite di calcio, e le ubriacature stordenti al bar…beh sia l’unica alternativa I T A L I A N A!

  514. Se la Apple fosse nata a Napoli sarebbe fallita dopo qualche decennio a causa delle assunzioni di raccomandati pilotate dalla politica, dai sindacati e dagli amici degli amici. Stefano Lavori sarebbe morto suicida strangolato dai debiti.

  515. Davide :
    p.s. se Steve fosse venuto in Italia a curarsi l’avrebbero salvato…è stato dimostrato dal nostro più grande medico del settore andate a scoprirlo se vi interessa.
    Un abbraccio e tutti e grande Ste

    Un link alla notizia? sarei curioso di approfondire.

  516. Cazzo se è vero !!!
    e gli fanno pure l’accertamento perchè la società non è equa!!!!

  517. Pensa che se invece che a Napoli fosse nato a Crotone. Qui c’è davvero solo fame e follia per chi resta, gli altri partono e non ritornano.
    L’ultimo crotonese che ha creato qualcosa a Crotone è stato Pitagora, ma è stato molto tempo fa.

  518. Storia tristemente vera. In Italia chi ha le possibilità vive bene, agiato e beato, arriva ai 30 anni e continua grazie alla fabbrichetta del papi, mette su famiglia, 3 figli e due cani, la casa al mare e una in montagna. Chi invece è meno fortunato, passa una vita a studiare, si laurea, una due magari tre volte e l’unica cosa che gli resta da fare è comprare un bel biglietto areo e trovare fortuna altrove senza rischiare di aver buttato all’aria anni di studio e fatica. Sappi che siamo tutti affamati caro Steve, ma non abbiamo il panettiere sotto casa!

  519. La prima cosa che avrebbe fatto Steve Jobs se fosse nato a Napoli sarebbe stata : ANDARE SUBITO VIA DA NAPOLI.

  520. ma quale Italia io un’idea ce l’avevo ho cominciato con mille euro li ho fatti diventare 100,000 e successivamente lo stato a trovato il modo da farmi indebbitare ed essere sotto di 250,000 ….mentre altri geni dell’imprenditoria conoscevano le persone giuste per fottere i soldi alla comunità europea…risultato lui sta tranquillo e se fottuto i soldi io che ho cominciato da 0 ho fatto una vita di merda x lo stato Italiano……

    1. Che tristezza 😦
      Spero tu sia stato fortunato in amore almeno.
      Auguri sinceri.

      Alessio

  521. Se si pensa che Adriano Olivetti con una grande azienda alle spalle e nonostante fosse arrivato al PC 20 anni prima di Jobs abbia dovuto abbandonare l’idea e che un’azienda fiore all’occhiello dell’elettronica europea sia stata ridotta a produrre stampanti di terz’ordine, forse si capisce il tasso di virulenza che l’Italia ha sempre esercitato sui propri geni. Si…. Napoli sarebbe stata solo l’aggravante

    1. Esatto! Bravo! Ne sono convinto anch’io, al 100%! In italia c’eravamo arrivati molto prima, è italiano il progettista del primo microprocessore (Federico Faggin), ma siamo e rimaniamo il fanalino di coda del mondo industrializzato e “avanzato”.

  522. Condivido in pieno il pensiero dell’autore non solo a Napoli ma in tutta la penisola.

  523. Avatar vincenzo riccitelli
    vincenzo riccitelli

    Purtroppo è vero! L’unica cosa che non mi convince è il riferimento a Napoli che qualcuno potrebbe interpretare in modo sbagliato. Se Jobs fosse nato a Milano? Sarebbe stato uno stilista gay? E’ l’Italia che non va! Tutta!

  524. […] della comunicazione”, è arrivato alla conclusione che la Apple non sarebbe mai nata. Il suo blog ha ricevuto 130mila visite in un giorno e mezzo. Anche il quotidiano economico francese Les Echos […]

  525. Stefano è il vice presidente del consiglio di amministrazione

    …e guadagna 1200 euro al mese perche’ comunque non e’ il figlio del padrone.

  526. analisi perfetta!!
    complimenti!

    che amarezza ormai il vecchio continente ha fatto il suo tempo ………..

  527. Daniele De Cicco :
    …il tuo ragionamento è corretto, più che corretto ma…hai comparato 2 periodi storici diversi…1976 e 2011…ci sono 35 anni di differenza e non mi sembrano pochi…e quindi ti giro 2 domande:
    – oggi, nel 2011, la cosa sarebbe ancora così facile negli Stati Uniti?
    – a Napoli,nel 1976, la cosa sarebbe stata così difficile come l’hai ipotizzata?

    Stavo per fare io questo commento… Anche in Italia tante aziende sono partite dal garage; certo al nord non c’è il problema della camorra, ma di sicuro nel 1976 non c’erano tutte le leggi ed i controlli che ci sono adesso.
    L’azienda per cui lavoro è nata 24 anni fa, proprio in un garage, e poi pian piano si è ingrandita. Io ci lavoro da 15 anni, e in 15 anni ho visto parecchie cose cambiare: sempre più leggi, dichiarazioni, corsi obbligatori, norme di sicurezza (queste ultime giustamente). Chi è in ballo continua a ballare, e si adegua, anche se è sempre più dura, soprattutto in tempi come questi; ma un giovane che vuole avviare la propria attività si trova davanti paletti su paletti.

  528. Se Steve Jobs fosse nato a Napoli, o in qlc altro posto di Italia probabilmente avrebbe avuto l’intelligenza e la consapevolezza che il ns paese è in coma ormai da vent’anni!!! E come tutti i talenti italiani, i geni, i lavoratori, coloro che hanno un’ambizione incorruttibile ed affatto sentimentale… avrebbe salutato il mare, i monti, la pasta, il buon vino, mamma e papà e se ne sarebbe andato all’estero. Io sono scema, perchè sono ancora qua… ma io mi chiamo Francesca mica Melinda! E poi… la svolta è una carta da giocare. Ma noi giochiamo a carte, nn siamo il mazziere!

  529. Non nego lo stato delle cose, ma sono profondamente dispiaciuta dal continuo accanimento nell’accusare il sistema per ciò che non va. Sarà utopistico, ma perchè non concentrimo le nostre forze per attuare un cambiamento radicale attraverso fatti e non parole? Proviamo a credere con passione in noi stessi e iniziare ad agire con determinazione per modificare ciò che riteniamo non funzioni. IL coraggio di metterci in gioco è sicuramente faticoso, ma da qualche parte si deve iniziare……..se non fossimo così soli qualcosa di buono potremmo realizzare. Grande Jobs…..tu hai creduto prima di tutto!!

  530. […] Fonte: https://antoniomenna.wordpress.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-provincia-di-napoli/ […]

  531. grazie: sei stato davvero fantastico. hai dato voce a tanti di noi che la pensano esattamente come te a cui, forse, hanno fatto passare la voglia di parlare, di rivendicare le proprie competenze, di denunciare tutti gli ostacoli che quotidianamente si frappongono non solo tra i giovani napoletani e il successo ma tra questi e il semplice condurre un’esistenza civilmente normale.
    grazie ancora! tu non ti stancare mai!!!

  532. Apprezzo l’ottimismo di chi fa l’elenco dei nostri geni dell’imprenditoria, ma il piu’ recente dei geni se n’e’ andato da un pezzo e Versace e’ morto a Miami perche’ l’Italia puo’ fare da trampolino ma se nella piscina c’e’ poca acqua non si va molto lontano. Lo dico con il magone alla gola perche’ per vivere dignitosamente me ne sono andato nel ’95 dall’Italia e ci torno solo per vacanza e non lo dico con orgoglio ma con il magone alla gola. L’Italia di oggi e’ di chi vuol mettere in mostra bei culi e belle tette. I folli e gli affamati di oggi purtroppo devono accontentarsi di rimanere tali.

  533. wow quanti commenti si leggono qui! italiani scappati all’estero in cerca di un paese migliore, dell’eldorado di speranze…. se l’avete trovato (come me ormai scappata dallo stivaletto da anni e senza alcun rimpianto) smettetela di sprecar fiato e salute pensando all’italia!!!! ma lasciate che muora nella sua pochezza e ARRETRATEZZA!!!! d’altronde Garibaldi aveva gia’ detto “l’italia e’ fatta. adesso bisogna fare gli italiani”… aspetta e spera…. e spera…. e spera…
    PS su napoli??? una bella colata di cemento e vedi come scompare veloce veloce

    1. condivido! anche io me ne sono andato dall’italia nel 2006!

  534. melticovitz :
    wow quanti commenti si leggono qui! italiani scappati all’estero in cerca di un paese migliore, dell’eldorado di speranze…. se l’avete trovato (come me ormai scappata dallo stivaletto da anni e senza alcun rimpianto) smettetela di sprecar fiato e salute pensando all’italia!!!! ma lasciate che muoia nella sua pochezza e ARRETRATEZZA!!!! d’altronde Garibaldi aveva gia’ detto “l’italia e’ fatta. adesso bisogna fare gli italiani”… aspetta e spera…. e spera…. e spera…
    PS su napoli??? una bella colata di cemento e vedi come scompare veloce veloce

  535. grazie mille,vorrei solo che la nostra classe dirigente riuscisse a capire la profonda amarezza che ti resta dopo aver letto queste tue parole bellissime.. … ma è un desiderio che non si realizzera mai purtroppo… …

  536. Caro Antonio,
    il tuo post ha il vantaggio di mostrare chiaramente le drammatiche differenze culturali, burocratiche, attitudinali del nostro Sud con i fantomatici US e con qualunque realtà istituzional-culturale che ha a cuore lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile e la circolazione di un’economia pulita.
    Ma rischia di sfociare in una triste autocommiserazione, se trapela il messaggio di rassegnazione che tristemente accompagna la diffusione del tuo post sui social network, dove è come sai in primissimo piano.
    Non credo che il fatto di vivere in questa realtà renda IMPOSSIBILE il cambiamento, ma messaggi come questo possono incitare al fatalismo e non a una più che urgente reazione da parte dei giovani a cui questo sistema nega il futuro.
    Sì, è probabile che la Apple in provincia di Napoli non sarebbe mai nata, ma non vedo perchè non dovremmo agire per permettere che ciò accada in un prossimo futuro, e sottolineare i buoni esempi di giovani “terroni” come noi che, in barba al sistema e alla rassegnazione, ce l’hanno fatta.
    Spero di essere riuscito a trasmettere le mie idee, ma a 20 anni trovarmi facebook invaso da post di miei coetanei che non fanno che dire “molliamo tutto e andiamo in america”, “mi vergogno di essere nato al sud” mi dà davvero fastidio.

    Comunque ancora grazie per la discussione che sei riuscito ad accendere!

    Giancarlo

  537. Io credo che il problema non sia l’ipotetico Steve Jobs a Napoli, ma l’ipotetico Steve Jobs nel 2011.

    Io ci sono stata in America, ci ho lavorato in America, credimi che il paese dei balocchi è finito, i finanziamenti a fondo perduto, il sogno americano, “vieni in America perchè c’è lavoro”… queste cose non esistono più!

    Anche l’Italia più di due decenni fa aveva un periodo buono, i soldi si investivano, la disoccupazione era poca, i figli avevano un’istuzione ed un lavoro superiore a quello dei genitori, quando succede questo un paese progredisce, se non succede, se i figli stanno peggio dei genitori oppure se i figli trentenni non hanno un reddito e dipedono ancora dai genitori, il paese regredisce.

    Ma questa è un’altra storia… tornando al tuo articolo ti posso dire che si potrebbero fare piccole puntualizzazioni, come il problema del conto in banca, tu dici che non te lo aprono senza un genitore che ti fa da garante, non è vero, forse intendevi dire che le banche non concedono un finanziamento senza una garanzia, ma questo è sempre stato così (chiedilo ai tuoi genitori) e soprattutto lo è in tutto il mondo, non a caso quello di Steve Jobs era l’investimento da parte di un privato che non faceva altro che il suo lavoro: investire e trovare nuove idee. Altra puntualizzazione potrebbe riguardare i finanziamenti, dici che ci vogliono mazzette, anche quello non è vero, conosco persone che hanno avuto finanziamenti europei solo presentando progetti validi e non pagando mazzette, in ogni caso ritorna il fatto che il parallelo con il finanziamento ricevuto da Steve Jobs non regge.

    Infine ti ricordo che tu sei di Napoli (almeno così mi pare da quanto ho letto), questi articoli basati esclusivamente su luoghi comuni e stereotipi lasciamoli fare a “quelli del Nord”, io non voglio neanche dire che non è così, ma diciamo che se è così a Napoli in tutto il resto dell’Italia è uguale. Le mazzette se ci sono a Napoli, a Milano sono il doppio; se poi vogliamo parlare della camorra il discorso è analogo, non c’è più il boss del quartierino che va nei negozi a cercare i soldi, ormai il sistema è consolidato e lo è ai livelli alti, lo è nella politica e nelle amministrazioni.

    Comuqnue questo articolo ti ha dato una buona visibilità, sono felice per te e per la tua carriera magari.
    Se posso permettermi ti voglio dare un consiglio: in il futuro attieniti di più alla verità e alla tua esperienza, i luoghi comuni si chiamano così perchè tutti li conoscono, tu prova a scrivere qualcosa di nuovo, magari farai meno colpo sull’utente medio di facebook, che preferisce condividere link piuttosto che sforzarsi e produrre un pensiero originale, però secondo me ne vale ancora la pena, soprattutto per chi come te vuole fare questo lavoro … è una questione di obiettivi!

    Silvia

  538. e c’era bisogno di scrivere questo “papiello” per dire che esistono le contingenze ? paragone inutile.. E se Totò, De Filippo, Il teatro San Carlo, Sophia Loren, la canzone “tutta”, la pizza, l’arte, la cultura, l’archeologia greco-romana, gli spaghetti, i castelli, amalfi, ischia, positano, capri, sorrento, il golfo, e altro ancora….fossero nati in America?..semplice! Non sarebbero mai nati.

  539. bisogna vedere tutto allo stesso momento. Secondo me nel 1976 in Italia era più facile mettere su un’azienda, come del resto è più difficile adesso nel 2011 aprirla negli Stati Uniti.

  540. […] Perché la storia di Steve Jobs nato a Napoli ha avuto successo 2011 October 12Tweet tags: blogger famosi Antonio Menna è un giornalista che ha onorato morte di Steve Jobs con una simpatica rilettura della sua vita. […]

  541. leggi,rifletti e agisci…..il mio pensiero lo voglio rendere in senso positivo per chi crede e continuerà a credere nelle cose…….la vera crisi è sociale.e politica (pultroppo)…se noi tutti facessimo una buona azione ogni giorno penso che l’italia sarebbe migliore……

  542. […] è un post mio, ma certo è un post da Pallepiene… e mi va di riportarlo, ringraziando ANTONIOMENNA per averlo […]

  543. […] ma certo è un post da ricordare e su cui riflettere… e mi va di riportarlo, ringraziando ANTONIOMENNA per averlo […]

  544. questa e’ una cazzata per farsi un po di pubblicita’. invece di fare parodie stupide e distruttive, pensa a qualcosa di piu creativo e intellettualmente valido.

  545. Sarebbe anche carino se invece di continuare a piangervi addosso vi tiraste su le maniche e andaste a combinare qualcosa.

    Sapete quante facciate ha preso Jobs? decisamente di piu’ dei due coglioncini descritti sopra. E ha perseverato. Per questo e’ arrivato da qualche parte.

    Se il concetto Italiano e’ che siamo tutti dei geni, e perche’ il mondo non ce lo rende facile, scusate, devo andare a prendere l’aperitivo con gli amici seguito da un mese in vacanza e dal vivere coi miei genitori fino ai 40… il risultato si spiega da solo.

    -Stefano

    1. Lavoro 10 ore al giorno, basta? Ho avuto un’impresa soffocata dalle tasse e adesso mi ritrovo a lavorare per altri. Non credo di potermi assimilare a quelli che si piangono addosso ma la situazione non è più quella di una volta, che se cadevi avevi la forza di rialzarti, qui adesso quando “ti fanno cadere” non ti rialzi più. Dopo 10 anni sto ancora pagando Equitalia per la mia vecchia attività, e non sono un evasore!

      1. Che tristezza 😦
        Umanamente hai tutta la mia compassione e ti faccio di cuore gli auguri di riuscire a stare a galla sempre e comunque.
        Io ho passato vent’anni a lavorare per piccolissime aziende manifatturiere del Nord Italia e ho visto e sentito cose allucinanti.

        Io pure avevo la partita IVA; l’ho chiusa a fine 2005 prima che andassero al governo Prodi e i “comunisti Italiani” di Rizzo.
        Era settembre del 2005, stavo in macchina ascoltando la radio e Rizzo stava parlando e diceva: “E molto semplice: statisticamente ogni ispettore dell’Agenzia delle Entrate porta 50miliardi di incassi da evasione; quindi basta assumere altri 500 ispettori e abbiamo risolto… hehe”
        Bravo Rizzo, eh? un genio.
        E’ stato allora che ho deciso che avrei chiuso la P.IVA.
        La chiusi; ero giù stufo da un pezzo di lavorare dieci ore al giorno, senza nessuna tutela, con il commercialista da pagare,le difficoltà del lavoro, le beghe con i clienti che non pagano, gli agguati con gli autovelox, le scadenze, e lo Stato che pretendeva di calcolarmi lui quello che io avevo guadagnato e che pretendeva il versamento dell’anticipo delle tasse su quello che avrei in futuro guadagnato…
        che idiozia! posso andare a fare la spesa pagando con i soldi che lo Stato dice che guadagnero?
        Io per comprarmi da mangiare devo “aspettare” di averli incassati i soldi, lo Stato invece non può aspettare, i soldi per le tasse li vuole avere prima che io li abbia intascati.
        Ho chiuso la P.IVA; per i cinque anni successivi mi sono arrivate simpatiche letterine che continuavano a chiedermi di pagare sanzioni per ritardati o irregolari pagamenti avvenuti anni prima e di cui io ovviamente non sapevo e capivo nulla.
        Meglio lavorare in nero… 100% in nero.

        Ma avevo ancora un sogno.
        Avevo in mente di aprire un circolo per appassionati di giochi multiplayer, una APS (associazione di promozione sociale) per avere una contabilità semplificata e sostenibile.
        Avrei dovuto spendere un sacco di soldi…
        Il banco bar A NORMA, con tutte le CERTIFICAZIONI di legge, sarebbe costato un patrimonio (le certificazioni costano e in Italia manca solo che sia obbligatoria la certificazione annuale del sifone del piatto doccia).Se il costo di un banco bar è 100, il costo del banco bar con le certificazioni dei materiali e della omologazione a tutte le norme di legge è 200.
        Avevo comprato i tavolini e le sedie di già, avevo trovato un locale da affitare (iniziamo con i costi fissi) poi, leggi di qua e informati di là, ho scoperto, che lo Stato pretende una tassa annuale fissa su ogni dispositivo atto al divertimento; alcune centinaia di euro minimo.
        Dunque, io avrei dovuto dissanguarmi per comprare tutto il necessario (a costi enormemente gonfiati in conseguenza delle leggi Italiane) e poi, avrei dovuto pagare svariate migliaia di Euro l’anno, fissi, per il solo fatto di avere comprato le attrezzature di gioco (i PC) indipendentemente dal fatto che poi qualcuno su quei PC ci giocasse davvero e pagasse a sufficienza.
        No mi dispiace, così non va… anzi va… ma vaffanculo.

        Un giorno poi un mio contatto all’estero mi ha detto: perchè non provi a commercializzare in Italia questo eccezionale integratore alimentare Giapponese?
        Già, perchè no? Ho un amico, bravo commerciante in pensione, gliene parlo e lui è entusiasta.
        L’integratore alimentare da importate è in polvere, è secco, è imbustato e inscatolato… tutto quello che mi serviva era una stanza per fare un po’ di magazzino all’inizio.
        Vado ad informarmi sulle pratiche per poter importare in modo legale. Vado in camera di commercio prima e all’ASL poi.
        All’ASL mi tirano fuori un malloppo di 400 pagine di norme…
        In conclusione, per fare una cosa che sarebbe bastata una stanzetta di casa mia, per essere “in regola” avrei dovuto fare l’equivalente di aprire una macelleria.
        Oltre a corsi obbigatori e certificazioni di varia natura, avrei dovuto disporre di un locale con una specifica destinazione d’uso attestata dal Comune (non il garage quindi), con un minimo di metratura, con il bagno dedicato, e avrei dovuto consegnare i disegni con le indicazioni degli scarichi fognari… disegni prodotti e firmati da professionista iscritto all’albo… ovviamente.
        No mi dispiace, così non va… anzi va… ma vaffanculo.

        E pensare che se non fosse per il pazzesco, velenoso, INIQUO e incomprensibile (nemmeno gli esperti sono in grado di conoscere a capire appieno le varie materie del diritto Italiano) intrigo di norme fiscali, sulla sicurezza, sui contratti di lavoro, sulla tutela ambientale, etc. l’Italia sarebbe un paese dove si potrebbe benissimo lavorare e costruirsi un futuro migliore per tutti.

        Che tristezza vedere che il futuro di un paese e dei suoi giovani e meno giovani, è strozzato e ucciso dalle inique e ideologiche norme che esso stesso si è democraticamente dato; prima ancora che di tutti i suoi gravissimi mali come la criminalità, la corruzione, i privilegi, gli sprechi.

        E’ inutile gridare contro il lavoro precario se prima non si crea il lavoro. Ed è inutile lamentarsi che non c’è lavoro se non si creano le condizioni per creare le aziende.
        E’ inutile lamentarsi che gli affitti sono alti se non si invoglia i proprietari di case vuote ad affittarle. E’ inutile pretendere che i proprietari onesti affittino le loro abitazioni vuote se la legge non tutela i proprietari onesti da chi non paga gli affitti.

        Ah, lo sa il cielo quanto servirebbero all’Italia che nascessero nuove aziende.
        Ho letto di un tizio, sul giornale, non molto tempo fa… voleva creare un frutteto DOP; era riuscito a farsi approvare tutte le autorizzazioni e pure un finanziamento con fondi europei. Poi però non è riuscito a trovare un banca disposta a finanziarlo quanto bastava per pagare gli anticipi IVA.
        Conclusione?
        Tutto il progetto andato alla malora.

        Servirebbero nuove aziende.
        Ma invece, non solo non ne nascono di nuove, ma muoiono quelle già esistenti… muoiono come mosche…
        ma non per colpa della crisi economica mondiale…
        no, no signori miei, la crisi è solo l’ultima goccia.
        In Italia le cose hanno cominciato a peggiorare anno dopo anno a partire dagli anni novanta.
        Nel 2006, anno del secondo governo Prodi, per la prima volta nella storia della Repubblica, il numero di aziende “morte” ha superato quello di quelle aperte (anch’io ho chiuso quell’anno chissà se ho fatto statistica)…
        e dire che per ogni grande o media azienda che chiude di solito se ne aprono alcune altre di piccole fondate dagli stessi dipendenti della defunta grande azienda…
        ce ne vuole quindi per far sì che la mortalità aziendale superi la natalità.
        Un obiettivo difficile da raggiungere, ma il prode Prodi, ce l’ha fatta, primo nella storia d’Italia; e senza nemmeno l’aiuto della crisi economica mondiale che è accaduta tre anni dopo.
        Bravo, Prodi & soci, complimenti, congratulazioni vivissime.

        Ah, per la cronaca…
        io ho deciso di andarmene dall’Italia.
        Ho deciso di andarmene dal cosidetto ricconordest (per i giornalisti è una parola unica, non è possibile che dicano “nord est” senza dire ricco) dove sono nato e cresciuto.
        Non sarà facile, ormai non sono più un ragazzo, e non posso avvalermi dei canali di studio universitari per inserirmi altrove all’estero.
        Sono già un uomo, già troppo vecchio per essere assunto in Italia da qualunque azienda, e a maggior ragione per poter sperare di essere assunto all’estero.
        Ma proverò ad aprire una mia attività, proverò là a fare quello che qui non posso.
        La non sarà facile… ma qui è impossibile.

        Auguri a me
        halnovemila

  546. e cosi i bravi come me, vanno a vivere in america o asia e guadagno una vagonata di soldi… e tutti dicono, e si facile… non proprio facile, lasciare tutto, la famiglia, 25 anni di amicizie, il mangiare, i nonni muoiono e tu non sei li, i genitori invecchiano e tu non sei li..
    e tutta colpa nostra che abbiamo lasciato il paese in mano ai ladri, mafiosi, e soprattutto a una classe politica degna solo di lavare cessi in una stazione di calcutta.. (vi consiglio di non provare mai.. fidatevi) magari io sono uno di quelli che c’e’ riuscito, ma a che costo e che sacrifici… (non sono figlio di papa’ mio padre guadagnava 1000 euro quando ho lasciato l’italia con 1 valigia e 3000 euro di risparmi miei… BISOGNA FARE PULIZIA …

  547. […] Lavori” sta rimbalzando nel web, ha gia’ guadagnato la simpatia di tutti, sul blog di Menna, oltre a questa storia esilarante, sono narrate altre vicende che accendono il sorriso ma […]

  548. Che tristezza….in questa incontestabile verità. L’Italia è in crisi, ma Napoli “sta inguaiata”!!!

  549. Ma c’era bisogno di aspettare la morte di Steve Jobs per arrivare alla conclusione dell’articolo???Se nasci nel posto sbagliato…..aspettiamo un altro Jobs che ci permetta attraverso la tecnologia di farci nascere dove vogliamo. Ecco tu vuoi creare le App sulle nuvole?E allora con la App Gravidanza 3.0 ti faccio nascere in California; tu che vuoi fare???i componenti dei computer? Scaricati la App Gravidanza 3.0 e nasci sicuramente in Cina, però guarda ti aspetta una vita non vita, tipo le ragazze morte a Barletta, che sono morte perchè nate nel posto sbagliato….!Il problema caro Menna è come noi contribuiamo a cambiare il posto sbagliato in cui nasciamo, ed il contributo è minimo da parte di tutti!E facille dire sono nato nel posto sbagliato, un pò più difficile FARE X CAMBIARE!
    Salvatore.

  550. A tutti i folli d’Italia…da uno folle e bravo, nonostante tutti gli ostacoli, la rete ci permette di andare oltre i vincoli
    concreti e banali del quotidiano…io sono disponibile per fare cose grandi, ho buone idee, sono molto bravo nel mio lavoro,
    ed ho tanta voglia di fare, volete solo scrivere “i like” oppure rispondere all’appello?
    l’italia siamo noi.

  551. PURTROPPO E TRISTEMENTE VERO……

  552. Nel posto sbagliato avresti venduto motorini rubati e saresti stato poi finanziato e affiliato alla camorra… e forse avresti anche già venduto nuovi modelli all’avanguardia: solo l’involucro e il resto sulla nuvola!
    “Ardvare e soffetevare… chillu è ‘no sfizzio!”

  553. steve non sarebbe stato nessuno in qualsiasi provincia d’italia.nel ns paese se hai un’idea valida ma non hai niente vai in banca a chiedere soldi ti chiedono le garanzie(ma se le avevo mica chiedevo i soldi a voi)ti ridono in faccia(in america,come è successo a steve a bill e tanti altri ci sono finanziatori pronti a scommettere su un progetto valido)ti suggeriscono un loro amico che non chiede troppe garanzie(strozzino).ma se miracolosamente riesci a farcela e diventi una multinazionale devi versare allo stato il 68,2% dei tuoi utili netti (la più alta aliquota fiscale totale d’europa)e col restante 31.8 pagare le restanti spese.ma la tua azienda è così forte e vai avanti lo stesso.allora alla tua porta non verrà la camorra ma la politica(la differenza trovatela voi se siete capaci)per qualche poltrona da dirigente per la moglie o la troia del ministro di turno o del trombato della politica.se non gliela dai allora devi traslocare perchè faranno di tutto e di più per rovinarti la vita.giovanni falcone amava ripetere spesso:non è la mafia che ha corrotto lo stato ma lo stato che ha corrotto la mafia.meditate gente meditate……….

  554. da BRIVIDI… non ho parole!!!

  555. hai perfettamente ragione…
    ma andando avanti di questo passo resta solo
    il suicidio.
    Che desolazione!

    ciao
    Elena

  556. ma che articolo è??si può ipotizzare qualsiasi cosa a sto punto…secondo il mio punto di vista è un obrobrio di articolo, anzi è una favoletta…scritta solo per perdere tempo e non serve ne a denunciare lo stato di “abbandono” che persiste in italia,
    nel sud nel nord e non solo italia(potremmo cambiare napoli con milioni di altri posti). Ripeto, secondo me, sono solo parole perse

  557. bella l’italia ma che schifo gli italiani

  558. Storia realistica o reale, cambia poco.
    Da un lato sembra che non sappiamo che l’Italia è popolata di italiani, mentre in America ci sono gli americani.
    Secondo dimostra che l’idea anche l’idea di Jobs e di altri non sarebbe andata avanti neppure negli Stati Uniti se non ci fosse stato sia l’investitore che il gestore.
    Si dimentica che Jobs non ha mai gestito le sue attività, anzi dalla prima Apple è stato estromesso.
    Aveva idee fenomenali, ma non è stato lui che le ha tradotte in danaro.
    Quello che gli amici di Napoli, ma di tutta Italia dimenticano, o non sanno è che una cosa e saper fare un prodotto o un’attività, un’altra cosa è la gestione.
    La gestione è un lavoro, come costruire computer o fare ristorazione, è indispensabile come il genio dell’informatica o della cucina.
    Certo in Italia mancano molte altre cose e molti altri ostacoli sono presenti, ma dare la colpa agli “altri” non risolve nulla.
    I nostri amici a cui va tutta la mia simpatia non hanno considerato che fare un computer e fare un’azienda sono due lavori diversi, il primo lo conoscevano il secondo no.
    Di chi è la colpa?

  559. Magari solo a Napoli.
    L’Italia è finita. Non c’è spazio per fare nulla.
    Con le regole attuali, ad esempio, non puoi usare i contanti e se una banca ti apre il conto, comunque non ti da i libretti degli assegni finché non girano soldi…
    E nel frattempo ti massacrano di tasse.
    Onestamente, se non fosse per il nero, in Italia non sarebbe mai esistita imprenditoria.

    1. Concordo.
      L’evasione fiscale è condannabile sul piano morale ma sul piano economico non è vero che sia necessariamente un danno.
      E’ un danno per i conti dello Stato, ma non per l’economia reale.
      Le risorse sottratte alla spesa pubblica spesso rimangono nell’economia sottoforma di spesa privata o di investimenti privati.
      Pur con tutta l’evasione esistente lo Stato si è sempre appropriato di quasi la metà del PIL, e mai gli è bastato.
      E’ mai possibile che uno Stato debba avere bisogno di più di metà del PIL di un paese per coprire le spese pubbliche?
      Se con l’evasione esistente lo Stato drena dall’economia Italiana il 50% del PIL, senza evasione arriverbbe ad assorbire il 70%…
      Ma qual’è il paese in cui l’impresa privata può funzionare se lo Stato assorbe il 70% di tutto quello che viene prodotto?
      Un tale livello di appropriazione dello Stato potrebbe essere compatibile solo con regimi comunisti come quello sovietico e Cinese.

  560. Semplicemente geniale ……

  561. […] dalle basi, da dove tutto è cominciato: Internet. In questi giorni è circolato molto il post “Se Steve fosse nato a Napoli” in cui si ipotizza la nascita di Jobs nella città di Pulcinella con tutti i rischi, i pericoli […]

  562. io aspetto la prossima puntata: se Bill Gates fosse nato nel 1955 a Napoli, invece che a Seattle, che avrebbe fatto? 🙂

    1. ahahahahahaahahahahahah fantastico

  563. PURTROPPO STIAMO FACENDO UN PARAGONE CHE NON CALZERA’ MAI… LE REALTA’ SONO 2 E BEN DISTINTE E NON CAMBIERANNO MAI…UNA STA IN USA L’ALTRA IN ITALIA….

  564. La ricetta vincente per riuscire anche dalle nostre parti e’ sempre la solita.1) Avere le conoscenze giuste. 2) Scendere a compromessi con personaggi potenti anche a costo di sporcarsi le mani.3). Ungere.
    Alla fine sulle nostre riviste ci trovi scritto: siate incazzati, siate spietati.

  565. […] un articolo di antoniomenna che, seppur con una massiccia dose di ironia, ahimè, rispecchia la situazione italiana (anche se […]

  566. Amico
    non uso lasciare commenti ai post ma questa storiella è di un realismo disarmante.

  567. […] Steve Jobs fosse nato a Cerignola… che si ispira al (tristemente, realisticamente) divertente Se Steve fosse nato in provincia di Napoli. Condividi:FacebookTwitterLike this:LikeA un blogger piace questo elemento post. This entry was […]

  568. tutto vero e non solo al sud, però io ci avrei messo anche che in Italia se non ti pagano e fai causa vinci solo sulla carta. Ad esempio, al posto di farli diventare garagisti li avrei fatti andare a lavorare presso una società x che dopo poco smette di pagarli. Loro giovani e che ancora credono nella giustizia, fanno causa e dopo anni di spese legali si trovano ad aver vinto solo sulla carta, perché in Italia è così: gli onesti la prendono sempre in…

  569. La storia raccontata da pataepisi! =D

  570. Avatar cichelli nicola
    cichelli nicola

    e se Steve Jobs fosse nato in altro posto d’Italia, ad esempio Roma o Milano?
    Caro Menna, sarebbe stato molto diverso ed avrebbe potuto avere lo stesso successo ! e spiego il perchè (a mia personale sensazione): a Milano il sig. Stefano Lavori avrebbe potuto rivolgersi al politico influente di turno, magari ad un assessore socialista della cosiddetta “Milano da bere” il quale – credendo nella genialità dell’invenzione – avrebbe immediatamente chiamato uno dei tanti amici banchieri,imprenditori, ecc. che “sostenevano” tangibilmente il partito costringendoli a mettere in condizione il sig. Lavori ed il suo amico, di avere finanziamenti necessari per sviluppare il progetto informatico, senza che nessuno opponesse ostacoli di sorta. Ed una volta ottenuto il meritato successo economico, il sig. Lavori avrebbe potuto (pardon avrebbe DOVUTO) ricambiare il favore iniziale versando il dovuto obolo al partito, come saranno stati costretti a fare tutti coloro che hanno sviluppato con grande successo le proprie attività economiche nell’ambito milanese. Naturalmente, ogni riferimento agli imprenditori di successo compresi quelli delle emittenti televisive e puramente casuale !!!

  571. Federica :
    La storia stride….Steve Jobs non ha intrapreso la sua carriera in questi anni….sicuramente sarebbe andata diversamente anche a Stefano Lavori se fosse cresciuto negli anni 60….

    Bravo.

  572. Post amaro, decisamente fatalista. L’autodeterminazione e le motivazioni interiori contano più del contesto in cui si nasce e cresce. Negli Stati Uniti non ci sono molti ammortizzatori per mitigare le cadute: si può finire sotto un ponte se si fanno male i calcoli. In Italia c’è la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, la mobilità , l’assegno di disoccupazione… I due napoletani se avevano i numeri avrebbero sfondato. Comunque.
    Buona serata,
    Claudio

  573. […] di Steve Jobs se fosse nato a Napoli? Ecco la storia secondo un napoletano!Antonio Menna, sul suo blog, ha ipotizzato la vita del celebre inventore della Mela nel caso in cui fosse nato a […]

  574. Da uomo meridionale ma non fondamentalista meridionale e napoletano in particolare concordo con gran parte dei commenti risentiti di altri bloggef proprio a causa dei luoghi comuni che hai scritto nel tuo articolo. Faccio i complimenti per la fantasia e la bravura nello scrivere ma perchè, e insisto, perchè dare sempre e solo colpa alla camorra? Se vuoi lavorare a Sorrento la camorra non c’è come non c’è ad Avellino e a Benevento. L’autocommiserazione ed il continuo piangersi addosso non aiuta nessuno tantomeno i nostri giovani che non si sa se e quando troveranno un lavoro nè qui ne al nord. Bastava solo che non menzionassi Napoli e il tuo scritto avrebbe potuto calzare qualsiasi città d’Italia. Ti faccio i complimenti solo per la tua idea di scrivere questa parodia che probabilmente ad un settentrionale non sarebbe mai riuscita così bene.

  575. Claudio nn dire stupidagini…
    e se qualcuno nei ’70 aveva un pulmino Volkswagen nn era certo un nulla tenente… e nei paesi anglosassoni (dove io vivo) e tutto meno burocratico e semplice …

  576. Scusi che non scrivo been. Voglio dire che ho piaciuto molto il articolo di Stefano Lavoro.

  577. Midian :
    Generalizzare così equivale a pensare come un bambino.
    Il nord sembra diventato il territorio dei cattivi, me le vedo già le mamme a dire : “se non fai il bravo chiamo uno del nord”.
    Ma per favore, pensateci prima di dire cavolate del genere.

    E’ stato D’Alema a parlare di Lega Nord che vuole colonizzare il Sud.
    Lo ha fatto ad una conferenza pubblica mandata in onda su radio Radicale la sera prima del giorno delle elezioni politiche del 2008.
    Me lo ricordo benissimo, ero in auto e stavo tornando a casa da un viaggio a Milano…
    sono rimasto sconvolto.
    Oltre alla stragrandissima stupidaggine, il fatto che sia stata trasmessa su una radio nazionale il giorno prima delle elezioni era anche una violazione delle Legge in materia di campagna elettorale.

  578. è esattamente cosi che sarebbero andate le cose……che tristezza….ciao

  579. Ho provato a leggere l’articolo sul Nexus S ma la pagina su Android non si scrolla 😦

  580. […] parte l’ottima iniziativa del blogger Antonio Menna, che ha immaginato uno Steve Jobs “napole… (e l’annesso fallimento dell’iniziativa… ma sono personalmente certo che anche […]

  581. C’è un altro motivo per cui un qualsiasi Steve italiano, francese o tedesco non avrebbe funzionato: la lingua nativa! (oggi l’euro ha ridotto un altro ostacolo).

    Apple sarebbe stata Mela, Pommes o Apfel?

    A parte la battuta, la lingua inglese nativa apre da subito un mercato vastissimo che permette una crescita iperbolica se l’idea è buona!

    Se io creo un buon prodotto, prima devo affermarlo in Italia e poi esportarlo, mentre Steve ha aperto da subito il mercato degli USA e Canada.

  582. Questa è la ns. triste realtà e guai a chi dice che in qualche posto di Italia non è cosi! …Forse un po’ ce lo meritiamo?.. Forse è il caso di farci conoscere, di dire apertamente le ns. opinioni, di non dire più “Si” indistintamente, di non aspettare più che qualcuno bussi alla ns. porta o che qualcuno ci prometta qualcosa. “STAND UP FOR YOUR RIGHTS” puoi suggerirci qualcosa?

  583. Avatar Florent Riviere
    Florent Riviere

    Ho riso poi ho pianto, grazie comunque per l’amaro realismo …….

  584. Già. O vendere i motorini e andare subito negli USA. Povera Italia.

  585. Ciao,

    Visto che ogni tanto mi capita di leggere il giornale francese ti condivido questo link
    http://www.lemonde.fr/economie/article/2011/10/12/si-steve-jobs-avait-ete-italien-il-serait-devenu-garagiste_1586211_3234.html

    in pratica il signor Philippe Ridet ha preso l’articolo del tuo blog, l’ha fatto proprio facendo un analisi pseudo-seria della situazione politico economica del nostro paese, che magari non è completamente falsa, ma lungi dall’essere l’anilisi economica di un giornale di spicco come Le Monde.

    Luca

  586. Signori, io penso che questo articolo abbia delle solide fondamenta e i piú lo condividono, quindi inutile dilungarci su cosa pensiamo perché siamo piú o meno allineati. Il discorso che peró pochi o nessuno ha affrontato é che i nuovi Steve Jobs sono tutti americani. Non ci sono europei, australiani. Forse un eccezione per i Canadesi con il BlackBerry che peró sono vicini di casa degli USA e condividono parecchie cose, pure il prefisso internazionale. Insomma fino ad ora se Steve Jobs non fosse nato in USA ma altrove, magari non avrebbe avuto i problemi del negozio che gli mandava i vigili, magari non quelli del fisco, ma ne avrebbero avuto di altro tipo. É l’America e la sua straordinaria storia libertina e rivoluzionaria che ha creato i presupposti per valorizzare al massimo i propri creativi, perché qui non si tratta di geni o creativi, quelli l’abbiamo giá detto, li abbiamo pure noi e non solo noi, ma una straordinaria capacitá di marketing che hanno solo loro, purtroppo.

    1. macchè marketing…ma lascia perdere, non hai capito nulla del post, rileggilo per intero !

      1. Caro Francesco, ho espresso una mia opinione. Sebbene condivido gran parte dell’articolo e lo spirito che ci sta dietro, ho aggiunto quel che penso in risposta anche ai centinaia di commenti degli altri utenti. Non capisco il perché della tua critica onestamente.

  587. Be ne so qualcosa. Abito a Napoli e ho un impresa “High Tech” dal 1998. Prima della crisi, andavamo a fare le fiere al estero. Tutta la gente di Milano a Torino vedevano il nostro Stand e capivano dal “SRL” che eravamo Italiani. Vedevano il prefisso sul ns. biglietti da visita “081” e ci chiedevano- “Il prefisso 081 – che cos’e ? Belluno ? Biella ??”.
    Nel 2008 avevo €250,000 di strumenti in magazzino pero non si vendeva un cavolo da 6 mesi e i conti sono andati un po’ a fo___si. Ho ragionato “Anche da ferro vecchio ho €30,000” e ho stupidamente chiesto un prestito di €30K Euro . La direttrice del Banco San Paolo ha detto “Ragazzo mio, non conosci nessun camorrista, non sei raccommandato, vedo che il tuo conto e 100 Euro sotto – c’hai 100 Euro in tasca da versarmi ?” . Be’ ll’ho visto veramente duro per un po’ ma adesso faccio mio lavoro ancora, pero lavoro con un azienda che ho fatto al’estero dove non devo passare un giorno dal commercialista per capire il regime di IVA da utilizzare ogni volta che faccio una fattura. Visto che abito a Napoli e ritengo che sia giusto fare le transazioni Italiani con un azienda Italiano, sto cercando di lavorare anche con mia societa Italiana. Per aprire un conto aziendale in banca hanno messo 7 mesi. Forse riesco a fare di nuovo qualche transazione qua addesso e sono sicuro che diventeremmo grande come “Mela”!
    Quindi la situazione qui e veramente duro pero noi pure teniamo duri.

    1. Complimenti per la tenacia 😀

  588. Tanta verita’ e tanta tristezza….. anch’io come tanti altri in questo Forum dopo aver subito le stesse frustrazioni di Stefano Lavori già’ a meta’ degli anni ’80 ho pensato bene di fare le valigie e partire per l’Oriente sbarcando a Hong Kong e vedere le mie idee realizzarsi in men che non si dica senza dover subire le frustrazioni che il nostro paese riserva ai giovani. Sono passati quasi trent’anni e purtroppo devo dire con rammarico che le cose in Italia non sono cambiate anzi sono peggiorate. Quello che sono riuscito a fare all’estero non sarei mai riuscito a farlo a casa e quindi cari ragazzi o vi rassegnate o scendete in piazza. Ma siccome ormai in piazza non ci va’ più’ nessuno suggerisco di recarsi nel più’ vicino aeroporto e partire appena possibile; Est o Ovest non importa ma via da quel paese che vi succhia il sangue e vi farà’ invecchiare senza darvi la possibilità’ di esprimervi e realizzarvi. L’Italia vi sembrerà’ molto più’ bella da lontano quando ci andrete in vacanza e con un bel po’ di soldi in tasca.

    1. Io l’ amaro calice l’ ho bevuto fino in fondo .
      Sono FALLITO nel 1997 .
      Lo Stato si è “degnato” di “riabilitarmi” dopo TREDICI anni .
      Ancora una settimana fa ho avuto difficoltà ad aprire un c/c POSTALE, IN ATTIVO .
      A Milano , in Emilia dove mi trovo adesso , nel Nordest è peggio che a Napoli ; non si lamentino i napoletani ; almeno a Napoli c’è san Gennaro .
      Coloro che dicono di lavorare ovunque , ma non in Italia , han ragione .
      Andarsene , finchè si ha la salute .
      Nell’era dell’ edonismo , restare senza denaro , anche provvisoriamente , è peccato mortale.
      Di coloro che qui , in questo blog, discettano di economia , forse il 10% ha ESPERIENZA SUL CAMPO .
      Ascoltate chi ha esperienza ( d’ Italia , di burocrazia Italiana , abbiamo il TRIPLO di Leggi della Germania, e nessuno lo sa, Ve lo dice o ci fa caso ) , lasciate perdere gli altri ; la vita è una sola , ed è assai breve .Anche la vita lavorativa . Ciò che avresTi potuto fare un anno prima , un anno dopo Ti ritrovi a non poterlo più fare.
      Coloro che parlano PER ESPERIENZA ( ripeto , non più di un 10% qui ) paiono forse troppo amari o cinici ;
      ma l’ esperienza è semplicemente lo SPERIMENTARE CIO’ CHE NON SI VORREBBE SPERIMENTARE …

      1. Condivido pienamente il tuo commento e ti faccio tanti auguri.
        Alessio

    2. grande. a 23anni io lo sto facendo e dal profondo nord Italia ora vivo in America, con tanta speranza per il mio futuro. EMIGRATE!!!!!!!

  589. Ho pensato e mi viene in mente questo….come mentalità è verissimo.
    Ma con le rete, oggi, i due napoletani, non potrebbero rivolgersi agli stessi finanziatori del giovane Steve? E se devono mandare qlc per posta?

  590. Chi ha scritto questo,non ha capito niente del messaggio e del testamento lasciati da steve jobs…magari lui non avrebbe mai incontrato tante difficoltà ke si possono trovare solo qui ma ne ha incontrate altre se non di più dure…e poi appunto jobs era un visionario sognatore che non ha smesso di portare avanti le sue idee e di vivere ad intuito inseguendo un sogno…certo non dico che quanto scritto sopra non sia reale anzi purtroppo è la triste verità (mi riferisco ai problemi incontrati dai 2 immaginari ragazzi e non al fatto che ci si debba fermare per forza) e abbattersi è molto più facile che andare avanti ma sfido chiunque a non fermarsi di fronte a difficoltà simili a quelle incontrate da jobs eppure,lui non lo ha fatto…se si fosse fermato forse il mondo oggi tecnologicamente sarebbe dietro di 10 anni…

  591. Permettetemi un contributo direttamente dall’estero.
    Se qualcuno non l’ha gia scritto e se puo’ consolare, un’altra Apple non e’ stata fondata ne’ in Francia, ne’ in Germania ma nemmeno in tutto il resto dell’Europa. Tutta la burocrazia descritta in questo post vale piu’ o meno in tutta l’Europa, cosiddetta Occientale, sicuramente con una minore pressione in Inghilterra e Irlanda.
    Steve Jobs e’ sicuramente nato nel posto giusto, al momento giusto e’ ha avuto la fortuna di incontrare amici, soci e collaboratori giusti che gli hanno consentito di diventare quello che e’ poi stato. Ma non va comunque sottovalutato il fatto che si trattava di un vero genio e di in grande inventore; di quelli che ne nasconno due o tre ogni secolo.

  592. ciao antonio, sono enzo moschetti, ti volevo dire che il tuo scritto è stato anche commentato sul sito il napolista e l’autore che la citato sarebbe interessato ad un tuo commento, ti giro il link http://ilnapolista.it/?p=31108#comments

  593. ops refuso …che l’ha citato…

  594. Davide :
    Bravo Stefano è la verità…chi vede solo il marcio in questo paese deve solo andarsene… Gli americani senza di noi neanche esisterebbero e ci dedicano una festa nazionale ogni anno per dimostrare la loro gratitudine ( sarebbe oggi..).
    Se non fosse esistita l’america nemmeno steve jobs lo sarebbe quindi…il merito ritorna sempre a noi.
    W l’Italia e a chi non sta bene o faccia qualcosa per “migliorarla” o arrivederci e grazie..
    p.s. se Steve fosse venuto in Italia a curarsi l’avrebbero salvato…è stato dimostrato dal nostro più grande medico del settore andate a scoprirlo se vi interessa.
    Un abbraccio e tutti e grande Ste

    Arrivederci! magari, le mie prossime vacanze, faccio un salto in italia, cosi’ tanto per vedere se avete cambiato qualcosa……….

  595. Ho letto l’interessante nota (in oggetto) che moltissimi stanno postando in queste ore, rimbalzando da una bacheca all’altra… perchè va molto di moda condividere e “pecchè ci piace”….

    ma non sono assolutamente d’accordo con quanto scritto

    e soprattutto con i miei compaesani campani che la ri-pubblicano:

    Ok! Tantisisme cose scritte saranno pur vere, la maggior parte dei fatti descritti poi si avvera… e sì, c’è la camorra, e sì c’è una lunghissima trafila di pratiche burocratiche da sbrigare. Ma un giovane campano che legge un articolo del genere e che ha un’idea meravilgiosa… cosa farà? Si sentirà demoralizzato, penserà: – Accidenti! c’è tutto questo?- e mollerà tutto.

    E noi del Sud che stiamo cercando di recupare dignità, storia e memoria… che facciamo? Rilanciamo simili idee e ammazziamo ancor di più le già pochissime figure valide che qui rimangono per costruirsi qualcosa. Gli diciamo: -No guarda… qui è inutile che ti fai venire idee, non ti spremere, tanto è tutto inutile!-

    Non sarà piuttosto che lo Steve Jobs campano non nasce QUI, perchè qui abbiamo una mentalità che con l’America non ha nulla a che fare?

    Non sarà che TUTTI cerchiamo sempre e comunque l’escamotage, il “Santo in paradiso” per qualsiasi cosa noi dobbiamo fare? E, pensiamoci, questo sistema sopprime creatività, voglia di fare, voglia di mettersi in gioco…

    Non diamo sempre le colpe al Sistema, non deleghiamo sempre ad “altri” il nostro insuccesso…

    Io dico al garagista di chiudere il garage e RIAPRIRE i suoi sogni! Ma partendo da QUI, perchè la nostra terra possa diventare l’America dei nostri sogni.

    Teresa Di Florio

  596. italia di merda……….. non dico altro,ma noi giovani con idee che prospettiva ci danno.. niente, tra un po ci toglieranno anche la pensione….a voi del governo, se tirate troppo la corda poi si spezza, noi italiani non ce la facciamo più

  597. non ho nulla da aggiungere…

  598. Fantastico post.. Complimenti Antonio!

  599. Parole sante, noi eravamo su una mansarda, quindi alla fine non abbiamo potuto fare nemmeno i garagisti… ;(

  600. […] Sanna In: Crisi e cambiamento Number of View: 6Avete letto la favola di Antonio Menna “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli“? Ve la consiglio: ha suscitato molto scalpore e scandalizzato qualche anima (ipocritamente) […]

  601. La parodia è perfetta, sarebbe ideale per uno splendido copione teatrale. Bravo nel sottolineare come Napoli città dai mille colori come dice una nota canzone, tutto è complicato, peccato perché potrebbe essere una delle città + belle al mondo.

  602. Ciao Antonio,

    Complimenti per la tua storia. Sembra scritta facendosi carico di tutta l’amarezza dei giovani italiani che nonostante tutto conservano l’ironia.
    Io abito in Inghilterra e insegno Italiano, ti dispiacerebbe se usassi la tua storia per una lezione sulla camorra?

    Grazie

    Marilena

    1. Fai pure, Marilena. Grazie.

    2. Ma no Marilena, ti prego, fai una lezione sulle meravigliose bellezze che il nostro Paese custodisce, sulla calorosa gente che la abita, sul modo di vivere le relazioni qui che non c’è in nessun altro posto al mondo, sulla focosità degli uomini e sul senso estetico che abbiamo innato grazie alla bellezza che ci circonda… fai sapere agli inglesi a cui insegni che l’Italia merita di essere conosciuta, amata e vissuta, che nonostante tutto, qui c’è qualcosa di unico e di meritevole… non parlare loro della camorra, please!!!

  603. Avatar franklinguamozza
    franklinguamozza

    Dovremmo così smettere di lottare contro noi stessi e contro un destino beffardo? Dovremmo così rassegnarci che tutta la vita è qualcosa che non viene gestita da noi? Pure coincidenze? Pure situazioni? Puro caso?
    Forse, è davvero come diceva quel tale: il successo è un incidente di percorso.

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/10/14/ci-sono-giorni-come-questi/

  604. Solo uno su mille (o su un milione?) ce la fa. E’ triste, ma condivido.

  605. Steve Jobs nel suo famoso discorso ha detto un sacco di belle cose, ma davvero difficili da realizzare, solo a una persona poteva succedere di riuscirci e doveva solo ringraziare che sia toccato a lui.
    Se uno lascia l’università dopo 6 mesi, la trovo dura che abbia tutte le competenze per fare quello che ha fatto lui, poi vabbé che il nostro sistema non agevola le imprese posso anche essere d’accordo, ma in generale la legislazione italiana in materia non è così male, anzi dal 2003 è anche semplificata e se uno ha una buona idea qualche soldo da qualche parte riesce a tirarlo fuori, come quelli dell’UE.
    Il problema è che oggi in pochi hanno buone idee, e se non ti laurei è difficile che riesci a realizzarle…. Steve Jobs o Stefano Lavori che dir si voglia è solo l’eccezione che conferma la regola.
    Comunque bellissima storia, veramente complimenti!

  606. Semplicemente divino! Complimenti

  607. NULLA DA AGGIUNGERE

  608. Il Mattino Dei Maghi – Pauwels, Bergier
    “Anche un’epoca di oppressione è degna di rispetto, perchè essa è opera non degli uomini ma dell’umanità, dunque della natura creatrice, che può essere dura, ma non è mai assurda. Se l’epoca che noi viviamo è dura, abbiamo tanto più il dovere di amarla, di penetrarla con il nostro amore, fino a quando non avremo spostato le pesanti masse di materia che nascondono la luce che risplende dall’altra parte”

  609. […] Nel seguente link potete trovare l’articolo originale che ha spopolato in questi giorni sul Web e su Facebook : “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli“ […]

  610. complimenti, scrivo con mio figlio di 4 mesi in grembo e leggendo la tua squisita analisi, i miei pensieri vanno ovviamente al suo futuro a Eduardo De Filippo e mi sono passati davanti agli occhi i volti di mio fratello e dei tanti amici di liceo e di università costretti ad emigrare per avere l’occasione della vita. Vorrei lasciare una goccia di speranza raccontando la storia di qualche piccolo steve jobs napoletano che c’è l’ha fatta “ovviamante non a napoli “. Peppe,collega 36enne costretto a fuggire da napoli per nepotismo medico oggi è primario di cardiochirurgia in svizzera , Antonio 30 al liceo gli avevano consigliato di diventare pizzaiolo oggi è revisore dei conti per una multinazionale tedesca con stipendio da ministro . Peppe 34 anni commercialista lavorava in uno scantinato per 300 euro al mese oggi è un noto manager a roma ………come puoi notare sono rimasto con pochi amici , ma non mi dispero perchè non ho mai creduto nel sistema Italia o Napoli , credo in me e nella sveglia di ogni mattina …….
    p.s.caro Antonio mi permetto di darti un consiglio ; Scrivi un libro ,subito, veloce “questa è una delle tue occasioni “non perderla!!!!!!!

    1. Ciao Petiit Bateau, mi permetto di “rubare” la tua testimonianza e condividerla su FB. Molto significativa! Grazie

  611. Ho trovato l’articolo affisso sul muro della palestra, sono passato per manifeatare il mio apprezzamento, e apprezzare dal vivo l’articolo.

  612. assolutamente vero. ma se uno ha un sogno ed è determinato, non ci sono catene che lo rendano prigioniero del luogo in cui è nato. EMIGRARE dal nostro deturpato Paese è la chiave di tutto. Se Stefano Lavori e socio se ne fossero andati in Germania, lavorando in un ristorante part time avrebbero avuto l’occasione di realizzare il loro progetto. Ok, forse non sarebbe stata la Apple ma la Apfel e magari non sarebbe stato molto “cool” come nome, ma sempre meglio d’esser garagisti con un talento sprecato.

    1. Forse la Germania è uno dei pochi paesi in Europa dove ti do ragione. Vedi chi ha inventato SAP. Purtroppo peró la realtá é meno semplice, tutti i nuovi Steve Jobs sono americani, Bezos, Zuckemberg, Page etc. Non sono inglesi, francesi o tedeschi. Questo dovrebbe far capire che purtroppo i limiti non sono solo quelli dettati dalla burocrazia o dai quattrini, ma da una macchina commerciale che non ha eguali nel pianeta, quella americana, dove da una parte per chi non ce la fa é molto piú spietata, ma dall’altra chi ha idee e fortuna ha le porte dell’universo aperte.

  613. Antonio, perchè non scrivi un libro intitolato “Le occasione perse” dove raccogli le testimonianze di chi, negli ultimi dieci anni, ha provato ad avviare dal nulla una attività manifatturiera ma poi ha dovuto rinunciare o addirittura è fallito.Sarebbe senz’altro utile per gettare un fascio di luce sulle vere cause della mancanza di crescita dell’economia Italiana, e dell’asfitticità del mercato del lavoro.Alcune brevi testimonianze le puoi leggere già qui, nei commenti al tuo ormai famosissimo racconto.
    Auguri.
    Alessio

    1. Buona idea, magari anche solo per un articolo.

  614. Ciao Antonio,

    sono di Napoli e sono andato a vivere a Londra proprio per evitare quello che tu hai descritto cosi’ bene.

    Mi piacerebbe linkare il tuo articolo sul mio blog, provvedendo ad una traduzione in Inglese.

    Ti dispiacerebbe se lo facessi?
    Spesso risulta molto difficile rispondere alla domanda: “Ma perche’ sei qui? Come mai non vivi in quel bel posto da dove vieni? Cosa ti porta a vivere nella ‘grigia’ Londra?”. Penso che quello che tu hai scritto aiuti a capire 😉

    Ivan

    1. Grazie Ivan, ne sarei felice.

  615. che napoli sia la citta e solo un caso e l’talia che e cosi, lenta burocratica massone faccendiera connivente misera e chi piu ne piu ne metta ,certo siamo pronti a giurare che noi non siamo cosi che la colpa e degli altri ma la verita e che ognuno di noi
    e responsabile nel suo piccolo curiamo solo il ns orticello e gli altri si fottano
    comunque qualcosa si muove speriamo come diceva eduardo “a da passa a nuttata”

  616. semplicemente e tristemente vero.

  617. Assolutamente vero. A volte è facile dire 4 parole, ma il fatto è nel fare cio che dicono 4 parole.

  618. Quanta verità in queste parole …purtroppo anche in Sicilia , si vive allo stesso modo…ma siamo messi male …..!!!!
    Come è possibile che al governo non capiscono che i giovani non hanno più futuro..?
    cosa vogliono di più da noi cittadini..?
    Ci hanno tolto la serenità il futuro……

  619. […] storia della follia e della fame è poetica, ma ha i suoi pro e i suoi contro, perchè puoi anche inventare le cose dieci anni prima degli altri, ma in questo mondo se non è il […]

  620. stupendo!!!!
    complimenti!!

  621. Concordo pienamente il racconto.
    Anche se, come ha detto qualcuno, la storia di Jobs risale a un po di anni fa.
    Ma il concetto di base è fondatissimo e aimè di attualità…..
    L’italia da nord a sud è ammalata …. E’ ammalata da un cancro che la porterà alla morte ….. Ragazzi miei fino a quando saremo governati da sti 4 fantocci che ci propinano ogni giorno la stessa solfa e ci rubano i soldi dalle tasche, non andremo da nessuna parte se non nel baratro…
    Non c’è destra ne sinistra ne tantomeno centro ….. E’ proprio il sistema politico che è inadeguato, le persone a Roma sono inadeguate……
    La rivoluzione è prossima …… Giusto il tempo di farci perdere quel poco che abbiamo, si perchè è quello che ci tiene legati alle nostre sedie……. La paura di perdere quel poco che abbiamo….. Quando non avremo niente da perdere andremo tutti a roma con un badile in mano per spalare tutta la merda che c’è!!!!!…… E magari ricostituire il tutto con ragazzi giovani, dinamici, giovani manager, giovani ingegneri, giovani dottori, giovani nelle idee, nei ragionamenti, nelle azioni, nelle innovazioni per costruire un futuro per i nostri filgli.
    Basta avere ottantenni in parlamento …. Andate tutti in pensione con 1000 € al mese anzi con 600 € come mia nonna e poi ne riparliamo.
    Un abbraccio a tutti…….

  622. http://www.internazionale.it/news/steve-jobs/2011/10/12/se-era-italiano-faceva-il-garagista/

    http://www.lemonde.fr/economie/article/2011/10/12/si-steve-jobs-avait-ete-italien-il-serait-devenu-garagiste_1586211_3234.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter#xtor=RSS-3208001

    Il tuo post è stato ripreso dal corrispondente a Roma de Le Monde che ha pubblicato la storia sul giornale. A sua volta l’articolo de Le Monde viene citato da L’Internazionale, nella rubrica Italieni. Ne eri a conoscenza?
    Sia nel primo che nel secondo caso manco un link al tuo post e al tuo blog!

    Per il resto, buon lavoro!
    Leggerti è un piacere

    1. Grazie, Elisa. Lo sapevo ma almeno hanno citato il nome. Altri, nemmeno quello.

  623. se antonio menna fosse tony menna e vivesse in Usa, sarebbe stato ingaggiato da qualche testata grazie a questo suo articolo…
    Complimenti..sei riuscito a render l’idea di come vanno le cose, usando simpatia e metafore.
    Chi ti parla è un giovane “imprenditore” che ancor prima di iniziare, ha dovuto spender almeno due anni di rendite del proprio lavoro fra concessioni, notai, inps per se e dipendenti ecc.ecc.e che con un capitale di 1 milione e mezzo di euro in immobili intestati e ipotecabili, non ha avuto dalla banca nemmeno 30mila euro di prestito a causa del mancato reddito in quanto neolaureato e quindi nullatenente.. (1 milione e mezzo di euro contro 30 mila…nota bene)
    Ciao ciao e complimenti ancora..

  624. se sei figlio di Profumo,i soldi te li danno,anche se sei figlio di ………

  625. Hai dimenticato che alla fine della storia arriva sempre un Veneto o un Lombardo, che gli affari li sanno fare, e che a loro tocca pagare tutte le vostre perdite… Solo perchè, sulla carta, siamo lo stesso paese…

    1. Ok hai capito tutto tu, si vede che sei un ragazzo sveglio come IL TROTA !
      Adesso però vieni a prenderti le scorie tossiche che mi hai sversato sotto casae poi una volta che lo hai fatto prenditi la padania e vattene affanculo.

  626. se ragionassimo tutti così allora saremmo un bel pese d’ipocriti nel restare a vivere qui in italia.. se proprio ci crediamo alziamo i tacchi e lasciamo all’abbandono questa “terra malsana”… allora si che le cose cambieranno vero?!

    1. Ottima idea. Sapessi quanti l’hanno seguita. A cominciare dal sottoscritto. Una delle cose piu’ sagge che abbia fatto in vita mia.
      Peccato solo che, rimasto in zona euro, devo ancora preoccuparmi di quello che succede in Italia. E io che speravo di essermi liberato.

      Volevo solo aggiungere una cosa. A 12 anni, Steve Jobs chiamo’ al telefono, senza nemmeno conoscerlo, William Hewlett, all’epoca presidente, quasi CEO, nonche’ cofondatore, di una societa’ gia’ all’epoca tra le Fortune 500: la Hewlett-Packard. La ragione della chiamata era chiedere a Hewlett se aveva dei componenti per un apparecchio che stava costruendo. Be’, Bill Hewlett non solo rispose, non solo gli diede i componenti, ma gli diede anche un lavoro estivo alla Hewlett Packard. E Jobs aveva 12 cazzo di anni.

      Questa per me e’ la differenza tra qui e li’

  627. Un post epico,complimenti.

  628. […] letto il famoso post di Antonio Menna “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli“? Adesso leggetevi un articoletto breve e sincero comparso sul Misfatto (l’inserto […]

  629. Gentile Sig. Menna,

    vivendo in California, ho pensato di tradurre il suo pezzo ad uso e consumo dei miei amici di qui.
    L’ho quindi pubblicato sulla mia pagina Facebook (ovviamente citando la fonte, ci mancherebbe altro).
    Sperando di farle cosa gradita, le allego questa mia indegna traduzione.

    Cordiali Saluti

    Alessandro Pagani

    +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

    If Steve Jobs were born in Naples…

    Steve Jobs grew up in Mountain View, Santa Clara County, California. There, with his friend Steve Wozniak founded Apple Computers on April 1st 1976. To get money he sold his Volkswagen van, Wozniak his calculator. Their first base was his parents’ garage, there they worked at their first computer, Apple I.
    They sold some only on papers, on the mere idea, to members of Homebrew Computer Club.
    With this purchase commitment they got credit from components’ providers and could assembly their computers which they deliver in time.
    Next they showed the idea to an entrepreneur, Mike Markkula, who gave to the Company 250,000 $ with no warranties, getting, in exchange, the third Apple I.
    Using those money, Jobs and Wozniak could launch their product.
    Sales reached 1 million $. 4 years later, Apple is in the Stock Exchange.

    Let’s pretend for a moment Steve Jobs were born in Naples, Italy.
    His name is Stefano Lavori. He doesn’t attend university, he’s a talented geek. He’s got a friend, Stefano Vozzini. They are passionate about technology, someone say they are gay since they spend so much time together. They’ve got an idea. A groundbreaking computer. Unfortunately they don’t have any money to buy the components and assembly it. They are in Stefano Lavori parents’ garage, thinking about it.
    Stefano Lavori comes up with a: “Let’s try to sell it before producing it. With the commitments we can buy the components!”

    They post on classified, hand out flyers, look for buyers. Nobody shows up. They try with companies: “Do you want to try a new computer?”, they ask. Someone is interested: “Bring it here, send me a bill and you’ll be paid in 90 days.” “Actually, we still don’t have it, we need your signed order.” They make the order on non-headed paper, one never knows…
    With this, they go to the component supplier, they want to use the order to get credit.
    They are 86ed. “No money, no nothing!”
    “What can we do?” “Let’s sell the moped.”
    With that, they manage to assembly the first computer, only one. They sell it, with a little profit.
    They make another one. Looks like it’s working…

    To be competitive they need more capital. “Let’s ask for a loan”. They go to the bank. “Send me here your parents, we don’t give credit to whomever doesn’t have money”, tells them the Agency Director.
    They go back to the garage. What can we do?
    Someone knocks at the door. It’s the City Police. “We’ve been told there’s a commercial activity here. Can we see the papers?”
    “What papers? We are simply experimenting new technologies.”
    “We know you sold some computers.”

    City Police has been tipped off by store on the same street.
    The kids don’t have any paper, the garage is not compliant with Health and Safety Regulations, no restrooms, uncertified electrical wirings, no business license. The fine is quite high. But they can soap it.
    Stefano and Stefano give’em their first profit.

    The following day it shows up the IRS. They have to soap the IRS, as well. Then the Labor Safety Inspector. And the Health Commission. The first profit is now gone.

    But there are European Union loans, incentives to new companies and young entrepreneurs.
    There’s an accountant in Naples who knows everything about this kind of paperwork.
    “Kids, you’re fine, you got a great idea. We can have a 100,000 Euro incentive.” They think they are ok, now.
    “Just… You’ll get the money with the expense reporting, first of all, you have to start. Build up the lab… begin the activities… Then you’ll get the reimbursement. Mind that to start the paperwork with the EU, open a business license, register it with a notary service, Social Security, hire an accountant for your taxes, a bank account… You can’t get one, you need your parents to sign for it. You can have any of them in your Company… And then, of course, something for the paperwork, my fees… Then there’s someone we have to soap at the City Hall, otherwise he won’t send your papers to the EU, and you can forget the money.”
    “We don’t have this money!”
    “Nothing? Not even my fees? And where do you two want to go?”

    The kids decide to ask for their parents’ help. They sell the other moped, a comic collection. They get some money. They get the papers, commercial license, Social Security, accounting and bookkeeping, bank account. They now have expenses, and they have to pay an accountant.
    The company base is the garage which is against regulations. What if the City Police comes back? The Labor Safety Inspector? The Health Commission? The Fire Marshall? They need more money.
    Outside, they don’t have an insignia to keep things quiet.
    Inside, they are working hard, assembling computer with any kind of component they can put their hands on. Some spare, some bought, some credit.
    They build 10 new computers, they are able to sell them.
    Looks like it’s going…

    One day someone knocks at the door. It’s the Camorra (http://en.wikipedia.org/wiki/Camorra).
    “We know you have some profit, you should be kind and give some presents to the kids in prison.”
    “What do you mean?”
    “Just pay, you’ll be better.”

    If they pay, they run out of money and they can close the company.
    If they don’t, “they” will blow up their garage.
    If they go to the Police, then they have to leave Naples for good, otherwise they are doomed.
    If they don’t go to the Police, and the Police discovers anything, they can go to jail themselves.

    They pay.
    Now they don’t have any more money for their activity. The money from the EU are not coming.
    The bookkeeping is an expense, they have to pay taxes on what they already sold, the accountant wants his fees, they are out of components. Assembling computers it’s getting impossible.
    At last, Stefano Lavori’s father tells him: “Dude, let’s get out that crap from the garage, we can rent it to park cars, it’s better that way.”

    They look at each other and they decide to give up with their dreams. They become garage owners.
    Apple would have never been born in Naples, because you can be fool and hungry, but if you are in the wrong place, you keep your foolish and your hunger, and nothing more.

    Translated from an Italian original wrote by Antonio Menna
    https://antoniomenna.wordpress.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-provincia-di-napoli/

    +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

    1. Leggendo la traduzione (secondo me molto ben fatta) mi sono reso conto di un dettaglio.
      Alla fine del racconto viene detto “The bookkeeping is an expense, they have to pay taxes on what they already sold…”, ovvero “pagare le tasse su quello che hanno venduto”.
      Putroppo, la realtà italiana è ben peggiore e perfetta per scoraggiare qualsiasi velleità imprenditoriale che non sia fortemente capitalizzata fin dall’inizio perchè, in italiA, LE TASSE SONO DOVUTE ANCHE SE NON SI VENDE E PURE ANCHE SU QUELLO CHE NON SI VENDE!
      Il tutto perchè il nostro sistema fiscale è (in ossequio ad una ideologica lotta all’evasione) molto sbilanciato sul fronte dei redditi “presunti”, da cui la “valorizzazione del magazzino” (si pagano tasse su quello che non si è venduto), le “rendite catastali” (si pagano tasse in base al valore dell’immobile che si usa), gli “studi di settore”(si pagano tasse in base alla “media nazionale”), l’”acconto IVA”(ovvero anticipo sull’IVA che si incasserà), l’”IVA sulle fatture emesse ma delle quali ancora non si è ricevuto il pagamento”(l’IVA va versata comunque anche se non si incassa), “acconto IRPEF” (anticipo sulle imposte calcolato sui guadagni dell’anno passato aumentato di un coefficente sempre maggiore di zero), l’”acconto IRAP” (anticipo basato sui guadagni dell’anno passato), etc… etc…

      1. Hal Novemila, tra gli oneri fiscali fissi e anticipati hai dimenticato i contributi INPS, ad oggi:
        – 2.874,24 euro anticipati e non proporzionali al reddito da 0 a 14.334
        Gli studi di settore sono chiaramente incostituzionali, i commercialisti spingono spesso ad adeguarsi e sconsigliano di avviare attività se non si ha la certezza di soddisfarli.
        Valutare le pretese degli studi di settore si può fare scaricando il programma ufficiale dell’ufficio entrate e un commercialista dovrebbe saperlo usare (certo che vale solo per l’anno passato, per il presente e il futuro non può sapere poiché gli studi di settore sono aggiornati ogni anni e posticipatamente, ovvero non puoi fare un calcolo per l’anno in corso se non come stima sulla base di quelli dell’anno precedente.

      2. Ariaora, grazie per il contributo.
        Non sono un esperto di fisco ma, ben sapevo che l’elenco da me compilato non era completo; infatti le ultime parole sono “eccetera eccetera” ad indicare che c’è dell’altro ancora da aggiungere.
        Il sistema fiscale italiano, con tutte le abnormi discriminazione pregiudiziali di oneri e tutele che pone tra lavoratore e lavoratore a seconda della categoria di appartenenza (in violazione dell’art. 3), e con l’approccio “presuntivo”, unitamente a tutta una serie di ingenti imposte indirette che sono TUTTE in violazione del principio costituzionale della proporzionalità alla capacità contributiva (che deve essere ovviamente intesa come capacità attuale, reale, non futura ed ipotetica), art. 53, è palesemente incostituzionale in moltissime sue parti.
        Sfortunatamente, se siamo arrivati a questo sconquasso totale, è perchè gli interessi economici in gioco sono talmente grandi che la Corte Costituzionale, quando interpellata, se ne è sempre sistematicamente tirata fuori sostenendo che non è di sua competenza entrare nel merito delle leggi fiscali.
        Di fatto il controllo di costituzionalità opera su tutto tranne che sulle norme fiscali e contributive.
        Del resto, la Costituzione italiana stessa, all’art. 75 recita “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio”; come a dire, sulle tasse non si discute, si paga e basta.
        Il popolo “sovrano”, per volontà stessa dei cosidetti “padri costituenti”, in materia di tasse, è improvvisamente ridotto a popolo “suddito”.
        Se così non fosse, se la Corte Costituzionale fosse intervenuta per tempo, come suo dovere, e al “popolo” fosse concesso il diritto di abrogare le leggi tributarie ritenute ingiuste dalla maggioranza (il referedum è appunto uno strumento che la costituzione ha previsto per garantire i cittadini da leggi emanate da parlamenti che di fatto non rispecchiano la volontà popolare) molto probabilmente non saremo arrivati al punto in cui siamo.
        Saluti.
        Alessio

    2. Come ho già commentato, la situazione in Italia è drammatica, quanto scritto da Antonio, per mia esperienza, purtroppo corrisponde al vero.

      Però, andrei cauta con l’idea che l’erba del vicino è sempre più verde…
      http://www.altrenotizie.org/esteri/4282-usa-il-paese-dei-poveri.html
      “di Michele Paris
      Con milioni di americani costretti a fare i conti con una crisi economica tutt’altro che superata e una disoccupazione dilagante, i livelli di povertà negli Stati Uniti continuano a far segnare numeri da primato. A confermarlo è stata martedì la pubblicazione di un agghiacciante rapporto dell’Ufficio del Censo USA che ha fissato alla cifra record di 46,2 milioni il numero di persone al di sotto della soglia povertà nella prima potenza economica del pianeta.”

    3. bello, così ci possono prendere meglio per i fondelli da li…

      al posto che uscire dal tunnel noi italiani e soprattutto i napoletani
      al posto che risollevare la nostra immagine
      non facciamo altro che spalarci addosso m**** confermando le aspettative che altrove si creano.

      Al nord ci deridono, ci trattano ancora come persone del terzo mondo, e noi invece che smentire andiamo su a raccontare le cose come le vogliono sentire.
      anche quando ciò non corrisponde a verità.

      è bello sapere che grazie a questo articolo e a questa traduzione, anche dalla california potranno pensare di noi come a dei trogloditi nelle loro umide caverne che non hanno speranza di uscire da questa condizione grazie ad una “ignoranza” congenita che ci impedisce di progredire anche in presenza di un geniaccio come “Stefano Lavori”.

      1. I problemi si risolvono parlandone, non facendo finta che non esistano.

      2. La pecca del geotitolo di questo articolo é che chi l’ha scritto, Antonio Menna, é di Napoli, altrimenti avrebbe fatto il medesimo esempio usando un’altra localitá. Ma il concetto non cambia, inutile offendersi perché ha preso la sua terra d’esempio, questo concetto vale dovunque e concordo, nascondersi dietro i problemi non serve a nulla, non cambia niente e chi parla male di noi continuerá a farlo. Solo con una pesante autocritica e urlando a tutti si puó provocare la gente per migliorare.

  630. E’ la stessa cosa che ho pensato anche io sentendo le belle parole di S. Jobs. Purtroppo, in questo paese, non basta essere soltanto “affamati e folli” 😦

  631. Avatar Holden Caulfield
    Holden Caulfield

    mi associao a quelli che dicono che sarebbe stato uguale in tutta Italia
    ma se fossi stato in te al posto che usare Napoli avrei usato Copertino (LE)
    (visto che hai usato gli stessi nomi ma italianizzati e…) visto che c’è anche il gemellaggio!

    http://www.iphoneitalia.com/cupertino-e-copertino-un-gemellaggio-da-non-sottovalutare-295191.html

  632. Che tristezza e che verità!!!!!!

  633. Hal Novemila :

    Sfortunatamente, se siamo arrivati a questo sconquasso totale, è perchè gli interessi economici in gioco sono talmente grandi che la Corte Costituzionale, quando interpellata, se ne è sempre sistematicamente tirata fuori sostenendo che non è di sua competenza entrare nel merito delle leggi fiscali.

    Molto interessante il tuo intervento, non ero al corrente di questo lavaggio di mani della Corte Costituzionale riguardo le leggi fiscali.
    Eppure l’art.53 (che riguarda la tassazione del reddito, quindi il fisco, ed esclude qualsiasi tipo di tassazione presuntiva) è un articolo della Costituzione della Repubblica Italiana. Secondo la Corte Costituzionale chi è che dovrebbe controllare la coerenza delle leggi con quell’articolo? Come si sono giustificati i componenti della Corte?

    1. I componenti non si giustificano, in quanto non sono tenuti a giustificarsi dinanzi a nessuno dato che non c’è alcun organo di giudizio al di sopra della Corte Costituzionale.
      Essi semplicemente di fronte ai casi, anche lampanti, di incostituzionalità delle norme tributarie sottoposte al loro giudizio, dichiarano la loro “incompetenza” in materia (non sono loro che devono “sanare” la questione, anche se manifestamente incostituzionale) e dichiarano “manifestamente inamissibile” la questione sollevata.
      Conclusione, a controllare la costituzionalità delle leggi tributarie non rimane nessuno.
      Ecco un esempio tra i mille. Corte cost., ord. n. 119/2009, (24-04-2009)
      http://www.giurcost.org/decisioni/2009/0119o-09.html
      Un tizio ha provveduto a demolire l’auto a febbraio quando il termine ultimo per il pagamento della tassa automobilistica è gennaio.
      Il buon senso direbbe che è iniquio che venga “preteso” il pagamento dell’imposta per l’anno intero quando il presupposto è sussistito solo per poco più di un mese.
      I premi assicurativi, infatti, vengono pagati in anticipo e generalmente coprono un periodo di 12 mesi, ma se il veicolo assicurato viene dismesso prima della scadenza, la quota di assicurazione non fruibile viene rimborsata.
      La sentenza?
      manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale

      Meditate gente, meditate…

  634. ayr :
    Siamo cittadini del Mondo, non funghi piantati per terra!
    “La propria terra” e’ il PIANETA Terra! (e presto andremo anche su altri pianeti…;-)
    Se non abbiamo voglia di muoverci per metterci nelle condizioni di rendere al meglio, come possiamo chiedere che invece tutto il resto del mondo si muova attorno a noi per metterci nelle condizioni di rendere al meglio?

  635. Federico Faggin è nato a Vicenza, si è laureato a Padova e formato professionalmente a Milano… tutte città del nord. Ma senza Fairchild e Intel, in Italia (erano gli anni ’60), non sarebbe mai riuscito a fondare la Zilog…. non avrebbe mai prodotto i primi procesori a 8 bit, incluso il 6502 che equipaggiava i primi Apple….e la storia di Steve Jobs probabilmente sarebbe stata diversa.

  636. antoniomenna :
    I problemi si risolvono parlandone, non facendo finta che non esistano.

    I problemi si risolvono attuando delle soluzioni adeguate. Se parlare bastasse l’Italia sarebbe il posto piu’ bello del mondo

    1. troublemaker :

      antoniomenna :
      I problemi si risolvono parlandone, non facendo finta che non esistano.

      I problemi si risolvono attuando delle soluzioni adeguate. Se parlare bastasse l’Italia sarebbe il posto piu’ bello del mondo

      Se non ne parli non puoi neanche pensare alle soluzioni.
      Secondo te quali sono le possibili soluzioni?

      1. Giusto, parlare e’ necessario. Spesso, pero’, non sufficiente.

        Possibili soluzioni, mamma mia, che domanda. Direi che andare via e’ la piu’ facile 🙂
        In generale io credo che ci siano diversi punti, alcuni discussi dal post originale:
        – burocrazia lenta e inefficiente. Anche se questo non mi sembra un problema prioritario (anche a giudicare dai racconti di qualcuno che una societa’ con qualche dipendente l’ha fatta), molti sembrano avere una opinione contraria. Aggiungerei a questo anche le banche.
        – apparato giudizario scadente. Questo per me e’ un problema importante. Secondo me reati di vario tipo, dalla corruzione all’estorsione, ammazzano l’economia, e impediscono lo sviluppo di attivita’ imprenditoriali sane. Se io fossi al governo la prima cosa di cui mi occuperei sarebbe tutelare le imprese. Inchieste e processi rapidi, nonche’ pene adeguate, sono essenziali.
        – formazione e ricerca insufficienti. Non parlo solo del mondo universitario. Ovviamente il fatto che l’ambiente del lavoro in generale sia scadente ha un certo peso. Pero’, se si migliora un po’ a livello universitario, secondo me qualcosa si puo’ fare.

        Pe me il concetto e’ molto semplice: in Italia la gente con voglia di fare c’e’. Anche a Napoli. Mettila nelle condizioni adeguate, il resto viene da se’.

        Non mi sembra di dire niente di speciale. La burocrazia, i processi lenti e la criminalita’, il baronato universitario, sono problemi di cui in Italia, tanto per cambiare, si discute da decenni. Fare qualcosa, invece, manco a parlarne.

  637. PURTROPPO è quasi totalmente vero la trama del romanzo ke hai scritto.
    pensa che nei ns. campi in brianza ti multano se fai un riparo IN LEGNO x attrezzi agricoli di 2 metri quadrati sul e dico SUL TUO CAMPO. MA DOVE STIAMO andando con sta burocrazia che ti congela con legacci e legacciuli !!!! c.que per me vale la pena di SOGNARE e fare q.sa di buono forza STEFANO LAVORI ce la puoi fare, non scendere a compromessi con la tua realtà,

  638. Io penso che se vi presentereste tutti quanti, in qualsiasi parte del mondo, davanti un qualsiasi uomo d’ affari in grado di finanziare per 250mila euro un’ idea innovativa come quella del computer negli anni 70,e soprattutto per un terzo di essa, sareste tutti quanti steve jobs…perchè anche se è un paese molto triste L’ Italia non manca di gente furba…il punto è che voi non siete Steve Jobs!!

    1. Il problema non è farlo in qualsiasi parte del mondo. E’ farlo in Italia. E’ farlo a Napoli.

    2. A parte il fatto che se noi non siamo Steve Jobs qualcun altro in Italia lo sara’ (come dici tu, l’Italia non manca di gente furba), mi sa che pensi male.
      HP e Atari dissero no a Jobs. E il primo venture capitalist che parlo’ con Steve Jobs, Don Valentine, lo mando’ via (“Why did you send me this renegade from the human race?” disse a chi glielo aveva indicato). Lo stesso Don Valentine lo mando’ da Mike Markkula, che mise i 250000 dollari.
      Gia’ quarant’anni fa i venture capitalist nella Silicon Valley abbondavano. E da noi? Un mio amico ha una societa’ con due amici. Ancora adesso, dopo piu’ di 10 anni, con circa 2 milioni di fatturato e 20 dipendenti (e in crescita), per trovare del capitale tutti e tre si devono ipotecare la casa. Forse non saranno Steve Jobs, ma mi sa che qui si esagera.

      Come nota a parte, non direi che 250000 dollari degli anni 70 sono lo stesso di 250000 euro ora

  639. Giacomo Borsatti :
    Non è vero, a milano nel mio garage posso fare quello che voglio..e poi i compratori li si porta in casa, uno a uno, e lì si vende..non mi sembra poi così difficile..a milano, senonaltro

    a milano il notaio e le puttanate burocratiche italiane non le paghi?
    al massimo non c’è la camorra che ti viene a suonare il campanello..

  640. Hai tutta la mia stima e il mio rispetto.
    Hai scritto paro paro cosa sarebbe accaduto se Jobs e la Apple fossero nati a Napoli.

    La cosa purtroppo non riguarda solo la campania, perchè la Apple italiana avrebbe fatto la stessa identica fine anche se fosse nata a milano, treviso, roma, verona, qualunque città/paese dell’italia preso a caso sulla cartina geografica.

    Non è la Campania, o il sud Italia a non funzionare, è l’intero paese.

  641. Tu sei un genio.
    luca

  642. Questo articolo e’ un falso!!!!
    A Napoli si sarebbe chiamato Stefano Travagli e non Stefano Lavori…;-)

  643. Vorremmo presentarvi un progetto che nasce anche grazie a questo post: Italian Jobs, attraverso il quale ci proponiamo di raccontare le storie di chi in Italia ce l’ha fatta a realizzare quello che per molti è impossibile, ovvero un’azienda giovane e di successo.

    Il primo incontro si terrà lunedì 7 novembre a e in quell’occasione ospiteremo SpinVector, giovane azienda di Benevento che si occupa di Videogiochi, Augmented Reality e Cinema 3D. Potete trovare maggiori info nei nostri post:

    http://blog.estrogeni.net/estrogenews/italian-jobs
    http://blog.estrogeni.net/italian-jobs-2/italian-jobs-facciamo-impresa-con-spinvector

    Sulla nostra pagina facebook sarà invece trasmessa la diretta streaming dell’incontro:

    http://www.facebook.com/estrogeni.additiviperlacomunicazione

    1. Bella iniziativa,
      purchè ad essere raccontate siano storie di imprese “vere”, nate da investimenti iniziali che non hanno richiesto intermediazioni unte di olio per ottenere finanziamenti Italiani e/o Europei; imprese che “stanno in piedi” perchè vendono bene sul mercato, e non perchè vendono al pubblico mediante qualche appalto pubblico vinto non si sa come, o che stanno in piedi grazie a pubblici finanziamenti pubblici, finiti i quali, saluti e ciao.
      E, in ogni caso, a fronte di buoni esempi (che fanno sempre bene per creare emulazione, infondere speranza, dare coraggio e idee) c’è da domandarsi come mai, soprattutto negli ultimi anni, chi ce l’AVEVA fatta prima, oggi non ce la fa più.
      Perchè il problema dell’Italia oggi è che NON CRESCE, anzi; che a fronte di 10 che aprono, 20 chiudono (soprattutto nel settore manifatturiero, dove SI PRODUCONO BENI, e non solo servizi immateriali, come nel caso di chi fa consulenza o sviluppa software).
      E’ importante, per questioni di contingenza e dimensioni del fenomeno, capire le ragioni dei 100 che (senza aspirare a diventare come Steve Jobs) soccombono o addirittura rinunciano a partire, prima ancora di applaudire ed invitare all’emulazione di quei 10 che, PER IL MOMENTO, sono riusciti nella loro impresa.
      Solo domandandosi e cercando di capire il PERCHE’ di così tante “occasioni perse”, c’è la possibilità di immaginare qualche possibile EFFICACE soluzione e poter così sperare di ritrovarle.

      1. Grazie per l’intervento. Sul primo punto partiamo dal presupposto che prima di selezionare le aziende che invitiamo a partecipare ci impegniamo a verificare che i requisiti di cui parli siano rispettati, quindi possiamo garantirti che le realtà di cui parleremo saranno tutte “vere”.
        Rispetto al secondo punto, che si basa su dati sicuramente reali, proviamo a ribaltare la prospettiva: partendo dal presupposto che è indubbiamente vero che ci sono tante realtà in difficoltà e che la crisi e i problemi ci sono, noi pensiamo – e speriamo – che gli esempi positivi e virtuosi possano essere d’aiuto per capire dove e come si può intervenire per migliorare le cose. Davanti alle difficoltà si può reagire in due modi: rimboccandosi le maniche e lavorando, facendo lo sforzo di pensare in positivo, o gettandosi nel negativismo e ritenendo il fallimento l’unica prospettiva. Noi di Estrogeni siamo decisamente per la prima strada…

      2. @Estrogeni, mi pare che non ti siano molto chiari i problemi di cui si parla.
        Perché pensi che tutta la gente che parla di problemi non si rimbocchi le maniche?
        Puoi chiarire meglio il concetto? cosa intendi?

      3. @ariaora
        stavo per fare la stessa identica considerazione che hai fatto tu, ma poi ho rinunciato per il seguente motivo.
        Estrogeni ha detto chiaramente che ha (o hanno) fatto una scelta, quella di cercare di portare esempi positivi.
        E’ una scelta.
        Non c’è nulla da discutere e, inoltre, è pur sempre una buona cosa, per cui non si può far altro che prenderne atto e fare i migliori auguri all’iniziativa.
        Io purtroppo constato che di Italiani che si sono rimboccati le maniche e che hanno duramente combattuto la loro battaglia ma alla fine hanno dovuto soccombere, ce ne sono molti, anche tra questi commenti, e molto umilmente, mi metto anch’io tra loro.
        Ho fatto osservare che sarebbe il caso di raccogliere e studiare le storie di queste sconfitte, per capire la dimensione del fenomeno (quanti sono gli sconfitti?), capirne le cause (perchè hanno perso? mancanza di tenacia? di buona volonta? di idee? o fattori ambientali?), e immaginare delle soluzioni.
        In Italia troppo spesso si è tentato di dire che le cose tutto sommato funzionano basta guardare l’esempio di tizio o di caio che hanno successo.
        Io dico NO. Bravi tizio e caio, portare gli esempi va benissimo, ma se, a fronte di uno che fa, ce ne sono dieci che non ce la fanno più, credo che sia il caso di approffondire la situazione.
        Ma certo, non è che a Estrogeni, che ha già fatto la SUA scelta, si può imporre di farne un’altra.
        Per cui, ogni discussione è fuori luogo.
        Nondimeno, il richiamo al “rimboccarsi le maniche”, devo ammettere, mi è suonato male, perchè sembrerebbe dire (ma sono sicuro che non era nell’intenzione) che chi rinuncia a iniziare un impresa, o chi l’impresa la chiude, è perchè non si rimbocca le maniche o lavora a sufficienza.
        A volte partare ad esempio quello “bravo” che ce l’ha fatta (tipico in famiglia l’esempio del fratello o cugino o zio, etc…) non ha l’effetto di stimolare la speranza, e la fiducia, ma quello opposto di far sentire frustrati, incompresi, se non un po’ invidiosi.
        Io ho 42 anni.
        Non molto tempo fa mia zia, ottantenne, mi disse: e la pensione? ma ci pensi alla pensione? guarda che tuo cugino dottore commercialista e insegnante ne avrà due? e tu? nemmeno una?
        Hehe, vai tu a spiegare a mia zia che mio cugino è nato prima di me, ed è cresciuto in un contesto completamente diverso e che quello che per lui è stato statisticamente possibile, per me è stato statisticamente impossibile indipendentemente dalla mia volontà.
        Io lo so che se mio cugino avrà due pensioni e io nemmeno una non è solo tutta colpa mia e non è solo tutto merito suo…
        ma dubito che questo lo capisca anche mia zia 😉

        Saluti e auguri a tutti.
        Alessio

      4. @Hal Novemila
        sono d’accordo, infatti ho posto delle domande a @estrogeni in modo che potesse chiarire se effettivamente intendeva dire quello che si comprende da ciò che ha scritto.
        @estrogeni ha scritto:
        “Davanti alle difficoltà si può reagire in due modi: rimboccandosi le maniche e lavorando, facendo lo sforzo di pensare in positivo, o gettandosi nel negativismo ”

        Parafrasando, @estrogeni dice che ci sono 2 vie possibili davanti alle difficoltà (?):
        1 – rimboccarsi le maniche e lavorare (pensare positivo)
        2 – ritenere il fallimento l’unica prospettiva (pensare negativo)

        e aggiunge che “loro” di Estrogeni sono per la prima strada…
        quindi dalle loro parole si intende che tutti gli altri (chi parla dei problemi e non si sforza di “pensare positivo”) sono inevitabilmente dei falliti, e lo sono perché pensano negativo…

        @estrogeni dimentica una terza via possibile, quella di cui parlava anche @Hal Novemila: indagine approfondita e analisi dei termini del problema.

    2. @ariaora,
      mi tocca quotarti… ogni singola parola
      😉

    3. Vedi che Antonio Menna ha avuto ragione a provocare. Discutendo, anche tra centinaia di commenti inutili (come il mio) nascono iniziative straordinarie come questa. Complimenti davvero!

  644. italietta fetida, marcia, fallita e senza futuro.
    Onore al genio Steve Jobs.
    Onore alla California.
    Onore agli USA.

    Monegasque

  645. 😉

    Ayr :
    Questo articolo e’ un falso!!!!
    A Napoli si sarebbe chiamato Stefano Travagli e non Stefano Lavori…;-)

  646. L’Italia te lo fá difficile, troppa documentazione, troppi soldi per lanciarsi in qualsiasi avventura indipendente. Il paese non vá avanti, sará per questo che stiamo come stiamo?

  647. Fino a undici anni fa era davvero cosí in TUTTA Italia – ci sono passato di persona e l’ho vissuto sulla mia pelle in ogni dettaglio (salvo forse la camorra, che allora all’estremo Nord-Est non era ancora arrivata).
    Come sia stato poi dopo il 2000 non lo so, perché sono scappato in Germania a lavorare per un istituto di ricerca. E adesso quando mi lagnano sulla fuga dei cervelli dal Bel Paese mi scappa una risataccia e ci bevo sopra una birra.

    (com’è lo smiley per “dito medio levato in un gesto benedicente”? 🙂

  648. troublemaker :
    Giusto, parlare e’ necessario. Spesso, pero’, non sufficiente.
    Solo parlare è sempre insufficiente.
    Però è sempre meglio parlare che stare zitti.
    Trovare le soluzioni è la parte più difficile, anche se capire le cause dei problemi è altrettanto difficile. La parte più facile è osservare i dati di fatto, ma a volte è difficile parlare, perché spesso parlando si rischia la vita o altro tipo di ritorsioni. Maggiori sono le persone che parlano e minore è il rischio di essere ammazzati perché si parla.
    Anche tu hai solo parlato, ma il tuo parlare è utile, forse più di quanto credi.

    1. E allora mi sa che siamo d’accordo. Eccetto per il commento sul mio parlare, che reputo di una utilita’ francamente piuttosto limitata. Anzi, devo dire che non e’ mio solito partecipare a discussioni di questo tipo. Si vede che l’originalita’ del post mi ha colpito 🙂
      Come dici anche tu, meglio parlare che stare zitti, ma parlare e’ insufficiente. E io mi limito a unirmi a questa parlata globale, ma senza particolari risultati. Dopo decenni di parlare sarebbe auspicabile qualche azione, invece zero. Anzi no, le azioni ci sono: si comprano le Maserati blindate per i generali.

      Ma per piacere.

      1. Parlare è il primo gradino, senza parlare è impossibile avanzare, senza parlare non si possono cercare soluzioni.

  649. sostituisci ITALIA a Napoli per il resto hai ragione.

  650. Bravo, proprio bravo, spero che qualcuno finalmente scopra il tuo genio tutto italiano, Sandra

  651. Hal Novemila :

    purchè ad essere raccontate siano storie di imprese “vere”, nate da investimenti iniziali che non hanno richiesto intermediazioni unte di olio per ottenere finanziamenti Italiani e/o Europei; imprese che “stanno in piedi” perchè vendono bene sul mercato, e non perchè vendono al pubblico mediante qualche appalto pubblico vinto non si sa come,

    Bravo Hal Novemila! ottimo commento.
    E purché non serva solo per diffondere una sorta di senso di colpa tra la massa, così come si è fatto con il “sogno americano” – in realtà la povertà impazza anche negli USA, e anche la disoccupazione – perché in fondo tra le righe ti vogliono dire che chi “vale” – ma quali sono questi valori non è ben chiaro – ce la fa.

  652. La cosa che colpisce nel tuo articolo non è soltanto l’idea, semplice e portata alle estreme conseguenze, ma una notevole capacità narrativa. Voglio dire, il pezzo ti prende, non è semplicemente una esercitazione accademica (che cosa succederebbe se…).
    Bravo!
    Enrico Rovegno

    p.s.: se ti interessa anche io ho scritto un articolo su Jobs, o meglio sui jobbini. Vedi al link del mio bollettino/blog: http://www.associazioneultreia.it/Sito/Nuovo_Quijote/Voci/2011/10/22_QUEGLI_ORFANI_DI_STEVEdi_Enrico_Rovegno.html

  653. […] https://antoniomenna.wordpress.com/2011/10/08/se-steve-fosse-in-provincia-di-napoli/ Share this:EmailFacebookTwitterLike this:LikeBe the first to like this post. Questo articolo è stato pubblicato in Crisi economica. Includi tra i preferiti il permalink. ← Tirocinio, e lavoro sottocosto […]

  654. Io vi cedo volentieri la mia attività…

  655. […] Se Steve fosse nato in provincia di Napoli Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui,  con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs … Source: antoniomenna.wordpress.com […]

  656. Avatar Raffaele Miranda
    Raffaele Miranda

    è con gran gioia ce posso dire: TUTTE STRONZATE! Steve Jobs ha dovuto superare difficolta’ che neanche vi immaginate(senza considerare che è vero che negli Stati Uniti è molto piu’ facile aprire un attivita’, ma proprio per questo c’ è molta piu’ concorrenza, in Italia
    è decisamente piu’ difficile ma se riesci riesci alla grandissima)
    Anche a Napoli ci sono attivita’ di straordinario successo quindi i fatti smentiscono queste credenze limitanti
    Inoltre voi considerate in un ottica errata l’ elemento camorra: le grandi attivita’ pagano la camorra ma NON pagano le tasse( ci sono realta’ di totale evasione) il danno allo stato e alla societa’ è enorme ma quello alla singola impresa tutto sommato assai limitato
    Infine una considerazione finale: Se Steve Jobs fosse nato a Napoli avrebbe utilizzato tutto il suo talento per affrontare i problemi del suo contesto: forse non saberre diventato famoso in tutto il mondo, forse non avrebbe fato neanche la apple ma sicuramente avrebbe fatto cose egregie, di grande valore
    Speriamo che il prossimo Steve Jobs nasca a Napoli

    1. Mah tu dici che sono stronzate? Io invece dico che non hai letto bene quanto ha scritto Antonio Menna e la provocazione che a mio avviso é riuscita benissimo. Steve Jobs a Napoli (anche se io avrei esteso a tutto il territorio nazionale) probabilmente non sarebbe morto di fame, ma non avrebbe creato la Apple e la Pixar. Ma quello che dici ha fondamenta, perché sebbene in termini di ricchezza pro-capite l’Europa ha poco da invidiare agli USA, purtroppo peró non siamo gli USA con la sua formidabile macchina di marketing che fa metá del lavoro. Massimo Marchiori, il creatore di HyperSearch, su cui si é basato il sistema PageRank di Google, é un italiano. Probabilmente senza Marchiori non esisterebbe Google. Ma oggi sappiamo cosa sia Google e i suoi inventori, Larry Page e Sergey Brin, ma non sappiamo chi sia Marchiori. Se Marchiori fosse nato negli USA, forse non sarebbe a capo di Google ma perlomeno per un effetto domino non sarebbe sconosciuto come lo é oggi. Quindi, ancora una volta, la provocazione di Antonio Menna ha solidissime fondamenta e il fatto di nascere in Italia di certo non aiuta a sfidare i grandi come Steve Jobs.

      1. Suggerisco la visione di questo film

        http://it.wikipedia.org/wiki/I_pirati_di_Silicon_Valley

        Tratto dal libro Fire in the Valley di Paul Freiberger e Michael Swaine, il film TV racconta, in forma di cronaca romanzata, di come i giovanissimi Steve Jobs e Bill Gates, nella metà degli anni settanta, arrivarono a realizzare il sogno del personal computer,

      2. Ho visto il film diverso tempo fa. Ma non c’entra nulla con la mia risposta. Jobs, Gates e affini sono nati da un sogno di uno dei rettori dell’università di Stanford che con le sue scelte in controtendenza ha creato quella che oggi conosciamo come l’olimpo dell’informatica, Silicon Valley. Ma sebbene questi signori si siano trovati nel posto giusto nel momento giusto, hanno avuto dalla loro di essere nati anche nel paese giusto. Il padre naturale di Jobs é un siriano. Se non si fosse avventurato negli USA Jobs oggi non sarebbe quel che é. Lo stesso vale per tutti i grandi italoamericani i cui padri sono arrivati in America con le pezze. Fossero rimasti in Italia, boh! Purtroppo il nostro paese vive solo di allori. Le societá italiane di successo hanno origini purtroppo non troppo recenti. Quali sono le aziende italiane di successo a livello internazionale nate meno di dieci o quindici anni fa?

      3. Forse è il caso di rivedere con urgenza il concetto di SUCCESSO, tutto il mondo sta colando a picco.

        Sulla situazione italiana sono d’accordo, ma sai come si dice… “non è tutto oro quello che luccica”…
        http://it.wikipedia.org/wiki/Sicko

        sono consigliati approfondimenti

  657. La storia andrebbe analizzata in modo approfondito, si è fatta molta retorica, ma se lui aveva talento non si è molto parlato di come questo talento abbia avuto successo (ha calpestato persone? è stato corretto? ha sfruttato il lavoro altrui?)

    Purtroppo il concetto di successo andrebbe chiarito.
    Chiunque ottenga un successo schiacciando e sfruttando altre persone è un gran fallito, anche se ha di sicuro un conto corrente a molti zeri.

  658. Molto bello! Solo che è davvero troppo pessimistico. Troppo, nel senso che è realistico, ma con delle esagerazioni, secondo me. La chiusa, comunque è da gran scrittore.

  659. Non capisco cosa c’entri. L’America non é il Bengodi. Anzi di Bengodi non ce ne sono affatto. Ma l’articolo di Antonio Menna é una doverosa autocritica per ammettere che in Italia, e in modo ancora piú accentuato in alcune parti d’Italia, viviamo sugli allori. Negli ultimi quindici anni se non di piú non abbiamo fatto nulla per migliorare quelle facilitazioni al fine di attirare investimenti e incoraggiare gente con idee. Cosa che oggi stiamo pagando a caro prezzo. Quindi, guardo positivamente chi ci é riuscito. Non mi serve trovare paragoni positivi per sedermi nuovamente sugli allori perché cosí non costruisco e non miglioro nulla.

    1. Infatti ho già detto che condivido il parere di Antonio sulla situazione italiana. Associare l’evento Jobs ha funzionato benissimo.
      Quello che intendo dire è che: facendo un passo oltre credo che non sia il caso di farsi tanti complessi d’inferiorità perché non credo proprio che lì le cose siano molto meglio che qui. Se uno va come un buldozer la strada se la fa ovunque, anche qui.

      Una ventina di anni fa venne una delegazione di economisti usa per osservare il nostro sistema di piccole imprese e piccoli risparmiatori… invidiato in tutto il mondo.

  660. Post grandioso! Scritto da dio, pessimista (ma direi più realista?) e ironico allo stesso tempo, mi ha strappato più di un sorriso (amaro). Purtroppo, credo di doverti dare anche ragione su tutti i fronti. Questo è un Paese con delle tare difficilmente superabili. Speriamo, stringiamo i denti e tiriamo avanti.

  661. ariaora :
    Se uno va come un buldozer la strada se la fa ovunque, anche qui.

    infatti noi di Steve Jobs ne abbiamo a bizzeffe 🙂 Senza contare Google, Intel, Amazon e tutto il resto.
    In effetti non hai tutti i torti. Ci sono pero’ due cose da considerare:
    1) un bulldozer da noi deve essere un tantinello piu’ potente. Questo rende la situazione piu’ difficile
    2) noi non abbiamo bulldozer. E non perche’ non c’e’ il potenziale, ma semplicemente perche’ non c’e’ un ambiente che favorisce lo sviluppo dei bulldozer, piccoli o grandi che siano. Questo e’ vero in Italia in generale, e a Napoli in particolare. Anche negli Stati Uniti, in effetti, la maggior parte dell’attivita’ nasce a Silicon Valley, perche’ Silicon Valley e’ un posto speciale.

  662. Avatar Vittorio Barsanti
    Vittorio Barsanti

    da qualche parte un tempo lessi: ” a chi nasce puveriello e sfortunato ci piovono cazzi in culo pure se stà assettato!!” .

  663. …….tutto vero……purtroppo

  664. […] Menna, un giornalista napoletano, uscito un paio di mesi fa. Se Steve Jobs fosse nato a napoli. Puoi leggerlo qui. […]

  665. Sad but true but…se è vero, che ci faccio qui?

    Sto qui a combattere. Ogni giorno. Perchè credere ad un idea val bene una vita.
    A

  666. troublemaker :

    ariaora :
    Se uno va come un buldozer la strada se la fa ovunque, anche qui.

    infatti noi di Steve Jobs ne abbiamo a bizzeffe Senza contare Google, Intel, Amazon e tutto il resto.

    In effetti non hai tutti i torti. Ci sono pero’ due cose da considerare:
    1) un bulldozer da noi deve essere un tantinello piu’ potente. Questo rende la situazione piu’ difficile
    2) noi non abbiamo bulldozer. E non perche’ non c’e’ il potenziale, ma semplicemente perche’ non c’e’ un ambiente che favorisce lo sviluppo dei bulldozer, piccoli o grandi che siano. Questo e’ vero in Italia in generale, e a Napoli in particolare. Anche negli Stati Uniti, in effetti, la maggior parte dell’attivita’ nasce a Silicon Valley, perche’ Silicon Valley e’ un posto speciale.

    Ancora a parlare di bulldozer, di colombo… è un Italia vecchia… e per capirlo basta che il primo gennaio guardiate l’età media di chi canta sul primo canale…
    Se ci state bene tornate a mangiare la pizza e a lavoricchiare… lavoricchiare perchè nella lista top 500 di Fortune delle aziende più industrializzate del mondo avrò visto solo la Fiat e l’Eni, ed erano verso gli ultimi posti. Fate lavorare gli altri , ma soprattutto guadagnare.

    A volte mi chiedo se proprio la capacità di accontentarsi e arrangiarsi non sia altro che la causa dei nostri problemi. Altro che stay hungry, da noi si sta troppo sazi di pizza per essere affamati !

  667. davide :

    troublemaker :

    ariaora :
    Se uno va come un buldozer la strada se la fa ovunque, anche qui.

    infatti noi di Steve Jobs ne abbiamo a bizzeffe Senza contare Google, Intel, Amazon e tutto il resto.
    In effetti non hai tutti i torti. Ci sono pero’ due cose da considerare:
    1) un bulldozer da noi deve essere un tantinello piu’ potente. Questo rende la situazione piu’ difficile
    2) noi non abbiamo bulldozer. E non perche’ non c’e’ il potenziale, ma semplicemente perche’ non c’e’ un ambiente che favorisce lo sviluppo dei bulldozer, piccoli o grandi che siano. Questo e’ vero in Italia in generale, e a Napoli in particolare. Anche negli Stati Uniti, in effetti, la maggior parte dell’attivita’ nasce a Silicon Valley, perche’ Silicon Valley e’ un posto speciale.

    Ancora a parlare di bulldozer, di colombo… è un Italia vecchia… e per capirlo basta che il primo gennaio guardiate l’età media di chi canta sul primo canale…
    Se ci state bene tornate a mangiare la pizza e a lavoricchiare… lavoricchiare perchè nella lista top 500 di Fortune delle aziende più industrializzate del mondo avrò visto solo la Fiat e l’Eni, ed erano verso gli ultimi posti. Fate lavorare gli altri , ma soprattutto guadagnare.
    A volte mi chiedo se proprio la capacità di accontentarsi e arrangiarsi non sia altro che la causa dei nostri problemi. Altro che stay hungry, da noi si sta troppo sazi di pizza per essere affamati !

    Come i bulldozer significa lavorare, o essere costretti a lavorare disonestamente e sfruttando il prossimo. Perché poi se lo fa la maggioranza tutti sono costretti, almeno chi vuole sopravvivere.
    E allora non andiamo tanto a guardare solo i luccichii di superficie, andiamo a guardare in fondo perché il mondo è al collasso e delle classificucce fatte su cosa? sui fatturati? o sulla qualità?

  668. […] sul web prima sotto forma di racconto, e adesso è diventato un libro. Stiamo parlando di ‘Se Steve Jobs fosse nato a Napoli‘ di Antonio Menna. Appena dopo la morte del grande genio Apple, il blogger, abbastanza […]

  669. mi spiace condividere da NAPOLETANO che ha vissuto per 12 ANNI a Parma che le stesse cose Stefano Lavori, le avrebbe subite anche altrove in Italia. Mi spiace per Lei, giornalista de “Il Mattino” nato a Napoli… che non si rende conto che una massa di ignoranti è pronta sempre e comunque a darci addosso e, forse, non sio è reso conto che con questo libro gli ha dato una (piccola) mano…!!!

    ecco cosa pensano di noi N A P O L E T A N I !!!! :

    La saluto, sperando che il suo prossimo libro si chiamerà “SE BILL GATES FOSSE NATO IN PADANIA!!!”

    carlo rossi

  670. L’OLIVETTI è Nata e FALLITA … certamente non a Napoli!

  671. […] Quello il post che ha cambiato la vita professionale di Antonio Menna. […]

  672. […] accennato, dopo la scomparsa di Steve Jobs, ex CEO e cofondatore di Apple, sul blog di Antonio Menna è apparso un post in cui si esaminavano le sorti e gli avvenimenti che avrebbe incontrato Steve […]

  673. […] accennato, dopo la scomparsa di Steve Jobs, ex CEO e cofondatore di Apple, sul blog di Antonio Menna è apparso un post in cui si esaminavano le sorti e gli avvenimenti che avrebbe incontrato Steve […]

  674. […] accennato, dopo la scomparsa di Steve Jobs, ex CEO e cofondatore di Apple, sul blog di Antonio Menna è apparso un post in cui si esaminavano le sorti e gli avvenimenti che avrebbe incontrato Steve […]

  675. […] di voi conosceranno  il famosissimo articolo umoristico scritto da Antonio Menna, subito dopo la morte di Steve Jobs. In questo articolo, si raccontava in […]

  676. […] articolo nato dopo la dipartita dell’ex CEO di Apple ne raccontava, per sommi capi, le sorti. Ora lo […]

  677. […] accennato, dopo la scomparsa di Steve Jobs, ex CEO e cofondatore di Apple,sul blog di Antonio Menna è apparso un post in cui si esaminavano le sorti e gli avvenimenti che avrebbe incontrato Steve […]

  678. […] Antonio Menna, blogger italiano, aveva posto una domanda nel suo blog: "Se Steve Jobs fosse nato a Napoli?". La domanda ha subito incuriosito molte persone le quali spinte da Menna hanno incominciato a chiedersi e a rispondersi di conseguenza. Dopo la morte é uscita la biografia di Jobs di Isaacson che descrive scrupolosamente la vita di Steven Paul Jobs, in Italia con qualche mesetto di distanza esce la versione parodica di Antonio Menna che vede come protagonisti Stefano Lavori (Steve Jobs) e Stefano Vozzini (Steve Wozniak) i quali tentano di portare avanti la loro passione per i computer nonostante si … […]

  679. grande……………..

  680. Ciao Antonio, ho letto il tuo post forse un po’ per caso e l’ho trovato bellissimo, divertente e, ahimé, tremendamente realistico.

    Ti faccio i miei complimenti (per quello che possono valere), anzi vado oltre: acquisterò senz’altro il tuo libro!

    Mi firmo:
    un napoletano nato folle e affamato che a 46 anni è rimasto inesorabilmente folle, affamato e nient’altro.

  681. Romualdo :
    Ps nessuno di loro era nullatenente Sveglia !

    Non conosco con precisione tutte le storie citate da Stefano, ma posso assicurarti che Technogym è nata in un garage e che i fratelli Benetton hanno iniziato facendo consegne in bicicletta.
    Quindi, come vedi, non erano tutti figli di papà….

    1. Concordo, anche noi abbiamo avuto i nostri Jobs, ma vedi, mentre l’America sta continuando a sfornarne (vedi Zuckemberg con Facebook) l’Italia di oggi si trova in un limbo tra le rigide imposizioni burocratiche europee e la vecchia guardia che sta bene cosí e non sente la necessitá di cambiare. L’articolo di Antonio Menna era volutamente provocatorio e a quanto pare é riuscito negli intenti, perché solo con le provocazioni si argomenta in modo approfondito e meno banale, e nell’epoca delle veline Dio solo sa quanto ne abbiamo bisogno di uscire dalla banalitá catodica.

  682. La prima frase già sbagliata. CUPERTINO, non Mountain View. Quella di Mountain View è Google!

    1. Ti sbagli. Si é spostato a Cupertino dopo.

  683. Tutto tutto tutto tristemente vero… Anche il fatto che se stavano tanto tempo insieme li avrebbero sfottuti chiamandoli ricchioni… Penso che sarebbe bello anche un cortometraggio di questa storia, le tue parole avrebbero anche un suono e un’immagine, quindi ancora più forti e dure per denunciare questo schifo…

  684. tutto vero…..in compenso siamo l’unico paese ad avere il ministro per la semplificazione.

  685. INVIAMONE UNA COPIA A MONTI E ALLA FORNERO E MAGARI ANCHE ALLA MARCEGAGLIA ( tanto uno più uno meno ) !! FORSE CAPIRANNO QUALCOSA !!!!

    bravo antonio !

  686. Questo discrive la stessa Italia che a gietto fuori i suoi citadini( gli emigrati degl’anni 50-70 ) continua a esistere?

  687. Ci sono tanti Steve in Italia…Sfortunati perchè nati in Italia!

  688. Questa descrizione è verosimile, perche Steve Jobs aveva le palle , e a Napoli, chi ha le palle , le ha di ferro ! Io certo non mi scoraggio !!!!!! E come me in tanti , magari cè da fare anche le valigie , poco male costano poco! Forza e coraggio chechi la dura , la VINCE!!!!!!!!

  689. leggo quasi la storia di mio figlio….. la burocrazia uccide limprenditorialità giovanile,….diamo lavoro ai giovani, però non mandiamo in pensione i genitori, altrimenti come paghiamo questi pensionati?..aspettiamo che muiono, cosi risparmamo sulle pensioni: è la stessa cosa di scrivere sulle sigarette NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE…e poi le vende il monopolio di stato.
    madri, padri…coraggio…i nostri figli ce la faranno!!!! nonostante la burocrazia!!!

  690. Ho letto il tuo libro in una sola mattina ed è stato bellissimo. Leggere tra le righe la sana verità e lo sconforto anch’egli reale rende il libro originale e non la favola che tutti vorrebbero leggere.

  691. Io non sono di Napoli ma di Bolzano, non cè la camorra di mezzo ma per il resto sembra la storia della mia vita.

  692. Forte questa ucronia della storia di Steve Jobs.
    Posso riprenderla, citandoti,ovviamente, sul Ns blog?
    Saluti

      1. Ciao,
        vista la tua positiva risposta mi permetto di rilanciare anche io sul mio blog!
        Buona serata!

      2. Vista la tua positiva risposta… mi permetto di rilanciarti anche io nel mio blog!
        Buona serata!

  693. L’Italia è cosi ora, ai tempi di Stefano Lavori sarebbe stato come in America!

  694. E se il Presidente Monti si fosse ispirato al libro di Antonio Menna per emanare il decreto liberalizzazioni in cui ha previsto la possibilità per i giovani di costituire delle srl con capitale di 1€ ?
    Ho letto ed apprezzato il libro tanto realistico quanto amaro ma voglio credere ancora oggi utopisticamente che l’unica ricchezza che vale coltivare sono le idee…e guai a chi (politici, malavitosi, ecc…) uccide la speranza di poterle realizzare !!!

  695. Anche se con molti mesi di ritardo tiro in ballo sia i nostri nuovi emigranti che quelli che stanno in Italia: se Steve Jobs fosse stato un figlio di papà anche a Napoli avrebbe avuto successo. Facile vivere bene anche in un paese incasinato come questo se si hanno i soldi e facile anche andarsene senza preoccupazioni se si hanno perlomeno dei risparmi che ti consentano di organizzarti un minimo prima di lasciare l’Italia. Mi fa vomitare sentire chi è all’estero disprezzare i suoi connazionali dicendo che piangono e vivono con mamma e papà e sanno solo lamentarsi. Ignorano che spesso alcuni possono anche non avere la possibilità di fare quello che hanno fatto loro: magari non hanno soldi per spostarsi, magari hanno un genitore malato, magari non hanno una qualifica buona e pertanto visto che non sono tutti laureati preferiscono fare sacrifici e stare qui in Italia a fare i camerieri invece che fuori. Esistono situazioni diverse e chi fa questi discorsi da bimbominchia dovrebbe darsi una calmata. Pensate di essere migliori di chi resta, di essere più intelligenti? Provate a venir da me a dirmi che sono mammone o vittima perché per campare mi faccio il culo per quattro soldi e vedete che in America ci tornate con un bel calcio in culo.

    1. Hai perfettamente ragione! e te lo dice uno che adesso è all’estero (da appena tre mesi), per la prima volta in vita sua, a 42 anni suonati, completamente da solo, senza tutti gli ausili per inserirsi socialmente e lavorativamente a disposizione di chi va all’estero sfruttando i canali di studio; all’estero a farmi, come si dice, il mazzo tanto (tre mesi senza un solo giorno di riposo completo, e punte di 14ore di lavoro al giorno, sabato e domenica inclusi).
      Certo, c’ho messo del coraggio, e ci sto mettendo tutta la mia buona volontà (e che Dio me la mandi buona), ma se non avessi avuto il gruzzoletto, col cavolo che avrei potuto partire.
      E poco ci è mancato che il gruzzoletto se lo portasse via Monti&Company… che per i mesi prima della partenza, ogni giorno tremavo all’idea di rimanere inchiodato per mancanza di risorse sufficienti ad andarmene.
      Senza considerare le situazioni in cui, magari, non è la giovane età o il gruzzoletto che manca… ma a mancare, come tu dici nel tuo commento, è la salute, tua o dei famigliari.
      Certa gente ha il cervello troppo piccolo per immaginarsi le difficoltà che gli altri possono incontrare nella loro vita… solitamente sono proprio quelli che la vita l’hanno avuta facile ad avere l’abitudine a disprezzare quelli che subiscono i tormenti di una vita difficile.
      Come, per esempio, mia madre… figlia di un genitore molto benestante; in vita sua, mia madre, non ha mai lavorato, e mai si è fatta mancare di soddisfare le sue voglie come auto nuove, vestiti, borse, arredamenti di lusso, etc…
      Io, invece, non mai nemmeno avuto un auto che non fosse di seconda mano (ho sempre preferito risparmiare il più possibile per poi avere il gruzzoletto che sto usando oggi).
      Ma mia madre crede che i senzatetto, i barboni, siano tali perchè “è una loro scelta”, sì, insomma, a loro piace così
      Anche a me l’ha detto, anni fa, forse 20 anni fa, dopo una discussione che prendeva le mosse da alcune osservazioni dove io presagivo un futuro molto difficile per gli italiani; mi disse:”Se un giorno diventerai un barbone, sarà solo perchè l’hai voluto tu! I giornali sono pieni di inserzioni di lavoro!”
      E’ stato allora credo, che ho capito fino in fondo quale abisso di incomprensione separi me da mia madre e tutte le persone come lei.
      Ovviamente, non le ho più risposto… come mi guardo bene dal rispondere a chi dice che gli italiani che non vanno all’estero non hanno titolo per lamentarsi… non rispondo perchè la loro capacità di comprensione è troppo limitata e non ci sono parole che possano colmare la loro deficienza.

      Saluti e auguri a tutte le persone di buona volontà!

      1. Ah, per la cronaca…
        mia madre, già un paio di anni fa, era arrivata al punto di essersi mangiata tutto l’enorme gruzzolo che ha avuto in eredità dal padre (credo una cifra intorno ai 600.000 euro di oggi) e la pensione di reversibilità di cui usufruisce (un regalo del sistema previdenziale, dato che lei di contributi mai ne ha versati) presto non sarà sufficiente a pagare l’affitto del suo super appartamento (150mq dove vive da sola) quando scatterà il prossimo aumento…
        Forse mia madre diventerà una senzatetto, una barbona, e vivrà di stenti e nella sporcizia fino ai suoi ultimi giorni.
        Io, in ogni caso, non potrò aiutarla.

    2. D’accordo al 100%, le generalizzazioni spicce sono come una malattia degenerativa.

  696. […] appena finito di leggere il libro “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”. Il romanzo parla di due ventenni napoletani, Stefano Lavori e Stefano Vozzini, emuli di Steve […]

  697. Hal Novemila :
    Hai perfettamente ragione! e te lo dice uno che adesso è all’estero (da appena tre mesi), per la prima volta in vita sua, a 42 anni suonati, completamente da solo, senza tutti gli ausili per inserirsi socialmente e lavorativamente a disposizione di chi va all’estero sfruttando i canali di studio; all’estero a farmi, come si dice, il mazzo tanto (tre mesi senza un solo giorno di riposo completo, e punte di 14ore di lavoro al giorno, sabato e domenica inclusi).

    Complimenti. Ma non sono d’accordo con tutto il resto. E’ vero che qualcuno rimane per una ragione per cosi’ dire seria (un amico per esempio e’ rimasto per i genitori), e non voglio certo criticare certe situazioni. Ma ho conosciuto all’estero tanta gente che non aveva i mezzi (ma poi di che mezzi stiamo parlando? Pure io sono andato via solo con una laurea, e non e’ che poi mi sia servita molto), e all’estero c’e’ andata tranquillamente. E ho anche conosciuto gente che, pur avendo i mezzi, ha preferito restare (“qui si mangia meglio”, mi disse un amico tempo fa).
    La verita’ e’ che ci sono persone che rimangono con un valido motivo, ma ce ne sono anche tante che rimangono per motivi secondo me meno validi: pigrizia, mancanza di consapevolezza, o semplicemente perche’ stanno benne dove stanno. Io stesso, se non avessi rivisto per caso un amico che mi ha offerto un lavoro all’estero, sarei probabilmente rimasto in Italia. Pur avendo da tempo il desiderio di andare via.
    Certo, non spetta a me alla fine dire quali motivi sono validi e quali no; ognuno si fa la vita a modo suo. Ne’ mi voglio ritenere piu’ intelligente di certe persone. Ma credo di potermi ritenere con esperienze che altri non hanno, e di potermi concedere il lusso di giudicare certe osservazioni assolutamente prive di senso.

  698. Vabbè ma siamo in Italia … indipendentemente dal luogo e un pò cosi ovunque ,, per non parlare dell’ultimo periodo .. 😀

  699. […] dell'Italia, giusto per dire le cose come stanno: anzi, magari datevi un'occhiata a questo "Se Steve Jobs fosse nato a Napoli", per capire l'abisso che separe la disastrata Italia dalla fortunata america. Questo significa che […]

  700. […] è posto l’autore è la seguente: Se Steve Jobs fosse nato a Napoli? Il tutto è iniziato con un articolo sul suo blog, e in pochi giorni il suo divertente (e realista) testo ha collezionato più di 400.000 […]

  701. Siate affamati, siate folli!! Cosi’ vi arresteranno e butteranno le chiavi.

  702. ciao, sono un genio e ho finito i soldi da un pezzo, ho iniziato a regalare le idee e i concept online, non reggo più lo stress, a 35 anni sono tornato a scuola e sto facendo un corso di specializzazione della CISCO.

  703. Ciao, sono una maturanda del linguistico che oggi, in occasione della prima prova, ha scelto la traccia sui giovani e la crisi. Essendoci un documento su Jobs mi è venuto immediatamente in mente questo tuo splendido articolo. Ho preso spunto proprio da questo (citando naturalmente gli opportuni riferimenti!). Volevo perciò ringraziarti moltissimo per avermi ispirata! Ancora complimenti!

    1. Ciao, in bocca al lupo. Spero di portarti fortuna.

  704. Uagliò… non accade sono in provincia di Napoli. E’ (quasi) tutta l’Italia cosí. Dico quasi poiché se nella storia avessi inserito ‘conoscere il politico giusto o essere figli del politico giusto, vedi trota’ qualcuno poteva pure arrivare a costruirli i computer. Certi arrivano al massimo livello anche senza capire nulla. Comunque … ci vuole piú sforzo ma ce la si puó fare. 😉

  705. Letto e stra letto il libro e mi ritrovo nella stessa storia, è assolutamente vero in Italia i talenti scappano, pensate solo che ho un progetto innovativo che potrebbe far lavorare solo nel primo anno 150 persone ed arrivare a 400 persone in 5 anni, ma tutto ciò non è possibile perché sia la politica che le istituzioni sono assenti da molti anni e non parliamo delle banche ” se Lei vuole i soldi deve dare garanzie per il triplo del prestito ” questo mi è stato risposto dal 90 % dei direttori di banche.
    La verità è che nessuno ti aiuta e se vuoi realizzare un sogno dei andare via da questa nazione.

    1. …e l’altro 10% dei direttori delle banche che non ti ha chiesto triple garanzie? te le ha chieste quadruple o non ti ha nemmeno voluto vedere in faccia per non perdere tempo???

  706. Avatar Luca Martinelli
    Luca Martinelli

    Mi ha fatto ridere ma in maniera strana, mi ha ricordato che cosa vuol dire arrampicarsi sugli specchi ed essere duri, testardi, con la schiena dritta in un mondo di pezzenti dentro. Non sono riuscito a dormire prima di averlo finito. Pensavo che una via d’uscita ci potesse essere, ci speravo.
    L’autore però è onesto, troppo, e alla fine ha fatto come me quando dovetti scegliere come far finire il mio film, Lavati Ovidio.
    Anzi no, lui un minimo di dignità gliel’ha lasciato ai due ragazzi napoletani, io neppure quella. Loro incontrano ostacoli sempre più impossibili da saltare, i miei si arrendono già dall’inizio, come del resto dovetti arrendermi io al fatto di dover arrangiarmi abbestia pure per fare il film.
    Ma è un’altra storia, parlavo invece del libro di Antonio Menna.
    Quanti politici avranno avuto il coraggio di avvicinarsi a questo gioellino di humor partenopeo che nasconde in realtà un saggio impietoso sulla nostra società, che al nord non penserà mica di essere migliore, vero?
    Quanti bancari? Quanti consulenti globali? Quanti manager tagliateste? Quanti delinquenti mafiosi?
    Comunque questo libro dice una serie di cose ovvie, che possono far schiantare dal ridere chi vive al di sopra di tutto nella beata ignoranza e possono altresì provocare un sorriso misto a perdita di respiro a chi vive così, come tanti, come tutti quelli che qualcosa sanno farla davvero in questo paese di merda (cit. D. Luttazzi), arrampicandosi sugli specchi.
    Se Steve Jobs fosse nato non a Napoli, ma semplicemente in Italia, non avremmo avuto la mela morsicata sui cellulari fashion ma un venditore di pezze al mercato in più. Un altro pezzente, bello e bravo solo dentro.

  707. […] Alle ore 21.00 Ascanio Celestini terrà lo spettacolo -Discorsi alla Nazione, studio per uno spettacolo presidenziale – mentre nell’incontro che si terrà il pomeriggio sarà presente lo scrittore e giornalista Antonio Menna autore dell’acclamato scritto “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli“. […]

  708. Non dite che altrove non è così…se escludiamo la Camorra , l’iter burocratico è lo stesso e i soldi se ne vanno via alla stessa velocità.

  709. Avatar alfonso di aragona
    alfonso di aragona

    sono più che sicuro che chi dice che all’estero è la stessa cosa, oltre a non essere mai uscito dai confini, cerca solo scuse per la propria coscienza

  710. […] appena finito di leggere il libro “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”. Il romanzo parla di due ventenni napoletani, Stefano Lavori e Stefano Vozzini, emuli di Steve […]

  711. […] appena finito di leggere il libro “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”. Il romanzo parla di due ventenni napoletani, Stefano Lavori e Stefano Vozzini, emuli di Steve […]

  712. Federica :
    La storia stride….Steve Jobs non ha intrapreso la sua carriera in questi anni….sicuramente sarebbe andata diversamente anche a Stefano Lavori se fosse cresciuto negli anni 60….

    Beh, negli anni 60 in italia potevi andare a bussare alla Olivetti, questa tra l’altro è una storia da raccontare del perche in italia non potrà mai esserci un’apple, perché l’apple si chiamava Olivetti e gli industriali dell’epoca la pensavano cosi al riguardo: “la società di Ivrea è strutturalmente solida, potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”
    La verità ho letto è perché agli americani dava fastidio la concorrenza e l’italia erano una loro colonia.

  713. […] Raccogliere le menti più brillanti su tutta la penisola italiana è una prerogativa che il TAG si propone. Molto spesso i creativi, non hanno la possibilità di far “fiorire le proprie idee” e sono costretti a lavorare perennemente in penombra accontentandosi di quello che riescono a ottenere dalle proprie possibilità di investimento in nuove iniziative. Questo comporta molto spesso l’allontanamento da queste professioni, appunto perchè è molto difficile emergergere, come per esempio la storia raccontata da Antonio Menna in “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli“. […]

  714. […] Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui,  con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs ve…  […]

  715. […] di Dicembre, prossimo alle feste di Natale, mi sento di riportare questo interessante scritto di Antonio Menna, che ormai gira da molto in rete. Con semplicità, sa raccontare come sia davvero difficile fare […]

  716. purtroppo è la triste verita… questa frase mi fa venire i brividi: La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

  717. […] di più autori. Mica male. Ma tornando dalle nostre parti, e a Napoli, vorrei ricordare come una storia inventata per il web e assai popolare è ora diventata un romanzo (guardatevi la presentazione video: merita). E, per […]

  718. […] Menna? E come vedete non è un nome straniero. Menna scrisse un post sul suo blog, tempo fa, tuttora online, tra l’altro. Il post era “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli”. Quel post […]

  719. Burocrazia & Mafia ..l’italia che sta in ginocchio.
    Ma Alziamoci caxxo

  720. […] e Kupfer Edizioni) è un racconto, tanto amaro quanto esilarante, che è nato come post sul blog dell’autore e in poche ore ha fatto il giro del mondo (un vero fenomeno della […]

  721. E’ parzialmente vero, ma bisogna considerare che ciò avvenne negli anni 80 e le norme e le leggi erano diverse in Italia.Resta il fatto che Steve Jobs aveva proposto il suo prodotto alla Olivetti , allora azienda all’avanguardia per i computer ma non lo presero in considerazione , il che è stato peggio della ipotesi napoletana.

  722. […] Italiaa taitaville suosittelen Antonio Mennan kulttuuripessimististä kirjoitusta siitä mitä olisi tapahtunut jos Steve Jobs olisi syntynyt Napolin maakunnassa. […]

  723. […] appena finito di leggere il libro “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”. Il romanzo parla di due ventenni napoletani, Stefano Lavori e Stefano Vozzini, emuli di Steve […]

  724. […] su Facebook avrà visto postare e ripostare, nelle ultime 36 ore, queste (amare) righe di un blogger napoletano:Antonio Menna, 42 anni, giornalista e, come si definisce lui stesso «precario della […]

  725. […] proposito di crisi e di potenza creativa leggevo qualcosa che mi faceva riflettere sulla nostra condizione. Io non sono un giovane in cerca di lavoro […]

  726. […] Facebook, Antonio Menna è autore di un blog molto seguito (antoniomenna.wordpress.com). Il post Se Steve Jobs fosse nato a Napoli, pubblicato alla morte del fondatore della Apple, è stato letto da oltre cinquecentomila persone, […]

  727. l’ho letto tante volte e lo linko ai miei amici…è un editoriale precisissimo scritto benissimo. Sempre attuale.
    più che la burocrazia è l’accesso al credito che è disperante in Italia.

    Continuo a seguirti
    bravo Antonio!

  728. è tristemente frustrante e vero…!! non è un paese per giovani menti.. ed è così in tutta Italia

  729. Il problema non é Napoli o l’Italia… Il problema si chiama gli “italiani” !

  730. […] Pubblico una parte di questo geniale racconto scritto da Antonio Menna nel 2011 e parte di un libro dallo stesso titolo. Potete leggere l’intero post qui. […]

  731. […] dal caso possono riuscire a capire, individuare e usare la norma che serve. Ed ecco la fantasia di Antonio Menna: […]

  732. […] dal caso possono riuscire a capire, individuare e usare la norma che serve. Ed ecco la fantasia di Antonio Menna: […]

  733. Se Steve Jobs fosse nato a Napoli o in qualsiasi altra parte d’Italia, in quanto figlio adottivo, sarebbe rimasto con tutta probabilità in un orfanotrofio fino a diciott’anni, senza l’istruzione, la creatività o gli stimoli necessari per creare Apple 🙂

  734. anche chi nasce al nord deve faticare per ritagliarsi una posizione se non ha raccomandazioni e conoscenze, pensate solo a quante belle ragazze ci sono da noi che fanno le attrici e non vanno oltre fiction e giornaletti gossip di serie zeta, in America è tutta un’altra storia, certo devi avere talento

  735. Apple è un caso particolare..
    Ma per i giovani d’oggi non c’è cosa più giusta della fuga.. non ascoltate ciò che vi dicono i politici (soprattutto i leghisti che difendono continuamente il territorio come se fossimo chissà in quale ottima situazione economica), l’Italia è un paese fantastico ma per lavorare, per dimostrare di cosa siete capaci, il vostro talento andate all’estero.. poi in Italia tornare a fare la vacanza non sarà un problema.

  736. Ti linko! Troppo bella e troppo vera per non diffonderla!!

  737. Ho trovato questo articolo su “Terroni 2.0” di Piercamillo Falasca. E’ un post geniale.

    Mi sono occupato anch’io dei problemi del Sud, soprattutto in questo articolo: http://thelightblueribbon.wordpress.com/2013/09/27/parlate-di-turismo-in-calabria-che-coraggio/

  738. […] è un post mio, ma certo è un post da Pallepiene… e mi va di riportarlo, ringraziando ANTONIOMENNA per averlo […]

  739. Ho preso spunto dalla tua spassosa reinterpretazione della biografia di Jobs e ne ho scritta una anch’io che spero faccia riflettere.
    http://gg.zipx.it/steve-jobs-liberismo-usa/

  740. C’è una versione inglese di questo articolo?

  741. Da 10 anni in Repubbica Dominicana…partito(da zero) per scelta..oggi una moglie 2 figli 3 lavori vivendo in un paesino senza supermercati,banche,semafori e con 2 poliziotti!!! magari nn sn ricco di denaro ma sicuramente super ricco nel cuore avendo riscoperto valori che in Italia,così come in quasi tutto il mondo, sn belli e dimenticati….un commento alla mia ”scelta”? poveri voi che siete ancora lì……

  742. Un bellissimo affresco di una triste realtà, del quale (presumo per “politically correctness”) è stata omesso un paragrafo: “Stefano & Stefano, per disporre di più tempo da dedicare a far conoscere la loro attività e la loro invenzione, accettano la proposta di Gennaro, 17enne figlio dei vicini di casa, il quale si offre per fare lavoretti saltuari durante la loro assenza in cambio di un modico compenso. Una mattina Stefano-1 trova Gennaro che, anziché svolgere i propri compiti, giocherella con uno dei computer sfornati dalla fabbrica garage, e lo rimprovera severamente. Gennaro va al patronato dietro l’angolo, e pianta una bella vertenza ai due Stefano, i quali si trovano costretti, dal locale giudice del lavoro, ad assumerlo a tempo indeterminato: una botta non indifferente per il loro magro capitale iniziale”.

  743. […] questo articolo mi è tornata alla mente la PARODIA di Antonio Menna su… “Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli” sicuramente l’hai vista girare su FaceBook e se non l’hai ancora letta… beh è […]

  744. […] (cavalcando l’”hot topic” della morte del CEO di Apple) l’articolo di Antonio Menna “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”: l’autore porta avanti, a mio avviso un po’ forzatamente, la tesi secondo la quale un […]

  745. Una mente straordinaria come Steve Jobs sarebbe esplosa in California così come a Napoli…certe persone straordinarie non li fermi mai…

  746. Troppo bella e troppo reale (purtroppo). In questo paese è dura anche per chi ha idee vincenti

  747. […] sul web per un post pubblicato nell’ottobre del 2012 sul suo blog antoniomenna.com dal titolo Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli (che ha avuto successo anche come libro-manifesto), ora esordisce nel giallo con “Il mistero […]

  748. […] e molto verosimile il racconto di Antonio Menna, che immagina uno Steve Jobs nato a Napoli, di nome Stefano […]

  749. […] avviare un’azienda in tre ore e diventare miliardario dopo 3gg. Come descritto molto bene in questo articolo, dopo mezz’ora che sei nel box ci sono in fila fuori l’ASL, l’ARPA, la GF, la […]

  750. […] ricordate Cosa sarebbe successo se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli? Ecco il vero motivo dell’immobilismo italiano: la sfiducia negli altri e nel futuro, la […]

  751. […] Tony Perduto, nel 2011 dopo la morte del fondatore della Apple ha pubblicato sul suo blog il post Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli, in cui ha immaginato come sarebbero andate le cose se l’inventore dei computer Mac e dell’iPod […]

  752. […] Se Steve fosse nato in provincia di Napoli | antoniomenna […]

  753. […] era circolato qualche anno fa in cui si raccontava la storia paradossale di Stefano Lavori, cioè Steve Jobs se fosse nato a Napoli. Il racconto cercava di mostrare come, senza opportunità, anche il talento ha poche chance. […]

  754. […] quell’articolo che uscì qualche anno fa “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli“? Bene, l’altro giorno mentre andavo al Policlinico mi sono chiesta: “e se il […]

  755. […] quell’articolo che uscì qualche anno fa “Se Steve fosse nato in provincia di Napoli“? Bene, l’altro giorno mentre andavo al Policlinico mi sono chiesta: “e se il […]

  756. […] vero, uno come Steve Jobs non poteva nascere a Napoli, o se è per questo in qualunque altro posto in […]

  757. […] Antonio Menna sul suo blog immagina come sarebbe andata la nascita di Apple se Steve Jobs fosse nato a Napoli, avendo a che fare con la burocrazia, l’economia e la politica italiane: […]

  758. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Giusto così per ricordarlo. La burocrazia ha distrutto tutta la creatività, è una delle cause principali del declino italiano.

  759. […] qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea…”, e il racconto prosegue sul blog di Menna con un dettagliato resoconto delle peripezie vissute per realizzare il loro progetto (…dal solito problema con gli […]

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